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Gian Carlo Scotuzzi
Anno XLVI - Gli articoli integrali sono solitamente riservati ai sodali - Contatto - Correlato: La provincia italiana.
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domenica 8 dicembre 2019

 

PEARL HARBOUR

Affondano le ceneri del 44° marinaio ma le bugie restano a galla

Non se ne può più: ogni menomo evento quotidiano che offra appiglio storico è pretesto per ribadire menzogne sulla seconda guerra mondiale.
Ieri i parenti di Lauren Bruner, morto a 98 anni a casa sua, negli Stati Uniti, ne hanno affondato l’urna cineraria a Pearl Harbor, nelle isole Hawaii, vicino al relitto della corazzata Arizona. L’urna è stata deposta accanto a quella di altri 43 marinai sopravvissuti, che pure scelsero il relitto della loro ex nave come cimitero. E a ogni cerimonia il solito titornello di menzogne contro la flotta giapponese che il 7 dicembre 1941 «ha attaccato proditoriamente la nostra». Eppure la verità di questo episodio bellico è scritta da decenni in ogni libro serio di storia.
Il bombardamento di Pearl Harbor, lungi dall’essere improvviso e inatteso, fu provocato con mesi di anticipo dal presidente Franklin D. Roosevelt allo scopo d’indurre gli elettori del proprio Paese ad entrare in una guerra dalla quale volevano stare alla larga. Gli strumenti della provocazione cui ricorse il governo USA per scatenare quella che Tokio ritenne un’operazione bellica insieme di ritorsione e di legittima difesa furono due. La prima consistette nel sistematico quanto indiretto affondamento delle navicisterna che fornivano il Giappone di petrolio e dei cargo che lo alimentavano di altre materieprime indispensabili. La seconda fu un’operazione di controinformazione consistente nel far credere al ministero nipponico della guerra che la flotta di Pearl Harbour si preparava ad attaccare il Giappone. Sul piano formale, s’impone di rimarcare che l’attacco di Tokio fu preceduto dalla dichiarazione di guerra a Wasghington.
La provocazione di Pearl Harbour ne chiude un ciclo, tutte finalizzate a schierare gli americani a favore della guerra e tutte abilmente deformate e sfruttate sul piano mediatico. Al termine del conflitto furono tutte sbugiardate, eppure a tutt’oggi sono reiterate da quanti si rifiutano di revisionare la Storia di regime, disinquinandola da bugie perseverate a puntello di quelle odierne…
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6 dicembre 2019

 

SCIOPERI AUTENTICI

In Francia 850 mila cittadini scendono in piazza e paralizzano il Paese per difendere le loro pensioni

In Italia coloro che sono in pensione e quanti non riusciranno mai ad andarci non fanno nulla per porre fine al saccheggio dell’INPS da parte di governi ladroni e di sindacati che prosciugano l’Istituto con la cassa integrazione…
Raffronto tra una nazione capace di rigurgiti di civiltà e la nostra, abbrutita da una maggioranza di teledipendenti allocchiti e di regrediti allo stadio ludico.
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5 dicembre 2019

 

FRANCIA

Chi sfregia le tombe israelite e perché

Nella notte tra il 2 e il 3 dicembre scorsi sono state disegnate svastiche su 107 delle 700 tombe del cimitero israelita di Westhoffen. I disegni, a spray nero, collocati nelle steli verticali in testa ai tumuli di sepoltura, sono deformati tutti nella stessa maniera, il che fa supporre un unico graffitaro
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3 dicembre 2019

 

REPUBBLIKA

Il quotidiano al partito amerikano

La lobby ebraica italiana cede il controllo del proprio gruppo editoriale, GEDI, alla finanziaria della FCA, peraltro intrinseca di analogo gruppo di pressione negli USA. I giornalisti della testata fondata da Eugenio Scalfari, da sempre esecutori delle veline di regime, chinano il capo al nuovo assetto ponendo una sola condizione: purché i loro sontuosi stipendi non si tocchino.
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MODE FESTAIOLE

La movida delle sardine

Ostico alla conoscenza e all’impegno politico serio, frustrato da insignificanza sociale e smarrimento dinanzi alla complessità della gestione della cosa pubblica, il popolobue si sfoga in Gruppi di Passeggio vacui quanto folcloristici. Subito strumentalizzati dai marpioni del partitismo deteriore…
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20191203GSardine

 
2 dicembre 2019

 

CINA

Hollywood mette in scena la Shoah degli uiguri

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LETTERE

Le ragioni degli uiguri

In relazione all’articolo a fianco ne abbiamo ricevute tre:

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20191203GLet2
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28 novembre 2019

 

HONG KONG

Che stia vincendo Xi Jinping?

