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Gian Carlo Scotuzzi
Anno XX - Contatto - Salvo diversa indicazione, i testi integrali sono riservati ai sodali.
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venerdì 20 settembre 2019

 

SINDROMI ACUTE DA PROTAGONISMO

«Il capo sono me»

Il capriccio di Matteo Renzi, che nel volger di due settimane rinnega l’impegno col governo pretestando di non esserne il dominus, evoca quello della tedesca Frauke Petry. Assurta a leader del partito AFD (Alernative für Deutschland) nel 2015 e in seguito incapace di ridimensionarsi a ruolo di comprimaria, a settembre 2017 lasciò il partito nel bel mezzo d’una conferenza stampa, e ne fondò uno personale (Die Blaue Partei), subito impantanato nella marginalità. Ma l’analogia tra i due personaggi, peraltro coscritti (lei è più giovane di sei mesi), è impropria: dietro la signora Petry c’è il vuoto; alle spalle del signor Renzi c’è un coagulo d’interessi economici opachi.
Analisi delle premesse e delle prevedibili conseguenze d’una secessione annunciata.
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CRISI DELLA SIDERURGIA E LICENZIAMENTI

I Borgia delle ferriere

Dai tempi del Duce l’aspirazione compulsiva dell’italiano medio non-ricco è il posto fisso. Si badi: non quella sicurezza di reddito, equa ed egalitaria, che soltanto un’economia nazionale pianificata, dunque socialista, può garantire, bensì un reddito perenne come sinonimo di privilegio in un contesto capitalista dove la stragrande maggioranza dell’occupazione è precaria.
Dal 1948 gl’Italiani Votanti plebiscitano non già la repubblica, ch’è dominio della maggioranza di cittadini consapevoli, supposti uguali a prescindere dal peso delle saccocce, ma la monarchia del denaro, ch’è signoria di chi più ha. Il monarca-capitalista fa e disfa imprese secondo uzzolo del tornaconto, e sia assillo dei lavoratori dipendenti procacciarsi un nuovo salario a rimpiazzo di quello che perduto.
Siamo nel mezzo della stagione della potatura d’imprese obsolete. Per esempio le acciaierie. L’acciaio sfornato in Italia non è più competitivo. Per due ragioni: i nostri siderurgici si sono conquistati salari e guarentigie multiple rispetto al Terzomondo, dove ora i nostri industriali del ferro preferiscono traslocare a liquefare e laminare metalli o a comprarli bell’e pronti; secondo motivo, nel Terzomondo è consentito bruciare carbone e fondere acciaio fumigando e avvelenando i lavoratori e le loro case e le scuole dei loro figli: in Italia un po’ meno, perché la legge impone depuratori e filtri, che grattugiano i profitti degli acciaieri.
Risultato: si chiudono gli altoforni italici e si licenziano gli addetti. I quali, ora che si ritrovano senza salario, invocano provvidenze da uno Stato che hanno sempre voluto capitalista e che soltanto ora vorrebbero socialista quanto basta a far loro incassare una sinecura sostitutiva dello stipendio, magari largita dalla Cassa Integrazione Guadagni. Oppure rinnegano le conquiste sindacali e le leggi di civiltà purché la fonderia dei Borgia resti aperta, e al diavolo la loro salute e quella delle popolazioni ammorbate dagli scarichi.
Queste tuteblu, voltagabbana incoscienti e prone sino a competere col lavoro servile del Terzomondo, governano l’Italia: sono la maggioranza di quel popolo sovrano preposto dalla Costituzione al comando del Paese. Quello che da settant’anni sceglie i parlamentari che conosciamo.
Tra un paio di giorni sarò invitato da alcuni triestini a commentare le nefandezze sociali e ambientali della ferriera da cui suggono denaro e veleno. Il mio problema, come sempre in circostanze analoghe, sarà: trovare il modo di lasciare incolume l’assemblea, dopo che avrò detto – come non potrò esimermi dal dire – che disoccupazione e cancro ai polmoni sono ovvia nemesi per pseudo-elettori che, nati schiavi e vocati a fare gli schiavi, è bene restino tali. O si sopporta o ci si ribella: il mugugno non è dignitoso.
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SAGGISTICA

