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Gian Carlo Scotuzzi detto Scot
mercoledì 30 settembre 2020
Sito a servizio di comunità riservata
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CONTRIBUTO IN VISTA DELLA DISPUTA DEL 14-15 NOVEMBRE, ANNUNCIATA IERI

E se la pace ne uccidesse più della guerra?

di Ersilia Bragantini

Lo scenario futurista schiuso da Nino Lutero, che prevede la fine della famiglia e del suffragio universale, potrebbe connotarsi di smarrimento esistenziale letale: quante persone sopravviveranno senza il conforto della perenne guerra di rapina finalizzata a favorire la propria prole a scapito di quella altrui? E quanti gestori pubblici sapranno trovare alternative etiche alla manipolazione della pubblica opinione e al venir meno del mercato dei voti?
L’autore deliba un tema del resto affrontato nel secondo volume del romanzo Mater, di Scot, d’imminente edizione.

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29 settembre 2020

 

LE ERESIE DEL XXI SECOLO

Famiglia e suffragio universale addio

Sono i plinti fondanti le tre grandi religioni monoteistiche: il primo alimenta e corrobora i disvalori dell’individualismo nonché l’organizzazione produttiva e distributiva incentrate sul profitto d’impresa; il secondo narcotizza gl’ideali egalitari ereditati dal secolo precedente, esasperandoli in riti che negano la sostanza, cioè l’aspirazione democratica.
Ma da alcuni anni si vanno formando in tutto il mondo, soprattutto in Europa e in Estremo Oriente, consapevolezze dell’obsolescenza sia della cellula procreativa (o comunque chiusa e sempre aggressiva), sia del barbaro metodo di misurare la validità delle scelte politiche in base al numero di chi le approva. Un metodo che, quando si estende alla ricerca della verità, conduce all’abiura del razionalismo e della giustizia.
Capostipite e maggior suscitatore di queste istanze portatrici di valori incompatibili con i disvalori cogenti – e dunque eretiche, giacché avversate dai moderni inquisitori – è il sodalizio di Schwarzesdorf, che il 14 e 15 novembre propone una riflessione incentrata sul contributo dell’evoluzione etica e delle prodezze scientifico-tecniche al funerale sia della famiglia riproduttiva sia della telecrazia.
La riflessione si svolgerà inizialmente in forma di disputa tra Nino Lutero, autore delle due tesi in oggetto, e Aldo Curdinovis, nel ruolo di opponente.
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[L’articolo abborda i tratti salienti della relazione di Lutero e dettaglia requisiti e modalità di partecipazione al convegno.]

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27 settembre 2020

 

IERI A PARIGI DEDICATA UN’AIUOLA A UNA SCHIAVA RIBELLE

Ricordiamoci di Solitude, impiccata dalle truppe schiaviste napoleoniche

È l’invito di Anne Hidalgo, sindaco della città. Chioso l’implicito prosieguo: E chiudiamo gli occhi sullo schiavismo odierno, contro cui nessuno Stato si ribella e di cui stiamo per dire.
In una metropoli folta di dedicatorie toponomastiche e irta di quasi mille statue, la capa del municipio non è riuscita a trovare uno slargo di verde libero per l’eroina dell’Ottocento impiccata da Napoleone su ordine dei colonialisti francesi, che esigevano di spremere manodopera quasi gratis. Così Hidalgo ha ritagliato un fazzoletto d’erba in un giardino già omaggiato al Generale Catroux, che peraltro coabita con i monumenti dedicati a tre Alexandre Dumas (padre, figlio e nipote) e con quello a Sarah Bernhardt.
Con gli ospizi e gli ospedali parigini a corto di risorse per curare vecchi e malati poveri, con le miserie conseguenti la pandemia, con la penuria di alloggi popolari scatenata dalla rendita fondiaria e via elencando i bisogni primari ed essenziali della popolazione, come fa la sindaca a trovare tempo e soldi per lanciare una campagna memorialista in onore della signora Solitude, cui ha promesso anche una statua?
Diciamo subito che l’indignazione per la schiavitù non c’entra. In caso contrario la signora Hidalgo si sentirebbe in obbligo, prima di evocare le nequizie di due secoli fa, di lanciarsi lancia in resta contro quelle odierne: le migliaia di detenuti-schiavi rinchiusi da anni nel lager di Guantanamo (colonia degli Stati Uniti sull’isola cubana) a scopo di tortura e sterminio psicologico; le centinaia di migliaia di lavoratori servili requisiti per fame nelle monarchie assolute dell’Arabia, degli Emirati e degli altri scampoli di medioevo riveriti da tutt’i governi europei; i milioni di bambini dell’India e dei Paesi contermini ceduti come schiavi da genitori incapaci di rimborsare altrimenti i debiti contratti per crescere i figli, quantomeno sino al raggiungimento dell’età della schiavitù, cioè 14 anni.
Una volta ho intervistato a Londra il responsabile dell’Anty Slavery Society, sodalizio internazionale benemerito che lotta contro la schiavitù moderna e imperante, soprattutto minorile…
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20200927GSolitude

