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.ale di bordo
Gian Carlo Scotuzzi
Anno XX - Contatto - Salvo diversa indicazione, i testi integrali sono riservati ai sodali. Non contiene pubblicità, men che meno indiretta.
GIORNALISMO
NARRATIVA E SAGGISTICA
 
venerdì 23 agosto 2019

 

ADOZIONI SENZA FRONTIERE, FISICHE E LEGALI

Quanti altri “Bibbiano”?

In vista della quarantina e rassegnate alla sterilità ma non ad amare un prossimo evangelico che non sia registrato come proprio, torme di signore vogliono bimbi altrui. E siccome i desideri, di affetti come di balocchi, nascono dagli occhi, succede che queste signore s’incapriccino di bambini che una mamma o un papà o entrambi ce l’hanno, ancorché problematici. E allora intrallazzano per indurre lo Stato a sottrarre questi figli a genitori naturali opportunamente proclamati “indegni” ma che tali non sono: hanno solo bisogno di un minimo di solidarietà sociale. È un meccanismo a delinquere che postula la complicità o quantomeno la dolosa leggerezza di una trafila di pubblici funzionari nonché di politicanti. E che riesce assai più spesso di quanto emerga dalla cronaca.
[…]
Poi ci sono le capricciose nequizie dei genitori che vogliono infoltire la prole di apporti esotici, importando bimbi da un Terzomondo che però comincia a presentare il conto di una tratta che, per omogeneità dei crimini coloniali da cui deriva, si pone in continuità con la secolare tratta di schiavi.
Rapporto sui crimini commessi in Italia da chi aspira a genitorialità malsane.
[…]

 
 
22 agosto 2019

 

L’IMMIGRAZIONE IN EUROPA

Ci facciamo un bambino o la Porsche?

In Germania, dove vivono elettori meno idioti dei nostri e dunque capaci di mandare in parlamento un buon numero di teste pensanti, si preoccupano del calo demografico che chiazza come alopecia il Vecchio Continente. E, ancora a differenza degl’italioti afflitti anche da acalculia, ragionano partendo dai numeri.
Le statistiche degli ultimi mesi confermano le tendenze di lungo periodo chiuse al 31 dicembre 2018. Se nel 1991 si partoriva mediamente a 27 anni nella Germania Ovest e a 25 in quella Est, oggi in quella unificata si figlia a 36 anni e cinque mesi. Questo rinvio si traduce in un calo delle nascite. Aumentano le donne che scelgono di non avere prole nonché quelle che, scegliendo di averne, ne fanno di meno. Una moderazione procreatrice che riduce l’etnia tedesca, delegando l’incremento complessivo all’apporto degl’immigrati. Se i figli di stranieri erano lo 0,6% nel 1960, oggi sono il 23,4%. [Dettaglio che ci riguarda: su 784.884 nati nel 2018 i figli di madre italiana sono 6.500].
Perché i tedeschi riluttano a fare i genitori?
Innanzitutto perché la prospettiva non li entusiasma: soltanto il 46% di loro pensa che i figli portano la felicità; il 37% pensa di no e il 17% è indeciso. Eppoi perché allevare figli implica rinunciare a molti agi: anche la maggioranza della società tedesca, al pari d’ogni altra occidentale, preferisce giocare e divertirsi piuttosto che dedicarsi all’edificazione della casa comune, di cui la procreazione responsabile è trave portante. Allevare un figlio sino ai 18 anni costa mediamente 142.560 euro. È esattamente il prezzo di un’auto sportiva Porsche Cayenne Turbo, al netto dell’usuale sconto medio del 17%. Ecco perché l’interrogativo scherzoso «Ci facciamo un figlio o la Porsche?» è in Germania battuta corrente.
E chi facesse affidamento sulle economie di scala si disilluda in parte: portare tre figli ai 18 anni costa 365.688 euro.
Ma è la terza motivazione della non-genitorialità a dar da pensare ai politici allarmati dalla crescente quota di cittadini di etnia non-tedesca: sono soprattutto i ceti di alta istruzione a fare meno figli. Già due anni fa, da un’indagine dell’Ufficio statistico di Wiesbaden svolta tra le donne da 45 a 54 anni, emerse che quelle di cultura medio-bassa avevano sfornato 2,4 figli a testa, quelle di cultura universitaria 1,9.
La digressione oltr’Alpi ci consente subito una comparazione con l’Italia…

[Delle cifre relative alla Germania siamo debitori all’inchiesta di Christoph Schäfer sulla FAZ odierna.]

 

ARTICOLO PREDITTIVO DEL 15 SETTEMBRE 2004:

In Italia saranno presto dieci milioni

Così tutt’i partiti, Lega compresa, aprono le frontiere agl’immigrati, spesso simulando di chiuderle.

Articolo disponibile.

 
 

DISTRIBUZIONE COMMERCIALE

Quelli che fanno la spesa coi soldini contati e quelli che comprano il negozio

Un’inchiesta sul consumerismo in Occidente acclara queste tendenze:
– La crescita degli acquisti per corrispondenza contrae quelli nei punti-vendita tradizionali, soprattutto dei super e degl’ipermercati. Questi reagiscono, da un lato, rattrappendo gli organici e sfoltendo le referenze che hanno perduto competitività, dall’altro frammentando le loro megastrutture in una miriade di empori minori, ribattezzati e proposti come spacci di primo prezzo. Esempio più recente: la rete multinazionale Carrefour, che ramifica in Francia, Romania, Polonia e Italia la catena Supeco, collaudata in Spagna dal 2012 con 23 punti-vendita.
– I nuovi hard-discount tendono a offrire due opzioni di prezzo: uno per la confezione singola, l’altro sulla quantità, solleticando il cliente a riscuotere il risparmio generato dalle scorte; uno stimolo propiziato dall’enfasi impressa all’inflazione, con la sottile arte di simulare di smentirla.
– Si dilata il divario di prezzo e di genere tra le merci e i servizi immessi nel circuito di massa e quelli riservati ai canali d’alta gamma; in particolare fioriscono i negozi talmente riservati e selettivi da rendersi invisibili, oltre che inaccessibili, all’acquirente della strada. Il ceto locupleto che vi entra su invito ed esibisce, per esempio, la carta di credito illimitato Centurion di Amex, nel 2018 ha gonfiato un fatturato di 1.200 miliardi di euro.
Cosa si compra in queste botteghe da carbonari? Esempio: la settimana scorsa l’arricchita bresciana *** è entrata in una champagneria parigina, nel secondo arrondissement, e si è portata via un tavolinetto pieghevole, imbottito di 20 bottiglie di Dom Pérignon, per 85 mila euro…
[…]

 
 

MIGRAZIONI FORZATE DALL’AFRICA E DALL’ASIA

Quanto rende importare il bottino umano delle odierne guerre coloniali  

Centinaia di migliaia di famiglie italiane non-ricche e afflitte da parenti bisognosi di assistenza continua non arriverebbero a fine del mese senza il sostegno di badanti immigrate pagate poco e spesso in nero; migliaia di artigiani, d’industriali e di agricoltori non farebbero profitti senza arruolare immigrati meno cari e più produttivi di quelli italiani cui spesso si sostituiscono; centinaia di parlamentari non riscuoterebbero consensi per la loro esibita solidarietà a ogni sbarco illegale se a suo tempo non avessero condannato alla miseria e quindi all’emigrazione quest’esercito di braccia extracomunitarie. Infine, milioni di italiani si asterrebbero dal pavoneggiare gratuito buonismo se fossero costretti a condividere personalmente i disagi conseguenti a un’immigrazione fuorilegge, incontrollata e fitta di reduci dal terrorismo foraggiato dalla NATO, dunque col beneplacito di tutt’i nostri governanti e dei dissennati che li votano.
Ecco una carrellata sui politicanti più compromessi con la moderna tratta dei semischiavi.
[…]

 
 
21 agosto 2019

 

CRISI DI GOVERNO

Perché in sala regia hanno spento Matteo Salvini

I Poteri Forti che coordinano le comparse di Palazzo Chigi hanno deciso di sostituirle d’intesa con la Commissione Europea e a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi economici programmati. Le negoziazioni sulla composizione del nuovo esecutivo sono il bottino lanciato alla canea di politicanti che se lo contende, in cambio delle rituali sceneggiate che imbambolano un popolo di ignari…
[...]

di Teo Bondioni  

 
 
20 agosto 2019

 

HONG KONG

Guai in vista per gl’italiani che nascondono qui i soldi?

Sono legione e vi spiccano politicanti, imprenditori, speculatori ed evasori fiscali. L’ex colonia britannica, oggi provincia cinese esentata sino al 2047 dal rispettare alcune leggi economiche in vigore nel resto del Paese, è comunque suddita di Pechino. I nostri connazionali che in questi giorni reiterano appelli di solidarietà ai moti di piazza miranti a sottrarre gli honkonghesi anche alle leggi penali della Cina, e in particolare a quelle contro la criminalità organizzata e degli affari, farebbero bene a non dimenticare che Pechino potrebbe irritarsi della loro inframmettenza, e ritorcere attenuando il segreto bancario sui loro conti. E in tal caso l’Italia perbene potrebbe riportare in patria parecchi maltolti.
[…]

 

CORRELATO, DA MONDIALISATION.CA DEL 19 AGOSTO 2019:

Una controrivoluzione che si spaccia per “liberazione”

di Robin Philot

Articolo disponibile.

 
 

OGGI IN SENATO

Teatrino per l’elettore-bue

Ore di diretta televisiva sulle scemenze acchiappavoti di parlamentari incapaci persino di esprimersi correttamente e buoni solo a recitare, in un’aula mai completa e progressivamente sfoltita, slogan che mascherano segnali negoziali per formare un governo di emergenza o per tessere alleanze in vista di elezioni anticipate.
Ecco cosa si baratta nel mercato delle vacche che non può andare in onda.
[…]

 
 
19 agosto 2019

 

HONG KONG

Perché l’Internazionale della Mazzetta rivuole la sua repubblichina indipendente dalla Cina

L’ex-colonia britannica è nota ai pochi italiani che leggono i giornali e sono informati per le sue connessioni con Tangentopoli e Berluscopoli. A metà marzo 1993, quando al governo c’erano democristiani e socialisti guidati da Giuliano Amato, Mani Pulite scoperchiò uno scandalo di 250 milioni di dollari. Riguardava L’ENI, che aveva accumulato fondi neri nelle compiacenti banche di Hong Kong e li usava per foraggiare i governanti italiani, in cambio di favori, sempre contabilmente in danno delle casse dello Stato italiano. Antonio Di Pietro – il magistrato più noto, ancorché in seguito unico disertore, di Mani Pulite – chiese una rogatoria sui conti del socialista Bettino Craxi a Hong Kong, da dove gli risposero picche, giacché i clienti delle banche vi erano, e continuano a essere, più intoccabili che in Svizzera e ovunque altrove. In compenso a Di Pietro rispose la Falange Armata, che minacciò di uccidergli il figlio.
A ottobre 2005 al governo c’era, per la terza volta, Silvio Berlusconi. Mani Pulite fece sequestrare al produttore televisivo americano Farouk «Frank» Agrama 100 milioni di dollari depositati nella sua Wiltshire Trading di Hong Kong, mentre questi soldi transitavano su una banca svizzera. I magistrati non li sospettavano tanto una tangente intascata da Agrama a spese del cliente MEDIASET, che si proclamò vittima, quanto un fondo nero accumulato da Agrama, ritenuta «socio occulto» di Berlusconi…
[…]

 

CORRELATO, DA MONDIALISATION.CA DEL 15 AGOSTO 2019:

L’ingerenza occidentale presa con le mani nel sacco

di Bruno Guigue

Articolo disponibile.

