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Gian Carlo Scotuzzi
Scrivano in Manerbio - Anno XLVI - Gli articoli integrali sono solitamente riservati ai sodali - Contatto - Correlato: La provincia italiana.
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domenica 17 novembre 2019

 

I RETROSCENA DELLA GUERRA DEI PESCHERECCI NELLA MANICA

Così i parlamentari europei spendono i nostri soldi per comprarsi i voti dei pescatori

La stampa europea, soprattutto quella dei Paesi sulla Manica, si è resa complice in questi giorni di una truffa ai danni degli Stati, dei consumatori e dei contribuenti. Bottino: 6 miliardi di euro, sottratti all’Unione Europea. Beneficiari diretti: svariate migliaia di proprietari di pescherecci, ma soprattutto i 700 che gettano le reti nel Canale. Beneficiari indiretti: i politicanti europei che abbisognano dei voti dei pescatori per essere (ri)eletti.
È un raggiro esemplare di come giornalisti incapaci o disonesti possano essere strumentalizzati e di quanto gli utenti dell’informazione siano creduloni e superficiali.
Dunque è un saccheggio delle casse pubbliche che vale la pena raccontare dall’inizio.

Premessa

Il pesce è uno dei primi alimenti mondiali. Ne consumiamo 171 milioni di tonnellate l’anno (oltre la metà delle altre carni), cioè quasi 23 chili e mezzo a testa. Questo pesce proviene dalla raccolta in mare effettuata da 4,6 milioni di pescherecci, l’86% dei quali ha una lunghezza inferiore ai 12 metri. Soltanto il 2% dei battelli supera i 24 metri. Relativamente molto pochi sono i battelli giganti, che superano gli 80 metri e rarissimi quelli di oltre 100.
Una nave gigantesca sta al micropeschereccio artigianale come un treno superveloce sta al furgoncino delle consegne. Ne deriva che il pesce portato a riva da un peschereccio gigante ha un costo di produzione risibile rispetto a quello d’una barca artigianale.
Ma le economie di scala vanno oltre: le navi giganti hanno spesso a bordo anche un reparto per la lavorazione industriale: puliscono i pesci, li lavano, l’inscatolano e l’imballano nelle stesse condizioni igieniche imperanti in uno stabilimento a terra. All’approdo, sbarcano confezioni pronte per essere spedite al supermercato. Tempi di lavorazione ridotti si traducono in maggiore freschezza e in minor utilizzo di additivi conservanti.
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15 novembre 2019

 

LIBRI

L’imminente Riforma contro la Chiesa degli Abusi Sessuali

Henri Tincq, Vatican, la fin d’un monde, Cerf, 250 p., 20 euro.

A cinque secoli da quella suscitato da Martin Lutero, da tre anni la Chiesa traversa tormenta analoga. A deflagrarla è soprattutto la gragnola di perversioni sessuali, massime la pedofilia, che scuote migliaia di diocesi in tutto il mondo.
Eppure il Vaticano ne fu allarmato sin dagli anni Cinquanta, quando emersero gli abusi sistematicamente perpetrati dal clan di Marcial Maciel, prete messicano fondatore dei Legionari di Cristo. Tutti, nella Città Santa, erano a conosceva dei suoi comportamenti devianti e violenti, ma lo hanno sempre protetto.
Perché? «Cecità di Karol Woityla e corruzione dei suoi collabortori» diagnostica Tincq. E fa i nomi dei prelati marci, promossi ad alti ranghi dal papa polacco: Stanislaw Dziwiz, Angelo Sodano, Franc Rodé, Leonardo Sandri. Tutti hanno beneficiato delle regalie di Maciel e hanno «guazzato nel medesimo scandalo». Eppure tutti conservano a tutt’oggi rango di cardinali.
Con l’avvento al soglio di Wojtyla la situazione è andata incancrenendo, per effetto di «vigliaccheria collettiva e di un sistema di potere» abile nel contagiare i sani. E nel soffocare i riluttanti ad ammorbarsi e vogliosi di denunciare. Del resto era difficile resistere alle lusinghe del demoniaco padre Marcel, uso a spasseggiarsi con mazzette di dollari in tasca e intoccabile, benemerito finanziatore di un sindacato Solidarnosc prossimo alla santificazione per meriti di picconaggio del comunismo.
Wojtyla sapeva e non fece nulla per contrastare un cancro in metastasi. Al contrario, la sua (in)azione non fece che propiziarlo. Per cui la storia di questo papa va riscritta, con buona pace degl’ignari o idioti che all’indomani della sua morte gridavano «santo subito».
Joseph Ratzinger ha il merito di aver compreso la portata del degrado e di essersi dissociato dall’(in)azione del predecessore. Ha però il torto di non aver saputo eradicare la corruzione. È vero che, ancor prima di diventar papa, nel 2001, «strappa a Wojtyla un decreto che obbliga ad accentrare a Roma gli scandali più gravi». Ma, divenuto papa, Ratzinger non ce la fa e si dimette.
Quanto a Jorge Bergoglio…
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LA RESISTENZA ALLA PROPAGANDA DI GUERRA PERMANENTE