Da sei mesi la stampa atlantista vi sta riempiendo la testa con la cosiddetta rivolta dell’ex colonia inglese – e ora provincia di Pechino – per la democrazia. È solo cispa che annebbia gli occhi. Provate a lavarveli con queste cinque gocce di collirio:
1.
Le manifestazioni furono pretestate con la richiesta di Pechino di estradare verso i tribunali di Stato (esterni all’ex colonia) i presunti colpevoli di reati gravi. Del genere che negli Stati Uniti si chiamano federali e che dunque tracimano la giurisdizione dei magistrati di Hong Kong, dediti esclusivamente alla criminalità d’ambito locale.
Se la California si rifiutasse di consegnare all’FBI un pluriomicida accusato di aver assassinato anche al di fuori della California, direste che questo Stato si batte per la democrazia?
In ogni caso le manifestazioni sono continuate anche dopo che Pechino ha rinunciato a sottoporre i residenti di Hong Kong ai tribunali “federali” che valgono per tutti gli altri cinesi.
2.
In sincronia con i torbidi di Hong Kong, Pechino ha annunciato il lancio della città di Shenzhen nel firmamento tecnologico internazionale allo scopo di sostituirla a Hong Kong come laboratorio del cosiddetto “capitalismo alla cinese”. Shenzhen è metropoli di 12 milioni di abitanti, che sovrasta l’ex colonia inglese da nord, a una trentina di chilometri. Vi hanno sede alcuni colossi di pondo multinazionale, come Huawei, DJI (leader mondiale dei droni civili) e Tencent, gigante della Rete noto per la messaggeria Wechat. Il disegno di Pechino è infatti quello di trasformare Shenzhen in una ZES, Zona Economica Speciale, dove le rigide norme dello Stato si plastificano per adattarsi ai cangianti bisogni del business. Esattamente come a Hong Kong, ma senza le zavorre incrostate da secoli di colonialismo e perpetuate dall’anacronistica mentalità dei postcolonialisti. Quando il disegno sarà completo, Hong Kong diverrà in gran parte superflua: sarà sempre una ZES, ma sigla di Zona Economica Sottosviluppata rispetto a Shenzhen.
In altri termini: Hong Kong resta una piazza finanziaria off-shore, in competizione con le molte altre piazze finanziarie, mentre Shenzhen s’erge a piazza tecnologica on-shore, una branca dove i competitori sono assai meno numerosi.
I disegnatori ci hanno dato dentro, come le successive gocce di collirio stanno per disvelarvi.
3.
Nell’ultimo biennio l’economia di Hong Kong è cresciuta a un ritmo oscillante dal 2 al 3%, a seconda che si prendano per buone le statistiche del governo centrale o di quello provinciale. Nello stesso periodo, Shenzhen è cresciuta del 7%.
4.
I prezzi degl’immobili a Hong Kong stagnavano sino alla primavera scorsa. Con i tumulti sono crollati. Per contro, i prezzi s’involano a Shenzhen: siamo sui 12 mila dollari a metroquadro, cifra stratosferica in Cina.
5.
La fonte primaria del commercio di Hong Kong viene dall’industria dell’ospite. Oltre il 70% dei turisti vengono dal resto della Cina. Un flusso che i torbidi hanno ridotto del 90%. Quasi uguale il calo dei turisti stranieri. Nessuno muore dalla voglia di andare a spasseggiarsi e divertirsi in una città dove i blocchi stradali, i moti di piazza con lanci di molotov e sassaiole sono all’ordine del giorno. Negozi, ristoranti e alberghi sono chiusi a centinaia. Gl’imprenditori che non hanno scorte per affrontare il blocco degli affari chiudono definitivamente bottega. Che riescono a vendere in fretta perché – guarda la combinazione! – lì fuori ci sono cinesi (non di Hong Kong) pronti a comprarla. E a riaprirla quando la cosiddetta “guerriglia per la democrazia” sarà conclusa.
Intendiamoci: io non ho elementi probanti per affermare un rapporto di causa-effetto tra le mire di Shenzhen e il degrado innescato a Hong Kong. Così non mi sento di ritenerlo conseguenza della diatriba tra il governo americano e quello cinese. Ma tra queste ipotesi e la favola di ex colonizzati che invocano democrazia sventolando le bandiere dell’ex colonialista inglese e quella del neocolonialista americano c’è di mezzo il Mar Giallo.

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PARIGI

Municipio di cacao

Fra quattro mesi si vota per il sindaco. Favorito quello uscente: Anne Hidalgo, socialista, sessant’anni, accreditata del 24%. Insediata da ben due candidati dello stesso partito del presidente Macron, più altri minori. Per allisciare la propensione consumatrice degli elettori, nonché per compiacere i bottegai sugli Champs-Elisées, la sindaca vi ha ordinato una luminaria alla grande, accollandone gli oneri a una multinazionale cioccolatiera – basata in Piemonte, sulle rive del Tànaro – ovviamente a corrispettivo di cospicuo ritorno pubblicitario.
Scelta galeotta: il cioccolatiere è nella lista nera dei Verdi, che lo accusano d’essere dedito alla deforestazione del pianeta, dal momento che alimenta le sue fabbriche con prodotti di coltivazioni ambientalmente deleterie.

