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Gian Carlo Scotuzzi
domenica 9 agosto 2020
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ANALISI DELLE MAGGIORI TESTATE CARTACEE E TELEMATICHE

Se la stampa è cumulo di frivolezze, volgarità e facili emozioni

Gl’italiani leggono sempre meno, perché non si preoccupano d’informarsi correttamente né di capire la gestione della cosa pubblica. È un delitto sociale di lesa cultura e competenza popolari, cioè di smantellamento progressivo dei fondamenti della democrazia. I giornali italiani benfatti sono rari e condannati alla consunzione. Al lettorato di vaglia – e poliglotta – non resta che abbeverarsi alla stampa d’Oltralpe. Ma, per fortuna dei monolingua, ci sono testate estere che propongono qualche loro scampolo in traduzione italiana.
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20200809GStampa

 


 

DA LE MONDE

MARIA MONTESSORI: PIONIERA DELL’EDUCAZIONE (6/6)

L’anziana signora e il suo metodo

Dopo la seconda guerra mondiale, la pedagogista italiana rilancia le sue scuole nel mondo e gradualmente trasferisce la gestione della «missione di una vita» al figlio Mario.

di Thomas Saintourens

 

7 agosto 2020

 

LA MAXIBOMBA IN LIBANO

È stato Israele, ma non si può dire

Le immagini e le analisi degli esperti militari d’ogni bandiera escludono l’incidente e confermano la deflagrazione d’un ordigno nucleare del genere collaudato dalle truppe sioniste in Siria e contro natanti della Marina iraniana. Benjamin Netanyahu, uno dei due primi ministri di Tel Aviv, aveva del resto minacciato di bombardare Beirut il 27 dicembre 2018 durante un discorso all’ONU. Lo Hezbollah – partito parlamentare che condivide il governo libanese – aveva preso sul serio la minaccia e in seguito aveva svuotato per tempo il deposito delle proprie armi, trasferendole in luogo sicuro. Quella del 4 agosto è stata dunque una strage inutile, oltre che feroce.
Anche in questa circostanza i pennivendoli italiani, molti dei quali sono legati o addirittura subordinati al MOSSAD (spionaggio israeliano), si sono distinti per acrisia e pedissequa replica del verbo sionista.
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20200807GLibano

 

CORRELATO DA RÉSEAU VOLTAIRE:

Israele distrugge Beirut Est con una nuova arma

di Thierry Meyssan

Aggiornamento

 

6 agosto 2020

 

L’ESPLOSIONE IN LIBANO

I superordigni dei terroristi di Stato

Prima le mininuke lanciate sull’Afghanistan dai bombardieri B1 a stelle e strisce; poi i maremoti scatenati in Estremo Oriente; e da qualche settimana le superbombe nel Medio Oriente Allargato.
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20200806GSuperarmi

 

CORRELATO DA RÉSEAU VOLTAIRE:

Quale nuova arma è stata usata nel Golfo e a Beirut?

 

4 agosto 2020

 

LA RIAPERTURA DELLE AULE ZAVORRATE DALLA PANDEMIA

Scuola vecchia e acciaccata fa cattivo scolaro

Un ministro che, in un Paese appena evoluto come il Burundi, potrebbe aspirare al massimo a fare il bidello; docenti in gran parte anchilosati e impreparati; genitori tesi esclusivamente a tutelare il proprio marmocchio; un protocollo antivirus ammaccato da continui ripensamenti e mutilo di ogni viatico di buonsenso che si riveli impopolare. Una miscela implosiva che comunque può fare scarso danno a una macchina educativa che da troppi anni marcia, quando marcia, col freno pigiato.
Panoramica sui vivai degli adulti futuri, così che si riproducano uguali e precisi a quelli odierni.

20200804GScuola

 

CORRELATO

Cara ministra ti scrivo

Lettera di Grabriele Zanni, presidente dell’Associazione dei Comuni Bresciani, a Lucia Azzolina.