Se invece di andare a Lourdes…

… a invocare miracoli i malati inguaribili si battessero per destinare soldi alla ricerca scientifica avrebbero qualche speranza di guarire. Per inventare un farmaco occorrono mediamente 500 milioni di euro, diluiti in cinque anni. Moltiplicate per il numero di malanni incurabili ed otterrete un totale di gran lunga inferiore a quanto il consumismo deteriore dissipi, nel medesimo arco di tempo, in frivolezze, sollazzi, dissipazioni e produzione di sostanze e ordigni nocivi se non letali. Per esempio, si spendono più soldi per scoprire creme antirughe che non per contrastare il cancro.
Panoramica sulle pochezze, sulle stoltezze e sulle derive etiche di sua maestà la Scienza Medica, al disservizio di pazienti-sudditi non migliori.
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19 settembre 2019

 

IL PIDUISTA D’ARCORE, DA PADRINO A PREMIER QUASI ESECUTIVO

Il ruolo di Matteo Renzi, delfino del Berluska

Ad allarmare il Governo Profondo che dal 1994 si è comprato il parlamento con i soldi e l’elettorato con le tivù-spazzatura non sono tanto le mini-riforme vagheggiate dal Conte 2. Sono le prospettive libertarie che l’eccesso di ruberie e di scandali di tutt’i partiti sta alimentando nell’Italia perbene. Per scongiurare l’avvento di capipopolo altrettali, la P2 riattiva le difese abituali: censura più rigida sulla stampa indipendente; messinscena di un nuovo partito, Italia viva, mera talea di Forza Italia; cambio di casacche nelle aule sorde e grigie per indurre sensazioni di cambiamento; moltiplicazione dei circenses per vieppiù allocchire il popolobue; ricorso più disinvolto all’importazione di manodopera servile per appagare il padronato straccione. Con, in più, una trovata demagico-mediatica di fragoroso impatto…
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STORIA CONTEMPORANEA

Il golpe mediatico-istituzionale
del 1994

Quando parlamentari e giornalisti si vendettero in massa per sistemare famiglia e famigli.
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18 settembre 2019

 

ORDINARIE VIOLENZE DEL CAPITALE

Fanno il tiro al piccione con i servizi sociali

Gli ospizi pubblici chiudono, surrogati da quelli privati, che sono costosi e selettivi. Idem l’assistenza sociale, che addossa alle famiglie giovani il peso di anziani inabili. Gli ospedali e gli ambulatori si contraggono, dirottando l’utenza verso le cliniche e gli studi professionali a fine di lucro, mentre negano sussidi essenziali ai poveri. Si riducono gli uffici postali, si sfoltiscono i bancomat e i negozi di prossimità, si tagliano collegamenti di autobus e di ferrovie bollandoli “rami secchi” soltanto perché inidonei a ingrassare la speculazione privata. È un elenco di nequizie che ogni giorno il governo centrale e le amministrazioni periferiche allungano di nuove grida criminose.
Eppure giornali e tivù ci raccontano una classe politica anni-luce dai bisogni prioritari di gran parte del popolo. Il quale peraltro è ancor più lontano dalla consapevolezza dei propri diritti e dalla voglia di reclamarne il soddisfacimento. E ogni giorno, tra un grattaevinci, una partita di calcio e un sollazzo al telefonino,  si lascia abbindolare dalla predicazione del disonorevole di turno, pago di specchiarsi in figliolanza peggiore.
Analisi di un Paesello sull’orlo della catastrofe…
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di Enrico Mosca

NARRATIVA

Gli adoratori della prole

Nel terzo millennio dell’èra volgare la razza umana s'aggrumava in tribù formate da cellule belluine elementari. Costituite da tre elementi: padre, madre, figli. Una trinità derivante dal rifiuto dell’evoluzione procreativa, che imponevaa allle femmine di riprodursi al pari dei mammiferi inferiori e condannava l’intera cellula a egoismo e aggressività permamenti, con rituali manifestazioni di ferocia peggiori di quelle delle belve quadrupedi...
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17 settembre 2019

 