Le quotidiane picconate alle menzogne della Storia e alla disinformazione della cronaca

Prima o poi crolleranno. In alcune bugie le crepe già sono vistose. Per esempio, quanti sono rimasti a credere alla favola di Osama bin Laden dietro gli attentati dell’11 novembre 2001? La maggioranza degli stessi cittadini degli Stati Uniti è persuasa sia stata un’operazione cosiddetta sotto falsa bandiera. Allestita dal Pentagono per indurre alla guerra di rivalsa popoli che ne riluttavano. Eppure è un fronte su cui muoiono ogni giorno migliaia di persone.
Per esempio, quanti sono rimasti a credere che l’inefficienza dei trasporti pubblici non sia in relazione con i profitti generati da quelli privati? Eppure anche questa della strada è una guerra che uccide soltanto in Europa 50 mila persone l'anno.

In proposito segnaliamo un’iniziativa…

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14 novembre 2019

 

MITI DELLA MUTUA

I politicanti e i pennivendoli al loro servizio esaltano gli pseudo-eroi che si meritano

Da Walter Tobagi a Maria Grazia Cutuli a Ilaria Alpi: le normali, compassionevoli vicende di personaggi modesti, issati da morti su piedistalli assai più grandi di loro.
Una revisione storica che spazza via le falsità, le ipocrisie e le speculazioni dei sopravvissuti.
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CORRELATO DEL 7 FEBBRAIO 2006:

L’eroina che cadde sul fronte delle ferie

Dichiarazione di Carlo Taormina, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte della giornalista e del suo cameraman.

VENEZIA

La marea è ciclica ma qui riescono a pescarci i soldi nostri

Per chetare un’onda anomala ch’è soprattutto mediatica, il governo regala 20 mila euro a commercianti straricchi e 5 mila a residenti che in gran parte non abitano lì. E promette ulteriori dissipazioni in una diga mobile preventivata 2 miliardi, costata 5 e mezzo e già obsoleta ancor prima di essere compiuta. Quando lo fosse, sarebbe una sciagura ambientale.
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13 novembre 2019

 

FRONTALIERI, EVASORI LEGALI

I pendolari che ogni giorno passano la frontiera

Sono un’anomalia antica quanto lucrosa per chi ne approfitta, dalle due parti dei confini. A Chiasso ne transitano quasi 68 mila verso la Svizzera; sulla Riviera, sono 4.536 quelli che hanno un impiego nel Principato. Tutti lavoratori che tengono i piedi in due scarpe: di giorno vanno di là perché si guadagna di più, poi rientrano di qua perché la vita costa meno. Speculare la convenienza dei datori di lavoro, che comunque erogano paghe meno gravate di tasse.
Esiti di tanto viavai: disagi logistici per tutti e minori incassi fiscali per le pubbliche amministrazioni.
Oltre a quella fiscale, altre due molle spingono il frontalierato. La prima: il calo demografico nei Paesi di destinazione ha ristretto la forzalavoro. La seconda: l’Italia, che investe in formazione professionale, dispone delle risorse specialistiche che mancano sia al Principato che alla Svizzera, che nel settore investono quasi niente.
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20191113GFronta

