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Gian Carlo Scotuzzi detto Scot
mercoledì 25 novembre 2020
.Sito a servizio di comunità riservata
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IN ATTESA DEL VACCINO ANTICOVID

Prove generali di mercato nero legalizzato

Il meccanismo gaglioffo viene collaudato con il vaccino antinfluenzale. A detta del governo dovrebb’essere in distribuzione da settimane, sia negli ambulatori del servizio sanitario nazionale, gratuito per le categorie protette e preferenziali, sia in farmacia, in vendita a prezzi controllati. Invece no: la stragrande maggioranza degl’italiani non riesce a reperirlo né di qua né di là. A meno di non rivolgersi agli ambulatori privati, dove prenoti, ti presenti all’ora stabilita, sborsi 60 euro ed eccoti bell’e vaccinato.
Questione di mesi e la procedura verrà replicata: promessa governativa di trovare il vaccino anticovid all’ospedale o all’ambulatorio pubblici; non lo troveremo né da una parte né dell’altra; prenotazione presso i mercanti della sanità privata, esborso, prima iniezione, seconda punturina dopo una o due settimane, fine dell’incubo, mascherina nella pattumiera, reclusione domiciliare addio.
Quanto costerà il vaccino antipandemico? Il governo italiano, che dovrebb’essere garante dell’equa e lesta distribuzione, nonché del rispetto delle priorità dell’utenza a maggior rischio, si è adeguato agli annunci degli altri Paesi europei: prezzo di costo, cioè 2,5 euro. Al mercato bianco, ovviamente. A quello nero non si sa. E siccome in Italia già ci sono le avvisaglie di taglieggiamenti color pece, si spiega l’apprensione dei molti coi soldini contati: potrò permettermelo? E comunque quanto dovrò salassarmi per mettere al sicuro l’intera famiglia?
È notorio come in Cina si stiano vaccinando da luglio. E in Russia da agosto. Negli Stati Uniti Donald Trump prevede di far iniettare il vaccino dall’11 dicembre o giù di lì (per finire a maggio). Però è arduo fidarsi d’un quasi ex-presidente che si è lasciato soffiare montagne di voti da un quasi-presidente truffatore, peraltro vecchia e rincoglionita marionetta agitata dal Partito della Guerra. In Francia e Gran Bretagna prospettano pure vaccinazioni a brevissimo termine.
Il governo romano le ipotizza a gennaio. Ma è lo stesso governo che aveva promesso il vaccino antinfluenzale per ottobre. Comprensibile che gl’italiani con le palanche comincino a prenotare una vacanza a Mosca, lunga quanto l’intervallo tra le due dosi del vaccino. Oppure abbiano scovato i privatissimi medici che il vaccino russo lo importano, per rivenderlo a tariffe nere come l’oro. La vita val bene l’abiura dell'anti-post-comunismo.

 


 

IL FRONTE IMPERIALISTA IN ORIENTE

Con il ritorno del Pentagono al timone della Casa Bianca…

… gli USA riprendono la campagna stampa e le iniziative diplomatiche per fomentare una secessione colorata in Cina. Anche il monarca del Vaticano, a disdoro dei privilegi concessi da Pechino ai pochi cattolici, dà una mano ai guerrafondai, sproloquiando solidarietà non richiesta nei confronti della minoranza mussulmana. Che è lungi dall’essere perseguitata e se la passa assai meglio della maggioranza della popolazione.
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20201125GVaticanoCina

 

CORRELATO DEL 2 DICEMBRE 2019

CINA

Hollywood mette in scena la Shoah degli uiguri

Lo stile è quello rituale: da inquisizione. In Italia attecchisce meglio che altrove, perché secoli di dominazione vaticana hanno sedimentato mentalità da rogo. I libertari che s’azzardano a difendere l’accusato sono considerati rei loro stessi. In questi giorni è il turno persecutorio contro la Volkswagen, incriminata dai linciatori made in USA per aver aperto una fabbrica nella capitale dello Xinjiang.

