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Gian Carlo Scotuzzi
domenica 29 marzo 2020
Articoli riservati ai sodali - Contatto
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IL DOPO-PESTE SARÀ DURO PER CHI AVRÀ DEMERITATO NEL CONTRASTARLA

La resa dei conti annunciata dalle Brigate Verdi

Non hanno niente a che vedere con le camicie omocrome fondate da Umberto Bossi a giugno 1996 né con le Brigate Rosse fondate da Mara Cagol, Renato Curcio, Alberto Franceschini e compagni ad agosto 1970. Le odierne truppe che imbracciano le armi – inedite e incruente, invero – si prefiggono d’imporre lo sviluppo d’un sistema sanitario nazionale efficace, equanime e gratuito capace di affrontare ogni calamità eccezionale al pari della normale, spesso tragica quotidianità.
L’istruttoria avviata dai brigatisti verdi si apre con la messa in stato d’accusa dei gestori ospedalieri, delle case farmaceutiche, dei mercanti di farmaci, dei medici, dei paramedici e di quant’altri sono venuti meno al proprio dovere e hanno speculato sull’emergenza pandemica. Particolarmente dura la requisitoria contro le cliniche private religiose, peraltro quasi intoccabili dalla magistratura e dalla stampa grazie alla copertura vaticana.
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I PESCECANI E I LAVORATORI RIMASTI SENZA REDDITO

Ansiosi di tornare a far soldi

Anche con la consapevolezza di ammorbare ulteriormente folle di persone che, senza mezzi per difendersi sul serio o troppo esposte sul fronte del dovere, saranno le sole a pagare pedaggio al dissesto sanitario e alle scellerate non-scelte del governo.
Ecco una rassegna dei gruppi di pressione più irresponsabili e corruttori nel forconare la Banda Conte a ripristinare prematuramente una libertà di circolazione delle persone che equivale a licenza di contagio.
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Morto il primo adolescente in USA

Aveva 17 anni e un ospedale di Los Angeles lo ha lascito morire di coronavirus perché non aveva l’assicurazione malattia. Come noto, negli Stati Uniti non esiste un servizio sanitario nazionale. L’assistenza medica e ospedaliera è soltanto privata e chi non può pagarsela ne è sprovvisto.
Commemorando la morte del giovane concittadino, il sindaco di Lancaster – cittadina a un’ottantina di chilometri di Los Angeles – Rex Parris ha deplorato che 27 milioni e mezzo di statunitensi poveri, cioè l’8,5% della popolazione, siano privi di assistenza sanitaria. Morivano per incuria prima del coronavirus, continuano a morirne molti di più.

 
sabato 28 marzo 2020
 

VIVERE NELLA PAURA

Un popolo quasi-morto, barbaro sino a negare il funerale ai morti

Prima del coronavirus il popolano medio era terrorizzato dalla serque di minacce che vedeva pendere sulla testa propria e su quelle dei familiari: la paura di malattie per le quali non si hanno i soldi per curarsi, la paura di non arrivare alla fine del mese, la paura d’incidenti sul lavoro o in auto, la paura che i figli si droghino, la paura della criminalità, la paura di essere trascinati, pur innocenti, nei crudeli ingranaggi d’una magistratura percepita iniqua e dalla quale si sguscia, se va bene, a prezzo di farsi dissanguare dagli avvocati… insomma il popolano medio non ha mai vissuto pienamente né è mai stato libero. Anche alla vigilia degli arresti domiciliari imposti dalla peste si limitava a sopravvivere.
«Le persone sono talmente abituate a vivere in uno stato di crisi permanente da non accorgersi che la loro vita è stata ridotta a una condizione puramente biologica e ha perduto non solamente la dimensione politica ma anche ogni dimensione umana. Una società che vive in uno stato d’urgenza permanente non può essere una società libera.» [1]
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18-19 APRILE : CONVEGNO TELEMATICO

Attrezzarsi alla peste di lunga durata, prepararsi al dopo

Si esorta a candidarsi per tempo, poiché il collegamento, privilegiato in intranet e inevitabilmente imperniato su snodi protetti, può rivelarsi complesso.

