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.ale di bordo
Gian Carlo Scotuzzi
Anno XX - Contatto
 
martedì 16 luglio 2019

 

EVERSORI INFANTILI E MEDIA RIDICOLI

Se il tifoso ultrà ha in garage un missile e un aereo da guerra

In fregio alla provinciale Ravazzano-Voghera, nel Pavese, c’è il capannone di un tifoso ultrà, chiamiamolo Cisco. Insieme a correligionari della curva nord, nonché di sodalizio nostalgico del nazismo, accanto ai ferri del mestiere ne tiene altri: lame d’assalto, pistole, fucili e mitragliette, qualche targa di stampo hitleriano, la cabina di pilotaggio di obsoleto aereo bellico e persino un missile. Ignoro se e quanto funzionino le armi da fuoco e se il manipolo di ultrà abbia mai delibato di usarle, associate ai coltellacci, per spedizioni connesse alle loro fedi, ma è legge scientifica che mai potrebbero utilizzare la cabina di aereo e neppure il missile, il quale, essendo del tipo cosiddetto aria-aria, funziona soltanto se è a sganciarlo è un velivolo da guerra in quota e per colpirne uno nemico. Se provi a spararlo da terra non fa neppure cilecca. Quanto alla cabina di pilotaggio, mi piace supporre che i miei cinque lettori abbiano abbastanza buonsenso per ritenere che, senza il resto dell’aereo intorno, una cabina non può volare.
Dunque il nostro Cisco giorni fa se ne stava nel suo capannone a rimirarsi la collezione guerriera e a condividerne apprezzamenti al telefonino con altri del manipolo. Cisco ignorava di essere ascoltato anche dai gendarmi preposti a vigilare sia sugli ultrà sia sui nostalgici dagli eccessi censurabili, che in questo caso coincidono con le stesse persone. Nel sentir parlare di pistole automatiche, di mitra, di missili e aerei da guerra, i gendarmi organizzano un sopralluogo. Arrivano in forze, palpitando fari rotanti blu, compresi quelli di un’ambulanza che non si sa mai, sotto un bel sole che propizia l’ottimale ripresa delle telecamere distanziate dai veicoli di testa quanto basta a escludere siano insieme. E stuoli di fotografi, teleoperatori e giornalisti spaventano il mondo dei semplici e dei pavidi con prolungati primipiani sulla collezione di Cisco, definita «arsenale da guerra». Scribacchini e teleblablà insistono soprattutto sulla pericolosità del missile, omettendo di precisare trattarsi di un ferrovecchio inservibile ai fini per i quali fu costruito, ma servibilissimo a esasperare la minaccia incombente rappresentata dal commando nazista…

L'articolo completo è riservato.

 
 
15 luglio 2019

 

IL CANCRO CHE AMMORBA L’ITALIETTA DEL DISONORE

La spolitica dei mendicanti

Dai democristiani che incassavano tangenti sull’acquisto d’inutili aerei da guerra ai comunisti che le prendevano sulle Skoda cecoslovacche vendute agli operai italiani; e via via lungo mezzo secolo di ruberie sino ai leghisti odierni che invocano mazzette milionarie sugli idrocarburi russi: da sempre i governanti e i dirigenti dei partiti nostrani ingrassano svendendosi e svendendo il popolo allo straniero di turno. Così la politica, da nobile servizio alla gestione della cosa pubblica, s’è marchiata del prefisso privativo, la spolitica, appunto...

L'articolo è riservato.

 
 
12 luglio 2019

 

LETTERE

Ricevo e pubblico:

«Se prego Dio di chiamare a Sé mia suocera e Lui non mi ascolta…»

«Ho 34 anni e sono madre di due bambini in età di scuola elementare. Ho un lavoro a tempo parziale che rende 400 euro al mese e mio marito magazziniere ne porta a casa 1.200. Paghiamo 300 euro di mutuo e siamo terrorizzati da ogni imprevisto suscettibile di smagrire quel che ci resta dei nostri due mensili. Da tre mesi mia suocera, Clara, vedova, che di pensione prende la minima, è piombata in una forma acuta di demenza senile che ha stretto mio marito e me a un trivio: o trovare una badante disposta ad accudirla a corrispettivo della miseria consentita dalla pensione di Clara, integrata dal nostro modesto contributo; o trovare un istituto dove ricoverarla; oppure prendere Clara a vivere con noi. Non abbiamo trovato alcuna badante è disposta a occuparsi di Clara se non al doppio della cifra che possiamo spendere; abbiamo scoperto che nelle strutture assistenziali pubbliche non c’è posto e che la lista d’attesa è lunga; abbiamo scoperto che quelle private chiedono rette da capogiro e noi non possiamo permetterci di indebitarci ulteriormente. Così siamo stati costretti ad ospitare Clara in casa nostra e a condannarci a un inferno forse peggiore del suo.
«Per cominciare nostro figlio ha dovuto condividere la cameretta con la sorella, per lasciare la sua a Clara. Poi ci siamo resi conto che Clara non può essere lasciata sola neppure durante la mezza giornata in cui sono al lavoro e dunque s’è dovuta assumere una badante a ore. Terzo, la nostra casa è diventata un cronicario invivibile, con Clara che urla e pretende di uscire a tutte le ore, che fa la pazza per casa a volte prendendosela con i ragazzi, ridotti a chiudersi in camera. Quarto, ci costa un sacco di soldi in medicine che la mutua non passa e senza le quali – lo abbiamo sperimentato! – non si riesce a tenerla cheta neppure la notte. Quinto: Clara è diventata incontinente e le sue esigenze di pulizia-lavanderia e uso prolungato del bagno, lo hanno quasi monopolizzato; inoltre le sue scorribande per casa nonché le sue esigenze dietetiche e l’esigenza di essere imboccata ci precludono a volte anche il soggiorno e la cucina. In pratica mio marito e io da una parte, i figli dall’altra, siamo prigionieri nelle nostre rispettive camere, ed è tanta manna quando riusciamo a chiuderci dentro e a stare un po’ tranquilli.
«I nostri figli vivono come carcerati, sono sempre tesi e a scuola, da bravi che erano, sono diventati un disastro. Si svegliano di notte quando i sedativi non bastano a contenere le crisi isteriche di Clara e comunque continuano a rimanere svegli sino a quando mio marito e io, che ci alziamo per accudirla, non siamo tornati a letto.
«Finché ho dovuto a mia volta mettere mio marito alle strette. “Senti – gli ho intimato – così non si può andare avanti, per il bene dei nostri figli e nostro. Tua madre va sempre peggio e il medico ci ha detto chiaro che la demenza senile, ancorché acuta e maggiorata di altri acciacchi, può prolungarsi per decenni… Insomma non è una malattia che finisce a breve termine, in un modo o nell’altro. Per cui bisogna trovare una soluzione. Se non la troviamo insieme, dovrò pensarci io”.
«Mio marito e io ci siamo sempre considerati laici e abbiamo esonerato i nostri figli dall’insegnamento religioso, sin da quando facevano l’asilo. Ma ecco che mio marito, quando gli ventilo una qualche soluzione per sua madre, e senza ovviamente implicare alcunché di sconveniente, comincia a parlarmi, chissà perché, della “sacralità della vita”, a dirmi che “bisogna rispettare quella di ogni prossimo” e via con questi discorsi. Ma credo che quando lui parla di “vita” si riferisca soltanto a quella di sua madre, di cui si rifiuta di accettare la follia, ancorché debilitante sino alla disumanità e la cui convivenza in casa nostra è incompatibile con il diritto dei nostri figli a crescere in un ambiente che non faccia impazzire anche loro. E ciò a prescindere dei miei diritti di madre e di moglie, che non possono essere sacrificati ai doveri verso una suocera ormai assai più che debilitata: debilitante verso tutti coloro che le stanno intorno.
«Mi sono ridotta a pregare il Dio in cui non ho mai creduto e a invocarLo di accogliere Clara in paradiso, che se ne occupi un po' Lui! Perché a me non viene proprio in mente alcuna soluzione. Intendo: nessuna che sappia mettere in pratica.
«Qualcuno ha suggerimenti da darmi? O sa indicarmi la strada per trovarne?»

La mia risposta alla lettera è riservata.

 
 
11 luglio 2019

 

FRANCIA

Com’è dura fare il medico perbene di pazienti che credono nella stregoneria

La lista dei malati dissennati che si condannano alla sofferenza perenne o alla morte precoce è prolissa. Ci sono malati reclamanti medici che li proclamino sempre sani o almeno pronostichino leste guarigioni; ci sono gli ipocondriaci acuti, fisicamente sani ma esigenti terapie; ci sono i malati indisponibili ad accettare i limiti della scienza medica e dunque vagano per santuari in questua di miracoli… e in fondo alla lista ci sono i malati, veri o immaginari, che respingono la razionalità scientifica per rifugiarsi in pratiche irrazionali e bislacche di matrice sciamanica.
Rientra tra queste l’omeopatia, un insulto a Ippocrate e uno sperpero di denaro pubblico che collide con le ristrettezze imposte alla medicina seria.
Oltre 800 indagini scientifiche al massimo livello hanno dimostrato come intrugli e compresse omeopatiche siano estranei alla scienza e che dunque non hanno il minimo valore terapeutico; al più, li si può parificare ai placebo, cioè a quei finti farmaci destinati ai pazienti che li credono veri. A volte un placebo, per esempio una pastiglia di zucchero, fa star meglio il paziente che è tale soltanto nella sua testa: convinto di avere la malattia X e che questa sia curabile con la medecina omeopatica Y, la assume senza esitare e guai a richiamarlo alla realtà. Tutto accettabile, fin tanto che ad ingerire zucchero è un malato fasullo. Le tragedie iniziano quando il convertito all’omeopatia sta male sul serio e rifiuta di curarsi con l’allopatia, cioè ricorrendo a rimedi scientifici. In questi casi il produttore di intrugli omeopatici, nonché il medico fedifrago che gli tiene bordone, diventano complici in un raggiro che può avere esiti letali per le vittime. Ne deriva che l’omeopatia può configurarsi, nelle miglior delle ipotesi, come abuso della credulità popolare e, nella peggiore, come istigazione a non curarsi. Risultato: il paziente credulone aggrava, magari ritrovandosi invalido permanente. O muore.
Seconda accusa all’omeopatia: distoglie risorse alle terapie scientifiche.
Prendiamo la Francia, dove il servizio sanitario nazionale rimborsa al paziente il 30% della spesa omeopatica. Nei giorni scorsi il governo ha annunciato una riduzione di questo contributo pubblico al 15%, con decorrenza primo gennaio 2020, e il suo azzeramento dal primo gennaio dell’anno successivo…

L'articolo completo è riservato.