 


 

TROPPO INCENSO PER UNA DONNA BRAVA,  MA NON EROINA

Quando Rossana Rossanda esortava il governo italiano ad aggredire la Libia

Lo fece il 9 marzo 2011, sul Manifesto, aggregandosi alla canea di sinistri italiani invocanti la liquidazione di Muhammad Gheddafi. Come Susanna Camusso, segretaria della CGIL, che il 22 febbraio si era schierata a favore della guerra.
Ma di questo certamente non si parlerà giovedì 1° ottobre alla Casa della Cultura di Milano, che aduna virtualmente una decina d’intellettuali, tra cui brilla Massimo Cacciari, per ricordare l’ex dirigente comunista. I toni di presentazione dell’evento e i commenti anticipati inducono a prevedere rimemorazioni elogiative, alcune alle soglie delle beatificazione.
Senza togliere nulla ai meriti politici d’una militante che, dal PCI alle sue derivazioni agli agi della rendita parlamentare, indubbiamente contribuì alla crescita morale e civile del Paese, non possiamo prescindere dalla sua funzionalità all’instaurazione, in Italia, d’un regime fascistoide imperniato sul consociativismo, e, nell’area NATO, d’un imperio del Pentagono e del suo braccio politico, la Commissione Europea.
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Articolo correlato del 20 settembre 2020:

La finta ribelle che avallò, come ogni comunista, la definitiva conversione del PCI al capitalismo

A novembre 1969 fu espulsa dal Partito insieme ad altri quattro per aver fondato Il Manifesto, settimanale che in seguito diverrà quotidiano. Simulando di contrastarlo, l’Unità – all’epoca organo del PCI – si chiese: Chi paga? «La CIA» rispose Fidel Castro. Omettendo che questi soldi finanziavano un’operazione politica di cui il giornale e il partito omonimo erano tasselli: snervare il PCI e propiziarne la cooptazione nel sistema di potere democristiano pilotato dall’ambasciata degli Stati Uniti.
La missione affidata al gruppo del Manifesto era: aprire una valvola di sfogo istituzionale per quei comunisti riluttanti ad adeguarsi al tralignamento del PCI, svogliandoli da sbocchi eversivi. Nel 1978, durante il sequestro di Aldo Moro, Rossanda dichiarò di riconoscere, nel linguaggio delle Brigate Rosse, «il marchio dei nostri stalinisti». Eppure, già dal 1974, quanto le Brigate liberarono il giudice Mario Sossi, sequestrato il mese precedente, questi denunciò l’infiltrazione delle Brigate da parte di militari dello Stato. Il sequestro Moro fu dunque un’operazione sotto falsa bandiera. Che Rossanda continuerà a coprire negli anni successivi. Nel 1994, nel libro-intervista a Mario Moretti, ne accettò per buone le affermazioni sulla pretese autenticità del movimento brigatista…
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26 settembre 2020

 

BIELORUSSIA

Cercansi comparse, preferibilmente giovani e carine, per recitare in mondovisione la protesta contro Aleksandr Lukashenko