 
 

Postini disertori

La distribuzione della corrispondenza è primario dovere dello Stato. La pandemia non ne giustifica l’interruzione, perché tutte le fasi del ciclo produttivo, dallo svuotamento delle cassette in strada allo smistamento al recapito possono svolgersi proteggendo adeguatamente gli addetti. Che però quasi ovunque abbandonano il posto di lavoro simulando di svolgerlo e pur continuando a riscuotere salario pieno. Una preziosa occasione per ripulire gli organici dai lazzaroni e risanare i conti aziendali.

 
venerdì 27 marzo 2020
 

CORONAVIRUS

Se muore una ragazza di 16 anni

È successo nella regione parigina, ospedale Necker-Enfants. Julie, che da una settimana lamentava soltanto un tosse, è la prima vittima adolescente. Oggi sulla stampa francese il virologo Bruno Lina, del Centro ospedaliero universitario di Lione nonché membro del Consiglio scientifico presieduto dal ministro della Sanità, spiega com’è potuto accadere e quante sono le probabilità che il virus sia letale per i giovanissimi.
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TOSSICI

La peste riesce dove i gendarmi falliscono

Crolla il consumo di droga perché è difficile per i consumatori andarla a comprare. Alcuni venditori propongono consegne a domicilio, camuffate da piatti di cibo, dando la precedenza agli acquisti di «almeno 100 euro». Lo spaccio dilegua progressivamente anche in conseguenza dell’esaurirsi delle scorte, giacché s’inaridiscono le importazioni internazionali di cocaina celata negli stomaci dei corrieri.
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La reclusione domestica...

... ha aumentato del 50% il consumo di siti porno.
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Emergenze

«Così come ai tempi del terrorismo ci dicevano che bisognava sopprimere la libertà per difenderla, oggi ci dicono che bisogna sospendere la vita per proteggerla.»

Giorgio Agamben, filosofo, intervistato da Nicolas Truong su Le Monde odierno.

 
giovedì 26 marzo 2020
 

LA RICERCA DEL VACCINO

Lo troveranno prima le democrazie o le oligarchie?

Da decenni il settimanale scientifico inglese The Lancet denuncia i ceppi che il capitalismo inserisce negli ingranaggi della ricerca medica. Lo Stato liberale vi destina somme risibili rispetto a quelle che sono necessarie a debellare le peggiori malattie che affliggono l’umanità, come l’odierno Covid-19. Nei Paesi a economia di mercato la ricerca fa affidamento in misura preponderante sui finanziamenti privati. E il grosso di questi privati ci mette i quattrini per tornaconto, non per filantropismo. Conseguenza: investono soprattutto nei settori che promettono alta e relativamente rapida redditività. Esempio: le creme antirughe. Si vendono a peso d’oro, senza condizionamenti di alcun genere, né da parte d’istanze statali che rivendicassero il primato del diritto collettivo alla salute sul diritto privato d’arricchirsi, né da parte dell’opinione pubblica, per la quale non fa scandalo che le milionarie scialino fortune per allisciarsi la pelle.
Così si spende in ricerca cosmetica 50 volte quanto si spende per il cancro. Logico che gli elisir supposti contrastare il fisiologico decadimento fiocchino, mentre il cancro persevera a devastare. Per la buona ragione che le imprese private non hanno stimolo a contrastarlo: se inventi la terapia anticancro, poi ti ritrovi la stragrande maggioranza dei malati che non ha quattrini per comprarla; né puoi venderla allo Stato, che si trova nelle medesime condizioni d’insolvenza strutturale da quando ha cominciato a demolire il servizio sanitario nazionale. Per cui è molto, infinitamente più profittevole scoprire l’unguento che assorbe le rughe: costa assai meno produrlo e ti basta la clientela solvente per garantirti incassi da capogiro.
Quest’inversione etica delle priorità della ricerca scientifica – prima i soldi degl’investitori privati, poi il bene comune – si riflette anche nella battaglia contro il Covid-19. Povere di mezzi e d’organico, le truppe di ricercatori sono ai primi balbettii. Analoga l’inconsistenza e l’arretratezza dei mezzi di contenimento: a due mesi e mezzo dal primo campanello d’allarme suonato dai cinesi ed echeggiato a livello mondiale, l’Occidente tutto lamenta penuria di medici, di respiratori, di locali di rianimazione, persino di mascherine. È ridotto a lasciar morire per soffocamento i malati anziani, fingendo muoiano d’altro al fine di mascherare la propria resa alla pandemia.
L’Italia spicca per ritardi, inefficienze e indecisionismo ondivago. Ieri sera, su Radiouno, ha detto tra l’altro e al nocciolo Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale: Il governo si dimostra totalmente incapace di affrontare la pandemia; ha sprecato tempo prezioso omettendo di prendere decisioni puntuali e rigorose, snervandosi tra l’altro in un conflitto di competenze con le Regioni, a cospetto d’una Costituzione che sancisce, in contesto pandemico, il primato indiscusso dello Stato…
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Stragi di persone e di profitti