 
27 novembre 2019

 

LUDDISMO MODERNO

Aiuto! Il robot ci ruba il lavoro

Succede da 3.500 anni, cioè da quando i Sumeri inventarono la ruota. Ogni pensata tecnologica che sgravi l’essere umano ne riduce la domanda. Se trasbordo cento pietre dalla schiena di altrettanti schiavi a un carro, mi ritrovo con una schiera di schiavi in eccesso. E così, passando per l’aratro ai telai e via via sino agli automatismi odierni, investire in macchine fa risparmiare in stipendi e salari. In una società edificata in nome dell’essere umano – cioè in un’economia socialista – le innovazioni tecnico-scientifiche sono finalizzate a migliorare la qualità della vita dei lavoratori, oltre alla produttività, beninteso. Il benessere di un popolo si misura con l’accessibilità ai bisogni primari a costi inferiori e tendenzialmente gratuiti, nonché con la riduzione della pena del lavoro, cominciando dal bando delle mansioni nocive e dalla riduzione dell’orario del lavoro.
Per contro, in un’economia capitalista scienza e tecnica sono sfruttate esclusivamente a fine di profitto, cioè per elevare l’agiatezza delle classi dominanti a scapito di quelle dominate. La fase odierna del capitalismo si caratterizza per il peggioramento della qualità della vita delle classi subalterne: smantellamento dello Stato sociale, allungamento dell’orario di lavoro (a disdoro di contratti collettivi che proclamano il contrario), aumento della nocività in fabbrica sino alla concessione della licenza d’inquinare all’acciaieria di Taranto.
Ma è nell’utilizzo delle prodezze scientifiche che il capitalismo sta manifestando ferocia inedita. L’imprenditore, da celebrato organizzatore dei fattori produttivi, sta avvilendo quello umano oltre i livelli di guardia, brandendo, oltre all’usuale arma del ricatto occupazionale, quella della prospettiva terroristica di fabbriche e uffici governati da robot. Che sono meramente esecutivi ma che vengono spacciati, con la complicità di pseudoscienziati, come androidi pensanti. In un contesto di rassegnazione delle vittime, talmente abbrutite dalla propaganda e dal consumismo deteriore da non rendersi neppure conto del loro progressivo degrado.
Rapporto dalle nuove frontiere dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, un crimine condannato dalla Costituzione sovietica quasi un secolo fa.
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CORRELATO E DISPONIBILE, DA LE MONDE DEL 24 NOVEMBRE 2019:

«L’intelligenza artificiale oggi è proprio una truffa!»

Ecco gli effetti marketing che proliferano attorno all’IA: i tanto sbandierati progressi sono collegati alla rapidità di esecuzione consentita dagli algoritmi.

di Robert Bentz

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MARKET PRESS

Scoop di Repubblica: la fabbrica di biscotti li vende bene!

La prima regola deontologica d’ogni buon giornalista e quella etica d’ogni buon editore sono limpide: vietato fare pubblicità commerciale, se non in spazi affittati all’inserzionista e che il lettore deve poter riconoscere come tali. Ne deriva che non può esservi commistione alcuna tra gli articoli prodotti dalla redazione, supposti essere sempre informativi e/o formativi, e gli annunci a pagamento, comunque realizzati. Eppure il quotidiano della lobby sionista sbatte oggi in prima pagina la propaganda di un’industria alimentare, a pretesto che i suoi biscotti sarebbero «introvabili nei supermarket». La sviolinata mercantile reca in calce lo slogan: «La Repubblica si batterà sempre in difesa della libertà…».
Di marchetta.

 
26 novembre 2019

 

LA PEDOFILIA NELLA CHIESA CATTOLICA

Nicola Corradi, prete italiano, condannato a 42 anni di carcere in Argentina

Pena analoga per il suo compare, il sacerdote Horacio Corbacho. Riconosciuti colpevoli di 43 stupri a danno di minori (anche di 4 anni!) affidati alle loro cure perché sordomuti. Almeno tre bambine rimasero incinte e si ignora che fine abbiano fatto i loro bebè. Le nequizie, protrattesi per anni, si svolgevano a La Plata e a Mendoza, nelle filiali dell’Istituto Provolo per sordomuti di Verona, dove lo stesso Corradi e altri preti sono accusati di violenze analoghe. Imputato indiretto – ma mai indagato – Jorge Bergoglio, che gli avvocati dei violentati accusano d’aver protetto i preti pedofili. È impensabile che Bergoglio, all’epoca arcivescovo di Buenos Aires, non sapesse, anche perché Corradi e compagnia brutta erano stati inseriti dall’Arcidiocesi di Boston nell’elenco dei preti pedofili, pubblicato su internet…
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VATICANO COMPLICE

Silente da 11 anni

La prima denuncia alla magistratura contro i preti pedofili del Provolo di Verona risale al 28 novembre 2008. Nel 2014 presentato un esposto a Bergoglio, ch’era papa da un anno. Le vittime sinora accertate sono 60…
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24 novembre 2019

 

JORGE BERGOGLIO PROCLAMA L’IMMORALITÀ DEL POSSESSO DI ATOMICHE

Il Vaticano ritirerà i cappellani militari dalle basi di Aviano e di Ghedi?