 
 
18 agosto 2019

 

DIRITTI CIVILI

Il dipendente statale sospettato di auspicare uno Stato diverso viene licenziato

Accade oggi come nel Seicento in Francia. Bastava che un servo della zolla imprecasse contro il latifondista che l’aveva bastonato o che un letterato invocasse l’avvento di qualche libertà ed ecco gli recapitavano la lettre de cachet, letteralmente: missiva col sigillo del re. Era una condanna senz’appello all’incarcerazione immediata. Il reo non aveva diritto di conoscerne la ragione. Nell’anno di grazia 2019 la lettre ha il timbro di una qualche società di trasporti pubblici. Come ai tempi del Re Sole, la comunicazione è lapidaria: Sei licenziato in tronco. Oppure: La tua richiesta di promozione è negata. Oppure: La tua domanda di assunzione è respinta.
In tutti e tre i casi al destinatario è negato il motivo del licenziamento o del rigetto della domanda di avanzamento o di arruolamento. Del provvedimento conosce soltanto la fonte legale: una legge del 22 marzo 2016, varata pochi mesi dopo alcuni attentati terroristici attribuiti a oppositori radicalizzati al punto da prendere il mitra – e da poterlo usare, a disdoro d’una vigilanza poliziesca occhiuta e pervasiva.
È una legge che consente alle aziende di trasporto pubblico di chiedere a una polizia discretissima, lo SNEAS (Service national des enquêtes administratives) indagini segrete per verificare se i candidati all’assunzione o alla promozione o se gli assunti sindacalmente molto attivi fanno politica estrema, con ciò intendendosi l’adesione o la pratica di militanze incompatibili con i partiti di governo o di opposizione-ombra. Traslato in Italia: sarebbe come se Trenitalia licenziasse un macchinista perché si è iscritto a un sindacato vicino a Rifondazione Comunista. Questo macchinista verrebbe inquisito a sua insaputa dalla DIGOS, la quale riferirebbe gli esiti a Trenitalia, la quale lo lascerebbe sul lastrico senza neppure spiegargli il perché.
Ogni animo dotato di un minimo di sensibilità per i diritti civili coglie quanto tale ostracismo collida con ogni Costituzione e, a cascata, con ogni altra norma che vi si armonizzi. Ed è palese l’obbligo morale, ancor prima del tornaconto personale, che incombe su ogni spirito libero d’impugnarlo dinanzi al magistrato del lavoro nonché dinanzi a ogni Corte di giustizia. Alcuni dei 124 lavoratori francesi licenziati o comunque discriminati a seguito di un’indagine riservata commessa allo SNEAS lo hanno fatto. E cominciano a vincere: la magistratura annulla il licenziamento o la discriminazione, ritenendo la legge del 2016, o quantomeno le sue modalità applicative, in contrasto con la Legge.
Ma pochi hanno il coraggio o la voglia di ribellarsi. Ciò costituisce un’abiura della dignità e una diserzione dal fronte civile: viltà che bastano a conferire all’assolutismo monarchico delle imprese pubbliche di trasporto un merito sociale non da poco: quello di sbrancare il mondo del lavoro dai dipendenti-schiavi. Che lascino il posto agl’immigrati: persino tra i morti di fame fuggiti ai tormenti del neocolonialismo africano ce ne sono che si ribellano. I dossier segreti francesi in stile GESTAPO aperti contro i lavoratori sospettati di radicalismo politico sono 5.800, di cui 134 sono in dirittura finale verso il licenziamento…
[…]

 

CORRELATO:

I precedenti: dalla statunitense legge Smith del 1940 al tedesco Radikalenerlass del 1972
[…]

 
 
15 agosto 2019

 

CIRCENSES LACRIMEVOLI

Se il popolobue eleva a eroina una vittima del cancro

Ogni giorno in Italia quasi mezzo migliaio di persone muoiono di tumore. Uguale a circa 180 mila l’anno. Nessuno soccombe volontariamente, ma esclusivamente a causa dei limiti della scienza, colpevole di ritardi e priorità di ricerca che lasciano impazzare un gran numero di patologie maligne. Un morto di cancro è sempre una vittima, mai un eroe o un martire: questi due termini sono riservati a coloro che pagano scientemente con la vita la coerenza con ideali superiori. Per esempio è eroico un pompiere che cada da un tetto pericolante sul quale è salito per salvare una persona, accettando il rischio di lasciarci la pelle; per esempio è martire un libertario che venga torturato o ucciso da una dittatura.
E allora tre domande: perché da giorni i media popolari reiterano lodi a una guitta morta di cancro? Perché la elogiano quasi alla beatificazione? E perché il popolo bue s’immagonisce come prefica trascinata da doglianza pandemica quanto immotivata?
Lo abbiamo chiesto a un esperto in psicologia delle masse e a una teologa…
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La chiazza di lavanda

Microracconto

Disponibile.

 
13 agosto 2019

 

FUGHE DI CLASSE

L’Italia dei benestanti invisibili e il nuovo governo

Un tempo s’andava nei locali pubblici per esibirsi alla folla e osservarla. Tale motivazione frequentativa continua a valere per le masse, non più per i benestanti e il ceto egemone in genere. Dallo smorire del secolo scorso si sono andate imponendo modalità aggregative di segno opposto: calamitano i simili, si negano ai diversi. Al bar, al ristorante e a ogni altro locale pubblico le classi possidenti sostituiscono il circolo riservato: da quello del golf a quello del tennis, da quello camuffato da cenacolo culturale a quelli – e sono la maggioranza – che semplicemente selezionano i clienti-soci col mero staccio di quote di adesione molto elevate, spesso coniugate a requisiti personali la cui mancanza repelle anche quanti, ancorché danarosi, non s’armonizzano con lo stile associativo.
Sulla mappa dei ceti e dei censi si è così dilatata una chiazza sociale a volte connotabile come succedaneo di solidarietà diffusa, altre come bunker di decenza in un contesto che l’ha perduta, altre come peggior massoneria, altre come cosca opportunista, altre come amorale sentina ludica. È un pianeta invisibile, sfuggente ai media e alle analisi demoscopiche, su cui migra quota crescente di consumatori e di cittadini ma anche di decisori politici e che sottrae buona parte del Paese all’esercizio del generale “diritto di osservazione”, premessa dell’esame conoscitivo e valutativo intrinseco alla democrazia.
Proponiamo un’analisi del fenomeno nelle regioni ove maggiormente è fiorito, nonché qualche riflessione sulle mutazioni indotte sull’elettorato attivo e passivo d’imminente rimobilitazione.
[…]

Le conviventi

Racconto

Incipit disponibile.

 
12 agosto 2019

 

MANOVRE GAGLIOFFE DENTRO E FUORI IL PARLAMENTO ITALIANO

Attacco all’euro

L’obiettivo dei burattinai dei politicanti che stanno recitando l’ennesima crisi è la svalutazione della moneta, perseguita da ogni schieramento di destra, dalla Lega ai Cinquestelle. Il dissidio concerne le modalità: dall’estremo dell’Italxit – cioè del Brexit alla Padania – a un distacco concordato e mascherato dalla valuta europea. Sono scelte collidenti con la sana gestione dell’economia complessiva e dello Stato, che drogano con dosi massive di inflazione le esportazioni delle imprese meno competitive nonché di quelle parassitarie. A pagare il conto saranno i lavoratori e i pensionati a reddito fisso, in un contesto di contrazione dei servizi pubblici collettivi, dalla sanità all’assistenza alla scuola. Mentre la stragrande maggioranza degli elettori non decifra un’acca della tragedia incombente…
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Io, giudice dei giudici

Racconto

Incipit disponibile.

 
11 agosto 2019

 

ECONOMIA DELLA TRUFFA

Il dovere di procurare un angelo custode a chi non sa difendersi dai raggiri

Ogni giorno le stazioni dei carabinieri, le questure, le parrocchie, i municipi, i sindacati dei lavoratori, gli sportelli della sanità pubblica e ogni altro ente di tutela raccolgono le lamentele delle vittime di raggiri. Povericristi che vengono colpiti nel portafogli, nella salute, nell’amor proprio, negli affetti. Quasi sempre si tratta d’imbrogli formalmente legali o configuranti il plagio, reato estremamente arduo da perseguire e comunque dall’iter giudiziario oneroso, perché implicante consulenze specialistiche. Per cui gli ingannatori restano impuniti e continuano ad alimentare un sistema di appropriazioni e di fregature moralmente indegne. A cadere nelle trappole sono tutte quelle categorie di “deboli mentali” non medicalmente né legalmente classificabili come “incapaci d’intendere e di volere”, però cerebralmente o caratterialmente demuniti quanto basta per soccombere alle lusinghe e alle pressioni psicologiche di callidi profittatori.
Il numero di queste vittime predestinate negli ultimi anni si è gonfiato a dismisura, in conseguenza di quattro fenomeni:
1. I genitori riluttano più che in passato a classificare il figlio come clinicamente ritardato, nel timore, più che fondato, che questa diagnosi, avviandolo lungo un percorso formativo e lavorativo discriminato, lo marchi a vita. Così gli negano le terapie e i sostegni mirati di cui avrebbe bisogno. Si affidano esclusivamente alle proprie risorse educative generate dall’affetto, rassegnandosi ad occuparsi di un bimbo che rimarrà sempre tale e comunque sperano sempre nella guarigione, nei frutti spontanei della maturazione anagrafica. Quando lo scudo protettivo genitoriale viene meno, l’eterno fanciullo è bell’è pronto per essere spennato dai volponi che lo guatano.
2. L’Italia è sempre più un paese di vecchi con crescente aspettativa di vita. Di conseguenza si dilata la quota di quelli che diventano “moderatamente capaci di intendere e volere”, cioè di coloro che, non gravi al punto da essere legalmente interdetti e abbisognare di un tutore nominato dal tribunale, conservano intatte le potestà di disporre del reddito e del patrimonio. Dunque di farsi sposare da opportunisti, di donare, di svendere, di dissipare tutto al gratta-e-vinci, d’indebitarsi facendosi pignorare un quinto della pensione, di cadere infine nelle panie di trappole da codice penale. Un esempio per tutti: il crescente numero di pensionati che s’improvvisano corrieri della droga.
3. Le crescenti opportunità offerte ai profittatori dalle nuove tecnologie e la loro abilità nell’utilizzarle; per contro, le vittime le ignorano o le utilizzano in maniera elementare, così facendo il gioco del nemico.
4. Il venir meno di quella rete sociale di protezione che un tempo tutelava le fasce psicologicamente deboli: la sanità pubblica si rattrappisce anche nei suoi presidi di assistenza psicologica, mentre le solidarietà parentali, amicale o di buon vicinato svaporano.
[…]

Come aiutarli?

Il baluardo più sicuro e tetragono sarebbe l’interdizione legale. È un provvedimento che va richiesto da chiunque abbia interesse: i parenti e il coniuge in primo luogo. Lo sentenzia il magistrato, che nomina un curatore che si occupi di tutti quegli atti di amministrazione straordinaria – dalla capacità di acquistare e vendere oltre una certa cifra a quella di sposarsi a quelle di donare e di fare testamento – che l’interdizione nega. Ma si tratta, come accennato, di un rimedio invocabile soltanto nei confronti di coloro che sono gravemente incapaci.
Per coloro che lo sono meno la tutela ottimale è offerta dal ricorso all’amministratore di sostegno, introdotto dalla legge numero 6 del 2004. Lo può invocare anche il “debole”, rivolgendosi direttamente al magistrato, senza bisogno dell’avvocato. In questo modo chiunque si renda conto di non sapersi difendere da solo…
[…]

L’ultima mano

Racconto giallo

Incipit disponibile.

 

 
10 agosto 2019

 

RELIGIONE È POLITICA

«L’Anticristo ha il volto di mamma e papà. Ed è visceralmente anticomunista. Come a Hong Kong»

Il filo rosso che collega la pianificazione delle nascite al moderno modo di figliare alla sollevazione di Hong Kong, nell’analisi e nella testimonianza di un teologo della liberazione.

di padre Aldo Curdinovis

Nella predicazione cristiana originale e autentica la famiglia mononucleare, cioè formata da procreatori e prole, è puramente strumentale e provvisoria; strumentale, perché sua unica funzione è perpetuare la specie; transeunte, perché concepimento e gestazione, implicanti contesto e istintività estranee all’amore evangelico e alla solidarietà comunitaria, sono tollerate sino alla conquista, da parte della scienza e dell’etica, del concepimento e della gestazione extrauterina, in un processo sottratto all’arbitrio individuale e dove entrambi i donatori sono anonimi. È la tomba del figlio privato, dei genitori-padroni, della famiglia mononucleare; è l’estinzione della madre di tutti gli egoismi, dell’accumulazione ereditaria, di ogni nequizia giustificata dal «l’ho fatto per il bene dei miei figli».
[…]
L’anticomunismo come figlio dell’Anticristo si manifesta, ai giorni nostri e per esempio, nel protagonismo delle Chiese sul fronte aperto a Hong Kong contro la sacrosanta pretesa del governo di Pechino di proseguire la riconversione dell’ex colonia britannica, secolare avamposto del capitalismo più disumano e sfrenato, all’economia della Cina, di cui Hong Kong è parte integrante.
Hong Kong conta 7,4 milioni di abitanti, al 63% non aderenti ad alcuna delle Chiese presenti nella ex colonia. Coloro che si professano religiosi (2,74 milioni), al 73% aderiscono equamente al taoismo e al buddismo; soltanto il 5% della popolazione è cristiana, soprattutto cattolica. Eppure la stampa occidentale rimarca il ruolo del Vaticano nelle contestazioni di piazza di questi giorni, tutte finalizzate ad arretrare Hong Kong verso quel veterocapitalismo cui deve gran parte di un’accumulazione basata sulla speculazione finanziaria, su privilegi fiscali paradisiaci e sulla condanna di gran parte delle classi subordinate a retribuzioni misere.
In particolare per quanto riguarda la Chiesa cattolica di Hong Kong, la marginalità numerica dei suoi fedeli è compensata dalla loro ricchezza.
Nel complesso i cattolici hanno 250 scuole private. I gesuiti gestiscono quelle riservate ai rampolli della borghesia straricca, i protestanti quelle frequentate dai cosiddetti “lavoratori sociali”…
[…]
I disordini di Hong Kong sono anche la conseguenza di una guerra invisibile che si svolge tra il governo di Pechino, titolare della piena sovranità della provincia cinese in cui si è metamorfosata l’ex colonia, e il Vaticano, che insieme ai protestanti mira a utilizzare il 5% dei cattolici come grimaldello per ridimensionare il rimanente 95%. È una pretesa eversiva e antidemocratica, come anche ieri ha denunciato il capo dell’amministrazione locale, Carrie Lam, comunista che peraltro ha studiato dalle suore Canossiane…
[…]