 
 
10 luglio 2019

 

FORESTA AMAZZONICA

Che carini questi omuncoli che si scannano tra loro rubandosi le donne!

Preambolo
I pennivendoli delle più paludate testate del Nordamerica e d’Europa sono usualmente proni ai Poteri che passano loro prebende sontuose. I beneficati ricambiano propalando le censure e le bugie gradite ai Poteri. Per esempio, a 18 anni dagli attentati dell’11 settembre a New York e dintorni, i pennivendoli perseverano a raccontarci la favola che li attribuisce a Osama bin Laden, benché siano stati smascherati come operazioni sotto falsa bandiera; per esempio,  a 15 anni dal golpe ucraino appaltato dalla NATO a una banda di nazisti da museo, i pennivendoli ribaltano la responsabilità del colpo di Stato su coloro che se ne sono dissociati; per esempio, a otto anni dall’invasione della Libia da parte della NATO, insistono a farci credere che fu missione umanitaria, progenitrice degli odierni salvataggi in mare dei libici cui la NATO ha bombardato industrie, strade, posti di lavoro, case, ospedali, scuole; per esempio, a cinque anni dalla spedizione in Siria di 360 mila mercenari della NATO, i pennivendoli ribadiscono che fu – e in parte continua a essere – sostegno a una «guerra patriottica di liberazione» da un «dittatore», negligendo che il presidente della repubblica, Bashar al-Assad, è esito di libere elezioni e che l’invasione straniera ha ucciso quasi 400 mila persone; per esempio… insomma accendete un notiziario televisivo o aprite un giornale cartaceo e, se siete cittadini onesti e correttamente informati, le panzane della stampa di regime le vedete da voi.
Guadagnarsi da (ben) vivere blaterando frottole alla lunga si rivela un cilicio psicologico e anche professionale: intralicciati su menzogne, i telegiornali e i cartacei soffrono crisi di rigetto da parte di un’udienza che tanto scema non è, anche perché le certosine seminagioni della controinformazione militante qualcosa fruttano.

All’oggi
Un po’ per sgravio di coscienza e molto per recuperare audience, i pennivendoli si concedono di quando in quando campagne di stampa definite «di civiltà». Per esempio la difesa degli yanomani, un nugolo di tribù annidate nel cuore della foresta Amazzonica, nello slargo disegnato dai fiumi Orinoco e Rio delle Amazzoni.
In tenuta da esploratori e con i riccioli mossi dai ventilatori alimentati dal generatore a gasolio, i Grandi Inviati della Grande Stampa si esibiscono alla macchina fotografica e alla telecamera per denunciare «i moderni predoni che minacciano la tranquillità e la stessa sopravvivenza di questo popolo pacifico e rispettoso della natura». Vediamo se è vero.
Gli yanomani, stimati in circa 30 mila, sono etnia tra le meno evolute del Pianeta. Sono fermi, se non all’Età della Pietra, certamente a quella del legno. La loro tecnologia si ferma all’arco, alle frecce, alla lancia, alle mazze legnose, alle piroghe scavate nei tronchi, all’innalzamento di capanne coperte di foglie, all’accensione del fuoco per cuocere la selvaggina e scaldarsi. Vivono quasi tutti e quasi sempre completamente nudi. Sulla nuda terra vengono al mondo. Abitano villaggi folti al massimo di 400 anime, costituiti da un’unica capanna di forma ovale e aperta al centro, frazionata in vari locali per i singoli nuclei e per le attività in comune. Ogni villaggio condivide il medesimo ceppo familiare e morirebbe di consanguineità se non la lenissero con forzosi apporti esterni. Questi apporti: appena può, un villaggio cerca pretesto per far guerra a un altro. I vincitori uccidono gli uomini e rapiscono le donne.
Gli yanomami si esprimono con una gamma ridottissima di suoni. Bastano e avanzano per usare le pochissime parole che conoscono. Ignorano le frasi subordinate e riluttano alle comunicazioni appena più che elementari. Non sanno leggere né scrivere. Non ascoltano la radio né la televisione, perché non le hanno o comunque non capirebbero alcuna delle lingue di altri popoli. Sono animisti, come tutti i primitivi che attribuiscono le manifestazioni della natura, dal sole alla pioggia ai fulmini all’alternanza diuturna ai piaceri e ai dolori corporali, a personaggi potenti e oscuri residenti in cielo, nel sole, negli astri, in tutto che li circonda e li nutre e li angustia.
Allevano i figli nel culto della forza e della prevaricazione. Lodano il bambino che vince le gare di lotta con gli altri bambini, e maggiorano l’encomio in relazione alla violenza e alla crudeltà di cui ha dato prova. Ogni villaggio vuole che i propri figli nascano vigorosi e feroci giacché il loro benessere e la loro sopravvivenza da adulti dipenderanno dalla capacità di macellare altri villaggisti, per rubargli le cose e le donne.
La quotidianità non belligerante è replica millenaria delle medesime, indispensabili e goderecce cose: la caccia, la cucina, la manutenzione della grande capanna e dei suoi elementari arredi, i giochi di lotta e di tiro. E il sesso, ogni volta che piace, dove capita e con chi si desidera.
In uno di questi villaggi si è accasato da quasi mezzo secolo un missionario italiano. Non vi ha convertito alcuno, a meno di non spacciare per conversione la divertita benevolenza che alcuni autoctoni riservano alle sue strampalate manie rituali, non dissimili da quelle dello sciamano. Peraltro il prete non si sogna di contrastare le abitudini cristianamente sconvenienti dei suoi ospiti, che altrimenti gli riserverebbero la sorte dei nemici.
Negli anni Ottanta – presidente del Brasile è Tancredo Neves – questo idilliaco e barbaro scenario è stato scosso dall’arrivo dei garimpeiros, cioè dei cercatori d’oro brasiliani, inappagati da altre zone di ricerca. Raspano le rocce rivierasche e setacciano i letti di questi corsi d’acqua, che si rivelano subito generosi. I cercatori non sono venuti qui per bearsi dell’ospitalità promiscua degli yanomami, bensì per prendersi l’oro, che gli autoctoni non si sono mai presi la briga di raccattare e di cui non saprebbero che farsene. Per cui i garimpeiros non recano doni ai residenti e men che meno riservano loro il garbo riservato dal missionario, che li carezza e li gratifica di altri gesti d’amore cristiano. Anzi, è probabile che i cercatori, tentati da giovani corpi nudi, abbiano profittato dei liberi costumi sessuali del luogo. In ogni caso è certo che i garimpeiros in qualche modo hanno ecceduto se a un certo punto gli yanomami li hanno presi a lanciate e mazzate. I cercatori hanno reagito con i fucili e hanno fatto strage. In un villaggio hanno ammazzato il 30% della popolazione.
Per gli autoctoni è così iniziato un clima di terrore. Da gagliardi assalitori dei villaggi contermini sono diventati semischiavi dei cercatori d’oro, sempre terrorizzati dalle loro razzie quantomeno sessuali. L’andazzo è durato sino al 1992, quando – al potere c’è il vicepresidente Itamar Augusto Cautiero Franco, a rimpiazzo del titolare rinviato a processo –  il governo scoraggia le scorribande e le esazioni dei garimpeiros, delimitando a riserva il territorio degli yanomami. Ma le prepotenze impunite dei cercatori riprendono nel 2015 – presidente la “socialista” Dilma Roussef – e sono esplose l’anno scorso, quando il neopresidente Jair Bolsonaro ha incoraggiato i concittadini a compensare la disoccupazione con l’oro estratto dai fiumi amazzonici…

L'articolo completo è riservato.