 

CORRELATO DELL'11 MARZO 2008

CINA

Olimpiadi e terrorismo

Difficile stabilire se i separatisti dello Xinjiang arrestati dal governo di Pechino stessero preparando un attentato contro i Giochi. Di sicuro l’episodio si inserisce nella guerra fredda con gli Stati Uniti, che in Cina, come in ogni altro Paese non allineato alla politica di Washington, fomentano separatismi e terrorismi di secessione.

 

CORRELATO DELL'8 DICEMBRE 2004

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA GUIDA I MERCANTI IN CINA

«Quel simpatico vecchietto alla destra del capo dei padroni»

 

24 novembre 2020

 

PARIGI

Provocazione mediatica contro il governo

È scattata nella notte, con ritmo ed efficienza organizzativa di operazione militare: giovani addestrati, quasi tutti immigrati afghani, diretti e inquadrati da parigini inseriti in sedicenti ONG, hanno piantato a tempo di record mezzo migliaio di tende da campeggio in Piazza Repubblica. È uno dei luoghi simbolici del centro cittadino, quasi un palcoscenico mediatico ricorrente, privilegiato da manifestazioni politiche, culturali, festaiole e mercantili. Nessun responsabile del municipio può tollerare che Piazza Repubblica venga convertita a campeggio permanente per il sonno e i bisogni accessori d’una folla vagante senza fissa dimora. E men che meno d’un avamposto paramilitare come quello che vi si è insediato ieri, con tende in gran parte nuove e uguali, rivelatorie di condizioni agli antipodi del reperimento improvvisato.
Doverosa, logica e scontata la reazione dei gestori cittadini, che hanno ordinato lo sgombero. Parimenti scontata la resistenza dei bivaccanti, ripresi da scontatissimo grumo di fotografi, operatori televisivi e giornalisti lestamente convocati, insieme al rituale nugolo di politicanti e buonisti che hanno conteso il proscenio ai figuranti della tendopoli.
Indi il resto del copione: forze dell’ordine che rimuovono a forza i riottosi e le loro tende di scena, indignazione dei buonisti, sospiro di sollievo degli organizzatori, che senza l’intervento sfrattatorio dei gendarmi avrebbero rischiato di dover pagare le comparse per chissà quanti giorni.
Venendo al tornaconto economico degli organizzatori…
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20201124GParigi

 


 

SI SFIDA IL COPRIFUOCO IN GRAN PARTE D’EUROPA

La saracinesca è abbassata, ma dentro si lavora

Estetiste, trattorie, pizzerie e altre attività classificate dalla legge non-essenziali continuano a servire clienti, con minore concorrenza e senza scontrino fiscale.
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20201124GBotteghe

 


 

USA

Casa Bianca, Pentagono Nero

di Duccio Peggiorin

Già nel primo dopoguerra un presidente, al momento di lasciare l’incarico, ammonì il successore e il Paese intero: Stati attenti, c’è un superpotere che incombe sulla nostra Federazione…
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20201124GPentagono

 


 

SE DIO LO VUOLE, PERCHÉ CONTRASTARLO?

Il contributo delle Chiese alla diffusione del coronavirus

Il fenomeno è massivo nelle Americhe, soprattutto a opera di evangelici, pentecostali e simili; in Europa ha fatto disastri un po’ ovunque, ma soltanto in Grecia ha sollevato un’indignazione politica che ha spinto anche la magistratura a intervenire; tra le confessioni orientali, compresi gli ortodossi russi, i luoghi di culto si sono responsabilmente adeguati alle direttive profilattiche. I risultati di quest’ultimo atteggiamento si riflettono nel contenimento pandemico complessivo. Il Giappone, per esempio, vasto come l’Italia ma con il doppio di abitanti, ha registrato sinora novemila morti di coronavirus, contro i 50 mila in Italia…
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20201124GChiese

 

23 novembre 2020

 