 
 
7 agosto 2019

 

IMPERIALISMO FINANZIARIO

La lista nera dei rapinabili

È simmetrica a quella degli assassinabili ed entrambe sono redatte e aggiornate dal governo degli Stati Uniti, che le impone agli alleati della NATO e di similari cosche. Chi si ritrova proscritto dalla Contabilità Nera perde ogni diritto economico: dalla proprietà al reddito alla libertà di commercio, a quella di effettuare e ricevere pagamenti in denaro tramite il circuito bancario internazionale. Ecco alcuni casi emblematici di questo arrembaggio giunglesco, dalla Corea del Sud alla Siria, dal Venezuela all’Iran e via elencando sino al più recente, che cerca di giugulare economicamente il polo informativo internazionale Réseau Voltaire del giornalista francese Thierry Meyssan, spina nel fianco della manipolazione mediatica made in USA.
[…]

 
 
6 agosto 2019

 

IN ARABIA, REGNO PRIVATO DELLA DINASTIA SAUDITA

Schiave con la patente

«Il monarca ci ha concesso il diritto di guidare l’auto soltanto perché è interesse dei maschi-padroni renderci autonome per andare al lavoro, a fare la spesa e accompagnare i figli a scuola. Ma si guarda bene dal riconoscerci i diritti civili, di cui del resto la stragrande maggioranza dei sudditi arabi – uomini e donne – non sente il bisogno. O, se li agogna, non osa rivendicarli.»
Sono parole di Fatima, rara femminista nel Paese marchiato da maschismo esasperato e perpetuato da dittatura tra le più feroci del mondo, eppure riverito dalla quasi totalità degli Stati dell’ONU, Italia in testa. Ecco, nella testimonianza di Fatima, il resoconto del prezzo pagato dalle donne a tanta buona armonia internazionale, affaristica e politica. Con una digressione sulle laide connivenze dei governi romani con i barbari inquilini dei palazzi del potere di Riad.
[…]

 
 
5 agosto 2019

 

LOMBARDIA: LE DUE FACCE DEI CRIMINI SANITARI

Terapeuti palancai, malati pavidi

Due colossi farmaceutici soci fra loro simulano di farsi concorrenza con due medicinali per gli occhi, al mero scopo di imporre ai pazienti quello più costoso: 900 euro a fiala invece di 80. Risultato: aggravio contabile della sanità pubblica e condanna alla cecità per i pazienti che non hanno soldi per integrare il parziale e modesto rimborso della mutua. Questo scandalo fra i molti, che impegna le aule giudiziarie dal 2013 e disinteressa i parlamentari, ha radici remote e rinvia ad analogo scandalo bresciano mai finito sulla stampa di regime: in un ospedale pubblico, costose apparecchiature per scongiurare la cecità furono lasciate inutilizzate allo scopo di obbligare i pazienti a fruire a caro prezzo di quelle acquistate da callidi medici privati.
All’epoca i pazienti poveri negati nelle cure rifiutarono di ribellarsi al sopruso e non vollero saperne di denunciare gli amministratori dell’ospedale, come venne loro proposto dagli unici partiti non coinvolti nell’intrallazzo. Furono vili al punto da indebitarsi con gli usurai per pagare l’oculista privato, e chi non ottenne prestiti fu masochista sino alla cecità.
Oggi si replica: i sudditi, pavidi e indifferenti alla Politica da sani, restano tali anche quando si ammalano.
Ma pagano a caro prezzo la loro diserzione.
[…]

 
 
4 agosto 2019

 

BRESCIA: TRE CASI DI NEMESI REDISTRIBUTIVA

Babbi abili accumulano, figli tonti dilapidano

[…]

Inchiesta realizzata insieme al Collettivo Economisti del Castello.

 

Manuale del buon terminatore

Racconto di ***

Incipit disponibile.

 
3 agosto 2019

 

GESTORI DEL POPOLO

Un po’ timonieri, molto pompieri

Le masse sono belve cerebralmente semplici e condizionabili, tendenzialmente mansuete ma sempre potenzialmente feroci. L’arte del tenerle in briglia è miscela di inganni, lusinghe, evasioni ludiche e consumi compulsivi, corroborata da periodiche sanzioni fisiche, spinte se necessario alla crudeltà. Quando i governanti sbagliano nel dosare gl’ingredienti o non sono lesti ad adeguare la formula al cangiare degli umori del volgo, questi infiamma ribellioni foriere di squilibrare assetti di vertice. Per cui i politici guatano ogni aggregazione sociale anche spontanea e casuale per cogliervi quei sintomi di rabbia e malessere suscettibili d’innescare torbidi e rivolte. Le quali non possono andare oltre la sceneggiata piazzaiola o una qualche “rivoluzione arcobaleno”, dunque incolore, invocante magici cambiamenti radicali che lasciano le cose come stanno. Ma, ancorché gattopardesche, le rivolte della plebe qualche testa di politico la fanno sempre cadere e a nessuno piace farsi decollare.
Per questo i governanti, quando captano germe di malessere spinto, trovano a volte conveniente lasciarlo sbocciare sino a propiziarne l’ulteriore sfogo, certi che le mattane popolari si afflosciano da sole: basta non contrastarle di petto.
È l’approdo della ricerca curata dalla milanese Compagnia del Naviglio Grigio, collettivo d’intellettuali maturi dedito alla politica programmatica e sostanziale, agli antipodi di quella fumosa ed effimera spettacolarizzata dai media e purtroppo l’unica spacciabile al volgo. Il saggio s’intitola Tauromachia elettorale, in similitudine con i populisti che fanno vorticare gli elettori come il torero il toro. Si aggancia all’odierna protesta giovanile di Nantes, in Francia, contro l’annegamento di un giovane festaiolo nottambulo nella Loira, e percorre a ritroso alcuni episodi assunti a cadenze emblematiche e confermative della tesi tauromachica.
In questo articolo accostiamo uno stralcio del primo capitolo, dedicato all’incidente di Nantes, a uno dell’ultimo, che rievoca il lancio, a Parigi nell’ottobre 1961, di centinaia di algerini nella Senna, tutti morti; due episodi accomunati dall’epilogo fluviale ma divaricati dalla contrapposta funzione attribuita dal Potere alla stampa: a Parigi imperò la censura, a Nantes è di rigore il suo contrario, cioè l’enfasi totalizzante.
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Tauromachia elettorale

Saggio sul controllo e la manipolazione del volgo.

Compagnia del Naviglio Grigio

 
2 agosto 2019

 

PRIVILEGI & SPRECHI

La Zecca dei salari gratis

Funziona da decenni ed è rara intrapresa a non conoscere crisi: è quella che pompa denaro dalle casse dello Stato alle tasche di lavoratori rimasti senza lavoro. A guadagnarci, oltre ai diretti beneficiati, sono i sindacalisti, che riscuotono considerazione di benefattori; poi ci guadagnano i politici, così esentati dal rendere conto dell’incapacità a suscitare la nascita di nuovi posti di lavoro a rimpiazzo di quelli spariti. A rimetterci sono i pensionati, quelli presenti come quelli futuri, dai cui fondi previdenziali vengono succhiati i soldi per pagare i cassintegrati; e ci scapita la Giustizia, umiliata dall’iniqua retribuzione erogata a gente che non fa nulla e dall’ulteriore iniquità che nega la Cassa Integrazione Guadagni (CIG) ai dipendenti delle piccole aziende o comunque a quanti non sanno esigerla con clangori di piazza associati a ricatto elettorale: o soldi o niente più voti.
Dal punto di vista giuridico la CIG, comunque imbellettata dai decreti e dalle leggine che la proliferano, è una sconcezza; da quello politico è la negazione della sana gestione dello Stato.
Ecco un bilancio degli sconquassi economici ed etici provocati dalla più grande e squilibrata delle elemosine di regime.
[…]

 
 
1° agosto 2019

 

INCHIESTA SUGLI UNTORI MODERNI

Depressione, miniera d’oro e di voti

Ci sono patologie mentali congenite o d’insorgenza spontanea; altre indotte da cattiva gestione delle risorse e dei rapporti sociali; altre ancora dolosamente provocate a scopo di lucro o di controllo sociale. Sono queste ultime a scatenare le peggiori sindromi, perché pongono la scienza al servizio del dolore, perché dilagano a pandemia e perché, quasi sempre non correttamente diagnosticate o addirittura non percepite come lesioni psico-fisiche, non vengono contrastate.
Medici fedifraghi propinano farmaci e terapie a gente sana, aggravano quella malata e millantano miracoli all’incurabile; aziende farmaceutiche spingono all’acquisto di placebo e di farmaci inutili se non dannosi; persino i fornitori di servizi telefonici si sono gettati sul filone, vendendo intrattenimenti on-line di sedicente perseguimento del benessere e di prevenzione del malessere, come le ridicole app sulla meditazione (che approfondiamo in questo articolo). E tutte queste categorie di profittatori ripagano ampiamente il mondo politico che le lascia libere di fare e strafare.
Viaggio sulla faccia nascosta del pianeta Guarire&Starmeglio, miraggio di disperati, sofferenti, sconfitti e creduloni.  
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30 luglio 2019

 

ANNIVERSARI: 2 LUGLIO 1999, NASCE IL PERIODICO LA SMONDA

Il Davide solitario contro il Golia Berlusconi

Quando il Piduista d’Arcore sottrasse il primo gruppo editoriale ai titolari legittimi grazie ai propri avvocati corruttori di magistrati, soltanto due giornalisti su 500 si ribellarono al nuovo padrone: il direttore di Panorama, Claudio Rinaldi, che si dimise, e il sottoscritto, che iniziò a far resistenza con la penna.
[…]

La Monda di Berluska

Saggio

In allegato una raccolta de La Smonda, Controgiornale Etico Aziendale dell’Arnoldo Mondadori Editore.

 

 

 
29 luglio 2019

 

FILOSOFIA

Geni inconsapevoli o incoscienti?

Scrive Umberto Galimberti su un settimanale femminile che all’immensa capacità dell’umanità di fare si accompagna la modesta capacità di prevedere le conseguenze di questo fare. Chioso: gli scienziati e gli sfruttatori delle prodezze scientifico-tecnologiche non sono tanto carenti sul fronte previsionale, quanto su quello dell’assunzione delle relative responsabilità.
Ecco una rassegna delle invenzioni o quantomeno delle loro declinazioni scientifiche che hanno maggiormente contribuito a devastare il Pianeta.
[…]

 
 
28 luglio 2019

 

ANNIVERSARI: 28 LUGLIO 1976

Bresciaoggi, da libero riparatorti a prono sciacquino

Un tondinaro bresciano volle un proprio quotidiano per tenere in rispetto la finanza cattolica che strafaceva col suo. Il giornale andò a picco in un anno. Allora giornalisti e tipografi – il 28 luglio di 43 anni fa, appunto – si associarono in cooperativa, rilevarono la testata dal tribunale fallimentare e stamparono un Bresciaoggi che per anni contribuì alla crescita morale e civile del Bresciano. Finché, da sempre povero di lettori e inquinato di opportunisti, si vendette al nemico.
Cronistoria di una nobile quanto effimera avventura editoriale.
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La moglie

Racconto

Incipit disponibile.

 
27 luglio 2019

 

PSICOLOGIA DELLE FOLLE E MEDIA DI REGIME

I dieci trucchi per ingannare il popolobue

Dalla ripetizione che surroga la dimostrazione alla suggestione e via via sino alla sapiente miscela di fantasia, spettacolo e realtà: così l’elettore e il consumatore sono indotti a scambiare gli ordini altrui per desideri propri. E a vendere anima e cervello per affrancarsi dalle paure e a rifugiarsi in sogni permanenti.
[…]

L’elisir di Torregialla

Racconto

Incipit disponibile.