 
 
9 luglio 2019

 

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L’uomo di Caracas

L’ingegner Pablito (chiamiamolo così) ha da poco superato la quarantina, è ingegnere al soldo d’una multinazionale nordamericana che costruisce impianti indispensabili all’economia del Venezuela. Il presidente Nicolás Maduro ne ha disperato bisogno, perché fra i suoi concittadini non ce ne sono di abbastanza ricchi e capaci da costruire gl’impianti in questione. Per una repubblica che si proclama socialista e stimola il fiorire di iniziative economiche nazionali e che propugna la lotta ai privilegi e alle ricchezze estreme, comprare i servigi da una potenza straniera, e proprio da quella che da decenni istiga golpe per abbatterlo, costituisce un’incoerenza connotabile anche di vergogna e tradimento. Ma tant’è: vale in Venezuela la regola ferrea di ogni Paese che voglia riscattarsi a ogni costo dal giogo colonialista, che è innanzitutto giogo tecnologico. All’origine della miseria endemica di un Paese sottosviluppato, ancorché ricco di petrolio, c’è la penuria di competenze. E ce ne vogliono tante, associate a capitali e strumenti, per succhiare idrocarburi dal sottosuolo e dalla laguna, e tante per rimediare ai guasti di secoli di malgoverni. Ci vogliono tecnici qualificati. Come Pablito, che all’anagrafe è un venezuelano formalmente uguale a ogni altro, titolare dei medesimi diritti e gravato dei medesimi obblighi di solidarietà sociale cui tutti sono tenuti in un Paese socialista. Ma di fatto è un privilegiato che si porta a casa uno stipendio da nababbo. Talmente elevato da scatenare, in torme di venezuelani miseri, tentazioni di redistribuzione forzosa. Per questo Pablito sfreccia per le strade di Caracas  in un’auto blindata e scortata da uomini in arme. In barba a ogni legge ostacolante la fuga dei capitali e in barba a ogni imperativo morale, il governo chiude entrambi gli occhi quando Pablito esporta gran parte di quel che guadagna.
In pochi anni si è aggiudicato una villa principesca in Florida, ha ammassato riserve in forzieri elvetici e ora sta comprando, nel quartiere milanese degli arricchiti, un appartamento immenso da 15 mila euro a metroquadro. Presto vi traslocherà la famiglia, dall’autunno scorso acquartierata nella vasta suite di primario albergo meneghino. Da qui ogni mattina alle 7.45 parte l’auto scortata che porta il figlio più piccolo in un’esclusiva scuola privata. Da qui, ogni domenica sera, parte un'altra vettura scortata che porta Pablito all’aeroporto della Malpensa, volo di prima classe per Caracas, da cui rientra a Milano il venerdì sera. Un impiego che rende una fortuna val bene qualche sacrificio logistico e i rischi connessi ai torbidi infiammati dai mercenari pagati dagli USA per sostenere un golpe annunciato dall’autunno scorso. Ed è questo annuncio ad aver spinto Pablito a mettere al sicuro la famiglia a Milano.
Perché proprio qui? Risposta plurima: perché Pablito e signora hanno ascendenze
made in Italy e ne masticano la lingua; perché a Milano ci sono fior di cliniche e scuole private; perché Milano, peraltro discreto quartier generale della forza di occupazione USA, è città che offre sicurezza estrema ai garantiti; perché il quadrilatero della moda appaga l’ansia spendacciona della signora, perché… il resto della filastrocca motivazionale potete aggiungerlo voi.
Ed ecco che stamattina, da un tempio dello spreco affacciato su Corso Vittorio Emanuele, in fregio al Duomo, la signora incrocia lo sguardo di un uomo che la fa sudar freddo.
– Aiuto! Io quello lo conosco! – sibila all’amica…

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8 luglio 2019

 

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«Cerco deposito per l’essere vivente che era mia madre»

Ci sono malattie invalidanti che, al culmine, degenerano la persona a non-persona. Il cervello viene abraso di ogni consapevolezza umana. Corpi sfatti e piagati si riducono ad ammassi di sofferenza, nella misura in cui anche un animale decerebrato e fors’anche una pianta sentono dolore.
Non sarebbe manifestazione di carità cristiana concedere compassionevole trapasso a questi corpi inerti? Non sarebbe espressione di amore per ogni prossimo, e a maggior ragione di un congiunto, rispettare la dignità della persona autentica che era? Non sarebbe segnacolo di intelligenza surrogare la natura quando questa, cieca e crudele, non fa il suo dovere?
Invece no: i parenti si riducono non già a custodi di simulacri di persone, ma, assai peggio, ad aguzzini che sadicamente, ancorché senza dolo e quasi sempre per debolezza frammista a ignoranza e viltà, condannano al martirio proprio coloro che proclamano di amare al punto da perdere la testa. Sì, perché amare col cervello, oltre che col cuore, implica fare scelte certamente dolorose, ma che sono l’unica alternativa all’egoismo spinto alla crudeltà.
Anche quest’anno, come sempre allo sboccio della stagione feriale, molte famiglie che hanno in carico parenti non-persone, se li portano appresso in vacanza. Li caricano in auto e dopo poche ore approdano al pronto soccorso dell’ospedale più vicino alla meta.
«Dottore, la mamma si è sentita male in viaggio».
Bugia: la mamma è collassata – non deceduta! – per la ragione su cui i parenti contavano: non era in grado di sopportare i disagi del viaggio. Ma che importa: l’obiettivo è raggiunto: si è trovato un luogo dove depositarla a pretesto di un imprevisto sanitario in realtà più che prevedibile: previsto. I parenti sanno bene che nessun ospedale ricovera anziani cronici allo stadio acuto e completamente non-autosufficienti, com’è appunto questa malata di Alzheimer. A meno di non imbrogliarli. Gli ospedali della tua città non li inganni più perché ormai conoscono bene te e quel che resta di tua madre. Ma in un ospedale remoto la messinscena regge. Per poco, certo: anche implorando, anche scialando in mance, fra pochi giorni questa non-persona dovrai venire a riprendertela. Ma per te che ne sei esausto, anche una breve pausa è requie ambita…

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7 luglio 2019

 

CONTROINCHIESTA

I persecutori e gli sciacalli della signorina Alessandra Giordano

Aveva 46 anni e da troppi soffriva di «indicibili sofferenze» al volto, alla gola, alla spina dorsale. Al punto da non reggersi in piedi a lungo e da essere costretta ad abbandonare il lavoro d’insegnante. All’origine di tanto calvario il Morbo di Eagle, che si lenisce e a volte si guarisce in quattro casi su cinque. Ma Alessandra era il caso condannato a patire senza requie. Così, due anni fa, perso l’impiego e dinanzi al verdetto medico di «condannata a patire a vita», ed essendo libera da vincoli coniugali e materni, Alessandra ha scelto di morire. Ha subito scoperto che in Italia è arduo suicidarsi senza soffrire e senza rischiare, o far rischiare il carcere, perché una legge sunta dal diritto canonico condanna chiunque aiuti il candidato suicida a togliersi la vita. Il moderno Torquemada è inclemente anche quando la vita è diventata, a causa di spasimi continui e insopportabili, una tortura, dunque la negazione della vita umanamente – e anche cristianamente in una Chiesa autentica – intesa. Così, per colpa della moderna Inquisizione insediata anche nel nostro codice sedicente laico, Alessandra ha patito due anni prima di esercitare un diritto che è speculare a quello di vivere: il diritto di morire, quando il rimanere in vita diventa martirio e negazione di dignità…

Articolo riservato.

 
 

ESPIAZIONI SENILI E SQUILIBRI DEMOGRAFICI

«Sei vecchio, malato e povero? Ben ti sta.»

In un libro appena uscito in Francia, dove ha cominciato a scuotere coscienze, tre docenti di economia tirano un allarme a governanti e governati: attenzione, la nostra società, che già si mostra impreparata a gestire le due grandi rivoluzioni caratterizzanti il nostro secolo, è ancor più incapace di fronteggiare la terza. I primi due sconvolgimenti sono l’accelerazione iperbolica del progresso scientifico-tecnico e il collasso ambientale. Il terzo cataclisma è questo: per la prima volta nella storia dell’umanità, da un quarto a un terzo della popolazione si appresta a trascorrere un terzo della propria vita da pensionato…

Articolo riservato.

 
 
6 luglio 2019

 

PRIMATI D’ITALIA IN EUROPA

L’economia della truffa

L’italiano medio prospera dei quattrini illegalmente sottratti allo Stato: evade le tasse, saccheggia le casse pubbliche, riscuote provvidenze indebite. Oppure ingrassa imbrogliando i consumatori: dalla sanità privata alle auto alle assicurazioni alle case al supermercato è una ridda di prezzi maggiorati, di contratti iniqui o irrisi, di esazioni ladresche e tangenti. Ogni ingranaggio sociale supposto creare ricchezza o distribuirla è frenato da resistenze malandrine. Per non affogare in questa palude malandrina gli onesti si rifugiano su cosiddette Isole dell’Onestà: vi segnaliamo il percorso per raggiungerle e i requisiti richiesti per sbarcarvi. Fuor di metafora, ecco una rassegna di esperienze associative e solidaristiche di persone perbene: in Sudtirolo, nel Veneto e in Sicilia.

Articolo riservato.

 

CORRELATO:

Vademecum del perfetto imbonitore d’auto

Sintesi dell’allocuzione introduttiva a un corso di formazione per venditori di concessionaria.