POPOLOBUE E POPOLOCOLTO MA TIRCHIO

Se un campione del giornalismo fatica a racimolare cinquemila euro per sopravvivere

Réseau Voltaire è polo informativo internazionale di vaglia, professionale e libertaria. È fonte imprescindibile per chi ambisca tenersi a giorno della geopolitica e disinnescare le grandi menzogne che cadenzano il dominio degli oligarchi mediatici sugli elettori d’ogni latitudine. Thierry Meyssan, fondatore e gestore di questo Réseau, ha pagato con l’esilio – dalla Francia al Libano e poi alla Siria – la propria coerenza di cittadino e di giornalista indipendente. Qualche settimana fa, quando ha esortato donativi per fronteggiare le spese tecniche di mantenimento del sito, il sistema bancario internazionale lo ha boicottato a più riprese, costringendolo a salti mortali contabili per incassare parte del raccolto. Per saldare completamenti i debiti con la struttura telematica su cui si regge, a Meyssan manca soltanto un decimo della somma iniziale. Per raggranellare la quale anche oggi è costretto a ribattere cassa.
Ebbene, se la comunità internazionale degli intellettuali libertari obbliga un fornitore d’informazioni primario – e gratuito – a tendere il cappello da mendico, vuol dire che la signora Libertà è alle soglie della vedovanza…
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16 settembre 2019

 

SCANDALO AL PARLAMENTO EUROPEO

Il partito politico è cosa loro, ma gli stipendi ai funzionari li paghiamo noi

I deputati mettono a carico dell’UE l’arruolamento di assistenti personali proclamandoli indispensabili all’adempimento dei doveri istituzionali, ma in realtà li fanno lavorare nel proprio partito, per coltivare il collegio elettorale.
Quello di simulare una funzione pubblica per coprirne una privata e di tornaconto personale o di partito è vizio antico. In Italia risale agli anni Settanta, quando i sindacati ottenevano il distacco di delegati sindacali di fabbrica verso i propri uffici territoriali, facendone formalmente dei sindacalisti a tempo pieno, ma poi li dirottavano ai rispettivi partiti di riferimento: la CGIL al PCI e al PSI, la CISL alla DC e così via. Con tre esiti devastanti: primo, violavano la legge, che limitava il distacco al mero fine di tutelare meglio i lavoratori, e così diseducavano all’illegalità; secondo, deprivavano questi lavoratori dei funzionari sindacali a tempo pieno cui avevano diritto; terzo, gonfiavano i partiti di dirigenti superflui, clientelari e dediti a quelle faide correntizie e a quelle corruttele che contribuirono non poco all’esplosione del deficit pubblico e alla corruzione della Prima Repubblica.
Le inchieste di questi giorni sugli europarlamentari che accollano gli stipendi dei portaborse personali all’Unione Europea non sono altro che l’involuzione comunitaria di una barbarie nazionale che peraltro non è venuta meno…
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FALSIFICAZIONE DELLA STORIA

Bin Laden, schiatta di resuscitabili per esigenze di copione

Nel 2011 i Marines rivendicarono l'uccisione del capostipite Obama, morto in dialisi dieci anni prima. Oggi i Marines raccontano che suo figlio Hamza...

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15 settembre 2019

 

CRONACA DI ORDINARIA AVIDITÀ

«Dammi 100 mila euro, tra 15 giorni ne incasserai 6 milioni»

La lusinga viene dall’Africa e dagli anni Novanta ha allamato migliaia di italiani. L’incredibile è che continua a funzionare. Anche l’altro giorno nel Bresciano…
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CORRELATO E DISPONIBILE, DEL 3 SETTEMBRE 2002:

Così Buana viene fregato da povero negro

Una truffa magistrale all’insegna della redistribuzione forzosa del reddito e della punizione dei disonesti.