Sulla Civiltà Cattolica, rivista dei gesuiti, Andrea Vicini muove da alcune opere letterarie sulle pesti dal XIV secolo all’oggi per offrire stimolo a meglio affrontare il coronavirus con spirito cristiano. E consapevole dei precedenti cui consegue la pandemia incombente. Scrive:
«Si stima che, nel 2019, 37,9 milioni di persone nel mondo siano state positive all’AIDS […:]  79,4 milioni dall’inizio della pandemia, con 32 milioni di decessi».
Si continua a morire anche di malattie curabili perché i poveri del terzomondo non hanno soldi per comprarsi le medicine: «nel 2018 la malaria ha ucciso 435.000 persone, al 61% bambini inferiori ai 5 anni…
Al 18 gennaio 2020, negli Stati Uniti, l’influenza ordinaria (non il coronavirus) aveva già provocato 8.200 decessi…»
Tutte stragi di ordinaria amministrazione, che balzano raramente e comunque ai margini sulla stampa e per le quali la pubblica opinione non esige né vaccini né terapie per tutti.
Per contro, i quotidiani ci tengono informatissimi sul varo, reclamato urgentissimo, di compensazioni pubbliche a un cascame pandemico elevato a prima calamità: il calo dei profitti privati.

 
mercoledì 25 marzo 2020
 

CORONAVIRUS E COMUNICAZIONE DI MASSA

La verità in dosi omeopatiche

Sui devastanti effetti della pandemia e sulle prospettive di superarla le autorità sono costrette a mentire, pena scatenare il panico, se non anche moti di rivolta. Il popolino si rassegna alle catastrofi per gradi e comunque mai del tutto. Reclama notizie consolatorie. I ceti più bassi o goderecci a oltranza esigono addirittura il quasi-silenzio.
Questo gioco delle parti, con il potere nei panni del dispensatore forzato di menzogne e i sudditi in quelli dei reclamanti bugie pietose, spiega la colossale discrepanza tra i numeri fantasiosi propalati dai media di regime e quelli reali, riservati alla comunità scientifica e alla ristretta cerchia dei governanti effettivi.
Ma non si può censurare il macello pandemico in eterno. Sia pur a piccoli e cauti passi, il distacco tra bugia e verità va manenuto costante, non può allungarsi più di tanto: se crescono i numeri dei contagiati e dei morti reali, devono lievitare in proporzione anche quelli ottimistici spacciati al popolobue. Il ruolo di certi rari articoli di giornale e di altrettali trasmissioni televisive è proprio questo: preparare la pubblica opinione ad accettare bollettini di guerra sempre più dolorosi.
Ieri, scrivendo di almeno 800 mila infettati e 60 mila morti, sono stato tacciato di catastrofismo. Oggi i medici in prima linea ipotizzano un milione di contagiati e morti in proporzione…
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20200325GComunicazione

 

EUTANASIA DI MASSA DEI VECCHI MALATI

«Ho visto morire 70 anziani in pochi giorni. Ufficialmente per coronavirus: 2»

Ieri sera su Raitre una medica di Dalmine, 22 mila abitanti in provincia di Bergamo, ha raccontato come il sistema sanitario nazionale lasci crepare i colpevoli di vecchiaia. Per non ammettere di non avere risorse idonee a fronteggiare il morbo, il governo ha ordinato d’ignorarlo. Quando un parente chiama il 112: Correte, mio padre sta morendo, gli rispondono, nella sostanza: Aspetti che muoia e poi chiami le pompe funebri.
Eppure, a sentire il governo e i suoi complici, «le cose vanno meglio», «presto usciremo dal tunnel», «basta chiudersi in casa». E creparci, senza scomodare le ambulanze.
Il popolo dei sani e dei gagliardi esulta all’ennesima peste, igiene del mondo sovraffollato.
Ma non tutti si rassegnano a far da spettatori al massacro: c’è chi lancia la parola d’ordine non già di una resistenza alla barbarie sanitaria, bensì di un’offensiva. Perché lasciare al coronavirus, ai politicanti e ai sanitari il diritto di decidere chi muore e chi sopravvive?
Resocondo d’una controcongiura carbonara.
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20200325GEutanasia

 
 

Il virus non colpisce gli esibizionisti

Oggi l’edizione bresciana del Corsera dà spazio, con foto, all’ennesimo show di Manlio Milani, che prende a pretesto i lutti odierni della pandemia per piangere il proprio: rimase vedovo 46 anni fa. E ancora pretende riscuotere considerazione d’eroico inconsolabile.
A reggergli la manina è tal Giovanni Bianconi.