«Psicologia uguale a soldi. Occhio vigile, orecchie tese. Non perdete un fotogramma del pollo, cioè del potenziale cliente che è appena entrato in concessionaria, non perdete una sua sillaba. Studiatelo bene. Ma dissimulate le vostre mire dietro una barriera di cortesia e indifferenza. I vostri gesti di distacco, i vostri silenzi, i vostri banali quesiti che sembrano buttati lì soltanto per dovere conversativo, tutto questo deve comunicare al pollo che non siete ansioso di vendergli nulla, che accoglierlo e intrattenerlo rientra nelle mansioni d’ufficio per le quali siete comunque pagato, quale che sia l’esito della sua visita. Inducetelo a ritenere che la vostra concessionaria ha clienti in abbondanza, che oggi avete venduto auto prima che lui entrasse e che ne venderete altre quando lui sarà uscito. Siate ospiti gentili, mettete il pollo a suo agio ma mai, neppure per un secondo, neppure per remota allusione, tradite la vostra tensione di pescatore che ha allamato il pesce. Avete motivo di essere fiduciosi: le statistiche ci dicono che un venditore eccellente riesce a spennare il pollo in due casi su tre.
Il vostro primo obiettivo è: capire quanto il pollo è disposto a spendere quando mette piede in concessionaria. Attenzione: diffidate del suo budget dichiarato. Che è falso, è riduttivo, è prudenziale, è limitato al prezzo di listino reclamizzato sui cataloghi o su inernet, prezzo rattrappito dalle offerte sbandierate dai nostri maghi del marketing. No: voi dovete indurlo a formulare nella sua mente l’esborso o l’indebitamento massimo. Come? Allo stesso modo in cui una spogliarellista eccita il cliente: mostrategli via via delizie crescenti. La pubblicità lo ha accalappiato con un modello X a un prezzo Y? Ebbene, voi suscitate nel cliente la curiosità per versioni migliori del medesimo modello e, se l’amo regge il pesce, prospettateli modelli di classe superiore, magari ricorrendo al trucco della mera comparazione, titpo "Certo, quella è assai più potente di questa che ha scelto, ma questa non la induce in tentazioni velociste...". Ricordatevi che l’acquirente di auto è bambino viziato ed eccitato, è baloccone compulsivo e irresponsabile, disposto a dilapidare patrimoni per appagare l’ansia di sedere non tanto al volante di un’auto nuova, ma alla guida di una personalità rinnovata all’insegna dell’esibizionismo, un sogno dal quale conta di riscuotere autostima…
Secondo step. Stabilito che il pollo potrebbe arrivare a spendere 100 per la vettura che gli avete idealizzato, ora il vostro obiettivo è dargli in cambio il modello ideale per noi. Cioè quello più obsoleto, quello già disponibile nel nostro circuito. Insomma quello per noi più profittevole. Ricordate che la vostra provvigione non è una fetta del ricavo, ma dell’utile. Le vetture più redditizie per voi sono quelle che stanno uscendo di mercato; sono quelle offerte in prova ai clienti o meglio ancora quelle offerte in comodato ai giornalisti e similari parassiti o utilizzate come auto di cortesia, insomma macchine in qualche modo usate. La provvigione si appesantisce se riuscite ad appioppare vetture che il nostro circuito bolla del cosiddetto Doppio Asterisco perché hanno rivelato difetti di fabbrica o danni successivi che il cliente non può riscontrare subito ma che emergeranno soltanto dopo parecchio tempo e che imputeremo a guasti accidentali…»

L'articolo completo è riservato.
 
 
5 luglio 2019

 

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L’Italietta dei pennivendoli e dei suscitatori di linciaggi

Va bene che le aziende italiane fabbrichino armi vietate dalla Convenzione di Ginevra e le spediscano a macellare africani e mediorientali, come ha fatto un produttore lombardo di mine antiuomo; va bene che le aziende belliche ingrassino se stesse e i politici armando le patrie truppe spedite a pacificare il mondo a suon di esplosivi e proietti; va bene che la stragrande maggioranza degli elettori insedi governi guerrafondai e colonialisti; va bene che l’opinione pubblica accetti l’importazione illegale di manodopera da destinare a mansioni servili; ma se un imprenditore di Lumezzane mette alla porta autisti immigrati maleducati e prepotenti, l’Italietta dei Buoni a Oltranza insorge e blatera di razzismo.
Il 21 giugno scorso alla Chino Color di Lumezzane, nel Bresciano, è successo questo: arriva un corriere, pakistano o di altra latitudine esotica, parcheggia il camion dinanzi al cancello della fabbrica. Suona il clacson e pretende di scaricare. Gli viene ribadito che l’azienda accetta le merci su appuntamento, altrimenti rischia di ritrovarsi a fronteggiare molte consegne nello stesso tempo. L’autista insiste e strombazza, nonostante un operaio gli precisi che è in anticipo di due ore sull’orario convenuto e che ci sono altri camion in attesa. L’autista urla e in quel mentre arriva il titolare, che reagisce alla «maleducazione» e all’«arroganza» dell’autista, ennesima di una serie di autisti similari, ordinando l’invio ai fornitori di questo messaggio, comprensibile nella sua esasperazione: «Chiediamo tassativamente, pena interruzione di rapporto di fornitura con la vostra società, che non vengano più effettuate consegne utilizzando trasportatori di colore e/o pakistani, indiani o simili».
La cosa sarebbe finita qui, con un monito ai fornitori a educare meglio i loro autisti. Ma ieri uno di questi fornitori ha divulgato il messaggio alla stampa – intendo quella deteriore – sempre a caccia di minuti episodi squallidi, come la pretesa insofferenza gratuita verso i forestieri, per imbastirci speculazioni allettanti e sante cause da difendere: e cosa c’è di più allettante di un capro espiatorio da dare in pasto alle masse avide di roghi contro pretesi razzisti?
Risultato: i giornali idioti – cioè quasi tutti – oggi mettono alla berlina un imprenditore reo di essersi limitato a censurare civilmente e per iscritto cafonaggini che altri avrebbe preso a calci in culo. Stuoli di sciacalli, dagli avvocatuncoli ai politicanti di vil conio, si sono lanciati sulla preda, esibendo pudenda ai lampi di tivù-spazzatura.

 
 

LA NUOVA FRONTIERA DELLA GERIATRIA

Ma questo ospizio sembra un campus univesitario

Abiurata la tonaca, un giovane prete ha scelto un ex professore di filosofia, un ex medico e altri ex specialisti, tutti pensionati, e li ha radunati in una casa di riposo sulle Prealpi lombarde. E qui ha avviato un esperimento per trasformare la terza età in Età Nuova, ove l’esperienza, coniugata all’apprendimento continuo, si rivela una risorsa per contribuire in maniera inedita alla crescita morale e civile dell’intera società. Il motto della Casa è: «Vivere è governare il cambiamento». Messi al bando gli anatemi della vecchiaia contro «i governanti ladroni», «la gioventù che va alla deriva» e «il popolazzo schiavo della televisione», gli ex hanno scoperto il modo di fare politica linda e produttiva. E sono rinvigoriti nello spirito, con benefiche ricadute sulla salute del corpo.
Ecco una visita guidata alla Casa, in compagnia del direttore Aldo Curdinovis.

Articolo riservato.

 
 
4 luglio 2019

 

ANNIVERSARI: 4 LUGLIO 1776

Viva gli schiavisti liberi!

Oggi negli USA si festeggia la Dichiarazione di indipendenza, con cui 13 colonie britanniche sulla costa atlantica dell’America settentrionale si staccarono dalla madrepatria. Motivo: i secessionisti volevano accaparrarsi in esclusiva gl’immensi profitti che ricavavano dallo sfruttamento nel Nuovo Mondo, senza più spartirli con la Gran Bretagna. Profitti in gran parte criminali, perché derivanti dal saccheggio delle risorse degli autoctoni, implicanti il loro sterminio, e conseguenti alla schiavitù dei negri sequestrati in Africa. Sì: i celebrati Padri della Patria USA erano negrieri. Lo stesso autore della Dichiarazione, James Madison, era proprietario di schiavi, come lo sarebbe stato Thomas Jefferson, autore della Costituzione del 17 settembre 1787, entrata in vigore due anni dopo. E come lo sarebbero stati 14 dei primi 16 presidenti insediati alla Casa Bianca.
La Dichiarazione di indipendenza è l’implicito riconoscimento della schiavitù e dunque la legittimazione di un regime schiavista.
Nel 1776 gli Stati nordamericani contavano due milioni e mezzo di abitanti, per un quinto schiavi. Che in seguito aumentarono. Per cui la Dichiarazione non spezzò catene: ne saldò di nuove. Né la Dichiarazione risparmiò sciagure ai bianchi dissenzienti: quanti rimasero fedeli alla Gran Bretagna furono costretti a fuggire in Canada, in Inghilterra o nelle Indie orientali. I lealisti che rimasero furono oggetto di una caccia all’uomo e furono uccisi a capriccio…

Articolo riservato.

 
 
3 luglio 2019

 

REGRESSO SOCIALE: INDAGINE SULLE FAMIGLIE PUTRIDE

«Papà, mi compri qualche schiava?»

Scriveva il filosofo Cornelius Castoriadis: «O sarà rivoluzione o sarà barbarie». Intendeva: sarà barbarie peggiore; non soltanto abiura del progresso civile bensì ritorno della belva umana dei secoli bui. A depravarsi sino a disumanizzare i propri simili per puro diletto è una minoranza esigua, d’accordo. Ma sarebbe ben più vasta se, nel terzo millennio, fare lo schiavista non costasse un patrimonio. E che questo ostacolo economico sia il solo a impedire il dilagare della barbarie è confermato dal silenzio complice degl’innumerevoli testimoni, i quali non si scandalizzano, non denunciano né al magistrato né alla pubblica opinione.
Ecco, articolato in resoconti particolareggiati scelti fra molti campioni, un affresco delle tragedie imputabili a genitori incapaci di allevare figli se non avvoltolandoli nella bambagia più criminogena. O che, essendone capaci, subiscono il ricatto di una chiamata di correo.

Articolo riservato.