GIAPPONE

Nel Paese del Sol Badante

L’odierna peste vi ha fatto danni contenuti sul fronte sanitario diretto. Ma ha penalizzato i vecchi. Che sono troppi e spesso troppo poveri per sopravvivere dignitosamente con pensioni scarsamente evocative dei salari da cui derivano, enfiati da prolungamenti di orario di lavoro e altri compensi straordinari. Così, da decenni, il governo propizia la virtuale deportazione degli anziani a bassa pensione verso “villaggi di vacanza permanente” allestiti in India e in altri Paesi del terzomondo, dove manodopera servile valorizza rette di soggiorno che in Patria sarebbero risibili. Ma la pandemia ha inceppato questa migrazione forzata.
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20201123GGiappone

 

CORRELATO DAL SÜDDEUTSCHE ZEITUNG

La provvida etica della prevenzione

È proverbiale la propensione di gran parte dei giapponesi all’autotutela e alla disciplina: caratteristiche utili per combattere la pandemia. Ma anche funzionali a rendere efficace la strategia specifica per il tracciamento dei contatti.

di Thomas Hahn

 

22 novembre 2020

 

GOVERNO DI LATTA

«Il coronavirus è in rotta ma cerchiamo con urgenza 200 medici in pensione da spedire in prima linea»

Il criminale comportamento schizofrenico dei nostri responsabili sanitari: da un lato minimizzano il morbo e promettono imminente ressa libera nei negozi, dall’altro si ritrovano senza mezzi né risorse umane per fronteggiare un’emergenza annunciata 11 mesi fa. È arduo reprimere la sacrosanta pulsione di prendere a calci in culo questi politicanti squallidi, che però hanno un’esimente: sono stati votati da gente peggiore di loro.
Radiografia irriverente dell’Italia Brancaleone alla crociata antipandemica.
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20201122GCerecansiMedici

 

21 novembre 2020

 

ANTARTIDE

Nell’unico continente senza Covid sono arrivati gl’italiani

Sono approdati alla base francese di Dumont d’Urville, una delle 80 di 30 Paesi disseminate al Polo Sud, e ovviamente prima di partire avevano fatto il tampone, come chiunque altro. Eppure tra gli altri 1.500 ricercatori serpeggia apprensione.
Prima d’illustrarne la ragione urge premettere che la base su cui sventola anche il tricolore nostrano si trova 3.200 metri, dunque in una plaga dove l’ossigeno scarseggia e guai se la pandemia lo riducesse ulteriormente; poi che, in caso d’appestamenti, in Antartide non ci sono letti di rianimazione; poi che il sistema immunitario del continente, poco sollecitato dalla presenza umana, va a rilento e dunque reagirebbe pigramente all’aggressione del virus.
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20201121GAntartide

 


 

LETTERE

«E a noi, garzoni di bottega e commessi d’ipermercato, non pensi?»

di Fabio T.

A proposito dell’articolo pubblicato ieri dal titolo Dàlli ad Amazon voglio esprimere tutto il mio rammarico per come bistratti noi lavoratori. Secondo te, quando un brutto giorno ci licenziano dovremmo chinare il capo, grati al padrone per averci mantenuti sino al giorno prima?

 