 
26 luglio 2019

 

LE FAVOLE ECOLOGICHE NELLE CITTÀ DI CEMENTO

Respiriamo l’ossigeno degli alberi simbolici

Negli anni Settanta il governo cinese colse i frutti di un lungimirante investimento ecologico: grazie a una politica decennale di saggia piantumazione d’alberi, corresse gli eccessi climatici di Shanghai. Misurate nel centro della metropoli, la temperatura media estiva si era abbassata di 8 gradi e quella invernale si era innalzata di 6. Furono individuati i quartieri obsoleti e meteorologicamente strategici, li si rasero al suolo e li si sostituirono con boschi immensi tenuti in ordine e vigilati dagli studenti col berretto stellato delle Guardie Rosse.
A distanza di mezzo secolo, dozzine di metropoli capitaliste sono stordite ora dalla canicola ora dal gelo e sempre da salatissime bollette dei condizionatori e dei termosifoni. Ed eccole cercare di far tesoro della saggezza cinese. Ma negli ultimi tre lustri si sono rivelate pessime imitatrici. Per esempio, nel 2009 il municipio di Tokio spacciò come offensiva arboricola nel centralissimo quartiere Otemachi un fazzoletto di 3.600 metriquadri – 60 metri di lato! – dove peraltro nessun albero, per quanto alto, riesce mai a farsi lambire dal sole, tanto svettano i grattacieli che lo assediano. A Parigi sono avvezzi da parecchio a contentarsi di boschi lillipuziani, come la Forêt urbaine realizzata da Renzo Piano in Rue de Meaux nel 2003: esigua come un cortiletto condominiale. Eppure l’hanno battezzata bosco. Per cui oggi, con oltre 40 gradi e i poveracci delle case popolari a farsi la doccia in strada con gl’idranti dei pompieri, la sindaca Anne Hidalgo non fatica a promettere, in cambio della rielezione, «da 20 a 30 foreste».
A Milano si celebrano i fasti di un autoproclamato “bosco verticale”, costituito da alberelli piantati sui balconi di un paio di condomini, sempre nel mirino di selve di cellulari ansiosi di accertarsi che questa bizzarria meneghina esista davvero e sia uguale e precisa a quella della propaganda turistica…
[…]

Il piazzista

Racconto

Incipit disponibile.

 
25 luglio 2019

 

CONTRADDIZIONI IN SENO AL CAPITALE

Dalla Cortina di Ferro alla Cortina d’Oro

Donald Trump non perde occasione per tuonare contro il gasdotto Nord Stream 2, che sotto il Mar Baltico sta affiancandosi all’omonimo numero 1 nel portare il gas russo in Germania e da qui al resto d’Europa. Trump motiva l’avversione con la difesa degli interessi dei concittadini che spremono gas di scisto dalle rocce profonde degli Stati Uniti, per poi liquefarlo in parte a oltre 160 gradi sottozero, poi caricarlo su navi-cisterna, poi navigarlo fino alla costa tedesca, poi farlo tornare allo stato gassoso prima di pomparlo alle industrie del centr’Europa. Un viaggio lunghissimo, questo del gas made in USA. E assai costoso: gli utenti europei lo pagherebbero un prezzo multiplo di quello russo, anche perché cavar gas dalle pietre è faticaccia immensa rispetto a quella dei russi, che invece lo aspirano bell’e pronto dal sottosuolo. Ma tant’è: i petrolieri americani manovrano troppi voti perché un presidente possa permettersi di sacrificarne gl’interessi: un’elezione val bene uno spreco estrattivo e distributivo, specie se il conto alla fine lo pagano gli europei.
Però Trump deve tener buoni anche grandi elettori che hanno interessi contrapposti a quelli degli estrattori di gas di scisto. Parliamo degli specialisti in ingegneria petrolifera, come la multinazionale TechnipFMC, che l’anno scorso ha ricevuto ordini per 14,6 miliardi di dollari e che proprio ieri ha annunciato la firma di un contratto di 7,6 miliardi di dollari (cioè oltre la metà del fatturato annuale) relativo alla realizzazione di tre terminali di gas per conto della società russa Novatek, coltivatrice dei giacimenti di gas siberiani.
Trump non può ignorare le buone creanze affaristiche vincolanti sia i capitalisti statunitensi sia quelli russi quando siglano un patto economico. Né che la scelta, da parte di Novatek, di un fornitore nordamericano, lungi dall’essere sbocco di mero calcolo di convenienza, è il prezzo da pagare per terminare il Nord Stream 2. Un do ut des foriero di pace che tuttavia si concilia benissimo con la propaganda bellica contro il Pericolo Rosso: se Trump non agitasse di continuo lo spauracchio di qualche guerra imminente perderebbe il sostegno di un terzo gruppo di Grandi Elettori: i fabbricanti di armi.
[…]

 
 
24 luglio 2019

 

*

Cameriere 

L’evento che vi narro si sta svolgendo a Parigi, in un albergo della catena multinazionale Accor, ma è coevo e simmetrico alle centinaia che potrebbero ambientarsi in molte altre città del mondo. Succede che una trentina di cameriere scioperano a oltranza perché esasperate da salari da fame e da condizioni di lavoro servile. La paga: da 800 a 900 euro lordi al mese, per 40 ore settimanali. Denuncia la CGT, il sindacato che le tutela: «A ogni turno la lavoratrice ha in carico circa 40 camere con punte di 50». Significa che, in un tempo oscillante da 9 a 12 minuti la cameriera deve:
– aprire la camera con il passepartout;
– portarsi dentro il carrello;
– tirare le tende e spalancare la finestra;
– inventariare il contenuto del frigobar e comunicare alla reception i prodotti consumati dal cliente;
– ispezionare armadio, cassettiera e comodino verificando che il cliente non abbia dimenticato nulla;
– accertarsi che tutte le lampade funzionino;
– raccogliere la biancheria sporca, accertando che il cliente distratto non abbia infilato in valigia asciugamani o accappatoio;
– pulire il bagno e corredarlo di asciugamani, accappatoio, saponi eccetera;
– mettere i sacchetti di plastica nei cestini dopo averli svuotati;
– passare ovunque l’aspirapolvere;
– fare il letto;
– chiudere la finestra e sistemare le tende.
Come riesce la cameriera a fare tutto questo in 12 o addirittura in 9 minuti? Semplice: sgobba come pazza e negandosi la minima pausa, assillata dall’orologio: se prolunga il lavoro in questa stanza poi deve accorciarlo in quell’altra. E se non riesce a reggere il ritmo, magari perché in albergo hanno fatto scalo squadre di studenti o di tifosi con l’educazione d’una mandria?
Peggio per lei: la prima volta è una lavata di capo, la seconda una multa, la terza una multa più salata, la quarta il licenziamento.
Vi chiederete: come può, una grande catena alberghiera, trattare le dipendenti come schiave e per di più multarle e licenziarle se non si prostrano abbastanza? Prima di rispondervi sappiate che questo «di più» ingloba non di rado angherie sessuali da parte dei capi, talmente spinte che, proprio nella catena di cui parliamo, sono sfociate in una denuncia di stupro che ha mandato sotto processo il capetto. Veniamo alla risposta: gli albergatori fanno e strafanno quel che gli pare perché le cameriere non sono loro dipendenti dirette. Ma sono al soldo di società formalmente esterne – ancorché configurabili come reparti interni; società  che vendono all’albergo il servizio di pulizia chiavi-in-mano. Insomma, le catene alberghiere affittano le cameriere allo stesso modo in cui si prende in leasing il pullmino per andare a prendere i clienti in aeroporto.
All’origine di tanti soprusi – e violenze sessuali – c’è dunque la legge che ha buttato a mare gli esiti di oltre un secolo di lotte sindacali e di civiltà: il principio per cui il datore di lavoro è contrattualmente, civilmente e penalmente responsabile delle condizioni di chi lavora per lui. Il contrario di tutto ciò è la finzione giuridica che rende possibile l’inserimento di un intermediario tra imprenditore e subordinato, all’unico scopo di negare a quest’ultimo le sacrosante guarentigie normative e retributive.
La legalizzazione delle società che affittano lavoratori come i bordelli le puttane o gli schiavisti gli schiavi è stata imposta negli ultimi decenni dai registi della globalizzazione capitalista e accettata anche dai partiti “di sinistra” come pegno di fedeltà al nuovo ordine economico. In Francia come ovunque altrove. In Italia, per cautelarsi contro ipotetiche ritrosie dei sindacati o dei partiti cosiddetti “dei lavoratori”, il padronato ha affidato la legalizzazione del lavoro in affitto (pudicamente etichettato interinale) ai governi “di sinistra”.
Così adesso il lavoratore è fregato due volte: dai padroni, liberi di bastonarlo col beneplacito della legge, e dai sindacati-partiti, che lo svogliano dal protestare. O, se gli consentono di sbraitare, si guardano bene dal disarmare i padroni-randellatori.

 
 

MEDICI SENZA VERGOGNA

Specialisti in palanche

Il parziale rinnovo del contratto nazionale è l’occasione per far luce su una categoria di 130 mila professionisti che in grandissima parte ha abiurato, insieme a ogni residua forma d’impegno sociale e politico, anche l’etica. I pazienti sono così abbandonati alla guarigione della giungla, dove diagnosi tempestive e corrette, corollate da terapie altrettali, sono appannaggio dei solventi.
Ma, con o senza soldi, tutt’i pazienti pagano il conto a una scienza medica pilotata col criterio del massimo profitto e scompensata nelle priorità, dove – per esempio – le ricerche sugl’intrugli antirughe e sulla turgidità senile assorbono più risorse della lotta al cancro.
Ecco una carrellata sulle responsabilità imputabili ai camici addottorati nello sfascio della sanità, indifferenti al calvario di un’utenza di disertori sociali che quasi sempre se lo meritano.
[…]

 
 
23 luglio 2019

 

LA STRUMENTALIZZAZIONE DEGLI HANDICAPPATI

Greta Thunberg, esibita come la donna barbuta

La sedicenne svedese è piagata da una serqua di malattie: dalle turbe ossessivo-compulsive gravi alla depressione infantile, dal mutismo selettivo (riesce a comunicare soltanto con alcune persone) alla sindrome di Asperger (forma di autismo), dalla monoideazione (difficoltà a rimanere concentrati) a disturbi alimentari gravi che la rendono minuscola. E il suo curricolo scolastico, depurato delle rituali benemerenze con cui pessimi insegnanti compensano la loro incapacità a farsi carico dei diversi, non si scosta dalla media dei coetanei. Quanto alle sue conoscenze e competenze in materia ecologica, non superano quelle d’ogni altro cittadino responsabile. Eppure gli eccessi della tifoseria online, caricatura goliarda di democrazia diretta, l’hanno elevata a una Giovanna d’Arco banditrice di crociate per la liberazione del Pianeta dai Borgia. Con sommo gaudio degl’inquinatori d’ogni risma, dei politicanti e dei marpioni dei media, tutti riconoscenti a una bambina-icona che appaga la voglia di spettacolo del popolobue, nonché la sua ansia di arruolarsi nell’unico genere di guerra che agogna: quello simbolico.
[…]

 
 
22 luglio 2019

 

DAL COMUNICARE AL COMUNICARSI

Così involve la scrittura per le masse

Parafrasando Zenone, la cultura vive tempi stupidi e crudeli, dove le intelligenze sono minacciate da rapine attenzionali e oppresse dalla dittatura dell’impazienza. Chi non riesce a navigare contro questa corrente folle cerca gratificazioni in ogni sorta di novità, così condannandosi alla ricerca incessante di sempre nuove notizie, senza frapporre staccio né di rilevanza né di gerarchia. Emblema di questo processo degenerativo è l’imbarbarimento della comunicazione scritta, che s’impoverisce tendendo alla lallazione.
Nella colonna a fianco proponiamo due narrazioni, del medesimo autore e distanziate di 40 anni, acclaranti come il trascorrere del tempo produce insieme progresso e regresso nella tecnica dei significanti e nella loro decrittazione…
[…]

Suinel numero 5

Dalla raccolta Cronache della Pianura, 1979

Incipit disponibile.

 

La truffa perfetta

Racconto

 

 

 
21 luglio 2019

 

HONG KONG

Sindrome leghista in salsa cinese

Benché il territorio dell’ex colonia britannica sia stato assorbito dalla madrepatria da oltre 22 anni, i residenti continuano a godere di privilegi che umiliano i concittadini che non vi risiedono. Questo trattamento di favore verso gli ex colonizzati – che comunque spirerà, alla più lunga, nel 2047 – fu motivato, nel 1997, dall’eccezionale temperie affaristica che splende su Hong Kong, concentrato di imprenditori abili nel far quattrini e snodo finanziario internazionale profittevole più di ogni altro. Una gallina dalle uova d’oro di cui profittano governo e cinesi tutti, rendendo tollerabili a Pechino i privilegi degli hongkonghesi. A una condizione: che costoro non esagerino, come stanno facendo da sei settimane: non paghi di godere di esenzioni fiscali e di licenze capitalistiche impensabili nel resto di un Paese che è comunista, gli ex-colonizzati pretendono di irridere il codice penale, rivendicando extraterritorialità legale.
Così, quando il magistrato ha spiccato ordini di cattura nei confronti di criminali residenti nella ex-colonia, centinaia di migliaia di persone sono scese in strada rivendicando autonomia dal sistema giudiziario cinese, come se la città di Hong Kong fosse diventata, da provincia di Pechino, uno Stato sovrano. Sono oltranzismi infantili che evocano quelli della Lega nostrana…
[…]

La guardia giurata

Racconto

Incipit disponibile.