Qui ci sono centinaia di testate, prodotte dagli Stati Uniti ma in dotazione all’aeronautica della NATO. Adesso come possono, dei preti del Vaticano, obbedire al loro papa e nel contempo benedire truppe sempre pronte ad andare a sganciare ordigni nucleari ovunque nel mondo?
Bergoglio ha anche proclamato che «la deterrenza offre una falsa sicurezza» e che dunque non saranno i terrori reciproci a impedire una replica di Hiroshima e Nagasaki. Due bombardamenti che peraltro uccisero 140 mila persone in un sol colpo non tanto per vincere la guerra contro un Giappone già vinto, ma per minacciare l’Unione Sovietica. Parimenti gratuiti sono stati gli sganci di atomiche tattiche effettuati mezzo secolo dopo sull’Afghanistan. In entrambi i casi, le atomiche si sono rivelate strumenti di terrore, non di dissuasione e men che meno di difesa…
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20191124GAtom

INDIA

Sterilizzazione reversibile per i maschi

Si inietta il Risug nel dotto referente, in anestesia locale, e per circa 13 anni garantisce l’impotenza a generare.
E su uno vuole fare un figlio prima della scadenza? Semplice: si fa iniettare due fiale che neutralizzano l’effetto della prima. Lo Stato ha contrastato la fiala anti-figli per circa 40 anni, facendone passare di tutt’i colori al suo inventore: il dottor Sujoy Kumar Guha. Tanto ostracismo, che avrebbe affrancato il Paese dall’endemica piaga delle nascite indesiderate, era motivato soprattutto dagli interessi delle multinazionali farmaceutiche occidentali, che guadagnano molto di più vendendo la quotidiana pillola anticoncezionale alle donne…
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20191124GRisug

 
22 novembre 2019

 

LO STAHLPROLETARIAT CHE KARL MARX NON IMMAGINAVA

Operai-nonni con muscoli d’acciaio

In senso letterale: nello stabilimento BMW di Monaco il padrone fa indossare, alle tute blu anziane, delle armature futuristiche. Si chiamano esoscheletri e offrono al vecchietto la forza di cinque ventenni. Così bardato, il nonno può reggere a meraviglia gli sforzi muscolari pretesi dalla catena di montaggio e dunque scongiurare il licenziamento per scarso rendimento.
Vi chiederete: Ma la BMW non risparmierebbe tempo e denaro sostituendo gli operai obsoleti con carne fresca? Magari potesse! Il guaio è, anzi, i guai sono che: primo, in Germania è arduo trovare operai specializzati come gli autoctoni di lungo corso; secondo, se cacci un anziano che non abbia ancora maturato la pensione, poi bisogna comunque mantenerlo, e allora tanto vale lasciarlo a sgobbo per tutti gli anni che gli mancano alla pensione.
Ma vediamo, in dettaglio, perché e come la BMW, nonché altri stabilimenti come Audi, Daimler e Volkswagen, stanno mettendo a libropaga i nonni semirobotizzati.
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20191122GEsosche

RIMPIANTI

Quando il padrino
aveva una toga in famiglia

Il concorso per 310 magistrati bandito in questi giorni dal ministero della Giustizia e che scade il 19 dicembre prossimo è motivo di afflizione per le mafie del Sud, da Cosa Nostra alla Ndrangheta alla Camorra alla Sacra Corona Unita e chissà quant’altre. Tutte rimpiangono i tempi andati, quando nelle famiglie dei padrini vigeva il maggiorasco. Il primo figlio ereditava patrimonio e comando. I successivi erano destinati a incarichi funzionali alla cosca: in magistratura e nella Chiesa. Così il padrino si assicurava assoluzioni sia a palazzo di giustizia sia in confessionale…
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20191122GMafie

 
21 novembre 2019

 