Risponde Gian Carlo Scotuzzi

Quando gli Stati moderni europei e nordamericani abolirono la schiavitù ci furono proteste di lavoratori: quelli che sulla tratta umana ci campavano e quelli che fornivano ai negrieri gli strumenti per catturare gli schiavi, per tenerli in catene e per torturarli o ucciderli se disobbedivano o tentavano la fuga. Nel 1974, quando la dittatura spagnola, garrotato l’ultimo condannato alla pena capitale, mandò in pensione anticipata lo strumento del supplizio e chi lo usava, i lavoratori del braccio della morte protestarono: E adesso che mestiere faremo mai? Disperazione analoga si registrò nel 1977, quando la Francia abolì la ghigliottina e la pena di morte: sia i lavoratori che fabbricavano ghigliottine sia i boia che le facevano funzionare esortarono il governo a ripensarci, se no loro avrebbero perso il lavoro. Più o meno negli stessi anni, in Lombardia, il più grande produttore di mine antiuomo chiuse lo stabilimento perché in Italia non gli conveniva più. I trecento metalmeccanici che si portavano a casa buon salario confezionando queste mine sfilarono in corteo, dietro il vessillo dei loro sindacati sinistrissimi sloganando «La nostra fabbrica non deve chiudere, la produzione deve continuare».
Si fosse dato retta ai lavoratori della schiavitù, a quelli della pena di morte e a quelli arruolati nel ciclo produttivo che massacra e mutila passanti casuali – massime donne e bambini, meno abili dei soldati a dribblare gli ordigni – noi continueremmo a patire queste barbarie.
Il tradizionale commercio al dettaglio è il segmento più arretrato della distribuzione di beni e servizi. Il sistema delle botteghe, ancorché aggrumate a ipercentri di spendita che ne celebrano l’ipertrofia, è anacronistica zavorra in un processo di diffusione di beni di consumo che la modernità comincia soltanto ora a sganciare, così alleggerendo il prezzo al cliente finale, offrendogli inoltre gamma infinitamente più vasta di scelta, risparmio di tempo e rapidità di fornitura.
Dessimo retta ai garzoni di bottega e a quelli degl’ipermercati, condanneremmo tutt’i consumatori a rinunciare ai benefici del progresso tecnologico e dell’innovazione organizzativa.
Per cui i lavoratori del commercio arretrato si facciano da parte e si rassegnino a riciclarsi in mestieri al passo con il progresso. E tanta grazia che non gli chiediamo i danni per averci tanto a lungo e pervicacemente asserviti al loro botteghismo arraffone, speculativo e reazionario. E spesso pure ladronesco oltre i limiti pur laschi del codice penale.
La difesa del posto di lavoro sempre e a tutt’i costi è criterio infido per valutare la moralità o la congruenza sociale o la salubrità contabile d’un’impresa economica. E il diritto alla mercede a corrispettivo d’un fare va sempre subordinato a un giudizio di valore su
che cosa si produce, come si produce e per chi si produce. È classico, secolare trittico della bibbia socialista. A irriderla si pecca di corporativismo, luddismo, parassitismo e via elencando il rosario di -ismi che menano i subordinati povericristi alla miseria.

 

20 novembre 2020

 

COVID

Cinesi e russi si stanno vaccinando da mesi

Entrambi i governi hanno offerto i loro vaccini anche all’Occidente, compresa l’Italia. Ma noi atlantisti non ci vendiamo per una fiala salvavita. Preferiamo aspettare i tempi lunghi dei vaccini americani, inglesi e tedeschi. La stampa di regime ci tiene su il morale con una fiaba: dice che sotto Natale il virus va in vacanza, o comunque fa orario ridotto. I bollettini sanitari del governo reiterano: Si muore più che durante la prima ondata pandemica, «ma l’incremento delle vittime decresce». Sic da matti, ma l’importante è banalizzare la minaccia per preparare il popolo dei consumatori a un confinamento ridotto, ridanciano e festaiolo. Finto come i reparti anticovid che la sanità pubblica ha simulato d’allestire durante 11 mesi. Il diritto alla vita non vale adeguati investimenti per tutelarla. I cassetti dei bottegai e dei salassatori turistici, questi sì valgono bene una montagna di vite.

 


 

L’'OFFENSIVA SCATENATA DAI BOTTEGAI

Dàlli ad Amazon!