 

3 agosto 2020

 

ASSOCIAZIONE GIORNALISTI ETICI

Ostili all’Ordine di regime

Al termine dei lavori il convegno Chi tiene la pubblica opinione al guinzaglio, svoltosi a Verona il 1° e 2 agosto, ribadisce come l’Albo professionale di Stato, lungi dal fornire adeguata formazione professionale e dal garantire la deontologia degl’iscritti, si configuri come sodalizio mercenario e corporativo, ostacolo all’ottimale perseguimento dell’informazione libera e indipendente, nonché al fiorire della critica e del dissenso, elementi vivificanti la dialettica democratica e antidoti all’omologazione ideologica e alla censura. L’Associazione ritiene che l’Ordine odierno si ponga in continuità ideale con quello creato da Benito Mussolini allo scopo di ridurre la stampa a ruolo servile, irreggimentandola nelle truppe fasciste in cambio di privilegi e prebende. Nel 2020 l’iscrizione a quest’Albo del Disonore permane obbligatoria, pena la condanna per il reato di «abuso di professione», e dunque si sostanzia in una tessera del pane.
È un fatto che tale tessera, oltre a presidiare l’accesso alla professione sotto il corretto profilo retributivo, assicurativo e previdenziale, è anche indispensabile a declinare la libertà di stampa in ogni accezione, a cominciare dalla prescritta registrazione in tribunale di testate giornalistiche, nonché ad avvalersi degli strumenti di tutela legale riconosciuti ai soli giornalisti iscritti all’Ordine. Per questo l’Associazione rafforza l’impegno a perseguire l’obiettivo dell’abrogazione dell’Ordine di genesi fascista e di ogni altra norma che soffochi il fiorire di un giornalismo autenticamente libero, inscindibile dalle libertà di pensiero, d’indagine ed esternazione di cui ogni cittadino dovrebbe godere.
Ecco il testo del documento programmatico approvato all’unanimità.
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20200803GConvegnoAge

 

2 agosto 2020

 

IL DIRITTO A SENESCERE SENZA SCADERE NEL RIDICOLO

Lasciate in pace quelli come Joe Biden

È opinione di molti e autorevoli commentatori politici che il candidato democratico alla Casa Bianca palesi i sintomi di decadenza delle facoltà cognitive. Con un’aggravante: se ne rende conto. E dunque soffre nel riscontrarsi inadeguato al ruolo cui ambisce: timonare il Paese militarmente più potente, ricco e letale del mondo.
In uno Stato presidenziale il capo ha poteri cospicui, che gli demandano decisioni, a volte rapidissime, da cui dipendono il destino del suo Paese e quelli di molti altri. Una mansione di tanta rilevanza reclama un responsabile nel pieno della forma psicofisica. Che Biden non ha più: ha vuoti di memoria e di consapevolezza, ha riflessi mentali lenti e a volte ha eloquio sofferto e tartarugante, si smarrisce nelle subordinate, tradisce sinapsi incerte e allocchî allarmanti. Tutti questi segnacoli sono disvelati o rimarcati da prosiegui o postumi che rilevano quanto il sofferente li colga.
Ma allora, se è conscio di difettare della forma smagliante – diciamo così – pretesa da un presidente della nazione, perché ambisce farlo?
Azzardo tre ipotesi. La prima è che Biden sottovaluti la sindrome in conseguenza di quella debolezza mentale che regredisce molti anziani allo stadio fanciullo delle facili illusioni: si ritiene afflitto da acciacchi passeggeri, comunque compensati dal poderoso patrimonio di conoscenze e competenze accumulato lungo una carriera professionale eccellente. La seconda è che i suoi sponsor, cioè i potentati economici che negli Stati Uniti da sempre scelgono i candidati alla presidenza, non abbiano cavallo migliore su cui puntare per placcare Trump e quindi si rassegnino a far correre il bolso su cui hanno ormai investito una valanga di quattrini e che del resto, ancorché non più sveglissimo, potrebbe raccogliere i voti d’un elettorato che non sa distinguere tra un cavallo di razza e un somaro. George Bush junior docet.
La terza ipotesi…
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20200802GBiden

 


 

CRONACA DI ORDINARIO COLONIALISMO DI CUI IL POPOLO NON VUOL SAPERE

Saccheggiano le risorse degli Stati del Medioriente Allargato ma sono troppo armati per venire puniti.