 
 
12 novembre 2019

 

FRANCIA-GERMANIA: REVISIONE DELLA STORIA DELLA I GUERRA MONDIALE

50 mila soldati tedeschi uccisi, ribattezzati coi nomi dei nemici e oggi celebrati come eroi francesi

Accadde in Alsazia-Lorena (oggi Alsazia-Mosella) come nelle altre regioni coinvolte dal massacro. Fu il primo colossale esempio di manipolazione della Storia a fini di propaganda politica.
Oggi l’impostura, scientificamente smascherata dai ricercatori-revisori della Storia, viene diffusa liberamente dalla stampa e accettata da una classe politica che non rischia di pagare pedaggio a una bugia centenaria. Che del resto non fu mai codificata da alcun “Tribunale di Norimberga” né tutelata da “leggi Gayssot”.
Per smascherare le bugie europee vecchie di appena tre quarti di secolo c’è tempo…
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20191112GRevisio

 
 
11 novembre 2019

 

NON CI SONO PIÙ LE TRUPPE COLONIALI DI UNA VOLTA

I prodi guerrieri italiani esigono guerre dove non ci si fa male

Si arruolano nelle forze armate, si addestrano all’uso delle armi e poi s’imbarcano da volontari a imporre la Pax Natista, versione odierna di quella Romana e consistente nella distruzione di Paesi remoti in nome della NATO e a fine di saccheggio economico. Approdate nelle nuove colonie, le truppe italiane le armi le usano sul serio: in caso contrario le lascerebbero a casa e i poveracci dei Paesi aggrediti sarebbero felici di non farsi conquistare da invasori inermi.
Ma anche le più asimmetriche delle guerre, come quelle appunto dei natisti contro popolazioni militarmente straccione, comportano rischi. Per ogni cento che s’inchinano ai pacifisti foresti ce n’è sempre almeno uno che riesce a procurarsi un fucile o una bomba per ricambiare della stessa pace quella che gl’invasori proclamano di portare a casa sua. E allora succede che qualche nostro fantaccino ci lasci la salute o un arto o tutte le penne, acclamato, da vivo o da morto, come eroe della crociata contro i terroristi. Come se difendere la patria dal terrorismo degl’invasori fosse un atto di terrorismo...
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SQUOLE DA SBALLO

Se sale in cattedra il reduce combattente

Succede in un sempre maggior numero d’istituti dell’obbligo: il pessimo insegnante, complice peggior dirigente scolastico, delegano la lezione di storia proprio a chi è meno adatto a insegnarla: cioè a coloro che, già arruolati a forza in guerre che la Storia ha condannato come criminali, insistono a celebrarle come meritorie; oppure a coloro che vantano le parimenti oscene guerre moderne. La differenza tra i due fronti è che, nel primo e antico, i fantaccini non avevano scelta, salvo ovviamente che fossero eroi o resistenti: o andavano all’assalto, a corrispettivo di una gavetta di rancio e poco più, rischiando di essere sparati al petto dal nemico, o venivano sicuramente fucilati come disertori. Sui fronti odierni sono invece tutti volontari: aggressori consapevoli e molto ben retribuiti.
Neppure i disgraziati alunni dei cattivi maestri hanno scelta: o imparano la vile obbedienza o imparano la ferocia…
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10 novembre 2019

 