 
 
2 luglio 2019

 

GEOPOLITICA

Centrali atomiche galleggianti per scaldare la Russia artica

Mentre l’Europa della NATO sciala tempo e risorse in guerre coloniali dissennate, Vladimir Putin guida la conquista del Far-Nord, impegnando nel prossimo lustro il valsente di 11,3 miliardi di dollari. Le aziende occidentali più accorte, aggirando le sanzioni di Donald Trump e sfidando gli anatemi di Bruxelles, si associano al “nemico”. Come le italiane Nuova Pignone e Saipem.
Ecco i tratti salienti di un’offensiva economica che, integrando la cosiddetta Terza Via della Seta, annuncia nuovi equilibri nell’intero emisfero.

L’articolo è riservato.

 

ARTICOLO CORRELATO DEL 27 FEBBRAIO 2018:

Le Vie della Seta

Articolo disponibile.

 
 
30 giugno 2019

 

FRANCIA: IL TAYLORISMO ENTRA IN TRIBUNALE

Per decidere se condannarti o assolverti il giudice ha i minuti contati

Ecco i disastri provocati da una riforma sparagnina che pretende surrogare la quantità alla qualità, così degenerando la Giustizia a ingiustizia. E i togati stanno a guardare…

L’articolo è riservato.

 
 
29 giugno 2019

 

TRASPORTI PUBBLICI

Ma il progetto di metrò componibile è un plagio

Probabilmente inconsapevole, vista la scarsa diffusione del romanzo che lo ha inventato, in meglio, con dieci anni di anticipo. Eppure oggi la stampa ne esalta la versione ridotta come una novità rivoluzionaria...

 

DAL ROMANZO MATER:

L’ipertreno che verrà

Estratto disponibile.

 
 

COMMERCIO INTERNAZIONALE

Una pacchia per i fascisti alla Bolsonaro (e per gli esportatori del Prosciutto di Parma): una tragedia per buona parte dell’umanità

Ieri sera l’Unione Europea ha abbozzato un accordo di libero scambio con i Paesi del Mercosur, cioè Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Se sarà ratificato dal parlamento europeo e dai singoli Stati, schiuderà un mercato di 780 milioni di consumatori, abbuonando agli esportatori europei tariffe doganali per 4 miliardi di euro l’anno. Saranno tutelati 357 prodotti del Vecchio Continente, dove i sudamericani potranno esportare, tra l’altro, 99 mila tonnellate di carne bovina l’anno. Inconvenienti: l’intesa rinnega l’Accordo sul clima di Parigi, dà il vialibera all’ulteriore inquinamento del Pianeta e propizia il liberalismo selvaggio dei Paesi più reazionari; come il Brasile di Bolsonaro, che deforesta l’Amazzonia, che da gennaio ha omologato 239 pesticidi tossici, che perseguita i democratici, le donne e gli omosessuali. Insomma, un patto mercantile dissennato, contro cui si sono schierati sinora soltanto il gruppo dei Verdi al parlamento europeo e i principali sindacati dei settori merceologici interessati, a cominciare dagli allevatori, minacciati di fallimento dalla concorrenza di carni e altre derrate prodotte in spregio delle leggi sanitarie e ambientali europee.
E il governo italiano che dice? Nulla: i duumviri Salvini e Di Maio sono troppo presi dalle loro campagne elettorali permanenti e a simulare avversione verso l’import di braccia per accorgersi di quel che si decide a Bruxelles…

L’articolo è riservato.

 
 

IL PUNTO SULLA FERROVIA TORINO-LIONE

Un cantiere infinito dove si lavora poco o punto, ma che frutta voti e prebende ai contestatori e ai governanti che li subiscono

L’inchiesta è riservata.

 

CORRELATO DEL 2 DICEMBRE 2005:

Quei ladri di passo della Val di Susa

Le vere ragioni di una protesta inscenata da pifferai tornacontisti e ingrossata da povericristi in buona ma ignorantissima fede.

Articolo disponibile.

 
 
28 giugno 2019

 

PROPAGANDE DI REGIME

«Trump è immorale», parola di un santone prezzolato dalla CIA

Negli Stati Uniti lo Stato Profondo è espressione di un contropotere in conflitto con il capo della Casa Bianca, colpevole di riluttare a scatenare quella Grande Crociata caldeggiata dai guerrafondai contro il Medio ed Estremo Oriente. Ogni espediente è buono per aizzare l’opinione pubblica contro Trump, che peraltro è già bravo di suo nel meritare biasimi. Così ieri i potentati mediatici hanno comandato al Dalai Lama di esternarsi a beneficio della stampa di regime. Anche quella italiana si è adeguata alla direttiva di Washington, dando spazio a un guitto che lo storico e filosofo Domenico Losurdo ben smaschera nell’articolo che sotto proponiamo.

 

LA CINA, IL TIBET E IL DALAI LAMA

Celebrato e trasfigurato dalla cinematografia di Hollywood

di Domenico Losurdo

Articolo disponibile.

 
 
27 giugno 2019

 

LA TOLLERANZA DEL VATICANO VERSO GLI ABUSI SESSUALI COMMESSI DAI RELIGIOSI

Quelle 1.250 tonache lerce e impunite che insidiano i bimbi italiani

Inchiesta riservata.

 

CORRELATDO, DAL QUOTIDIANO FRANCESE LE MONDE:

Marie-Jo Thiel: «I preti non avrebbero dovuto avere pulsioni»

Mentre papa Francesco sta per annunciare la riforma della curia vaticana, la teologa analizza le cause, segnatamente storiche, della deriva pedofila di parte del clero.

Intervista di Florent Georgesco

Articolo disponibile.

 
 

AMARCORD ROMAGNOLO

Dai postcomunisti che tiravano sassi a Gramsci a quelli di Bibbiano

Il sindaco PD di Bibbiano è agli arresti domiciliari. Altre 17 persone sono oggetto di misure cautelari. Tutti accusati di delitti infamanti a carico di minori sottratti con l’inganno alle loro famiglie. Dov’è finita la «superiore morale» da sempre rivendicata dal PCI ed elevata a vessillo politico ai tempi di Enrico Berlinguer? Forse è stata spazzata via dal prefisso post, segnacolo di adeguamento alle derive etiche del capitalismo? No: il sedicente comunismo italiano è scaduto a post sin dagli albori della sua fioritura negli anni Venti. Seguiamone la parabola…

Articolo riservato.

 
 
23 giugno 2019

 

UCRAINA

Perché i golpisti di Kiev abbatterono un aereo di linea...

...e perché oggi la NATO accusa Vladimir Putin.

Articolo disponibile.

 

LA TESTIMONIANZA DI UN MECCANICO DELLA BASE MILITARE DI AVIATORSKOYE

Il pilota del Sukhoi 25 ucraino: Il Boeing «era nel posto sbagliato nel momento sbagliato»

Articolo disponibile.

 
 
17 giugno 2019

 

INDAGINE SULLA PROSTITUZIONE

Italia, esplode il sesso a pagamento

Secondo un’indagine del quotidiano francese Le Monde pubblicata il 12 giugno e dedicata allo svacco italiano, nel nostro Paese il commercio del sesso aumenta a ritmo esponenziale. Dai 3 milioni di puttanieri del 2014 si è passati ai nove milioni del 2017, anno delle ultime rilevazioni ufficiali. Ma a giugno 2019 le fonti da noi collazionate (sodalizi femminili, assistenti sociali, medici e operatori della pubblica sicurezza), e considerando anche i puttanieri occasionali, stimano 15 milioni. Vuol dire che un italiano su quattro, computando neonati e impotenti e matusa,, ricorre ai servigi del meretricio.
Conseguente l’incremento dell’offerta: da 90 mila prostitute e prostituti censiti nel 2014 a 120 mila nel 2017. Anche qui la nostra indagine empirica ascende: 200 mila.
Perché tanta enfiagione della domanda, e dunque dell’offerta? Concause indicate dall’indagine parigina: abbassamento dell’età nella quale i giovanissimi si convertono alla prostituzione, sia come offerenti sia come acquirenti; poi le maggiori opportunità logistiche, riflesso sia di accresciuto benessere economico (la disponibilità di un’auto o di un alloggio anche per i giovanissimi) sia della tolleranza sociale e familiare verso il fenomeno; poi la quantità e la qualità dell’offerta multietnica. Noi aggiungiamo, come propellente del meretricio, il progressivo degrado morale della popolazione e la sovrabbondante pervasività degli stimoli pornografici…

 

INTERVISTE CORRELATE:

«Sono grata alle puttane, perché distolgono mio marito da alternativa peggiore»

«Ho cominciato all’università, superando gli esami nel letto dei professori»

«Io, schiavo del sesso, sono ricorso alla castrazione chimica quando ho superato il limite che nessun padre dovrebbe valicare»

«Quei protettori intoccabili perché spartiscono la torta con personaggi pubblici al di sopra di ogni sospetto»

 

L’inchiesta e le interviste sono riservate.

 
 
16 giugno 2019

 

NECROBIASIMO PER FRANCO ZEFFIRELLI

Auspicò la pena di morte per le donne che abortiscono

Se il parlamento gli avesse dato retta legiferando la pena capitale per quante interrompono la gravidanza, all’epoca avrebbe dovuto giustiziarne 150 mila e l’anno scorso ne avrebbe fucilate almeno 80 mila.  Il 19 marzo 1993 Zeffirelli dichiarò infatti all’agenzia di stampa ADN-Kronos: «Metterei la pena di morte per le donne che abortiscono». Istanza forcaiola che fece eco ad analoga esternazione del cardinale Giacomo Biffi, secondo il quale «chi abortisce è come compisse un delitto di mafia». «Biffi è troppo blando – gli replicò Zeffirelli – il crimine di chi uccide una creatura che non ha modo di difendersi non ha eguali…»

L’articolo completo è riservato.