CONTROCRONACA

Invocando la beata vergine di Pontida

Analisi psicosociale di migliaia di fedeli festanti accuditi da centinaia di salmodianti.

di padre Aldo Curdinovis

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14 settembre 2019

 

ANNIVERSARI: SETTEMBRE 1986

Enrico Francot, pioniere del giornale on-line

Cronista economico di vaglia, reduce dalla direzione di testate di settore, ebbe l’intuizione del primo quotidiano telematico: Bitnews. Non trovando finanziatori, lo avviò a spese proprie, in un appartamento di Via Washington, a Milano. Ma con eccessiva parsimonia: redazione ridotta all’osso, arruolata d’accatto e malpagata. Ma il grosso guaio era che, se l’idea era buona, i tempi erano prematuri: software primordiale, connessioni lente e computer rari, appannaggio di liberi professionisti e imprenditori riluttanti, per mentalità e abitudini consolidate, a servirsi di un servizio informativo che li tracimava per evoluzione tecnologica e potenziale competitivo. A disdoro d’uno slogan che sintetizzò al meglio la lungimiranza di Francot (Leggi adesso ciò che gli altri leggeranno domani sui giornali cartacei) e che sarebbe stato in seguito mutuato da schiere d’imitatori, Bitnews annegò in pochi mesi…
Resoconto di un’esperienza all’avanguardia, scritto da chi la condivise.
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MAFIOSITÀ DIFFUSA

Lo sfregio inferto dagli informatori alla civiltà giuridica

Quando gl’investigatori non riescono a trovare i colpevoli di reati, chiedono aiuto a chi ne ha commesso di meno gravi, esortandolo a diventare un delatore. In cambio gli concedeono una grazia virtuale, chiudendo gli occhi sul suo malaffare e consentendogli di continuare a delinquere. A forza di “comprare” i colpevoli dalle spie, i gendarmi hanno disimparato a trovarseli da soli. Risultato: mentre gl’informatori aumentano e prosperano, la Giustizia si pasce del suo contrario: l’ingiustizia verso gl’incolpevoli cittadini che subiscono reati impuniti perché commessi da rei non-punibili, cioè da fuorilegge cooptati nella legge con rango di collaboratori di giustizia.
Ma qualcuno comincia a ribellarsi a tanta marcescenza dello Stato di diritto. Intervista.
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13 settembre 2019

 

I PIANI DI LORSIGNORI CONTRO GLI ECCESSI DELLA SPECULAZIONE IMMOBILIARE

«Casa troppo cara? Vai a vivere in una roulotte in mattoni»

Non è una battuta: è la proposta avanzata nei recenti saloni espositivi di Parigi e Berlino sull’abitare del futuro. Entrambi all’insegna del motto: Cari poveracci, imparate a vivere in case delle bambole, perché quelle per adulti non potrete più permettervele.
Ecco qualche viatico consumistico prospettato alle classi a basso reddito, stordite dai prezzi crescenti degli appartamenti, che a Milano, nei nuovi quartieri riservati ai ricchissimi, svettano a 15 mila euro al metroquadro, e che in quelli popolari si vendono comunque al doppio dei costi di produzione. Qualche esempio:
– mobili su rotaia, così li addossi alla parete quando, finito di cenare, trasformi il monolocale in camera di letto;
– pannelli isolanti modulari, così i ragazzi possono fare i compiti indisturbati mentre tu, lì a mezzo metro, cucini o fai il bucato o guardi la tivù;
– letti ripiegabili nella parete, da dispiegare bell’e fatti nella cucina-soggiorno quando è ora di andare a letto;
– tende “purificatrici d’aria”, che filtrano lo smog e trattengono l’aerosol tossico proveniente dalla discarica o dalla fabbrica vicina, così puoi andare ad abitare in zone malsane, dove i terreni e gli affitti sono abbordabili;
– pannelli solari trasparenti da incollare alle finestre, così sopporti meglio una bolletta elettrica, che resta comunque gravata per due terzi da balzelli ingiustificati e tasse inique; allo stesso fine, ecco la miniscrivania con pedali collegati a un generatore, così tuo figlio produce energia elettrica mentre fa i compiti.
Sempre allo scopo di aiutarti a risparmiare perché tu possa versare tangente ai pescecani immobiliari, i Saloni del futuro ti esortano a comprare l’orto domestico: è una specie di cassettiera da collocare accanto al lavello o a ridosso della finestra del soggiorno-camera da letto, costituita da cassetti sovrapposti da riempire di soluzioni idroponiche (acqua con aggiunta di sali minerali), dove coltivare ortaggi e frutta. Ha spiegato un progettista parigino, cui mi rammarico di non aver dato un cazzotto: «Grazie a questa produzione alimentare domestica, la massaia si ritrova in casa prodotti stagionali, biologici, liberi da pesticidi, quasi gratuiti e puliti perché non sporchi di terra».
E via elencando scemenze celebrate dalla stampa come prodezze tecnologiche.
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12 settembre 2019