 
20 luglio 2019

 

BASSA EDITORIA

Se il grande scrittore di New York è una pensionata di Abbiategrasso

Per risparmiare sui compensi ad autori americani sintonizzati con Hollywood e per questo agognati dal mercato popolare europeo, i produttori nostrani di romanzi gialli ne affidano la stesura a scribacchini conterranei d’accatto, mascherati da pseudonimi made in USA. Ne risultano storielle che declinano gli stereotipi infantili sedimentati da pessimi film e da (altri) peggiori libri. L’inganno, che perdura da svariati decenni e si va dilatando, non rischia di essere scoperto da utenti cui la finzione della finzione – com’è appunto la scopiazzatura di sceneggiature hollywoodiane – regala favole favolose, perché adattate agli schemi mentali e ai gusti italici.
Nella colonna a fianco propongo due scampoli di manoscritti testati con questo genere di editori, l’uno con firma fasulla, l’altro con firma autentica.
[…]

Luglio 1930

Racconto giallo di Henry McRoy

Incipit disponibile.

 

Criminali ridicoli

Racconto giallo

Incipit disponibile.

 

 
19 luglio 2019

 

FRANCIA

Il taylorismo entra in tribunale

Il governo si è reso conto che la macchina della giustizia gira talmente lenta da connotarsi come negazione di se stessa.
Non osiamo, noi italiani, consolarci con il male altrui: da noi la giustizia è ancor più tartarugante, giacché, oltre a patire di tagli al bilancio, è zavorrata da arretratezza strutturale e organizzativa, nonché chiazzata di corruttele e avvilita da privilegi e immunità castali. Al di qua delle Alpi i processi durano almeno il doppio di quelli che si svolgono al di là, al netto dei cavilli per allungare i tempi e far scattare la prescrizione. Ma in Francia hanno altra sensibilità: l’opinione pubblica riesce ancora a scandalizzarsi se l’inefficienza di un magistrato o di un poliziotto giudiziario tiene in carcere un innocente o un presunto colpevole che a rigor di codice dovrebbe stare fuori.
Dunque i governanti francesi, ansiosi di chetare un malcontento popolare che monta, si sono chiesti: perché i nostri tribunali battono la fiacca? Risposte: perché sono poveri di giudici; perché i giudici sono poveri di poliziotti giudiziari e di cancellieri e di altro personale indispensabile; e perché tutti quanti sono poveri di soldi. Ci sono aule e uffici che cadono a pezzi a causa di manutenzioni neglette e che sono deprivati di adeguate attrezzature elettroniche.
Tutte mancanze che invocano cospicui investimenti: in edilizia, in arredamento, in macchinari, in assunzioni di personale qualificato. Una montagna di soldi che il governo francese non vuole sborsare perché dovrebbe reperirli a scapito di destinazioni politico-elettorali più impellenti, come lo sgravio fiscale ai ricchi, i sussidi alle imprese in difficoltà perché malgestite, la costruzione di sempre nuove strade perché se l’automobilista-cittadino non può viaggiare comodo dà fuori di matto.
Dunque come sveltire la giustizia gratis o quasi?
Il ministro della Giustizia ha avuto questa bella pensata: se non intendiamo spender quattrini aggiuntivi per assumere personale, possiamo però cavare di tasca qualche spicciolo per incrementare la produttività di quello che abbiamo. Cioè: facciamo lavorare di più i magistrati e i poliziotti al loro servizio.
Ecco come…
[…]

L’impiegato furbo

Racconto breve

Incipit disponibile.

 
18 luglio 2019

 

GUERRE BIOLOGICHE

Acari e batteri con l’elmetto

L’11 luglio scorso, a Washington, il rappresentante repubblicano del New Jersey alla Camera, Chris Smith, ha chiesto al ministero della Difesa lumi sull’«eventuale sperimentazione di armi biologiche dal 1950 al 1975». I parlamentari presenti sono trasecolati. Non per la gravità della richiesta, implicante crimini altrettali, ma perché l’arsenale biologico-chimico è da sempre componente della panoplia bellica degli Stati Uniti, perché i suoi usi e abusi sono stati accertati e perché continuano a tutt’oggi. La cronaca dell’ultimo mezzo secolo è disseminata di scandali conseguenti al ricorso, da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati, di nequizie che la Convenzione di Ginevra formalmente bandisce: dagli spray all’LSD ai virus letali all’antrace alle zecche assassine.
[…]
Per esempio nell’agosto 1951 la CIA sperimentò gli effetti dell’LSD spruzzandone dosi massive su un intero villaggio. Non lo fece in casa propria, dove i bravi cittadini non avevano ancora smaltito l’arrabbiatura per l’esposizione di soldati dell’US Army alle radiazioni delle bombe atomiche sperimentate nel deserto del Nevada e dintorni, ma lo fece a Pont-Saint-Esprit, paese di qualche migliaio d’anime nel sud della Francia. I Borgia nordamericani diluirono l’LDS nell’acqua usata dalla forneria, così quando i paesani ne mangiarono il pane, in 500 diedero fuori di matto, per esempio denudandosi in strada per dedicarsi a ogni sorta di accoppiamento. Sette degli avvelenati morirono, di cui due per suicidio. Il governo scoprì la causa di tanta dissennatezza e l’attribuì a incomprensibile follia collettiva, senza mai riferire che il gasamento del paese rientrava nel progetto MK/Ultra, diretto dal medico Frank Olson, capo della Divisione delle operazioni speciali di Fort Detrick.
[…]
A settembre 2001, a una settimana dagli auto-attentati contro i grattacieli di New York, l’abbattimento di un aereo di linea e il lancio di un missile contro il Pentagono, lo Stato Profondo che aveva surrogato Bush alla Casa Bianca decise di tenere massima la tensione spedendo a uffici pubblici e alle redazioni dei giornali una serie di lettere avvelenate all’antrace. Si tratta di un veleno potentissimo prodotto dai laboratori segreti delle aziende fornitrici del Pentagono. Il governo garantì che i mittenti erano terroristi della stessa risma di quelli cui furono attribuiti gli attacchi dell’11 settembre. Il primo americano a morirne, il 5 ottobre, fu Robert Stevens, cronista di un tabloid. L’antrace si rivelò veleno magico per compattare le schiere dei sostenitori delle imminenti aggressioni a Paesi mediorientali che non c’entravano nulla.
A febbraio di due anni dopo anche Silvio Berlusconi, timoniere di un esecutivo italiano malgovernato, ricorse ai miracoli dell’antrace, non già per avvelenare i concittadini, bensì per agitarne lo spauracchio (ne riferiamo nell’articolo sotto).
[…]
Ed eccoci all’interrogazione dei giorni nostri del deputato Chris Smith, che in particolare rievoca e attualizza la diffusione della malattia di Lyme, dal nome della cittadina USA, nel Connecticut, dove venne identificata. Consiste nell’infettare le zecche, arruolandole come untori. Ci sono almeno 900 specie di zecche al mondo, che vivono dove l’umidità è almeno dell’80% e preferibilmente dove ci sono foreste. Si nutrono del sangue dei corpi su cui albergano, dagli uccelli alle mucche ai gatti all’uomo. Ogni anno, soltanto negli Stati Uniti, ammorba 300 mila persone.
Kris Newby, malata di Lyme che ne è guarita, fa la scienziata all’Università di Stanford. È lei che per prima, in un libro, ha attribuito la colpa del dilagare morbo a un esperimento del Pentagono finito male. La sua accusa si basa anche su crimine analogo commesso in precedenza da aziende al soldo del Pentagono, le quali allevavano zecche, pulci e zanzare per infettarle di agenti patogeni allo scopo di ammorbare i nemici. Il guaio è che gli insetti killer volano, si accasano e si moltiplicano dove vogliono, anche in casa dei bravi contribuenti americani. Così imparano a passare stipendio agli scienziati e profitti ai produttori che hanno messo al mondo i piccoli killer…
[…]

 

CORRELATO, DEL 13 FEBBRAIO 2003:

Berluska, dov’è l’antrace?

Intervista esclusiva al responsabile dei laboratori delegati dal governo a contrastare le armi chimiche. I media di regime sono arruolati d’ufficio nell’esercito dei terroristi governativi, irresponsabili agitatori di spauracchi inesistenti e proni replicanti delle bugie propalate da Bush che, al soldo delle lobby petrolifere, vuole papparsi i pozzi e gli oleodotti dell’Iraq.

Articolo disponibile.

Mater

Romanzo

Ristampa nel decennale.

 
17 luglio 2019

 

MARINE DA GUERRA E PROPAGANDA POLITICA

I finti vari delle navi che verranno

Giorni fa il presidente della repubblica francese, Emmanuel Macron, ha concelebrato in diretta televisiva l’inaugurazione del Suffren, sommergibile atomico di media stazza, issato in palco in un capannone. Ma sia lui sia il codazzo di teleblablà al seguito hanno taciuto che il Suffren, lungi dall’essere pronto per scivolare in acqua, è ancor più lungi dall’essere operativo: gli mancano un sacco di cose, compreso il motore, e sarà consegnato alla Marina soltanto nel primo trimestre del 2020, per affrontare mesi di collaudi. Ma allora che senso ha festeggiarne il varo con svariati mesi di anticipo sull’ultimazione dei lavori? Questo non-senso: consentire a Macron & Soci di pavoneggiarsi in due feste inaugurali: quella finta, dove il Suffren resta all’asciutto, e quella autentica dell’immersione. Non ridete eccessivamente di Macron: è un politicante che tira a campare sfruttando ogni evento per restare mediaticamente a galla. Capi di Stato e di governo fanno ovunque così. Anche in Italia, dove, a luglio di tre lustri fa, il presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi si prestò a peggior simulazione per puntellare il governo di Silvio Berlusconi, a corto di consensi…
[…]

 

CORRELATO DEL 4 LUGLIO 2004:

Gli ex-marinai che vanno a Riva Trigoso

Assisteranno al varo di un pezzo di portaerei. Un’arma buona solo per avventure colonialiste e incompatibile con lo spirito della Costituzione repubblicana.

Articolo disponibile.

 
 
16 luglio 2019

 

EVERSORI INFANTILI E MEDIA RIDICOLI

Se il tifoso ultrà ha in garage un missile e un aereo da guerra

In fregio alla provinciale Ravazzano-Voghera, nel Pavese, c’è il capannone di un tifoso ultrà, chiamiamolo Cisco. Insieme a correligionari della curva nord, nonché di sodalizio nostalgico del nazismo, accanto ai ferri del mestiere ne tiene altri: lame d’assalto, pistole, fucili e mitragliette, qualche targa di stampo hitleriano, la cabina di pilotaggio di obsoleto aereo bellico e persino un missile. Ignoro se e quanto funzionino le armi da fuoco e se il manipolo di ultrà abbia mai delibato di usarle, associate ai coltellacci, per spedizioni connesse alle loro fedi, ma è legge scientifica che mai potrebbero utilizzare la cabina di aereo e neppure il missile, il quale, essendo del tipo cosiddetto aria-aria, funziona soltanto se è a sganciarlo è un velivolo da guerra in quota e per colpirne uno nemico. Se provi a spararlo da terra non fa neppure cilecca. Quanto alla cabina di pilotaggio, mi piace supporre che i miei cinque lettori abbiano abbastanza buonsenso per ritenere che, senza il resto dell’aereo intorno, una cabina non può volare.
Dunque il nostro Cisco giorni fa se ne stava nel suo capannone a rimirarsi la collezione guerriera e a condividerne apprezzamenti al telefonino con altri del manipolo. Cisco ignorava di essere ascoltato anche dai gendarmi preposti a vigilare sia sugli ultrà sia sui nostalgici dagli eccessi censurabili, che in questo caso coincidono con le stesse persone. Nel sentir parlare di pistole automatiche, di mitra, di missili e aerei da guerra, i gendarmi organizzano un sopralluogo. Arrivano in forze, palpitando fari rotanti blu, compresi quelli di un’ambulanza che non si sa mai, sotto un bel sole che propizia l’ottimale ripresa delle telecamere distanziate dai veicoli di testa quanto basta a escludere siano insieme. E stuoli di fotografi, teleoperatori e giornalisti spaventano il mondo dei semplici e dei pavidi con prolungati primipiani sulla collezione di Cisco, definita «arsenale da guerra». Scribacchini e teleblablà insistono soprattutto sulla pericolosità del missile, omettendo di precisare trattarsi di un ferrovecchio inservibile ai fini per i quali fu costruito, ma servibilissimo a esasperare la minaccia incombente rappresentata dal commando nazista…
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15 luglio 2019