 
 
15 giugno 2019

 

L’ORDA FAMELICA DEI MICROCRIMINALI EXTRACOMUNITARI

La paura fa Lega

Resoconto di come i valligiani del Nord, ove si tributano maggioranze assolute a un partito che promette di combattere l’insicurezza, paghino virtuali tangenti agli stessi che gliela suscitano.

Articolo disponibile.

 

CORRELATO, DELL'8 SETTEMBRE 2008:

«Così la maledetta Unione Europea mi ha lasciato sul lastrico»

Prima obbligato ad accettare una riduzione del salario del 40% e a rischiare ulteriormente la vita con turni massacranti alla guida del camion, poi licenziato: storia di Camillo, 52 anni, che ha votato i politici che l’hanno rovinato.

Articolo disponibile.

 

CORRELATO DEL 15 SETTEMBRE 2004:

Presto saranno dieci milioni

Così tutt’i partiti, Lega compresa, aprono le frontiere agl’immigrati.

Articolo disponibile.

 
 
14 giugno 2019

 

L’ITALIA DELLA DISONORATA SANITÀ

Sono un milione i malati sudisti che vanno a curarsi negli ospedali del Nord

Il fenomeno viene etichettato migrazione sanitaria o turismo sanitario. Oppure, soprattutto al Sud: fuga da ospedali inefficienti e inaffidabili, vuoi per corruzione e saccheggi endemici, vuoi per mancanza di investimenti e per tagli da parte di uno Stato assente o intriso di cosche.
Risultato: le strutture sanitarie nordiste, pubbliche come private, non sono soltanto intasate, negatrici di adeguati servizi ai residenti, ma risultano anche ammorbate da quella mentalità meridionale che degenera ogni gratuito diritto civile a “piacerino” da implorare o da pagare alla sorta di tangente. Di qui l’esasperato dilagare del malcostume delle esose parcelle extra pagate ai medici e delle mance ai paramedici; delle liste di attesa stravolte da favoritismi; del proliferare di indagini diagnostiche e di terapie inutili o dannose, prescritte per estorcere quattrini a utenza culturalmente arretrata e amorale, vocata all’ossequio tornacontista, al baciamano della viltà e all’acquisto di trattamenti ritenuti privilegiati.
Questa pandemia meridionalista gonfia un diverso flusso migratorio: decine di migliaia di nordisti malati iperricchi emigrano in supercliniche estere.
Ecco le cifre salienti dei due flussi: quanto il dissesto sanitario del Sud rende agli speculatori sanitari del Nord e quanto ci rimettono, in termini da cure sminuite o negate e di maggiori costi, i malati di Piemonte, Lombardia, Triveneto, Liguria e Romagna. E quanto è alta la montagna di quattrini che i locupleti depositano nei paradisi nosocomiali oltre frontiera. Replicandovi, in sedicesimo, gl'inconvenienti che i meridionali provocano in patria.

Articolo riservato.

 
 

ESPERIENZE DI RICOSTRUZIONE

«Qui si fabbrica l’antidoto alla famiglia, cancro sociale»

Pessimi genitori allevano figli peggiori: indifferenti verso ogni prossimo, disertori dall’impegno civile, egotisti e spiritualmente smarriti, sono preda e alimento delle nuove mafie che esasperano la corruzione politica e ammorbano i gangli vitali della pubblica amministrazione. Di qui il fascino che forme inedite di convivenza etica, incompatibili con uno Stato allo sbando e una Chiesa maschista e immorale, esercitano su giovani idealmente motivati.
Intervista alla dirigente di una delle Comuni antagoniste dove si forgiano i candidati all’edificazione della società futura…

di padre Aldo Curdinovis e Gian Carlo Scotuzzi

 

CORRELATO:

Qui nascono soltanto orfani

Cronaca della nascita di Lisa, i cui genitori sono entrambi non-conoscibili. L’evento, registrato in una discreta clinica privata dove si pratica eugenica avanzata, e poi in una scuola materna che alleva esclusivamente questo genere di bambine e bambini, conferma le anticipazioni visionarie del nostro romanzo Mater.

 

Articoli riservati.

 
 
13 giugno 2019

 

EX PAESI DELL’EST

La conversione al capitalismo tira la cinghia demografica

Negli ultimi trent’anni la popolazione degli 11 Paesi europei ex comunisti è calata da 111 a 103 milioni. Il tasso di decremento è dell’83‰, mentre l’Ovest europeo è cresciuto del 129‰.  Lo spopolamento innescato nel 1989 dalla caduta del Muro di Berlino ha due cause. La prima, che incide al 73%, è l’emigrazione: ridotti in miseria dall’agognata democrazia di stampo occidentale, se ne sono andati in 8,2 milioni, al netto di 6 milioni e mezzo di pentiti, cioè di lavoratori che, dopo averla provata, hanno concluso che stavano meglio senza e sono tornati a casa, ahiloro sperando invano di richiamarvi in servizio il comunismo. La seconda causa di spopolamento, che incide al 27%, è la riluttanza delle ex-compagne a figliare. Prima della caduta del Muro scodellavano da 1,9 a 2,2 pargoli a testa; oggi partoriscono meno che in Italia, dove peraltro si nasce pochissimo. Perché rinunciano alla maternità? Anche qui la colpa principale è l’avvento del capitalismo, che ha ridotto drasticamente i servizi sociali, ha falciato posti di lavoro, ha immiserito le pensioni, ha disseccato l’assistenza sanitaria e resecato il reticolo di solidarietà intrecciato da oltre mezzo secolo di economia pianificata. In tale contesto d’indigenza complessiva e di smantellamento dello Stato sociale le donne ci pensano due volte prima di mettere al mondo figli, senza disconoscere, nel rattrappirsi del ruolo di madre spinto spesso all’aridità, il positivo contributo dell’emancipazione femminile.
Se queste cifre, elaborate dall’Institut National d’Études Démographiques di Parigi, comprovano l’emorragia di cittadini da un paradiso capitalista forse meno paradisiaco di quello collettivista, ben più drammatico è l’esito della nostra indagine sui parametri economici e sulle disfunzioni gestionali delle 11 democrazie trentenni e sulla loro funzionalità all’arricchimento leonino dell’Occidente che le asservisce …

Articolo riservato.

 
 
9 giugno 2019

 

ALTERAZIONE DELLA STORIA E BABBEISMO MEDIATICO OCCIDENTALE

Le armate comuniste sconfissero il nazismo ma oggi il merito va agli eserciti russofobi

Nei giorni scorsi si sono concentrate a Kiel flotte e truppe della NATO per allestire la più grande esercitazione militare simulante l’invasione dello Stato russo, grottescamente associata alla celebrazione dell’anniversario della fine della II guerra mondiale. La quale fu vinta soprattutto dai sovietici, che fronteggiarono la parte preponderante dello schieramento hitleriano, tributandovi il maggior numero di vittime: 26 milioni, tra militari e civili, contro 413 mila statunitensi e 365 mila inglesi. Scomparso il comunismo sovietico, la NATO alimenta l’industria militare surrogandolo con la Russia, una democrazia che non minaccia alcuno e che tuttavia viene militarmente assediata ed economicamente boicottata da Stati Uniti e Unione Europea.
Ecco il resoconto di un’esercitazione bellica dai proclami e dagli eccessi provocatori che la dicono lunga sulle mire del sedicente Mondo Libero.

Articolo riservato.

 
 
5 giugno 2019

 

TELECRAZIA

Quanto ci costa la stoltezza di chi si affida alla Banda Berluska

Senza il sostegno delle emittenti del Biscione i partiti di governo, nonché i parlamentari europei italiani, non sarebbero stati eletti. È un nesso di causa-effetto derivante dall’acrisia dell’elettorato, prono alle sollecitazioni chiassose, spettacolari e reiterate del piccolo schermo e dei cartacei che lo scimmiottano.
Tanta sudditanza a una comunicazione politica svilita a pubblicità commerciale si coniuga a incostituzionalità sostanziale: la competizione elettorale è imbastardita da concentrazione mediatica privata incompatibile con l’equo confronto delle idee e con la dialettica democratica posta dalla Costituzione a fondamento della democrazia. Ulteriore sconcezza giuridica: una legge dello Stato vieta al titolare di concessioni pubbliche – a maggior ragione televisive – di candidarsi alle elezioni. E dunque di essere eletto. Ne deriva che i parlamentari sono incostituzionali e illegali dal 1994, cioè da quando il parlamento cominciò a convalidare, insieme all’intronizzazione di Silvio Berlusconi, svolgimenti ed esiti di chiamate alle urne contra Legem. Fu un golpe istituzionale avallato da tutt’i partiti parlamentari e finalizzato a garantire alla medesima casta il saccheggio delle risorse dello Stato.
Ecco, conti alla mano, quanto sono costati al popolo italiano 19 anni di malagestio golpista e quanto hanno fruttato a Berlusconi, alla sua famiglia, ai suoi famigli e ai suoi complici d’ogni schieramento. Ed ecco perché non si potrà tornare alla democrazia autentica senza prima resecare i tentacoli della piovra MEDIASET e relative metastasi.

Articolo riservato.