 

L’ITALIA DEI LADRI

Quelli che fingono di gestire un agriturismo

Si fanno pagare dalla Regione o dallo Stato la ristrutturazione della casa, abbellendola e allargandola per ricavarci stanze che proclamano destinate ai turisti e che invece sono per i figli. I pubblici funzionari e i politici stanno al gioco in cambio di mazzette e di voti.
È una pacchia che da decenni sottrae risorse alla Sanità, all’Assistenza e alla Scuola e contro la quale la stampa di regime non scrive un rigo…
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11 settembre 2019

 

SMANTELLAMENTO DELLA SANITÀ PUBBLICA

E chi bada ai badanti?

Arduo censire i familiari di sostegno in un Paese nero di evasione e senescente come l’Italia: ma la stima di 11 milioni è condivisa da molti operatori dell’assistenza agli anziani e ai disabili d’ogni età. Sono soprattutto donne. In stragrande maggioranza non sono retribuiti e il 20% lamenta patologie professionali: insonnia, abbassamento delle difese immunitarie, lesioni ai muscoli e alle ossa, scompensi cardiaci e vascolari, depressione, disordini psichici. Ovunque in Europa questi lavoratori sono considerati «la colonna vertebrale invisibile del sistema sanità». Misconosciuti e ignorati al pari dei problemi che tamponano. In tutto il mondo e a cospetto di quasi 650 milioni di familiari di sostegno, un solo Paese ha aperto un Centro di Soccorso per loro.
Analisi di un settore piagato dall’indifferenza dei politici e dall’insensibilità dei beneficiati a venire.
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10 settembre 2019

 

FRANCIA: PENNE D’OCHI A LE MONDE

Paladini d’una libertà di stampa che non esercitano

Oggi il paludato quotidiano internazionale pubblica un appello a piena pagina. È firmato da 460 dei 490 giornalisti. Chiedono agli azionisti di maggioranza di rispettare non già i diritti delle minoranze azionarie in genere, ma di quella che rappresenta appunto i giornalisti. I quali rivendicano di dire la loro sull’ingresso di nuovi soci, nel timore possano intrufolarsene di liberticidi. E siccome questo loro virtuale diritto di veto nei giorni scorsi non è stato onorato, eccoli fare appello ai lettori.
Va detto che i giornalisti detenevano, sino a qualche anno fa, una cospicua caratura della società, di cui erano dunque comproprietari di pondo. Potevano scrivere tutto ciò che volevano perché non c’era alcuno a censurarli. Tranne il governo, beninteso, che in casi speciali esige d’impancarsi a direttore della testata, impedendo alla redazione – come ai tempi del Re Sole! – di stampare certe notizie. È subordinazione antica, radicata nella storia d’ogni foglio di regime.
Per esempio, il 17 ottobre 1961 il prefetto di Parigi Maurice Papon ordinò ai poliziotti di ammazzare a centinaia gli algerini scesi in piazza a rivendicare diritti civili e la fine del colonialismo nel loro Paese. I poliziotti eseguirono: con il manganello e il calcio del fucile spaccarono il cranio a centinaia di manifestanti o li annegarono nella Senna. Le Monde non scrisse un rigo. Come ogni altro giornale della repubblica, del resto, compreso il comunista Humanité.
Per esempio, quando, all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001 in USA, il giornalista Thierry Meyssan dimostrò, con un’inchiesta documentata anche con il supporto tecnico di alti ufficiali delle forze armate francesi, trattarsi di un’operazione sotto falsa bandiera, Le Monde obbedì all’ordine governativo di censurare Meyssan e, in seguito, quando l’inchiesta s’impose comunque a livello mondiale, Le Monde marchiò l’autore come complottista. Quando Meyssan fu minacciato di morte dal governo e costretto a riparare in Medioriente – dove continua a fare egregiamente il proprio mestiere da esiliato – Le Monde non spese un rigo contro un attentato così estremo alla libertà di stampa.
Un’altra pagina dell’edizione odierna di Le Monde ospita una rievocazione degli attentati dell’11 settembre di 18 anni fa, ribadendo la trita e falsa versione dei governi complici dell’intrapresa terrorista.
Ma allora perché noi, cittadini liberi che consideriamo la libertà di stampa un bene supremo, dovremmo solidarizzare con pennivendoli che continuano ad abiurarla anche nel giorno in cui se ne pavoneggiano paladini?