 

IL CANCRO CHE AMMORBA L’ITALIETTA DEL DISONORE

La spolitica dei mendicanti

Dai democristiani che incassavano tangenti sull’acquisto d’inutili aerei da guerra ai comunisti che le prendevano sulle Skoda cecoslovacche vendute agli operai italiani; e via via lungo mezzo secolo di ruberie sino ai leghisti odierni che invocano mazzette milionarie sugli idrocarburi russi: da sempre i governanti e i dirigenti dei partiti nostrani ingrassano svendendosi e svendendo il popolo allo straniero di turno. Così la politica, da nobile servizio alla gestione della cosa pubblica, s’è marchiata del prefisso privativo, la spolitica, appunto...
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12 luglio 2019

 

LETTERE

Ricevo e pubblico:

«Se prego Dio di chiamare a Sé mia suocera e Lui non mi ascolta…»

«Ho 34 anni e sono madre di due bambini in età di scuola elementare. Ho un lavoro a tempo parziale che rende 400 euro al mese e mio marito magazziniere ne porta a casa 1.200. Paghiamo 300 euro di mutuo e siamo terrorizzati da ogni imprevisto suscettibile di smagrire quel che ci resta dei nostri due mensili. Da tre mesi mia suocera, Clara, vedova, che di pensione prende la minima, è piombata in una forma acuta di demenza senile che ha stretto mio marito e me a un trivio: o trovare una badante disposta ad accudirla a corrispettivo della miseria consentita dalla pensione di Clara, integrata dal nostro modesto contributo; o trovare un istituto dove ricoverarla; oppure prendere Clara a vivere con noi. Non abbiamo trovato alcuna badante è disposta a occuparsi di Clara se non al doppio della cifra che possiamo spendere; abbiamo scoperto che nelle strutture assistenziali pubbliche non c’è posto e che la lista d’attesa è lunga; abbiamo scoperto che quelle private chiedono rette da capogiro e noi non possiamo permetterci di indebitarci ulteriormente. Così siamo stati costretti ad ospitare Clara in casa nostra e a condannarci a un inferno forse peggiore del suo.
«Per cominciare nostro figlio ha dovuto condividere la cameretta con la sorella, per lasciare la sua a Clara. Poi ci siamo resi conto che Clara non può essere lasciata sola neppure durante la mezza giornata in cui sono al lavoro e dunque s’è dovuta assumere una badante a ore. Terzo, la nostra casa è diventata un cronicario invivibile, con Clara che urla e pretende di uscire a tutte le ore, che fa la pazza per casa a volte prendendosela con i ragazzi, ridotti a chiudersi in camera. Quarto, ci costa un sacco di soldi in medicine che la mutua non passa e senza le quali – lo abbiamo sperimentato! – non si riesce a tenerla cheta neppure la notte. Quinto: Clara è diventata incontinente e le sue esigenze di pulizia-lavanderia e uso prolungato del bagno, lo hanno quasi monopolizzato; inoltre le sue scorribande per casa nonché le sue esigenze dietetiche e l’esigenza di essere imboccata ci precludono a volte anche il soggiorno e la cucina. In pratica mio marito e io da una parte, i figli dall’altra, siamo prigionieri nelle nostre rispettive camere, ed è tanta manna quando riusciamo a chiuderci dentro e a stare un po’ tranquilli.
«I nostri figli vivono come carcerati, sono sempre tesi e a scuola, da bravi che erano, sono diventati un disastro. Si svegliano di notte quando i sedativi non bastano a contenere le crisi isteriche di Clara e comunque continuano a rimanere svegli sino a quando mio marito e io, che ci alziamo per accudirla, non siamo tornati a letto.
«Finché ho dovuto a mia volta mettere mio marito alle strette. “Senti – gli ho intimato – così non si può andare avanti, per il bene dei nostri figli e nostro. Tua madre va sempre peggio e il medico ci ha detto chiaro che la demenza senile, ancorché acuta e maggiorata di altri acciacchi, può prolungarsi per decenni… Insomma non è una malattia che finisce a breve termine, in un modo o nell’altro. Per cui bisogna trovare una soluzione. Se non la troviamo insieme, dovrò pensarci io”.
«Mio marito e io ci siamo sempre considerati laici e abbiamo esonerato i nostri figli dall’insegnamento religioso, sin da quando facevano l’asilo. Ma ecco che mio marito, quando gli ventilo una qualche soluzione per sua madre, e senza ovviamente implicare alcunché di sconveniente, comincia a parlarmi, chissà perché, della “sacralità della vita”, a dirmi che “bisogna rispettare quella di ogni prossimo” e via con questi discorsi. Ma credo che quando lui parla di “vita” si riferisca soltanto a quella di sua madre, di cui si rifiuta di accettare la follia, ancorché debilitante sino alla disumanità e la cui convivenza in casa nostra è incompatibile con il diritto dei nostri figli a crescere in un ambiente che non faccia impazzire anche loro. E ciò a prescindere dei miei diritti di madre e di moglie, che non possono essere sacrificati ai doveri verso una suocera ormai assai più che debilitata: debilitante verso tutti coloro che le stanno intorno.
«Mi sono ridotta a pregare il Dio in cui non ho mai creduto e a invocarLo di accogliere Clara in paradiso, che se ne occupi un po' Lui! Perché a me non viene proprio in mente alcuna soluzione. Intendo: nessuna che sappia mettere in pratica.
«Qualcuno ha suggerimenti da darmi? O sa indicarmi la strada per trovarne?»

Risposta:

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11 luglio 2019

 

FRANCIA

Com’è dura fare il medico perbene di pazienti che credono nella stregoneria

La lista dei malati dissennati che si condannano alla sofferenza perenne o alla morte precoce è prolissa. Ci sono malati reclamanti medici che li proclamino sempre sani o almeno pronostichino leste guarigioni; ci sono gli ipocondriaci acuti, fisicamente sani ma esigenti terapie; ci sono i malati indisponibili ad accettare i limiti della scienza medica e dunque vagano per santuari in questua di miracoli… e in fondo alla lista ci sono i malati, veri o immaginari, che respingono la razionalità scientifica per rifugiarsi in pratiche irrazionali e bislacche di matrice sciamanica.
Rientra tra queste l’omeopatia, un insulto a Ippocrate e uno sperpero di denaro pubblico che collide con le ristrettezze imposte alla medicina seria.
Oltre 800 indagini scientifiche al massimo livello hanno dimostrato come intrugli e compresse omeopatiche siano estranei alla scienza e che dunque non hanno il minimo valore terapeutico; al più, li si può parificare ai placebo, cioè a quei finti farmaci destinati ai pazienti che li credono veri. A volte un placebo, per esempio una pastiglia di zucchero, fa star meglio il paziente che è tale soltanto nella sua testa: convinto di avere la malattia X e che questa sia curabile con la medecina omeopatica Y, la assume senza esitare e guai a richiamarlo alla realtà. Tutto accettabile, fin tanto che ad ingerire zucchero è un malato fasullo. Le tragedie iniziano quando il convertito all’omeopatia sta male sul serio e rifiuta di curarsi con l’allopatia, cioè ricorrendo a rimedi scientifici. In questi casi il produttore di intrugli omeopatici, nonché il medico fedifrago che gli tiene bordone, diventano complici in un raggiro che può avere esiti letali per le vittime. Ne deriva che l’omeopatia può configurarsi, nelle miglior delle ipotesi, come abuso della credulità popolare e, nella peggiore, come istigazione a non curarsi. Risultato: il paziente credulone aggrava, magari ritrovandosi invalido permanente. O muore.
Seconda accusa all’omeopatia: distoglie risorse alle terapie scientifiche.
Prendiamo la Francia, dove il servizio sanitario nazionale rimborsa al paziente il 30% della spesa omeopatica. Nei giorni scorsi il governo ha annunciato una riduzione di questo contributo pubblico al 15%, con decorrenza primo gennaio 2020, e il suo azzeramento dal primo gennaio dell’anno successivo…
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10 luglio 2019

 

FORESTA AMAZZONICA

Che carini questi omuncoli che si scannano tra loro rubandosi le donne!

Preambolo
I pennivendoli delle più paludate testate del Nordamerica e d’Europa sono usualmente proni ai Poteri che passano loro prebende sontuose. I beneficati ricambiano propalando le censure e le bugie gradite ai Poteri. Per esempio, a 18 anni dagli attentati dell’11 settembre a New York e dintorni, i pennivendoli perseverano a raccontarci la favola che li attribuisce a Osama bin Laden, benché siano stati smascherati come operazioni sotto falsa bandiera; per esempio,  a 15 anni dal golpe ucraino appaltato dalla NATO a una banda di nazisti da museo, i pennivendoli ribaltano la responsabilità del colpo di Stato su coloro che se ne sono dissociati; per esempio, a otto anni dall’invasione della Libia da parte della NATO, insistono a farci credere che fu missione umanitaria, progenitrice degli odierni salvataggi in mare dei libici cui la NATO ha bombardato industrie, strade, posti di lavoro, case, ospedali, scuole; per esempio, a cinque anni dalla spedizione in Siria di 360 mila mercenari della NATO, i pennivendoli ribadiscono che fu – e in parte continua a essere – sostegno a una «guerra patriottica di liberazione» da un «dittatore», negligendo che il presidente della repubblica, Bashar al-Assad, è esito di libere elezioni e che l’invasione straniera ha ucciso quasi 400 mila persone; per esempio… insomma accendete un notiziario televisivo o aprite un giornale cartaceo e, se siete cittadini onesti e correttamente informati, le panzane della stampa di regime le vedete da voi.
Guadagnarsi da (ben) vivere blaterando frottole alla lunga si rivela un cilicio psicologico e anche professionale: intralicciati su menzogne, i telegiornali e i cartacei soffrono crisi di rigetto da parte di un’udienza che tanto scema non è, anche perché le certosine seminagioni della controinformazione militante qualcosa fruttano.

All’oggi
Un po’ per sgravio di coscienza e molto per recuperare audience, i pennivendoli si concedono di quando in quando campagne di stampa definite «di civiltà». Per esempio la difesa degli yanomani, un nugolo di tribù annidate nel cuore della foresta Amazzonica, nello slargo disegnato dai fiumi Orinoco e Rio delle Amazzoni.
In tenuta da esploratori e con i riccioli mossi dai ventilatori alimentati dal generatore a gasolio, i Grandi Inviati della Grande Stampa si esibiscono alla macchina fotografica e alla telecamera per denunciare «i moderni predoni che minacciano la tranquillità e la stessa sopravvivenza di questo popolo pacifico e rispettoso della natura». Vediamo se è vero.
Gli yanomani, stimati in circa 30 mila, sono etnia tra le meno evolute del Pianeta. Sono fermi, se non all’Età della Pietra, certamente a quella del legno. La loro tecnologia si ferma all’arco, alle frecce, alla lancia, alle mazze legnose, alle piroghe scavate nei tronchi, all’innalzamento di capanne coperte di foglie, all’accensione del fuoco per cuocere la selvaggina e scaldarsi. Vivono quasi tutti e quasi sempre completamente nudi. Sulla nuda terra vengono al mondo. Abitano villaggi folti al massimo di 400 anime, costituiti da un’unica capanna di forma ovale e aperta al centro, frazionata in vari locali per i singoli nuclei e per le attività in comune. Ogni villaggio condivide il medesimo ceppo familiare e morirebbe di consanguineità se non la lenissero con forzosi apporti esterni. Questi apporti: appena può, un villaggio cerca pretesto per far guerra a un altro. I vincitori uccidono gli uomini e rapiscono le donne.
Gli yanomami si esprimono con una gamma ridottissima di suoni. Bastano e avanzano per usare le pochissime parole che conoscono. Ignorano le frasi subordinate e riluttano alle comunicazioni appena più che elementari. Non sanno leggere né scrivere. Non ascoltano la radio né la televisione, perché non le hanno o comunque non capirebbero alcuna delle lingue di altri popoli. Sono animisti, come tutti i primitivi che attribuiscono le manifestazioni della natura, dal sole alla pioggia ai fulmini all’alternanza diuturna ai piaceri e ai dolori corporali, a personaggi potenti e oscuri residenti in cielo, nel sole, negli astri, in tutto che li circonda e li nutre e li angustia.
Allevano i figli nel culto della forza e della prevaricazione. Lodano il bambino che vince le gare di lotta con gli altri bambini, e maggiorano l’encomio in relazione alla violenza e alla crudeltà di cui ha dato prova. Ogni villaggio vuole che i propri figli nascano vigorosi e feroci giacché il loro benessere e la loro sopravvivenza da adulti dipenderanno dalla capacità di macellare altri villaggisti, per rubargli le cose e le donne.
La quotidianità non belligerante è replica millenaria delle medesime, indispensabili e goderecce cose: la caccia, la cucina, la manutenzione della grande capanna e dei suoi elementari arredi, i giochi di lotta e di tiro. E il sesso, ogni volta che piace, dove capita e con chi si desidera.
In uno di questi villaggi si è accasato da quasi mezzo secolo un missionario italiano. Non vi ha convertito alcuno, a meno di non spacciare per conversione la divertita benevolenza che alcuni autoctoni riservano alle sue strampalate manie rituali, non dissimili da quelle dello sciamano. Peraltro il prete non si sogna di contrastare le abitudini cristianamente sconvenienti dei suoi ospiti, che altrimenti gli riserverebbero la sorte dei nemici.
Negli anni Ottanta – presidente del Brasile è Tancredo Neves – questo idilliaco e barbaro scenario è stato scosso dall’arrivo dei garimpeiros, cioè dei cercatori d’oro brasiliani, inappagati da altre zone di ricerca. Raspano le rocce rivierasche e setacciano i letti di questi corsi d’acqua, che si rivelano subito generosi. I cercatori non sono venuti qui per bearsi dell’ospitalità promiscua degli yanomami, bensì per prendersi l’oro, che gli autoctoni non si sono mai presi la briga di raccattare e di cui non saprebbero che farsene. Per cui i garimpeiros non recano doni ai residenti e men che meno riservano loro il garbo riservato dal missionario, che li carezza e li gratifica di altri gesti d’amore cristiano. Anzi, è probabile che i cercatori, tentati da giovani corpi nudi, abbiano profittato dei liberi costumi sessuali del luogo. In ogni caso è certo che i garimpeiros in qualche modo hanno ecceduto se a un certo punto gli yanomami li hanno presi a lanciate e mazzate. I cercatori hanno reagito con i fucili e hanno fatto strage. In un villaggio hanno ammazzato il 30% della popolazione.
Per gli autoctoni è così iniziato un clima di terrore. Da gagliardi assalitori dei villaggi contermini sono diventati semischiavi dei cercatori d’oro, sempre terrorizzati dalle loro razzie quantomeno sessuali. L’andazzo è durato sino al 1992, quando – al potere c’è il vicepresidente Itamar Augusto Cautiero Franco, a rimpiazzo del titolare rinviato a processo –  il governo scoraggia le scorribande e le esazioni dei garimpeiros, delimitando a riserva il territorio degli yanomami. Ma le prepotenze impunite dei cercatori riprendono nel 2015 – presidente la “socialista” Dilma Roussef – e sono esplose l’anno scorso, quando il neopresidente Jair Bolsonaro ha incoraggiato i concittadini a compensare la disoccupazione con l’oro estratto dai fiumi amazzonici…
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9 luglio 2019