VIAGGIO VATICANO IN THAILANDIA

State buoni. E fate soldi, se potete

Atterrando a Bangkok il monarca della Chiesa cattolica si è subito reso conto che l’omologo locale, ancorché costituzionale, non s’era degnato di venirlo ad accogliere, né lo avrebbe ricevuto in seguito. Qui la Chiesa di Roma pesa per lo 0,58% su una popolazione di 69 milioni di abitanti, che sono al 94,6% buddisti. Il resto sono religioni dal pondo risibile, eppure sempre superiore a quello cattolico.
Fa niente: Jorge Bergoglio è venuto in Thailandia non per rubare il proscenio ai papi locali, ma per cogliere altri frutti. Il primo è ecumenico: che la stampa dell’emisfero cattolico relati anche questo viaggio del
suo Santo Padre. Per questo, ancor prima di accettare il benvenuto formale dei funzionari spediti in aeroporto dal re, ha galvanizzato i 70 (settanta!) giornalisti che come sempre si porta al seguito: Bravi, complimenti per il vostro lavoro, che è utile.
Li ha salutati uno per uno, da tutti ricevendo omaggi e frasi devozionali.
Il secondo obiettivo, Bergoglio lo ha quagliato nelle ore successive, galvanizzando i rettori delle scuole cattoliche che nel Paese sottraggono 400 mila alunni a quelle statali. Non alunni scelti a casaccio o che capitano per caso nelle sontuose dimore ecclesiastiche: soltanto i selezionati figli solventi della ricca borghesia, ovviamente al netto di qualche “scuola gratuita per poveri” allestita per proclamare ai media fini puramente educativi e mercantilmente disinteressati. La borghesia thailandese è grata alla scuola cattolica, tanto brava nel tenere i propri figlioli isolati dal resto del Paese, da sempre fertile d’istanze egalitarie e addirittura socialiste, e dove pulsano endemiche tentazioni di rivolta contro un regime pseudodemocratico dagli scompensi economici e dalle ingiustizie sociali tremende. E i ricchi genitori pagano volentieri alle scuole dei preti le dorate rette che si meritano.
Se lo schieramento di blindati e guardie del corpo che aureolano il monarca Vaticano è spesso enfiato per ragioni spettacolari, rientrando le peregrinazioni papaline nella categoria dei
circenses, qui a Bangkok è motivato. In Thailandia la Chiesa cattolica gode pessima reputazione, come del resto il suo risibile seguito conferma. I primi emissari del Vaticano arrivarono qui nel 1567 – quando il Paese si chiamava Siam – al traino dei mercanti portoghesi, venuti a soggiogare queste lande con l’arma dello scambio ineguale: noi europei ci prendiamo 100 di materie prime e lavoro servile, voi accettate in pagamento archibugi e polvere da sparo che valgono 10. Così noi guadagniamo 90 e voi avete le armi per scatenare guerre tra voi, premessa di altre nostre forniture belliche. I dominicani erano lì per questo: predicatori della pax romana e avamposti del colonialismo. Quando il conflitto tra i missionari dominicani e i capi religiosi locali si fece duro, il Vaticano spedì di rinforzo la miglior truppa d’assalto: i gesuiti. Lo stesso Ordine cui appartiene Bergoglio.
Ma non sono tanto i sedimenti di queste complicità con il colonialismo di 350 anni fa a indisporre i thailandesi verso il monarca vaticano. Sono le cronache odierne. Quelle che raccontano il radicato e diffuso sistema pedofilo del Vaticano sia in patria sia in ogni landa conquistata.
Giusta lode ai doveri dell’ospitalità, la polizia del re ha strappato dazebao con la scritta oltraggiosa: «Arriva il papa di Roma, nascondete i bambini!» Parole eccessive. E profferte da predicatore ancor più esecrabile dell’esecrato. Sì, perché la Thailandia è il paradiso mondiale della pedofilia. La prostituzione minorile è cespite principe dell’economia, è la calamita più potente che attira turisti del sesso da ogni parte del mondo. Anche dall’Italia, certo, dove settimanalmente decollano dalla Malpensa cargo di maschi assatanati d’esperienze turpi.
Vi racconto un episodio, così come lo raccontò a me, a Londra, il presidente dell’ASS, Anti Slavery Society, il sodalizio internazionale che si batte contro la schiavitù, soprattutto minorile: «Un giorno incontrai un funzionario governativo di Bangkok e gli mostrai una ricevuta di pagamento, in dollari, rilasciata da un bordello di prostitute e prostituti minorili a un cliente inglese. Era la riprova di quanto la piaga fosse più che diffusa: istituzionalizzata al punto da permettersi adempimenti fiscali. Il funzionario mi replicò: “Il turismo è il nostro pane. Se non facciamo prostituire i bambini, il grosso dei turisti smette di venire qua”».
Negli ultimi anni le cose non sono cambiate. Gli alberghi per turisti pedofili sono sempre aperti. Dai balconi alti di quelli più lussuosi s’innalzano cellulari per il selfi con l’auto papalina sullo sfondo..
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20191121GThai

 

ARTICOLO CORRELATO:

I padroncini italiani che in Thailandia fanno fortuna con il lavoro servile

20191121GPadro

LETTERE

Ne abbiamo ricevute due, in replica al sermone dell’abate di Schwarzesdorf pubblicato ieri.
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20191121GLet1 - 20191121GLet2

 
20 novembre 2019

 