 
 
4 giugno 2019

 

FRANCIA

Lo Stato distribuisce antidoti a incidenti nelle centrali nucleari

Dal prossimo settembre 2,2 milioni di persone riceveranno un kit di sopravvivenza. Motivo: abitano a meno di 20 chilometri da un reattore atomico.

Articolo disponibile.

 
 
2 giugno 2019

 

STAMPA DI REGIME

Così i falsari della storia imbufaliscono i creduloni

Da settimane anche i media italiani celebrano il trentennale della messinscena allestita per propiziare un colpo di Stato filoamericano a Pechino. I golpisti fallirono e da allora la repubblica comunista non ha fatto che rafforzarsi economicamente, e oggi contende il primato agli Stati Uniti. Ma la propaganda menzognera continua ad attecchire nelle testoline acritiche delle masse occidentali, fomentate a invocare la liberazione di un popolo assai più libero e critico di loro.

 

CORRELATO DEL 4 SETTEMBRE 2013:

L’industria della menzogna quale parte integrante della macchina di guerra dell’imperialismo

di Domenico Losurdo

Articolo disponibile.

 
 
22 maggio 2019

 

ITALIETTA

La Storia non si appella al sovrano

A proposito del Manifesto per la storia, che da giorni centinaia di intellettuali vanno sottoscrivendo.

Articolo disponibile.

 

CORRELATO DEL 19 GENNAIO 2018:

Senatrice a vita per meriti di sopravvivenza

Il presidente della repubblica, Sergio Mattarella, oggi ha elevato al laticlavio la signora Liliana Segre, di anni 87, che nel 1938 fu condannata dalle leggi razziali italiane alla deportazione in Germania, dove i tedeschi la comandarono a fabbricare bombe nello stabilimento Union, vicino al campo di prigionia di Auschwitz. Qui la signora Segre soggiornò dal 6 gennaio 1944 sino al gennaio dell’anno successivo, quando il campo fu evacuato. Venne quindi trasferita in un sottocampo vicino Ravensbrück, dal quale fu liberata dagli Alleati quattro mesi dopo. La signora Segre ha iniziato a raccontare i suoi 16 mesi di prigionia nei primi anni Novanta, animando interviste, conferenze e testimonianze che perdurano da quasi 300 mesi. Una longevità esternativa che ha commosso la presidenza della repubblica, cui spetta la nomina di cinque senatori.

Articolo riservato. 


CORRELATO DEL 19 NOVEMBRE 2017:

I tedeschi e il carbone

Settantasei anni fa il conglomerato tedesco IG Farben costruì ad  Auschwitz, nella Polonia occupata, la più grande industria chimica dell’epoca. Prendeva il carbone, di cui il Paese è sempre stato ricco, e lo trasformava in petrolio, che non ha mai avuto. E dal petrolio ricavava la buma, cioè la gomma sintetica. Quest’ultimo procedimento era talmente innovativo che il governo degli Stati Uniti spedì ad Auschwitz i propri ingegneri a impararlo. Gli americani ne approfittarono anche per suggere la tecnica per organizzare al meglio il ciclo produttivo: Auschwitz era un modello di efficienza, alimentato da contadini che preferivano il salario sicuro in fabbrica agl’incerti e comunque magri frutti della zolla, nonché dalla rotazione di 35 mila internati che nel volger di 27 mesi – dal 31 ottobre 1942 al 27 gennaio 1945 – vennero concentrati nei campi di prigionia proprio per essere sfruttati con il lavoro coatto.
Nel dopoguerra il carbone ha continuato a essere primario sostegno delle Germanie: in quella Ovest ha alimentato la ricostruzione, in quella Est ha nutrito il sogno socialista. E anche oggi, a disdoro della cilecca del nucleare e delle delusioni delle molte energie rinnovabili e non-inquinanti, il carbone continua a essere il primario alimentatore dell’industria e degli stili di vita energivori dei tedeschi. I quali riluttano a rinunciare al primato europeo nell’estrazione del carbone. Per dirla con i minatori di Hambach, nel cuore della più inquinata area estrattiva del Paese, «meglio ingoiar polvere di carbone che far la fame».
Inchiesta su fasti e nefasti del settore in Europa, con al centro i lavoratori tedeschi per i quali la salubrità ambientale, associata alla messa al bando del carbone, è sinonimo di disoccupazione…

Articolo riservato. 

 
 
18 maggio 2019

 

DOCUMENTI

Manifesto per la storia

Testo dell’appello sottoscritto da Andrea Giardina, Liliana Segre e Andrea Camilleri.

Articolo disponibile.

 
 

STORIA CONTEMPORANEA

Videatur ut amoveatur

È andazzo quarantennale avviato dai Signori della Tivù: neutralizzare gli avversari politici promettendo loro perenne visibilità mediatica, indispensabile premessa di vittorie elettorali. Poi i Signori presentano il conto: complicità nel saccheggio dello Stato, varo di leggi gaglioffe ad personam e via elencando malavitosità in danno di un elettorato in maggioranza non migliore dei figuri che viene indotto a eleggere. Testimonianze e ricostruzioni inedite acclarano oggi la genesi di tale imbarbarimento televisivo nonché le moderne raffinatezze…

Articolo riservato. 

 
 
13 maggio 2019

 

STAMPA DI REGIME

Ex alpini, carne da elezione

RAISET e a cascata ogni altro polo (dis)informativo si sono mostrati proni agli ordini del Minculp: enfatizzare sino al falso storico e al ridicolo la rituale marcia di povericristi, in gran parte anziani che vantano l’unico merito di aver fatto la naja obbligatoria negli alpini, del resto soppressi da quando elicotteri e razzi e droni sostituiscono muli e fanti nella guerra di montagna. Così i proletari che furono penne nere sono passati, da ruolo di carne da cannone sacrificabile in «inutili stragi» per il profitto di lorsignori, a inconsapevoli comparse di un rito mediatico che i politicanti usano per mietere consenso e indurre plebi riluttanti a partecipare alle prossime elezioni del 26 maggio. Analisi di un fenomeno sociale marcio di menzogne, retorica reazionaria e tornaconti inconfessabili…

Articolo riservato. 

 
 
11 maggio 2019

 

MILANOPOLI

Padre, Figlio e Fido Santo

Disertati i fronti dell’impegno civile e della solidarietà sociale, i sudditi dell’Italia minore si avvoltolano nell’adorazione esclusiva del proprio nucleo familiare, dove l’animale di compagnia ha rango figliale. Per adunare nelle proprie chiese questi egotisti refrattari a ogni appello morale e mutili di bussola esistenziale, i parroci scendono al loro livello. I cani entrano in chiesa e dal pergamo non piovono esortazioni al Bene ma frivolezze e banalità non diverse da quelle che salmodiano il rito dell’aperitivo al bar. Ecco lo sfogo di un pastore d’anime talmente stomacato da passare dalla parte del lupo.

Articolo riservato. 

 
 
8 maggio 2019

 

BATTAGLIE POLITICHE CHE I MEDIA NON VEDONO

Che i figli del nemico muoiano in pace

Droghe, alcol, zuccheri, adrenalina: inducendo i benestanti oziosi ad abusare di questi veleni, i nuovi partiti comunisti combattenti sfoltiscono il ricambio degli antagonisti di classe. Con il sostegno criminale degli spacciatori di sogni, dalla cocaina ai video hollywoodiani, o con quello preterintenzionale delle multinazionali dell’alimentazione tipo Coca Cola, spacciatrice di bevande propiziatrici di obesità e diabete; o con il contributo diretto delle multinazionali etiliche, fucine di alcolizzati, o dei fabbricanti di auto con tachimetro da suicidio. Danni collaterali: muoiono anche i figli della bassa borghesia o addirittura del proletariato. Ma neppure i genitori di questi poveracci sono esenti da colpe sociali…
Indagine sui moderni untori e sul loro contribuito alle primarie cause di morte della gioventù occidentale.

Articolo riservato. 

 
 
2 aprile 2019

 

BRUNEI

Ad Allah e alle signore piacendo

Frustate, lapidazioni e mutilazioni per affermare la legge islamica.

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28 marzo 2019

 

L’ITALIA IN PERENNE CAMPAGNA ELETTORALE

Quanti voti accalappia una manipolatrice virtuosa?

Nicola Zingaretti, neocapo del PD insediato dal popolo dei gazebo, ha offerto la candidatura, per le prossime elezioni, a Lucia Annunziata, giornalista già presidente RAI, donna di consolidata fede atlantista. Un modo indiretto per riproporre il PD al copilotaggio del futuro governo cui Berluska & Soci stanno lavorando. (Annunziata ha declinato.)

 

CORRELATO DEL 15 GENNAIO 2008:

LE BENEMERENZE DISINFORMATIVE DI LUCIA ANNUNZIATA

Libri di comodo per bruciare libri scomodi

A credere che il colpevole degli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti sia stato Osama Bin Laden sono rimasti in pochi. Per svogliare questi pochi dal prendere sul serio le numerose inchieste che acclarano il terrorismo di Stato (a cominciare da quelle di Thierry Meyssan), ecco l’ennesimo libro che replica la bugiarda versione ufficiale. È edito da una società del Gruppo Mondadori, proprietà di Berluska.

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4 marzo 2019

 

TELECRAZIA ITALIANA

Perché Berlusconi fa risorgere il PD

Sabato scorso a Milano RAISET s’è mobilitata per enfatizzare sino al falso una processione milanese delle sinistre, moltiplicandone il numero dei partecipanti per dieci...