Contrastare le vendite per corrispondenza significa danneggiare i consumatori, negando più vasti, più rapidi e più convenienti acquisti in alternativa ai negozi nei quali bisogna fisicamente entrare, scegliere tra un numero limitato  di prodotti e someggiarsene, salvo pagarne la consegna a domicilio. Se la spendita telematica riduce l’incasso dei mercanti tradizionali, comprimendone i profitti e prospettando la chiusura del punto-vendita, provoca la discesa in campo dei pennivendoli e dei politicanti che da sempre del bottegaio sono al soldo, piccolo o mastodontico che sia. Di qui la demonizzazione, propagandistica ma anche normativa, della distribuzione commerciale cosiddetta invisibile perché non ha vetrine nelle strade e nei centri commerciali, ma si concentra in megamagazzini a crescente robotizzazione, acquattati in aperta campagna o ai margini d’insediamenti produttivi.
Si fronteggiano dunque due modalità opposte di distribuire merci, l’una atavica, l’altra figlia di modernismo inedito, che sgomita e lascia al palo imprenditori e clienti pigri ad adeguarsi. Una lotta impari e dagli esiti scontati: i bottegai obsoleti sono destinati ad abbassare la saracinesca e i loro mercenari – legislatori e addottrinatori di folle – si adegueranno presto: già guatano come cani da punta l’enfie borse dei superbottegai dell’èra robotica.
Tutto ciò diagnosticato e premesso, non vale l’inverso. Cioè: se le modalità commerciali exeunti sono sinonimo di rendita di posizione e d’ipertrofia parassitaria a tutto scapito dell’utente finale, Amazon & C. non sono migliori, né sul piano etico né su quello della minor sconvenienza per il cliente. In spicci: ordinare on-line e aprire al fattorino è comodo e balugina risparmi. Ma non sempre e comunque per ora.
Calcolatrice alla mano e lente analizzatrice sui prodotti che ci arrivano direttamente sull’uscio di casa, verifichiamo quanto sono convenienti; e allunghiamo lo sguardo sul dopodomani, per scoprire la cattiva sorpresa che gli amazoniani ci preparano.
[…]

20201120GAmazon

 

19 novembre 2020

 

GERMANIA

Dall’Est soffia vento di rivalsa

La rabbia e la delusione degli Ossis, cioè degli ex comunisti della repubblica socialista di Berlino, montano da 19 anni. Da quando i callidi Wessis, cioè i cugini della repubblica capitalista di Bonn, mandarono tutti a ubriacarsi picconando il Muro mentre loro ordivano la sedicente riunificazione. Balle: fu un’incorporazione della Germania Est in quella Ovest. Quando si ebbero da sbornia epocale, gli Ossis si ritrovarono buggerati: in cambio d’una Costituzione made  in Alleati che manco volevano – giacché non si comanda la destra a cuori mancini – i Wessis avevano sottratto ai cittadini dell’Est tutte le loro ricchezze, materiate nel patrimonio pubblico concentrato dal defunto Stato socialista. Ma dove stava scritto che gli unici eredi di questo Stato condiviso – socialista, appunto – dovessero essere i ricchi tedeschi dell’Ovest pronti a sborsare una miseria per portarselo via?
Consolarono i Wessis: pazientate, adesso siete inquilini di un unica casa dove tutti suggeranno benessere in egual misura. Balle: a 19 anni da questa promessa, disoccupazione e povertà tedesche piagano soprattutto l’Est; persino la stampa padronale, usa a immiserire le diseguaglianze retributive, riconosce che un operario Ossis guadagna mediamente 2.827 euro lordi al mese, mentre il cugino Wessis ne intasca 3.526.
Ma se le discrepanze salariali fanno molto incazzare, sono le umiliazioni a bruciare gli Ossis. Rode innanzitutto l’insulto primigenio anzidetto, cioè il furto delle case e delle fabbriche e dei terreni collettivi, inglobante fra l’altro le liquidazioni di fine-lavoro di tutti, lenito da una mancetta umiliante: poche decine di migliaia di euro a cranio, cioè il valsente della rivalutazione del marchio orientale al livello di quello occidentale. Altra umiliazione inflitta agli Ossis: la Soli, accorciativo di Solidaritätzuschlag, la tassa di solidarietà introdotta nel 1991 a carico di ogni reddito Wessis, «per aiutare i cugini poveri rimasti dall’altra parte del Muro che non c’è più». Balle e insulto: gli Ossis non mendicano una frazione del molto che è stato loro rubato. E in ogni caso la Soli fu usata per finanziare la Guerra del Golfo, indi per finalità parimenti benemerite.
All’oggi: le legnate occupazionali del ripudio del carbone e d’una conversione industriale che rincorre mercedi vieppiù schiave in giro per il mondo; poi lo smantellamento d’un apparato socio-assistenziale ch’era il vanto degli Ossis quando stavano in proprio; poi l’importazione di affamanti che reclamano porzioni da piatti già meschini; poi il vuoto esistenziale lasciato dall’eradicazione di un Male che il Peggio odierno fa rimpiangere…
Arduo prevedere se e quando gli Ossis esploderanno. Ma quanto sta bollendo nei centri sociali, nei gangli di solidarietà anticrisi, nelle confraternite intellettuali e nei nuovi partiti dall’ammicco nazionalista dovrebbe indurre i Wessis più lungimiranti a restituire ai cugini almeno una parte di quanto hanno loro sottratto. Se no rischiano, se va bene, la mazzata delle urne.
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20201119GGermania