GLI STATI EUROPEI E LA SALUTE PUBBLICA

I poveri sovrappeso costano troppo, conviene smagrirli

Sino alla metà del secolo scorso essere sovrappeso era segnacolo di benessere economico. Il ricco aveva tanti soldi e mangiava in proporzione, il povero tirava cinghia. Oggi il pondo segnala l’inverso: i benestanti sono snelli perché possono permettersi cibi sani e misurati, possono praticare sport che bruciano le calorie in eccesso e soprattutto hanno tensioni e stili di vita che li affrancano da quel mal sottile che si sfoga nella bulimia. Al contrario, i poveri mangiano quel che portafoglio e svacco socio-culturale loro consentono, con ridondanza di grassi, additivi velenosi e alcol.
L’eccesso ponderale, che vieppiù si spinge all’obesità, provoca una serque di malattie, come ipertensione, diabete, disfunzioni cardiovascolari. Tutte patologie che sminuiscono la capacità lavorativa e dissanguano le strutture sanitarie pubbliche. Ed è quest’ultimo approdo a spingere gli Stati a resecare il problema alla radice, cioè a incentivare il popolo a mangiare meno e meglio, nonché ad abiurare la vita sedentaria.
Misuriamo i numeri dell’allarme: tra gli strati più bassi della popolazione l’ipertensione colpisce oltre il 40% degli adulti, contro una media generale di poco superiore al 30%; diabete: 12%, contro una media nazionale del 5%; obesità: 35%, contro una media nazionale del 20%…
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20191120GObesi

 

 

STRAVOLGIMENTI EPOCALI

Benzinai, meccanici ed elettrauti tradizionali, cisternisti e via elencando obsoleti: sieti pronti a cambiar mestiere?

Avete tre, quattro anni al massimo di tempo. Poi dovrete chiudere bottega. Per forza: circoleranno quasi esclusivamente auto elettriche e voi sarete inutili.
Olocausto analogo incombe su di voi, taxisti: andata a Helsinki, dove dinanzi a una residenza per anziani attivi – una mirabilia di cui riferirò – sono parcheggiate navette elettriche senza autista.
E la sciagura incombe anche su di voi… insomma le categorie professionali che stanno per essere spazzate via dall’avvento delle terza rivoluzione industriale sono legione.
La prima si manifestò negli Stati Uniti dal 1860 al 1890, tracciata dalle ferrovie. La seconda avvampò al di qua e al di là dell’Oceano, dal 1908 al 1933, galvanizzata soprattutto dalle reti elettriche. E la terza è quella odierna, tanto annunciata quanto irrisa. Soltanto negli Stati Uniti – e ovviamente nelle loro neo-colonie al di qua dal solito Oceano – la prendono sul serio al punto da considerarla l’unica ciambella di salvataggio a Paesi altrimenti condannati ad affogare sotto il peso di debiti pubblici letali. La chiamano New Deal Verde…
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20191120GDealVerde

IL SERMONE DELL’ABATE DI SCHWARZESDORF

No, i figli non sono un dono
del Signore

di padre Nino Lutero
Registrazione effettuata ieri sera, nell’Aula del Capitolo.

Ne nascono di tarati gravi: ritardati mentali, disabili fisici, piagati da sofferenze atroci, condannati a morte precoce o a lungo Calvario di patimenti. Ne vengono partoriti di non-desiderati e dunque condannati ad affetti ed educazione negati. Ne nascono di destinati a futuri morbi gravi che pure potevano essere rilevati da indagini sull’embrione e sul feto.
Come potete pensare che un Dio supposto buono e caritatevole ed equanime possa infliggerci la peggiore delle atrocità, cioè la nascita di prole predestinata alla tortura o al patibolo? O di prole da affidare a procreatori che non hanno i mezzi materiali o il cervello idoneo ad allevarla appagando i diritti fondamentali di ogni nuovo nato?
No: i figli devono essere l’esito di una scelta ragionata e responsabile, di una riflessione maturata all’insegna della competenza che deriva dalla conoscenza e dalla razionalità. E il raziocinio impone a ogni candidato procreatore un esame di coscienza composto da quattro interrogativi:
1. Ho manovrato tutte le leve offerte dal progresso tecnico-medicale per escludere che il mio contributo genetico possa germinare un essere malsano?
2. Sono disposto a interrompere in ogni momento la gestazione [nel rispetto della legge, ovvio] ove la ragionevole certezza del punto precedente venisse meno in futuro?
3. Ho accertato che la nascita che mi accingo a mettere in cantiere sia compatibile con l’equilibrio tra bisogni e risorse della comunità?
4. Ho accertato che il neonato sfocerà in un contesto economico-sociale idoneo a infanzia, fanciullezza e adolescenza serene?
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20191120GSermone

 
19 novembre 2019

 

CRIMINALITÀ CONTABILI E NON

Finanzieri con i fondi neri sempre in canna

Almeno 200 miliardi di euro vengono sottratti annualmente alle casse dello Stato. Di che risanare in pochi anni il debito pubblico e appagare i bisogni fondamentali di milioni d’italiani. E di che dissuadere politici ed esattori dal perseguire la giustizia fiscale.
Eppure, per intercettare e tassare tanto bottino, occludendo ogni rivolo di corruttela, basterebbe chiudere i paradisi fiscali, legalissimi se piazzati all’estero, nonché quelli clandestini sparsi per l’Italia. Ma, come diceva Alexander Hamilton, uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, la macchina capitalista s’inceppa senza il lubrificante della corruzione. L’imprenditoria odierna non è minor giungla, come dimostrano le recenti vicende che raccontiamo.