 

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L’uomo di Caracas

L’ingegner Pablito (chiamiamolo così) ha da poco superato la quarantina, è ingegnere al soldo d’una multinazionale nordamericana che costruisce impianti indispensabili all’economia del Venezuela. Il presidente Nicolás Maduro ne ha disperato bisogno, perché fra i suoi concittadini non ce ne sono di abbastanza ricchi e capaci da costruire gl’impianti in questione. Per una repubblica che si proclama socialista e stimola il fiorire di iniziative economiche nazionali e che propugna la lotta ai privilegi e alle ricchezze estreme, comprare i servigi da una potenza straniera, e proprio da quella che da decenni istiga golpe per abbatterlo, costituisce un’incoerenza connotabile anche di vergogna e tradimento. Ma tant’è: vale in Venezuela la regola ferrea di ogni Paese che voglia riscattarsi a ogni costo dal giogo colonialista, che è innanzitutto giogo tecnologico. All’origine della miseria endemica di un Paese sottosviluppato, ancorché ricco di petrolio, c’è la penuria di competenze. E ce ne vogliono tante, associate a capitali e strumenti, per succhiare idrocarburi dal sottosuolo e dalla laguna, e tante per rimediare ai guasti di secoli di malgoverni. Ci vogliono tecnici qualificati. Come Pablito, che all’anagrafe è un venezuelano formalmente uguale a ogni altro, titolare dei medesimi diritti e gravato dei medesimi obblighi di solidarietà sociale cui tutti sono tenuti in un Paese socialista. Ma di fatto è un privilegiato che si porta a casa uno stipendio da nababbo. Talmente elevato da scatenare, in torme di venezuelani miseri, tentazioni di redistribuzione forzosa. Per questo Pablito sfreccia per le strade di Caracas  in un’auto blindata e scortata da uomini in arme. In barba a ogni legge ostacolante la fuga dei capitali e in barba a ogni imperativo morale, il governo chiude entrambi gli occhi quando Pablito esporta gran parte di quel che guadagna.
In pochi anni si è aggiudicato una villa principesca in Florida, ha ammassato riserve in forzieri elvetici e ora sta comprando, nel quartiere milanese degli arricchiti, un appartamento immenso da 15 mila euro a metroquadro. Presto vi traslocherà la famiglia, dall’autunno scorso acquartierata nella vasta suite di primario albergo meneghino. Da qui ogni mattina alle 7.45 parte l’auto scortata che porta il figlio più piccolo in un’esclusiva scuola privata. Da qui, ogni domenica sera, parte un'altra vettura scortata che porta Pablito all’aeroporto della Malpensa, volo di prima classe per Caracas, da cui rientra a Milano il venerdì sera. Un impiego che rende una fortuna val bene qualche sacrificio logistico e i rischi connessi ai torbidi infiammati dai mercenari pagati dagli USA per sostenere un golpe annunciato dall’autunno scorso. Ed è questo annuncio ad aver spinto Pablito a mettere al sicuro la famiglia a Milano.
Perché proprio qui? Risposta plurima: perché Pablito e signora hanno ascendenze
made in Italy e ne masticano la lingua; perché a Milano ci sono fior di cliniche e scuole private; perché Milano, peraltro discreto quartier generale della forza di occupazione USA, è città che offre sicurezza estrema ai garantiti; perché il quadrilatero della moda appaga l’ansia spendacciona della signora, perché… il resto della filastrocca motivazionale potete aggiungerlo voi.
Ed ecco che stamattina, da un tempio dello spreco affacciato su Corso Vittorio Emanuele, in fregio al Duomo, la signora incrocia lo sguardo di un uomo che la fa sudar freddo.
– Aiuto! Io quello lo conosco! – sibila all’amica…

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8 luglio 2019

 

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«Cerco deposito per l’essere vivente che era mia madre»

Ci sono malattie invalidanti che, al culmine, degenerano la persona a non-persona. Il cervello viene abraso di ogni consapevolezza umana. Corpi sfatti e piagati si riducono ad ammassi di sofferenza, nella misura in cui anche un animale decerebrato e fors’anche una pianta sentono dolore.
Non sarebbe manifestazione di carità cristiana concedere compassionevole trapasso a questi corpi inerti? Non sarebbe espressione di amore per ogni prossimo, e a maggior ragione di un congiunto, rispettare la dignità della persona autentica che era? Non sarebbe segnacolo di intelligenza surrogare la natura quando questa, cieca e crudele, non fa il suo dovere?
Invece no: i parenti si riducono non già a custodi di simulacri di persone, ma, assai peggio, ad aguzzini che sadicamente, ancorché senza dolo e quasi sempre per debolezza frammista a ignoranza e viltà, condannano al martirio proprio coloro che proclamano di amare al punto da perdere la testa. Sì, perché amare col cervello, oltre che col cuore, implica fare scelte certamente dolorose, ma che sono l’unica alternativa all’egoismo spinto alla crudeltà.
Anche quest’anno, come sempre allo sboccio della stagione feriale, molte famiglie che hanno in carico parenti non-persone, se li portano appresso in vacanza. Li caricano in auto e dopo poche ore approdano al pronto soccorso dell’ospedale più vicino alla meta.
«Dottore, la mamma si è sentita male in viaggio».
Bugia: la mamma è collassata – non deceduta! – per la ragione su cui i parenti contavano: non era in grado di sopportare i disagi del viaggio. Ma che importa: l’obiettivo è raggiunto: si è trovato un luogo dove depositarla a pretesto di un imprevisto sanitario in realtà più che prevedibile: previsto. I parenti sanno bene che nessun ospedale ricovera anziani cronici allo stadio acuto e completamente non-autosufficienti, com’è appunto questa malata di Alzheimer. A meno di non imbrogliarli. Gli ospedali della tua città non li inganni più perché ormai conoscono bene te e quel che resta di tua madre. Ma in un ospedale remoto la messinscena regge. Per poco, certo: anche implorando, anche scialando in mance, fra pochi giorni questa non-persona dovrai venire a riprendertela. Ma per te che ne sei esausto, anche una breve pausa è requie ambita…
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7 luglio 2019

 

CONTROINCHIESTA

I persecutori e gli sciacalli della signorina Alessandra Giordano

Aveva 46 anni e da troppi soffriva di «indicibili sofferenze» al volto, alla gola, alla spina dorsale. Al punto da non reggersi in piedi a lungo e da essere costretta ad abbandonare il lavoro d’insegnante. All’origine di tanto calvario il Morbo di Eagle, che si lenisce e a volte si guarisce in quattro casi su cinque. Ma Alessandra era il caso condannato a patire senza requie. Così, due anni fa, perso l’impiego e dinanzi al verdetto medico di «condannata a patire a vita», ed essendo libera da vincoli coniugali e materni, Alessandra ha scelto di morire. Ha subito scoperto che in Italia è arduo suicidarsi senza soffrire e senza rischiare, o far rischiare il carcere, perché una legge sunta dal diritto canonico condanna chiunque aiuti il candidato suicida a togliersi la vita. Il moderno Torquemada è inclemente anche quando la vita è diventata, a causa di spasimi continui e insopportabili, una tortura, dunque la negazione della vita umanamente – e anche cristianamente in una Chiesa autentica – intesa. Così, per colpa della moderna Inquisizione insediata anche nel nostro codice sedicente laico, Alessandra ha patito due anni prima di esercitare un diritto che è speculare a quello di vivere: il diritto di morire, quando il rimanere in vita diventa martirio e negazione di dignità…
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ESPIAZIONI SENILI E SQUILIBRI DEMOGRAFICI

«Sei vecchio, malato e povero? Ben ti sta.»

In un libro appena uscito in Francia, dove ha cominciato a scuotere coscienze, tre docenti di economia tirano un allarme a governanti e governati: attenzione, la nostra società, che già si mostra impreparata a gestire le due grandi rivoluzioni caratterizzanti il nostro secolo, è ancor più incapace di fronteggiare la terza. I primi due sconvolgimenti sono l’accelerazione iperbolica del progresso scientifico-tecnico e il collasso ambientale. Il terzo cataclisma è questo: per la prima volta nella storia dell’umanità, da un quarto a un terzo della popolazione si appresta a trascorrere un terzo della propria vita da pensionato…
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6 luglio 2019

 

PRIMATI D’ITALIA IN EUROPA

L’economia della truffa

L’italiano medio prospera dei quattrini illegalmente sottratti allo Stato: evade le tasse, saccheggia le casse pubbliche, riscuote provvidenze indebite. Oppure ingrassa imbrogliando i consumatori: dalla sanità privata alle auto alle assicurazioni alle case al supermercato è una ridda di prezzi maggiorati, di contratti iniqui o irrisi, di esazioni ladresche e tangenti. Ogni ingranaggio sociale supposto creare ricchezza o distribuirla è frenato da resistenze malandrine. Per non affogare in questa palude malandrina gli onesti si rifugiano su cosiddette Isole dell’Onestà: vi segnaliamo il percorso per raggiungerle e i requisiti richiesti per sbarcarvi. Fuor di metafora, ecco una rassegna di esperienze associative e solidaristiche di persone perbene: in Sudtirolo, nel Veneto e in Sicilia.
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CORRELATO:

Vademecum del perfetto imbonitore d’auto

Sintesi dell’allocuzione introduttiva a un corso di formazione per venditori di concessionaria.