20200802GColonialismo

 

CORRELATO, DA RÉSEAU VOLTAIRE:

La CIA sfrutta illegalmente il petrolio del Nordest siriano

 


 

VALCAMONICA ET SIMILIA

Gli eredi politici di Bossi vogliono la loro Provincia autonoma

Ma è pretesto carnascialesco: manovra d’un drappello di furbetti ansiosi d’attaccarsi alla mammella clientelare della Regione e, in prospettiva, d’accaparrarsi poltrone in Consiglio.
Per meglio millantare un’organizzazione e un seguito superiori a quelli di cui dispongono, si sono pure inventari una bandiera, cromaticamente democristiana-leghista e sormontata dalla croce asimmetrica dei vessilli nordeuropei.
Analoga fanfaronata viene replicata da similari maneggioni in altre lande italiche. Ne abbozziamo una mappa.
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20200802GProvinciaCamuna

 

1° agosto 2020

 

CIRCENSES

I sondaggi d’opinione che irridono la Politica

Il popolobue, inteso come maggioranza relativa che va alle urne e blatera senza cervello, si bea d’un governo d’indecisi. Che non fa scelte, non redige e comunque non rispetta programmi di ampio respiro. Naviga a vista, terrorizzato dall’impopolarità, morbo letale. Così ogni grida di Palazzo Chigi non è mai definitiva, è sempre provvisoria. Non ha dignità di provvedimento costituzionale e dunque cogente, ma è mera ipotesi: in gergo di malgoverno si chiama pallone-sonda (neologismo d’Oltralpe: ballon d’essai). È un sondaggio d’opinione. Così, se il governo dice basta al confinamento sui treni, liberalizzando la saturazione di tutt’i posti a sedere, aspettate l’indomani a prenderlo sul serio. Perché nel giro di ventiquattr’ore, se il popolobue ostracizza il pieno-treno, il governo gli si prostra, virtualmente gli chiede scusa ripristinando il contingentamento dei posti a sedere. E male per i viaggiatori che, avendo prenotato nel frattempo, restano a terra; e peggio per la dignità d’una repubblica postribolata da politicanti sciagurati quanto i loro elettori.
Ogni giorno i gazzettieri di regime diffondono senza vergogna progetti di leggi, leggine, ordinanze, decreti e circolari redatti a matita, destinati a essere sovraimpressi in inchiostro o cancellati a seconda di come gli esibizionisti dei sondaggi, versione moderna della plebe che decideva la sorte del gladiatore sconfitto, esibiscono il pollice: se è verso il basso, il governo è condannato a rinnegare il provvedimento.
Il governo della plebe è lodato dalla partitocrazia degenere, cioè dalla telecrazia, come versione massificata della storica democrazia diretta (radicata in Paesi come la Svizzera) dove le proposte del capo del villaggio erano soggette alla ratifica dalla maggioranza di tutt’i capifamiglia, radunati in piazza o nel palazzo civico o in chiesa. Ma erano assemblee di poche centinaia di persone, riservate ai maschi coniugati, sempre limitate a opzioni marginali e comunque incistate in un buio medievale dove la spada e il turibolo imponevano le opzioni importanti con ragioni estranee alla ragione. Evocare la democrazia diretta nel terzo millennio è un nonsenso. Perché viviamo in un’epoca dominata dalla tecnologia espressa o accaparrata da una minoranza infima di scienziati, di finanzieri, di ricchissimi e coltissimi che sulla scala evolutiva hanno distanziato di molte lunghezze i povericristi che si contentano di giocare a girapollice a beneficio dei sondaggisti.
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20200801GSondaggi

 

31 luglio 2020

 

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CELEBRA LA FALSIFICAZIONE DELLA STORIA