[…]

20191119GFondi

FRANCIA

Due milioni di persone nel panico

Il provvedimento dell’ASN (Autorité de sûreté nucléaire) voleva ridurre i timori nei confronti delle 19 centrali nucleari del Paese, ma da due mesi sta spingendo molti a traslocare. A coloro che risiedono nel raggio di 20 chilometri dai reattori è stato recapitato un buono per ritirare in farmacia una confezione di pastiglie di iodio, con il viatico: «Se scoppia la centrale vicino a voi prendetele subito, perché servono a proteggere la tiroide, vulnerabile alle radiazioni. Se non sentite il botto, tendete l’orecchio alle sirine, che abbiamo issato su un traliccio del vostro paese». Non è che il rischio disastro sia inedito: c’è da sempre. La novità è che l’ASN ha esteso la cintura di sicurezza attorno alle centrali da dieci a venti chilometri, maggiorando la prudenza con la distribuzione di pasticche…
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20191119GAtom

 
18 novembre 2019

 

PER RESISTERE AL CAPITALISMO CHE VUOLE SOTTRARCI ANCHE I PENSIERI

L’Alamo della privatezza

di Nino Lutero
abate del monastero di Schwarzesdorf

Ci siamo asserragliati perché riteniamo che le riflessioni e le produzioni elevate della mente debbano rimanere al riparo da intromissioni, che come minimo condizionano e umiliano, e come massimo censurano e puniscono, in conseguenza di leggi punitive verso ciò che scuote le basi consensuali e i paradigmi fondativi del Potere.
Gli strumenti odierni della Polizia del Pensiero – così definita nel 2009 da un saggio collettivo curato da Claudio Moffa – sono soprattutto elettronici: cellulari, computer, telecamere nei luoghi pubblici, microcamere in quelli privati, rilevatori di voce e di corpi e via elencando. Premessa alla libera e ottimale elaborazione di valutazioni etiche e di creazioni ideali è dunque la resistenza ai nuovi generalizzati e invasivi controlli, sempre pretestati in nome di rischi futuri peraltro risibili a cospetto delle odierne e nefaste certezze che essi generano.
Già a luglio 2014 Patrick Sensburg, membro della commissione parlamentare d’inchiesta sullo spionaggio in Germania da parte dell’agenzia statunitense NSA, disse in tivù che avrebbe redatto il rapporto con la macchina da scrivere, sospettando che i computer fossero controllati dal nemico. Come del resto era stato scoperto ai danni di quelli usati dalla cancelliera Angela Merkel e da esponenti del governo francese.
Oggi, se vogliamo elaborare relazioni a briglia sciolta e senza preoccuparci dei picchetti imposti dalla Polizia del Pensiero, usiamo la penna o la macchina per scrivere. E distribuiamo gli elaborati in fotocopia ai convegnisti. Soli i testi definitivi ed epurati delle arditezze legalmente censurabili – come sarebbe, ad esempio, revocare in dubbio gli esiti del non-Tribunale di Norimberga o negare lo status di martiri ai soldati coloniali caduti sul fronte del massacro del terzomondo – vengono scannerizzati al computer per essere archiviati ed eventualmente resi pubblici.
Già l’esser costretti a queste autofrenagioni, che sono la peggior forma di censura, smentisce la libertà di circolazione delle idee e di stampa esibita da molti Stati, Italia compresa.
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17 novembre 2019

 

I RETROSCENA DELLA GUERRA DEI PESCHERECCI NELLA MANICA

Così i parlamentari europei spendono i nostri soldi per comprarsi i voti dei pescatori

La stampa europea, soprattutto quella dei Paesi sulla Manica, si è resa complice in questi giorni di una truffa ai danni degli Stati, dei consumatori e dei contribuenti. Bottino: 6 miliardi di euro, sottratti all’Unione Europea. Beneficiari diretti: svariate migliaia di proprietari di pescherecci, ma soprattutto i 700 che gettano le reti nel Canale. Beneficiari indiretti: i politicanti europei che abbisognano dei voti dei pescatori per essere (ri)eletti.
È un raggiro esemplare di come giornalisti incapaci o disonesti possano essere strumentalizzati e di quanto gli utenti dell’informazione siano creduloni e superficiali.
Dunque è un saccheggio delle casse pubbliche che vale la pena raccontare dall’inizio.