NEMESI

In attesa dell’uragano tedesco

Negli anni Venti i governi Alleati, vincitori della Germania, la punirono con vessazioni infami e richieste d’indennizzo spropositate. A garanzia, invasero in armi un Paese ch’era sì sconfitto, ma non terra di scorribanda medievale.
Se l’Inghilterra ritirò presto le sue truppe, i francesi infierirono: 18 mila soldati, inclusi quattromila ascari provenienti dall’Africa, furono sciolti a largire infamie che in seguito sarebbero state restituite ai loro figli con gl’interessi: «In Renania i fanti neri, per compagnie intere, ingravidano le donne, senza incorrere in punizione alcuna»: sono parole della stampa parigina dell’epoca.
La barbarie toccò l’acme dell’orrore nel 1923, quando la soldataglia francese penetrò nella Ruhr. Soltanto nel 1930 il governo di Parigi cominciò a ritirare le sue truppe. Ma ormai il seme della violenza e delle giugulatorie esazioni postbelliche era gettato. E germinò il nazismo, che dunque, prima che azione colonizzatrice, fu reazione alla maramalda occupazione subita.
All’indomani dell’ultimo conflitto e immemori dell’indomani precedente, gli Alleati hanno vessato i vinti maggiorando i crimini bellici – del resto simmetrici a quelli imputabili ai vincitori – e gravandoli d’infamie mai commesse.
Per 74 anni i tedeschi hanno incassato; sono rimasti in ginocchio a espiare colpe mostruose quanto inventate, come il sistematico e massivo gasaggio di una delle minoranze etniche perseguitate; ma nel frattempo sono (ri)diventati la prima potenza economia d’Europa.
Forti di soldi e d’un contesto internazionale propizio, gli allemanni hanno cominciato a rialzarsi, a recuperare la loro dignità di ex combattenti, certo d’una guerra ingiusta, ma scatenata con il determinante concorso dei vincitori. L’offensiva che sta affiorando a Berlino e in molte altre città è innanzitutto culturale: punta a imporre l’affermazione della Storia, a rimpiazzo d’una narrazione che nel terzo millennio ancora si pasce della propaganda di guerra degli Alleati.
Proprio ieri, a Lipsia...
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NARRATIVA

Caro passante

di ***

Una donna sulla sedia a rotelle osserva il mondo dalla finestra sul quartiere. Il viavai, con le sue molte facce ricorrenti adottate come parenti, le stimola una fantasiosa corrispondenza epistolare, mai spedita e mai corrisposta, che progressivamente la eleva in un mondo denso di condivisioni, di comprensioni e di affetti. Finché il campanello della porta comincia a trillare sempre più spesso…
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9 novembre 2019

 

INCHIESTA SULL’EX GERMANIA EST

«Stavamo meglio prima della caduta del Muro»

«La mancanza di libertà era ampiamente compensata da uno Stato sociale che garantiva sicurezza economica, sanitaria, diritto allo studio gratuito. Ora possiamo dire tutto ciò che vogliamo (tranne che criticare gli esiti del Processo di Norimberga, nel qual caso si finisce in carcere) e insultare i politici che ci pare, ma è dura arrivare a fine mese; se ti ammali da povero è un guaio e i nostri figli faticano a trovare un lavoro decente.»
Cifre alla mano e in raffronto all’ex Germania Ovest, la situazione è degradata e il divario si accentua. Di qui uno scontento che si radicalizza non già nell’invocare il ritorno del comunismo pilotato da Mosca, ma di un nazionalismo che rivendica chiusura delle frontiere agl’immigrati, maggiore intervento dello Stato nell’economia, minori disparità di reddito, secondo uno schema dirigista evocativo dell’anteguerra. È un ripensamento epocale di cui l’ADF, il partito di estrema destra, sta cogliendo i frutti più copiosi.
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ADOLESCENTI D’OGGI

Egotisti, sgradevoli ma padroni dei nuovi saperi

Incoccio sul tram in un grumo di studenti stravaccati. Vestono in stile straccione-firmato, sono perennemente connessi tra loro e col resto del mondo, saltabeccano dall’idioma anglosassone a quello informatico, dissertano di nuovi calcolatori quantici e palesano con i qubit una dimestichezza ch’è anniluce dalla pochezza scientifica di noialtri matusa...
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8 novembre 2019

 