 

CORRELATO:

 

DOPO IL BOOM DELLA MIGRAZIONE DALL’EST ALL’OVEST

Il nuovo confine è tra città e campagna

Si parla molto della partenza delle donne dai territori dell’ex Repubblica Democratica a quelli dell’ex Repubblica Federale. Julia Gabler * indaga sulle donne che invece desiderano restare all’Est.

intervista di Helke Ellersiek

 


 

RICERCA STORICA

Motivazioni inedite del suicidio di Primo Levi

Scaturiscono dalla scoperta di documenti rivelatori dell’archivio della IG Farbe, la fabbrica di gomma sintetica di Monowitz, a sette chilometri da Auschwitz, dove Levi, laureato in chimica, lavorò come ingegnere da febbraio 1944 a gennaio 1945. Incrociando questi dati con l’analisi degli ultimi mesi di vita dello scrittore, che se la tolse nel 1987, emerge come il campo di lavoro e la fabbrica funzionassero secondo modalità e in un contesto ben diversi da quelli descritti nei suoi libri. Di qui l’ipotesi che la scelta autolesionista dello scrittore non sia estranea al suo onesto disagio per resoconti – peraltro revisionati anche negli anni Settanta – ricchi di fantasia e di allineamenti alle aspettative del Processo di Norimberga.
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20201119GLevi

 

18 novembre 2020

 

GOVERNI SANITARI DI LATTA

Quant’è grave la pandemia?
Dipende da quanto sono arrabbiati i bottegai

Ogni giorno medici e politici emettono bollettini e grida contraddittori quando non strampalati, nel tentativo di chetare esigenze elettorali antagoniste: quelle dei malati che reclamano cure, dei sani che non vogliono ammalarsi, dei consumatori goderecci convinti d’essere impermeabili a un morbo che forse neppure esiste, infine degl’imprenditori cui importa soltanto di riprendere a far quattrini a pieno ritmo, crepi ogni altro.
Nelle ambasce molti popoli esprimevano un tempo il meglio di sé, rivelando doti di carattere, sacrificio e solidarietà. Ma in quest’anno di disgrazia i popoli spandono il peggio, ora speculando sulle vittime e sui baluardi antipandemici, ora irridendo le priorità etiche, ora crogiolandosi nell’indifferenza verso il bene comune, affidato a malgestori che accidenti a loro il virus risparmia.
Rendiconto impietoso della Malaitalia che ci ha piombato nell’emergenza pestifera e ha tornaconto a tenervici.
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20201118GPandemia

 

17 novembre 2020

 