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13 febbraio 2019

 

LA GUERRA ECONOMICA DEGLI STATI UNITI

I predatori delle aziende europee

Il governo di Washington pretende far valere le proprie leggi nazionali in ogni parte del mondo, così negando agli Stati autonomia giuridica, premessa di quella politica ed economica. Così indossati i panni anche formali del neocolonialista, l’Amerika sfrutta l’Europa come un vivaio di imprese, riservandosi di papparsi per via (il)legale quelle che sviluppano eccellenze ambite, pena prendersele con la forza. E i governi del Vecchio Continente, che del resto già subiscono le scorribande dei killer della CIA e gli arruolamenti forzati nelle aggressioni militari pilotate dal Pentagono, chinano il capo, come 170 anni fa i cinesi dinanzi alle cannoniere anglosassoni durante la guerra dell’oppio.

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CORRELATO, DA RÉSEAU VOLTAIRE DEL 4 FEBBRAIO 2019

Gli USA: uno Stato-canaglia al servizio della propria economia

Improvvisamente, la classe possidente francese diventa consapevole dell’uso economico che gli Stati Uniti fanno del sistema giudiziario. Dal 1993 il Dipartimento per il Commercio ha creato un Trade Promotion Coordinating Committee e un Advocy Center, direttamente collegato alle agenzie d’intelligence. Più di recente, il Dipartimento di Giustizia ha interpretato le leggi statunitensi in modo da estendere il proprio potere all’estero ed esercitarlo, insieme alle altre amministrazioni, nell’interesse delle grandi aziende USA. Di fatto, i processi intentati contro le imprese europee non sono in relazione con le violazioni di cui vengono accusate. Sono processi concepiti per portarle al fallimento o consentirne l’acquisizione da parte di società USA.

di André Chamy

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10 febbraio 2019

 

LIBERTÀ DI STAMPA E VESSAZIONI ECONOMICO-GIUDIZIARIE DEI CRONISTI

Il primo persecutore dei giornalisti liberi è il non-lettore

A proposito dell’articolo odierno di Concita De Gregorio sulla Repubblica.

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8 febbraio 2019

 

ONAGROCRAZIE E INGERENZE ILLEGITTIME

Da che pulpito

Se l’asino Macron tira le orecchie al ciuco Di Maio.

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7 febbraio 2019

 

GERMANIA: SINDACATI CORPORATIVI ALL’ITALIANA

«Il posto di lavoro val bene un crimine sociale»

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14 gennaio 2019

 

NEL CENTENARIO DI ROSA LUXEMBURG E KARL LIEBKNECHT

L’Asse Roma-Berlino degli orologi fermi

Un secolo fa il comunismo conquistò il più grande Paese del mondo e fece sognare gli altri perché c’era una classe operaia combattiva propulsa dagl’ideali della libertà dal bisogno, della giustizia sociale e della fratellanza, per cui «ogni uomo è mio fratello» e al diavolo l’egoismo familiare, matrice del capitalismo. Oggi la classe operaia si è dissolta in una miriade di individualismi e tornaconti che accampano alibi morale nella celebrazione di una famiglia regredita allo stadio primordiale, giustificazione di nequizie e violenze estese al genocidio. Il comunismo è diventato utopia di rari, perché la quasi totalità degli elettori non vi aspira, né avrebbe senso proporre ai cittadini una liberazione da ingiustizie e violenze di cui loro stessi sono responsabili, in quanto «popolo sovrano». Eppure, a cospetto di assetti sociali tanto esplicitamente riluttanti a prendere in considerazione riforme sociali anche minimamente ispirate al socialismo, sopravvivono, anche in lande ipercapitaliste come Italia e Germania, gruppuscoli marginali che non soltanto si professano comunisti in un contesto dove è impossibile esserlo perfino in dosi omeopatiche, ma addirittura mettono la rivoluzione comunista all’ordine del giorno. Per fortuna (loro), predicano e rivoluzionano soltanto per finta, cioè a fini commemorativi. Così, il 12 gennaio scorso a Berlino, comunisti di molti Paesi, compreso uno scienziato italiano, si sono radunati per condolersi dell’assassinio, perpetrato il 15 gennaio 1919 dalla polizia allemanna, dei rivoluzionari Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht, rei d’aver animato, alcune settimane addietro, una sollevazione popolare che aspirava a replicare il successo di quella bolscevica e che invece fallì, anzi propiziando l’avvento del nazismo.
Ecco il resoconto di una giornata dove alcune centinaia di persone, in stragrande maggioranza tedesche e non giovani, hanno evocato i fasti delle rivolte passate; hanno relazionato sull’ennesima, «imminente e forse definitiva crisi storica del capitalismo»; poi hanno ribadito fedeltà ai campioni del comunismo, di cui hanno promesso di continuare a seguire le orme; alla fine hanno cantato Auf auf zum Kampf, l’inno dedicato ai mancati rivoluzionari di cent’anni fa, indi l’Internazionale, e chiuso la rimpatriata con pianti di gioia ed evviva.
E anche per quest’anno è andata.
 
[…]

 

Articolo riservato.

 
 
12 gennaio 2019

 

A PROPOSITO DEL “SERVIZIO DI ASCOLTO” ISTITUITO DALL’ARMA PRESSO I MUNICIPI

Benemeriti supplenti

Alcuni anni fa, quando sopravvivevano molti elettori capaci d’indignarsi per la corruzione dei partiti politici e allorché le ruberie di costoro ai danni dello Stato avevano raggiunto livelli da repubblica delle banane, un reputato opinionista lanciò, sulla Repubblica, una proposta provocante. Scrisse, in sostanza: La classe politica italiana è troppo marcia perché possiamo sperare in un suo risanamento; non ci resta che esortare i carabinieri a fare un golpe a fin di bene, cioè di futura democrazia perbene: che occupino i palazzi del governo e ogni altro ufficio statale e vi rimangano il tempo necessario a ripulirli dai corrotti e a risanare le casse pubbliche.
La proposta indignò alcuni, allarmò altri e fece sorridere molti di più, grazie ai media che la volturarono in burletta. Ma, là ove le parole hanno pondo, fu accolta da una chiosa lungimirante che ‒ questa sì, se fosse stata divulgata ‒ avrebbe dovuto impensierire sul serio le vestali della democrazia odierna: «Il Potere ha orrore del vuoto».
Negli ultimi anni il Lungimirante si è preparato bene per riempirlo, questo vuoto provocato dalla consunzione dell’Italia degli Onesti e dalla diserzione civile dei cittadini amareggiati. Una democrazia disdegnata smuore al pari dei diritti non esercitati, che si atrofizzano per desuetudine.
La cellula fondante della democrazia moderna è il municipio. È l’unico ambito ove gli elettori possono praticare una partecipazione più prossima a quella diretta. È il primo e fondamentale punto di compluvio delle istanze della comunità. Se la gente smette di rivolgersi al sindaco e ai consiglieri comunali per segnalare, lagnarsi o proporre, la democrazia perde di significato. Tanto varrebbe smettere di votare e riaffidare il municipio al podestà. O ai carabinieri, appunto.

[…]

 

Articolo riservato.

 
 
8 gennaio 2019

 

LOMBARDIA: INDAGINE SULLE NUOVE AGGREGAZIONI DELLE CLASSI SUBALTERNE

Dal clan tribale alla microloggia

Incapaci di esprimere una classe politica dirigente competente e onesta, i moderni proletari, disdegnata ogni forma d’impegno civile e di solidarietà sociale, ripiegano su primitive organizzazioni di autodifesa. Non già a modello delle storiche e benemerite società di mutuo soccorso, bensì grumi di parentadi omogenei dediti al saccheggio di quel che resta dello Stato sociale e alla rapina di ogni estraneo al gruppo. Il volere del capoclan rimpiazza la Legge, i miserandi tornaconti familiari irridono l’interesse pubblico. L’aspirazione dei membri del clan è accaparrarsi pingue reddito, alimentato da elemosine, rendite e sinecure riscosse in premio del vassallaggio acritico verso il capo e dell’apostasia etica, implicante scorribande nell’illegalità criminosa. Questo Villaggio del Dumpfenproletariat, marcescente sino a connotarsi di associazione a delinquere di stampo mafioso, si è andato generalizzando dagli Anni Settanta, consolidando un reticolo di contropoteri, da cui gli attori della sceneggiata elettorale acquistano voti e cui i produttori di merci e servizi insufflano stimoli consumistici. Negli ultimi due anni, nella più ricca e addensata regione italiana, un gruppo di ricercatori tedeschi ha scoperto, nelle viscere del Villaggio, Borse affaristiche riservate alla piccola borghesia, a imitazione delle logge dominanti la grande borghesia della Città. Su questo scimmiottamento massonico, che gli scienziati d’Oltralpe dileggiano in Lumpenfreimaurerei, sta mettendo le mani la fazione più agguerrita delle cinque che formano il potere reale in Italia.
[…]

di Aldo Curdinovis e Gian Carlo Scotuzzi

 

Articolo riservato.

 

 

 

ARRETRATI

 

Da luglio 1999 a dicembre 2018

 

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LIBRI

 

1973 - 2019

 

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lasmonda la smonda mafro obletter giancarlo scotuzzi hans defregger il cronista associazione giornalisti etici, Martha Fischer Gian Carlo Enrico Scotuzzi Gian Carlo E. Scotuzzi G.C. Scotuzzi G.C.S. GCS G. ilcronista.euC.E.S. GCES