MITI MEDIATICI

Liliana Segre, che 75 anni fa patì 17 mesi di carcere

Aveva 13 e poi 14 anni. Fu spedita in Germania come molti ebrei italiani, a lavorare nella fabbrica di munizioni Union, che sfruttava la manodopera quasi gratuita fornita dal limitrofo campo di concentramento di Auschwitz. Dove si moriva parecchio, come ovunque in una guerra che fece quasi 60 milioni di morti; e dove si pativa freddo e fame, come nei simmetrici campi di prigionia allestiti dagli Alleati. Ma dove, con ogni evidenza scientifica e statistica, i forzati non venivano sterminati: altrimenti chi avrebbe fatto girare gli stabilimenti di munizioni, di armi, di aerei e di ogni altro prodotto indispensabile alla macchina bellica?
Rientrata a Milano, Liliana Segre conduce vita tranquilla e, a quanto ci consta, serena. Si sposa, fa tre figli, si astiene dalla politica e non anima alcuna battaglia sociale. Sino al 1990, quando viene arruolata dall’Olocausto Business, cioè dalla macchina che sfrutta ed enfatizza all’inverosimile le sofferenze degli ebrei – che furono oggettivamente perseguitati, anche in Italia – e moltiplica all’insensato il numero degli ebrei uccisi – che furono vittime del nazismo in proporzione al loro numero e comunque non più di quanto lo furono i comunisti, gli zingari, gli omosessuali e altre minoranze.
A forza di occupare il proscenio mediatico la signora Segre è divenuta uno dei vessilli sventolati dalla minoranza etnico-politico-affaristica sionista allo scopo di continuare a riscuotere una spropositata considerazione di vittima che da decenni monetizza in termini d’impunito colonialismo a danno dei palestinesi e di altri popoli mediorientali, per tacere d’aggiuntive prebende.
Come ogni simbolo di parte, la signora Segre è bersaglio degli eccessi – verbali, per fortuna – della parte avversa. Eccessi, va rimarcato, che sono speculari a quelli profusi in una manipolazione storica che ne è il fomite.
Ogni giorno migliaia di persone – dai politici ai poliziotti agli insegnanti ai dirigenti scolastici ai secondini... – subiscono insulti e minacce. Se tutti invocassero e ottenessero la scorta militare, come ha fatto Liliana Segre, ci declasseremmo a nazione di pavidi e lo Stato dovrebbe arruolare qualche milionata di gendarmi aggiuntivi. Ci costerebbe meno andare in guerra, contro neonazisti e prepotenti. Il parco dei Sopravvissuti ne sarebbe ringiovanito.

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FRANCIA

«Comune senza pesticidi»

Il cartello è issato agl’ingressi di Gennevilliers e di Sceaux, paesotti rispettivamente di 40 mila e di 20 mila abitanti alle porte di Parigi. Per dimensioni e colori evocano quelli elettoralistici e idioti che bordano i comuni italiani, tipo Comune denuclearizzato. Ma questi di Gennevilliers e di Sceaux sono seri e i cittadini fanno bene a considerarli tali: se t’azzardi a spargere prodotti fitosanitari sul tuo campo ti becchi una denuncia. E la condanna è sicura perché giorni fa le delibere dei sindaci sono state avallate dal tribunale amministrativo regionale: sì, i due primi cittadini hanno il diritto d’impedire concimazioni nocive alla salute pubblica. Sentenza epocale, e innovativa di precedenti che avevano cassato iniziative similari.
L’industria dei pesticidi è sul piede di guerra. Questi prodotti, che decennali gaglioffe campagne di stampa hanno imposto in dosi progressive e massive, oltre a compromettere la salute pubblica – di cui agli industriali non un importa un fico – enfiano i costi dell’agricoltore, e questo all’agricoltore importa moltissimo. Il problema, per i cittadini vogliosi reclamanti aria e acque limpide, nonché per tutti gli anelli della filiera, è che i pesticidi danno assuefazione. Se di punto in bianco li neghi al campo e al giardino drogati, provochi crisi di astinenza. Cioè raccolti miserandi…
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ARCHIVIO
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G.C. Scotuzzi G.C.S. GCS giornalista Giancarlo Scotuzzi detto Scot ilcronista giornaledibordo Giornale di bordo