Premessa

Il pesce è uno dei primi alimenti mondiali. Ne consumiamo 171 milioni di tonnellate l’anno (oltre la metà delle altre carni), cioè quasi 23 chili e mezzo a testa. Questo pesce proviene dalla raccolta in mare effettuata da 4,6 milioni di pescherecci, l’86% dei quali ha una lunghezza inferiore ai 12 metri. Soltanto il 2% dei battelli supera i 24 metri. Relativamente molto pochi sono i battelli giganti, che superano gli 80 metri e rarissimi quelli di oltre 100.
Una nave gigantesca sta al micropeschereccio artigianale come un treno superveloce sta al furgoncino delle consegne. Ne deriva che il pesce portato a riva da un peschereccio gigante ha un costo di produzione risibile rispetto a quello d’una barca artigianale.
Ma le economie di scala vanno oltre: le navi giganti hanno spesso a bordo anche un reparto per la lavorazione industriale: puliscono i pesci, li lavano, l’inscatolano e l’imballano nelle stesse condizioni igieniche imperanti in uno stabilimento a terra. All’approdo, sbarcano confezioni pronte per essere spedite al supermercato. Tempi di lavorazione ridotti si traducono in maggiore freschezza e in minor utilizzo di additivi conservanti.
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CONVEGNO

La sfida della memoria
e dell’intelligenza artificiali

Gli annunci scientifici di ieri prospettano entro pochi anni l’avvento di cervelli robotici infinitamente più performanti di quelli umani, nonché innesti nei viventi di microchip e neuroni manufatti. Sono scenari che impongono riflessioni etiche adeguate, premesse di azione sociale urgente e prioritaria, al fine di pilotare la tecnica su rotte compatibili con la dignità e la libertà di persona.
Sul tema proponiamo un convegno al monastero di Schwarzesdorf.

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15 novembre 2019

 

LIBRI

L’imminente Riforma contro la Chiesa degli Abusi Sessuali

Henri Tincq, Vatican, la fin d’un monde, Cerf, 250 p., 20 euro.

A cinque secoli da quella suscitato da Martin Lutero, da tre anni la Chiesa traversa tormenta analoga. A deflagrarla è soprattutto la gragnola di perversioni sessuali, massime la pedofilia, che scuote migliaia di diocesi in tutto il mondo.
Eppure il Vaticano ne fu allarmato sin dagli anni Cinquanta, quando emersero gli abusi sistematicamente perpetrati dal clan di Marcial Maciel, prete messicano fondatore dei Legionari di Cristo. Tutti, nella Città Santa, erano a conosceva dei suoi comportamenti devianti e violenti, ma lo hanno sempre protetto.
Perché? «Cecità di Karol Woityla e corruzione dei suoi collabortori» diagnostica Tincq. E fa i nomi dei prelati marci, promossi ad alti ranghi dal papa polacco: Stanislaw Dziwiz, Angelo Sodano, Franc Rodé, Leonardo Sandri. Tutti hanno beneficiato delle regalie di Maciel e hanno «guazzato nel medesimo scandalo». Eppure tutti conservano a tutt’oggi rango di cardinali.
Con l’avvento al soglio di Wojtyla la situazione è andata incancrenendo, per effetto di «vigliaccheria collettiva e di un sistema di potere» abile nel contagiare i sani. E nel soffocare i riluttanti ad ammorbarsi e vogliosi di denunciare. Del resto era difficile resistere alle lusinghe del demoniaco padre Marcel, uso a spasseggiarsi con mazzette di dollari in tasca e intoccabile, benemerito finanziatore di un sindacato Solidarnosc prossimo alla santificazione per meriti di picconaggio del comunismo.
Wojtyla sapeva e non fece nulla per contrastare un cancro in metastasi. Al contrario, la sua (in)azione non fece che propiziarlo. Per cui la storia di questo papa va riscritta, con buona pace degl’ignari o idioti che all’indomani della sua morte gridavano «santo subito».
Joseph Ratzinger ha il merito di aver compreso la portata del degrado e di essersi dissociato dall’(in)azione del predecessore. Ha però il torto di non aver saputo eradicare la corruzione. È vero che, ancor prima di diventar papa, nel 2001, «strappa a Wojtyla un decreto che obbliga ad accentrare a Roma gli scandali più gravi». Ma, divenuto papa, Ratzinger non ce la fa e si dimette.
Quanto a Jorge Bergoglio…
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LA RESISTENZA ALLA PROPAGANDA DI GUERRA PERMANENTE

Le quotidiane picconate alle menzogne della Storia e alla disinformazione della cronaca

Prima o poi crolleranno. In alcune bugie le crepe già sono vistose. Per esempio, quanti sono rimasti a credere alla favola di Osama bin Laden dietro gli attentati dell’11 novembre 2001? La maggioranza degli stessi cittadini degli Stati Uniti è persuasa sia stata un’operazione cosiddetta sotto falsa bandiera. Allestita dal Pentagono per indurre alla guerra di rivalsa popoli che ne riluttavano. Eppure è un fronte su cui muoiono ogni giorno migliaia di persone.
Per esempio, quanti sono rimasti a credere che l’inefficienza dei trasporti pubblici non sia in relazione con i profitti generati da quelli privati? Eppure anche questa della strada è una guerra che uccide soltanto in Europa 50 mila persone l'anno.

In proposito segnaliamo un’iniziativa…

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G.C. Scotuzzi G.C.S. GCS giornalista Giancarlo Scotuzzi detto Scot ilcronista giornaledibordo Giornale di bordo