Fa cavaliere un commerciante 90enne per meriti di longevità ebraica

La pandemia, esasperata da sanità nazionale disastrata e da politicanti incompetenti e corrotti, ha ucciso migliaia di anziani. Alcuni novantenni e oltre. Spesso senza neppure il conforto di ricovero ospedaliero o di visita medica a domicilio. Lo Stato li ha condannati a morire a casa loro o in ospizi non raramente indegni, alla stregua di pezzi umani di scarto, vittime sacrificali al dio repubblicano dell’imprevidenza, dell’immoralità, del saccheggio della cosa pubblica, dell’accaparramento privato delle risorse collettive.
Nessuno di questi anziani ha riscosso un qualche riconoscimento dal capo di Stato; a compensazione, per esempio, della rinuncia – ancorché coatta – a beneficiare di quella sanità pubblica che pure durante la loro vita lavorativa hanno primariamente contribuito a mantenere. Non dimentichiamo che l’80% delle tasse che fanno girare la macchina statale proviene dai contributi dei lavoratori dipendenti, cioè dai ceti meno abbienti. Commercianti, industriali, liberi professionisti, banchieri, finanzieri e via elencando categorie a pingue e a volte scandaloso reddito e ad anacronistica rendita, si fanno carico di appena un quinto del gettito fiscale. Ma a pagare il conto letale dell’impatto della pandemia sulla sanità pubblica smagrita da ruberie ed evasioni fiscali sono stati quasi esclusivamente i non-ricchi, nonché primari contribuenti.
Ed ecco che il massimo rappresentante dello Stato, Sergio Mattarella, appunta il nastrino di cavaliere di gran croce (sic!) al petto d’un novantenne, agiato commerciante, che si gode la pensionissima in pingui residenze ad Ostia e a Rodi, dove nacque e dove ha giurisdizione il presidente della repubblica greca, che non ha tempo né dignità da scialare in decorazioni a vanvera.
E una medaglia al covidato ignoto sarebbe inaccettabile per uno Stato corresponsabile del Covid: equivarrebbe a riconoscersi complice della violenza che ha generato la vittima oggi decoranda.
Così Mattarella, che senza smaltire il baule di croci al merito non saprebbe che fare, ha ripiegato su diverso reduce: non già dalla pandemia, ma dalla prigionia in un campo di lavoro nazista.
Il signor Samuel, cioè il novantenne in questione, fu internato ad Auschwitz il 23 luglio 1944. Fu liberato dai sovietici il 27 gennaio 1945. Totale prigionia: circa 6 mesi. Durante i quali Samuel fu comandato a fare quel che faceva ogni altro detenuto: a lavorare nelle fabbriche di munizioni, di aerei, di gomma eccetera che sorgevano nei pressi di Auschwitz e che lo giustificavano. I nazisti vi riversavano manodopera a buon mercato requisita in giro per l’Europa, non già per il piacere di custodirvela e men che meno di sterminarvela, ma per metterla a sgobbo in stabilimenti indispensabili ad alimentare la guerra e che il trasferimento degli operai tedeschi al fronte aveva desertificato.
Il flagello dei campi di lavoro come Auschwitz non erano i guardiani nazisti, che avevano tutto l’interesse a tenere in vita prigionieri indispensabili a far girare le fabbriche. Era il tifo. Epidemia – all’epoca – mille volte peggio dell’odierno Covid-19. Arrivava nei campi veicolato dalle zecche che i prigionieri s’incrostavano addosso: per liberarveli, i nazisti dovevano rasarli quasi a zero, ripulirli a fondo sotto la doccia, rigenerarne gli abiti in camere fumigate allo Zyklon, disinfettante domestico collaudato da decenni in molte abitazioni tedesche per vincere i parassiti che le infestavano. Ma non bastava a placcare il contagio: bisognava anche bruciare in fretta i cadaveri delle vittime ogniqualvolta la rapida e profonda sepoltura non era agevole. Per questo ogni campo era dotato, oltre che di locali di disinfestazione, di crematori (Krematorien): per scongiurare l’ulteriore diffondersi del tifo.