 
 

ALLE RADICI DELLA NON-DEMOCRAZIA ITALIANA

Quanti canali e quanti voti e ministri controlla il Sistema Berluska?

Mentre nell’aula “sorda e grigia” bivacca il manipolo di servi da ventimila euro al mese, a centinaia di metri o di chilometri, nei palazzi del potere autentico, si decidono altri tagli alla spesa pubblica ed enfiagioni di profitti privati, a saccheggio di casse statali vieppiù sitibonde. Sono scelte criminose scaturite da decisori di cui il popolo sovrano ignora l’esistenza e che il Signore dello Schermo, consumato persuasore titolare d’un rosario di emittenti, saprà spacciare come rivalse su un governo che il medesimo popolo ha eletto soltanto 14 mesi fa e che confermerebbe quasi uguale se tornasse a votare oggi.
Proponiamo una visita guidata dietro le quinte della sceneggiata in onda da Palazzo Madama nonché i profili patrimoniali – o le fedine penali – dei registi remoti…
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9 settembre 2019

 

LO SCHIAVISMO EUROPEO VERNICIATO DI BUONISMO VERSO GL’IMMIGRATI

Ahmed, che il mese scorso ha raccolto pomodori per 302 ore…

… e pagato in nero a tariffa inferiore a quella di legge. Succede nelle serre di Campohermoso, in Andalusia, come in Puglia e Campania, come in numerose altre plaghe civilizzate dalla democrazia e da leggi che simulano di tutelare i lavoratori. E ovunque per fornire i supermercati a prezzi stracciati che arricchiscono i bravi azionisti e residuano qualche spicciolo alle risparmiose casalinghe bianche.
Ecco i retroscena della moderna tratta delle braccia, di cui profittano schiere di opportunisti, dai padroncini del Nordest agli arruolatori di servi domestici e badanti, e resa possibile dalla tolleranza degli elettori-buoi verso gli sbarchi indiscriminati e ogni altra importazione illegale di manodopera da spremere.
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NARRATIVA

Cronache della pianura

Vol. III

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7 settembre 2019

 

A MILANO UN CONVEGNO SULLA CRONOFAGIA E I SUOI NESSI COL RAZZIALISMO

«Che noia, non ho mai tempo per nulla!»

Le immense opzioni ludiche e truffaldine offerte dai dispositivi elettronici aggallano due fenomeni. Il primo è la tendenza al degrado cognitivo e culturale delle masse, vieppiù dipendenti dall’ansia di divertimenti automatici e dall’illusione di abbrancare fortune reputate a portata di clic; il secondo è lo iato crescente tra ceti pensanti nonché artefici del proprio destino da un lato, e ceti subalterni e allocchiti dall’altro.
Quest’ultima divaricazione si connota anche di discriminazioni etniche generate dagli esiti delle ricerche sul genoma e propulse dalle prodezze dell’eugenica. Per esempio, sperimentazioni scientifiche dimostrano come una medesima molecola terapeutica funzioni bene in Nordamerica e in Europa, mentre faccia cilecca in Africa; viceversa, alcuni farmaci guariscono i neri e non i bianchi. Ora, se due etnie guariscono con medicine diverse, vuol dire che i pazienti non sono geneticamente uguali.
È una scoperta che abiura quell’uguaglianza tra tutt’i popoli assurta in molti Paesi a rango di dogma protetto da leggi penali ma cionondimeno divulgata come acquisizione oggettiva anche da un quotidiano paludato e non-eversivo come il francese le Monde.
Se il razzismo, inteso come irrazionale pregiudizio da parte di un’etnia verso l’altra, fortemente basato sul vaglio epidermico, va doverosamente buttato nella pattumiera della Storia, per contro il razzialismo, cioè la differenziazione razionale conseguente alle scoperte scientifiche e funzionale a curare meglio ogni popolo con terapie geneticamente mirate, rivendica diritto di cittadinanza.
Ma il razzialismo – ecco il quesito posto al convegno milanese – è applicabile anche alle differenze esasperate tra i ceti sociali di una medesima etnia?
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Il materiale preparatorio del convegno è stivato nel nuovo sito ***.documenti.