 
martedì 24 marzo 2020
 

IL CORONAVIRUS IN ITALIA E NEL RESTO DEL MONDO

Peste nera, peste bianca e bugie

Facciamo il punto all’oggi e allunghiamo lo sguardo previsionale di qualche mese.
In Italia:

I contagiati
Il conteggio quotidianamente fornito dalla stampa di regime è osceno. Le valutazioni degli scienziati non irreggimentati non collimano, proprio a causa della non-collaborazione dello Stato, ma non scendono sotto gli 800 mila.
L’isolamento li ferma poco. Per quattro ragioni:
1. È stato decretato troppo tardi.
2. È scarsamente osservato da un popolo indisciplinato, abituato a irridere ogni regola e legge ovunque gli riesca; ottuso, che non ha ancora capito l’insidia della piaga né la sua velocità di propagazione.
3. Le catene di distribuzione dei generi di prima necessità non hanno alcuna intenzione di attrezzarsi a consegnare la spesa a domicilio a tutti; chi lo faceva e parzialmente, come Esselunga, ha smesso di farlo quasi del tutto.
Dunque, per la stragrande maggioranza della popolazione, è impossibile procurarsi da mangiare senza rischiare il contagio.
4. A oltre due mesi dall’allarme virale, non si trovano mascherine, disinfettanti, guanti e altro. Parliamo di materiale protettivo affidabile e in quantità sufficiente a garantire ricambio adeguato, non dei «fogli di carta igienica» – come denunciò un medico milanese – o comunque di quelle inaffidabili distribuite dinanzi alle telecamere o oggetto di borsa nera.
5. Siccome non si generalizza il tampone a tutti, e neppure a tutti coloro che lamentano i primi sintomi o che sono stati a contatto con malati, il grosso degli infettati non soltanto sfugge alle statistiche ufficiali, né viene isolato in ospedale.
Dunque i contagiati continueranno a crescere, anche se a un ritmo rallentato dal relativo isolamento bacato dalle menzogne dei quotidiani censimenti di regime.

I morti
Gli scienziati indipendenti li stimano in almeno 60 mila.
Sono inclusi gli anziani che muoiono negli ospizi o in casa e ai quali non è mai stato fatto il tampone. Siccome non sono mai apparsi nell’elenco ufficiale dei contagiati, di conseguenza non rientrano neppure in quello dei morti per coronavirus.
In armonia con l’incremento dei contagiati, censiti oppure no, il numero dei decessi continuerà a salire più che in proporzione.
Dico più perché l’ulteriore paralisi del sistema sanitario nazionale, assorbito dal coronavirus, neglige ogni altra patologia letale. Le vittime di questa peste bianca, cascame di quella nera, si conteggiano a decine di migliaia. Aumentano a dismisura le morti per cancro, per polmonite, per collassi cardiocircolatori e via elencando le malattie reclamanti terapie puntuali.

Il decorso
L’isolamento, peraltro all’italiana, non ferma la pandemia: ne rallenta parzialmente il ritmo di sviluppo rinviando ai mesi successivi la resa dei conti.
Dobbiamo ragionevolmente prepararci ad affrontare l’estate con tre milioni di contagiati e a smaltire centinaia di migliaia di morti.

La cura
In Italia dovremo attenderla a lungo. È assai probabile che cinesi, russi e statunitensi ottengano il vaccino – in quest’ordine – prima di settembre [1]. I cinesi addirittura a giugno. Sarà prodotto in quantità limitate, bastevoli inizialmente a soddisfare le classi egemoni. In Italia arriverà a scaglioni e in quantità ridotte, riservate ai maggiorenti e alla speculazione...
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[1]
I 15 marzo, in Cina, il primo vaccino sperimentale è stato iniettato alla dozzina di scienziati che l’hanno fabbricato. Il 20 marzo, a Wuhan, epicentro dell’epidemia, l’hanno ricevuto 108 volontari. Tre giorni prima gli USA avevano iniettato il loro a 45 persone.
Le cavie sono tenute in quarantena, sia in Cina sia in USA. All’oggi stanno tutte bene.
Dei quattro diversi tipi di vaccini fabbricati a San Pietroburgo si sa nulla.

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G.C. Scotuzzi G.C.S. GCS giornalista Giancarlo Scotuzzi detto Scot ilcronista giornaledibordo Giornale di bordo