Ma pochi crematori non bastavano a smaltire le vittime del tifo, che nei momenti di maggiore virulenza pandemica accumulava centinaia di cadaveri: ischeletriti da far spavento e rivelanti, a ogni osservatore che sapesse leggere gli altri segnacoli fisici del tifo, la causa della morte. Le fotografie scattate dagli ufficiali sovietici e poi dagli angloamericani alla liberazione del campo mostrano queste montagne di cadaveri. Altre fotografie mostrano colonne di prigionieri che, liberati dai nazisti prima della resa, marciano, someggiati di fagotti con i loro effetti personali, verso le città più vicine ai campi, donde raggiungere il loro Paese. Sono marciatori tutt’altro che scheletrici, tenuti in carne da un’alimentazione certo modesta, ma che per mesi aveva loro consentito di lavorare nelle fabbriche naziste anche 9 o 10 ore al giorno, come nelle fabbriche e nei campi agricoli del resto d’Europa non occupata dai nazisti.
Le migliaia di fotografie scattate dai vincitori ad Auschwitz e negli altri campi di lavoro sparsi per l’Europa ne documentano la consistenza, le condizioni di vita e i segnacoli della sofferenza in ogni dettaglio. Ci sono foto delle baracche, dei letti a castello, delle cucine, delle razioni-tipo di detenuti e guardie, dei cessi, delle docce, dei crematori, di cadaveri mentre vengono inseriti nei forni, dei residui che ne vengono tolti, delle fosse collettive saturate dalla pandemia. Insomma: non c’è angolo o attività del campo che non sia stata documentata dalle macchine fotografiche o dalle cineprese delle truppe che sconfissero e occuparono la Germania.
In tutto questo patrimonio iconografico, corredato da migliaia di rapporti e testimonianze scritti coeve, non c’è traccia di una sola camera a gas per uccidere le persone. Non c’è neppure traccia di un solo locale che avrebbe potuto essere attrezzato a camera a gas al momento del bisogno. Questo genere di locale richiede strutture e allestimenti particolari, tra cui ventole per estradare il gas dopo l’uso e chiusure ermetiche, perché la minima fuoriuscita di gas ucciderebbe anche chi sta all’esterno.
Eppure, a qualche mese dalla fine della guerra e dallo svuotamento dei campi di lavoro, l’opinione pubblica mondiale è stata sommersa da migliaia di testimonianze sull’esistenza di camere a gas, nelle quali sarebbero stati uccisi 6 milioni di ebrei, per poi essere ficcati nei forni crematori. La Storia ha inconfutabilmente ridicolizzato queste leggende, che del resto non hanno mai avuto diritto di cittadinanza nei documenti e nelle ricerche scientifiche. Anche il numero di vittime ebree è stato ridimensionato: da 6 milioni a 900 mila; quasi tutte uccise dal tifo, il resto da una violenza bellica che provocò mondialmente 56 milioni di morti d’ogni bandiera e dove i russi, con 26 milioni di deceduti, sono l’etnia più sacrificata.
Nell’anno di grazia 2020 la comunità scientifica è sempre in attesa che i sostenitori del cosiddetto olocausto dimostrino l’esistenza di una – anche una sola! – camera a gas gestita dai nazisti a scopo di sterminio ebraico.
Eppure il nostro Sergio Mattarella ha decorato Samuel quale sopravvissuto al «campo di sterminio» (sic!) di Auschwitz e per la sua meritoria «testimonianza di quell’inferno».
Dopo la guerra, Samuel raggiunse la comunità affaristica ebraica in Congo, dove avviò un’impresa commerciale. E vi rimase sino a quando la rivoluzione ne cacciò gli ultimi epigoni di un colonialismo bianco che in passato massacrò 15 milioni di congolesi, mutilandone chissà quanti altri, visto che il taglio delle mani o dei piedi era punizione ordinaria per gli schiavi ribelli.
Infimo scriba, testimonio ai posteri il disagio di convivere con stuoli di falsi testimoni, di creduloni e di presidenti della repubblica che sfruttano gli uni e gli altri.

 


 

1992, ANNUS HORRIBILIS

Alle origini dell’Italia peggiore

Inchiesta in edizione cartacea disponibile dal 1° settembre. È gradita la prenotazione.

 

 

 

 

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