SAGGISTICA

La disoccupazione verde

Le conseguenze sociali dell’avvento del trasporto privato elettrico e dell’abbandono degli idrocarburi nella produzione di energia.

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ITALIANI ALL’ESTERO/3

La diaspora dei mantenuti a vita spaventati dal Brexit

Associati con dileggio alla primigenia colonia bianca che occupò gli Stati Uniti e per questo bollati a Londra Pilgrim sons, sono considerati nelle statistiche autentiche alla stregua di turisti permanenti, percettori di rendita da capitale o di assegno spiccato dai genitori di cui sono a carico. Sul piano formale, giacché simulano un impiego o un corso di studi, risultano però per quel che si spacciano: immigrati lavoranti o studenti, con implicito permesso di soggiorno derivante dallo status di cittadini dell’Unione Europea. Ma ora che la Gran Bretagna sta per uscirne – quali che siano le modalità – e nuove regole di residenza incombono sugli stranieri ex-comunitari, a Little Italy serpeggia il panico, sia tra i forestieri gaudenti sia tra chi ne incassa la spendita.
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NARRATIVA

I pirati del Po

Racconto di Teo Bondioni

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6 settembre 2019

 

ITALIANI ALL’ESTERO/2

Neoschiavisti in Asia, si spacciano per soccorritori dell’infanzia abbandonata

Operano a gruppi, ciascuno titolare di un laboratorio di confezioni di scarpe o di abiti, tutti appaltatori di multinazionali dai marchi dorati e che si tengono nell’ombra. I loro antri produttivi evocano quelli europei di fine Ottocento: giornate di lavoro interminabili, ritmi da capogiro, nocività ambientale, mercede da servi della zolla. Quando una locale brigata omologa delle nostre Rosse ha sfoltito un grumo di questi padroncini in un ristorante riservato ai colonialisti, la stampa li ha celebrati come martiri caduti sul fronte delle opere di bene.
Un sindacalista locale spiega il senso autentico di queste opere di male. E perché, in un Oriente sempre meno prono all’Occidente, ai “benefattori” nostrani si prospettino tempi cupi.
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5 settembre 2019

 

ITALIANI ALL’ESTERO/1

I comunisti che vanno a mendicare una sinecura a Pechino

Privi di seguito elettorale, incapaci di conquistarsi un seggio in parlamento ed esclusi dalla spartizione delle rendite partitiche, i compagni che faticano a mantenersi sperano nella benevolenza della Cina, ritenuta prodiga nei confronti di chiunque la elogi o millanti di poter promuoverne l’immagine politica nel nostro Paese. A volte il governo cinese ci crede – o finge di crederci – e scuce un po’ di quattrini, ora per finanziare un convegno della durata di poche ore in una stanzuccia di Roma o di Bologna, ora per distribuire viaggi-merenda nel Celeste Impero. I compagni più ambiziosi si arrabattano addirittura per conquistare una consulenza stabile, sulle orme di quell’ex parlamentare che sbandierò alla stampa di essersi fatto arruolare da un’università cinese. A insegnare che cosa? chiese l’intervistatrice. E lui: «Diritto romano, così imparano a riscrivere la Costituzione».
Ma ora questa pacchia miseranda…
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ARCHIVIO
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G.C. Scotuzzi G.C.S. GCS giornalista Giancarlo Scotuzzi detto Scot ilcronista giornaledibordo Giornale di bordo