CINEMA FAI-DA-TE

Questo film l’ho prodotto io

Potete farlo anche voi, se replicate i miei passi.
1.
Dall’elenco di sceneggiature che in questa stagione vado proponendo a registi e produttori ho sunto Cena con l’ammiraglio. L’ho scelta perché inclusiva di quelle che in gergo si chiamano «scene parlanti», cioè nelle quali non ci sono attori che aprano bocca e dove l’eloquenza delle azioni dispensa l’io narrante. Insomma una sceneggiatura per un film che in buona parte si guarda più di quanto non si ascolti.
Non avete una sceneggiatura? Vergatene una. Ma vi ammonisco: se a differenza di me voi non investite abitualmente la maggior parte del vostro tempo a pigiare lettere sui tasti, non illudetevi di mettervi a farlo da un momento all’altro o comunque di ricavarci una sceneggiatura meritevole di trasposizione in pellicola. Se non siete in grado d’inventare una bella storia e di redigerla come regole e talentano comandano, compratene una bell’e pronta oppure incaricate uno bravo di scriverla per voi.
A cena con l’ammiraglio è lunga 120 cartelle editoriali, sufficienti ad alimentare un lungometraggio di due ore. È un giallo che celebra il trionfo del protagonista più meticoloso, motivato e intelligente, e pazienza se è un criminale.
2.
La scelta degli attori è mansione da capoccia che sbranchi i braccianti più robusti da destinare al latifondo. Una cernita che in gergo filmico si chiama casting; i prescelti si chiamano attori, comprimari e comparse. Ho individuato i miei da una lista di professionisti autentici tra i migliori. Ve ne sono anche di defunti da un pezzo. Fa niente: ho licenza di mettere a sgobbo vivi e morti, per la buona ragione che spiego al punto 3.
3.
Nel mio film non recitano attori in carne e ossa, ma il loro sembiante virtuale, cui do movimento e voce con il programma del mio computer. In maniera analoga creo le scenografie, ricche delle azioni più ardite e spettacolari che la mia fantasia vivifica.
[…]

20201117GFilm

 


 

EFFETTI COLLATERALI PSICOLOGICI DEL COVID

Compra che ti passa

Molti negozi e centri commerciali sono chiusi e in ogni caso frequentarli è meno agevole e divertente del solito: sciagura per i consumatori compulsivi. Che ripiegano sugli acquisti telematici, cui provvede stuolo crescente di distributori a domicilio, a volte in nero, spesso senza professionalità e più esosi dei bottegai. Ma è la fisiologia inerziale d’ogni scambio mercantile, primigenia intrapresa ladresca del mondo: si trasferiscono merci nel tempo e nello spazio allo scopo di lievitare i ricavi, al diavolo il nemico-cliente; si specula sulla penuria; si profitta dell’eccesso di domanda sull’offerta.
La prima involuzione consumeristica fu il passaggio dalla soddisfazione d’un bisogno naturale o razionale, implicante oggetto necessario o almeno utile, a quella d’un bisogno superfluo quando non dannoso e imposto: dal cannoneggiamento dei cinesi da parte delle navi anglosassoni per indurli a consumare l’oppio venduto dai bianchi; allo stimolo odierno a comprare alcol o auto iperveloci e omicide o droga; al collezionismo permanente e massivo di oggetti vocati al macero; ai feticci costosi cui affidare ruolo di segnalazione censuaria al prossimo e di segnacolo di possesso a se stessi: ho dunque sono.
La seconda involuzione consumeristica fu l’elevazione della compera superflua a ineludibile e permanente componente terapeutica. Faccio shopping, cioè accaparro in maniera insensata, dunque sto bene, mi mantengo in salute. Oltre: stracompro per guarire.
La pandemia, coi suoi corollari d’isolamento, di spasseggio e contiguità negati, di svaghi deambulatori chiusi in gabbia e d’altri dinieghi, rincula l’homo simplex nella stanza dei ludi o nel teatrino domestico ove declina giochi di ruolo. Una chiusura a pangolino che vaccina contro tentazioni di guizzi dignitosi e garantisce pacchia somma per legioni d’avvoltoi- psicoterapeuti, quasi sempre di bassa ala.
[…]

20201117GConsumerismo

 

 

 

 

 

 

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