«Psicologia uguale a soldi. Occhio vigile, orecchie tese. Non perdete un fotogramma del pollo, cioè del potenziale cliente che è appena entrato in concessionaria, non perdete una sua sillaba. Studiatelo bene. Ma dissimulate le vostre mire dietro una barriera di cortesia e indifferenza. I vostri gesti di distacco, i vostri silenzi, i vostri banali quesiti che sembrano buttati lì soltanto per dovere conversativo, tutto questo deve comunicare al pollo che non siete ansioso di vendergli nulla, che accoglierlo e intrattenerlo rientra nelle mansioni d’ufficio per le quali siete comunque pagato, quale che sia l’esito della sua visita. Inducetelo a ritenere che la vostra concessionaria ha clienti in abbondanza, che oggi avete venduto auto prima che lui entrasse e che ne venderete altre quando lui sarà uscito. Siate ospiti gentili, mettete il pollo a suo agio ma mai, neppure per un secondo, neppure per remota allusione, tradite la vostra tensione di pescatore che ha allamato il pesce. Avete motivo di essere fiduciosi: le statistiche ci dicono che un venditore eccellente riesce a spennare il pollo in due casi su tre.
Il vostro primo obiettivo è: capire quanto il pollo è disposto a spendere quando mette piede in concessionaria. Attenzione: diffidate del suo budget dichiarato. Che è falso, è riduttivo, è prudenziale, è limitato al prezzo di listino reclamizzato sui cataloghi o su inernet, prezzo rattrappito dalle offerte sbandierate dai nostri maghi del marketing. No: voi dovete indurlo a formulare nella sua mente l’esborso o l’indebitamento massimo. Come? Allo stesso modo in cui una spogliarellista eccita il cliente: mostrategli via via delizie crescenti. La pubblicità lo ha accalappiato con un modello X a un prezzo Y? Ebbene, voi suscitate nel cliente la curiosità per versioni migliori del medesimo modello e, se l’amo regge il pesce, prospettateli modelli di classe superiore, magari ricorrendo al trucco della mera comparazione, titpo "Certo, quella è assai più potente di questa che ha scelto, ma questa non la induce in tentazioni velociste...". Ricordatevi che l’acquirente di auto è bambino viziato ed eccitato, è baloccone compulsivo e irresponsabile, disposto a dilapidare patrimoni per appagare l’ansia di sedere non tanto al volante di un’auto nuova, ma alla guida di una personalità rinnovata all’insegna dell’esibizionismo, un sogno dal quale conta di riscuotere autostima…
Secondo step. Stabilito che il pollo potrebbe arrivare a spendere 100 per la vettura che gli avete idealizzato, ora il vostro obiettivo è dargli in cambio il modello ideale per noi. Cioè quello più obsoleto, quello già disponibile nel nostro circuito. Insomma quello per noi più profittevole. Ricordate che la vostra provvigione non è una fetta del ricavo, ma dell’utile. Le vetture più redditizie per voi sono quelle che stanno uscendo di mercato; sono quelle offerte in prova ai clienti o meglio ancora quelle offerte in comodato ai giornalisti e similari parassiti o utilizzate come auto di cortesia, insomma macchine in qualche modo usate. La provvigione si appesantisce se riuscite ad appioppare vetture che il nostro circuito bolla del cosiddetto Doppio Asterisco perché hanno rivelato difetti di fabbrica o danni successivi che il cliente non può riscontrare subito ma che emergeranno soltanto dopo parecchio tempo e che imputeremo a guasti accidentali…
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5 luglio 2019

 

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L’Italietta dei pennivendoli e dei suscitatori di linciaggi

Va bene che le aziende italiane fabbrichino armi vietate dalla Convenzione di Ginevra e le spediscano a macellare africani e mediorientali, come ha fatto un produttore lombardo di mine antiuomo; va bene che le aziende belliche ingrassino se stesse e i politici armando le patrie truppe spedite a pacificare il mondo a suon di esplosivi e proietti; va bene che la stragrande maggioranza degli elettori insedi governi guerrafondai e colonialisti; va bene che l’opinione pubblica accetti l’importazione illegale di manodopera da destinare a mansioni servili; ma se un imprenditore di Lumezzane mette alla porta autisti immigrati maleducati e prepotenti, l’Italietta dei Buoni a Oltranza insorge e blatera di razzismo.
Il 21 giugno scorso alla Chino Color di Lumezzane, nel Bresciano, è successo questo: arriva un corriere, pakistano o di altra latitudine esotica, parcheggia il camion dinanzi al cancello della fabbrica. Suona il clacson e pretende di scaricare. Gli viene ribadito che l’azienda accetta le merci su appuntamento, altrimenti rischia di ritrovarsi a fronteggiare molte consegne nello stesso tempo. L’autista insiste e strombazza, nonostante un operaio gli precisi che è in anticipo di due ore sull’orario convenuto e che ci sono altri camion in attesa. L’autista urla e in quel mentre arriva il titolare, che reagisce alla «maleducazione» e all’«arroganza» dell’autista, ennesima di una serie di autisti similari, ordinando l’invio ai fornitori di questo messaggio, comprensibile nella sua esasperazione: «Chiediamo tassativamente, pena interruzione di rapporto di fornitura con la vostra società, che non vengano più effettuate consegne utilizzando trasportatori di colore e/o pakistani, indiani o simili».
La cosa sarebbe finita qui, con un monito ai fornitori a educare meglio i loro autisti. Ma ieri uno di questi fornitori ha divulgato il messaggio alla stampa – intendo quella deteriore – sempre a caccia di minuti episodi squallidi, come la pretesa insofferenza gratuita verso i forestieri, per imbastirci speculazioni allettanti e sante cause da difendere: e cosa c’è di più allettante di un capro espiatorio da dare in pasto alle masse avide di roghi contro pretesi razzisti?
Risultato: i giornali idioti – cioè quasi tutti – oggi mettono alla berlina un imprenditore reo di essersi limitato a censurare civilmente e per iscritto cafonaggini che altri avrebbe preso a calci in culo. Stuoli di sciacalli, dagli avvocatuncoli ai politicanti di vil conio, si sono lanciati sulla preda, esibendo pudenda ai lampi di tivù-spazzatura.
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LA NUOVA FRONTIERA DELLA GERIATRIA

Ma questo ospizio sembra un campus univesitario

Abiurata la tonaca, un giovane prete ha scelto un ex professore di filosofia, un ex medico e altri ex specialisti, tutti pensionati, e li ha radunati in una casa di riposo sulle Prealpi lombarde. E qui ha avviato un esperimento per trasformare la terza età in Età Nuova, ove l’esperienza, coniugata all’apprendimento continuo, si rivela una risorsa per contribuire in maniera inedita alla crescita morale e civile dell’intera società. Il motto della Casa è: «Vivere è governare il cambiamento». Messi al bando gli anatemi della vecchiaia contro «i governanti ladroni», «la gioventù che va alla deriva» e «il popolazzo schiavo della televisione», gli ex hanno scoperto il modo di fare politica linda e produttiva. E sono rinvigoriti nello spirito, con benefiche ricadute sulla salute del corpo.
Ecco una visita guidata alla Casa, in compagnia del direttore Aldo Curdinovis.
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4 luglio 2019

 

ANNIVERSARI: 4 LUGLIO 1776

Viva gli schiavisti liberi!

Oggi negli USA si festeggia la Dichiarazione di indipendenza, con cui 13 colonie britanniche sulla costa atlantica dell’America settentrionale si staccarono dalla madrepatria. Motivo: i secessionisti volevano accaparrarsi in esclusiva gl’immensi profitti che ricavavano dallo sfruttamento nel Nuovo Mondo, senza più spartirli con la Gran Bretagna. Profitti in gran parte criminali, perché derivanti dal saccheggio delle risorse degli autoctoni, implicanti il loro sterminio, e conseguenti alla schiavitù dei negri sequestrati in Africa. Sì: i celebrati Padri della Patria USA erano negrieri. Lo stesso autore della Dichiarazione, James Madison, era proprietario di schiavi, come lo sarebbe stato Thomas Jefferson, autore della Costituzione del 17 settembre 1787, entrata in vigore due anni dopo. E come lo sarebbero stati 14 dei primi 16 presidenti insediati alla Casa Bianca.
La Dichiarazione di indipendenza è l’implicito riconoscimento della schiavitù e dunque la legittimazione di un regime schiavista.
Nel 1776 gli Stati nordamericani contavano due milioni e mezzo di abitanti, per un quinto schiavi. Che in seguito aumentarono. Per cui la Dichiarazione non spezzò catene: ne saldò di nuove. Né la Dichiarazione risparmiò sciagure ai bianchi dissenzienti: quanti rimasero fedeli alla Gran Bretagna furono costretti a fuggire in Canada, in Inghilterra o nelle Indie orientali. I lealisti che rimasero furono oggetto di una caccia all’uomo e furono uccisi a capriccio…

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3 luglio 2019

 

REGRESSO SOCIALE: INDAGINE SULLE FAMIGLIE PUTRIDE

«Papà, mi compri qualche schiava?»

Scriveva il filosofo Cornelius Castoriadis: «O sarà rivoluzione o sarà barbarie». Intendeva: sarà barbarie peggiore; non soltanto abiura del progresso civile bensì ritorno della belva umana dei secoli bui. A depravarsi sino a disumanizzare i propri simili per puro diletto è una minoranza esigua, d’accordo. Ma sarebbe ben più vasta se, nel terzo millennio, fare lo schiavista non costasse un patrimonio. E che questo ostacolo economico sia il solo a impedire il dilagare della barbarie è confermato dal silenzio complice degl’innumerevoli testimoni, i quali non si scandalizzano, non denunciano né al magistrato né alla pubblica opinione.
Ecco, articolato in resoconti particolareggiati scelti fra molti campioni, un affresco delle tragedie imputabili a genitori incapaci di allevare figli se non avvoltolandoli nella bambagia più criminogena. O che, essendone capaci, subiscono il ricatto di una chiamata di correo.
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2 luglio 2019

 

GEOPOLITICA

Centrali atomiche galleggianti per scaldare la Russia artica

Mentre l’Europa della NATO sciala tempo e risorse in guerre coloniali dissennate, Vladimir Putin guida la conquista del Far-Nord, impegnando nel prossimo lustro il valsente di 11,3 miliardi di dollari. Le aziende occidentali più accorte, aggirando le sanzioni di Donald Trump e sfidando gli anatemi di Bruxelles, si associano al “nemico”. Come le italiane Nuova Pignone e Saipem.
Ecco i tratti salienti di un’offensiva economica che, integrando la cosiddetta Terza Via della Seta, annuncia nuovi equilibri nell’intero emisfero.
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CORRELATO DEL 27 FEBBRAIO 2018:

Le Vie della Seta

Articolo disponibile.

 
 

COMMERCIO INTERNAZIONALE

Una pacchia per i fascisti alla Bolsonaro (e per gli esportatori del Prosciutto di Parma): una tragedia per buona parte dell’umanità

Ieri sera l’Unione Europea ha abbozzato un accordo di libero scambio con i Paesi del Mercosur, cioè Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Se sarà ratificato dal parlamento europeo e dai singoli Stati, schiuderà un mercato di 780 milioni di consumatori, abbuonando agli esportatori europei tariffe doganali per 4 miliardi di euro l’anno. Saranno tutelati 357 prodotti del Vecchio Continente, dove i sudamericani potranno esportare, tra l’altro, 99 mila tonnellate di carne bovina l’anno. Inconvenienti: l’intesa rinnega l’Accordo sul clima di Parigi, dà il vialibera all’ulteriore inquinamento del Pianeta e propizia il liberalismo selvaggio dei Paesi più reazionari; come il Brasile di Bolsonaro, che deforesta l’Amazzonia, che da gennaio ha omologato 239 pesticidi tossici, che perseguita i democratici, le donne e gli omosessuali. Insomma, un patto mercantile dissennato, contro cui si sono schierati sinora soltanto il gruppo dei Verdi al parlamento europeo e i principali sindacati dei settori merceologici interessati, a cominciare dagli allevatori, minacciati di fallimento dalla concorrenza di carni e altre derrate prodotte in spregio delle leggi sanitarie e ambientali europee.
E il governo italiano che dice? Nulla: i duumviri Salvini e Di Maio sono troppo presi dalle loro campagne elettorali permanenti e a simulare avversione verso l’import di braccia per accorgersi di quel che si decide a Bruxelles…
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IL PUNTO SULLA FERROVIA TORINO-LIONE

Un cantiere infinito dove si lavora poco o punto, ma che frutta voti e prebende ai contestatori e ai governanti che li subiscono

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CORRELATO DEL 2 DICEMBRE 2005:

Quei ladri di passo della Val di Susa

Le vere ragioni di una protesta inscenata da pifferai tornacontisti e ingrossata da povericristi in buona ma ignorantissima fede.

Articolo disponibile.

 
 

AMARCORD ROMAGNOLO

Dai postcomunisti che prendevano a sassate Gramsci a quelli di Bibbiano

Il sindaco PD di Bibbiano è agli arresti domiciliari. Altre 17 persone sono oggetto di misure cautelari. Tutti accusati di delitti infamanti a carico di minori sottratti con l’inganno alle loro famiglie. Dov’è finita la «superiore morale» da sempre rivendicata dal PCI ed elevata a vessillo politico ai tempi di Enrico Berlinguer? Forse è stata spazzata via dal prefisso post, segnacolo di adeguamento alle derive etiche del capitalismo? No: il sedicente comunismo italiano è scaduto a post sin dagli albori della sua fioritura negli anni Venti. Seguiamone la parabola…
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ARCHIVIO GIORNALISMO

luglio 1999 - giugno 2019

ARCHIVIO NARRATIVA E SAGGISTICA

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