La diaria la pagano la NATO e la Commissione Europea, che a Minsk hanno aperto un fronte mediatico per abbattere un presidente della repubblica eletto forse con frode, ma sicuramente sostenuto da Vladimir Putin. E tanto basta per demonizzarli entrambi.
Cronaca del rituale raduno che ogni sabato ossigena ovunque in Europa i cantori d’un anticomunismo obsoleto eppure tanto funzionale alla demagogia occidentale e all’ansia emozionale di telespettatori incapaci di discernere realtà e telenovelas.
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NICARAGUA

Il presidente Daniel Ortega esige di controllare ogni cittadino che faccia politica al soldo di Paesi stranieri

È più che un sacrosanto diritto del massimo gestore dello Stato: è suo dovere. In nome della sicurezza nazionale ma anche della chiarezza. Gli elettori debbono poter distinguere un’ONG benemerita e indipendente da un’altra pilotata da governi esteri a scopo di nuocere a quello legittimo del Nicaragua.
La storia degli ultimi decenni nonché la cronaca odierna dimostrano ampiamente come troppe ONG inquadrino agenti provocatori arruolati per imbastire rivoluzioni colorate nonché attentati sanguinari allo scopo di propiziare golpe o comunque di destabilizzare il Paese. Ciò vale in Centro e Sudamerica, in Europa, in Medio ed Estremo Oriente: ovunque scorra il denaro delle multinazionali di rapina o quello dei guerrafondai del Pentagono sorgono “istanze spontanee” che guardacaso picconano democrazie ree di contrastare le mire di quelle e questi.
Il politicume italico, che oggi si allinea all’ordine della NATO di esecrare la doverosa iniziativa di Ortega, non tutela la libertà politica di alcuno; al contrario, ribadisce la propria sudditanza alle consorterie sovranazionali che la conculcano.
Proponiamo una carrellata sulle malefatte di alcune tra le molte ONG benedette dal governo italiano nonché da quello Vaticano, che tramite la Caritas ha spedito i propri volontari a infoltire persino i ranghi dei Caschi Bianchi, avvelenatori di acquedotti in Siria.
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SVIZZERA

Domani referendum: siete d’accordo a spendere 17,5 miliardi in aerei da guerra?

In dettaglio: 5 miliardi e mezzo per i velivoli e 12 per mantenerli efficienti per i prossimi trent’anni.
Che bisogno hanno, i sedicenti neutrali elvetici, di caccia evolutissimi che non potranno mai usare per difendersi?
La Confederazione è incistata in agguerritissimi Paesi aderenti alla NATO, che mai si farebbero attraversare da aerei ostili all’Alleanza: li abbatterebbero prima ancora che avessero il tempo di attraversarli per andare ad attaccare gli svizzeri. Allora perché questi ultimi vogliono uno stormo supersonico?
Le spiegazioni smentiscono entrambe le premesse. Primo, la Svizzera, lungi dall’essere estranea ai conflitto odierni, vi partecipa indirettamente, offendo le proprie montagne alle esercitazioni degli altri Paesi della NATO. Vi fanno pratica soprattutto le aviazioni che si apprestano a invadere i Paesi asiatici la cui orografia è simile a quella elvetica. Secondo: quando il valsente di 17 miliardi e mezzo di euro passa per le mani degli gnomi svizzeri, state certi che, su queste mani, qualcosa rimane…
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25 settembre 2020

 

SEGRETO DI STATO: DE GAULLE FACEVA ASSASSINARE I FRANCESI SCOMODI

Ma all’epoca il governo non poteva permettersi di dire la verità al popolobue

Un libro di Vincent Nouzille, Les tueurs de la République, rivela come, dal l956 al 1962, il governo transalpino abbia fatto ammazzare uno stuolo di avversari politici (140 nel solo anno 1960), tra cui molti connazionali. I crimini furono pretestati con l’esigenza di contrastare la Guerra d’Algeria, espressione d’un colonialismo brutale, esteso alle torture e ad esecuzioni di massa a stazza  genocida, che irritava molti francesi perbene ma piaceva a molti più cittadini permale.
Il costume di liberarsi dei dissenzienti affidandone la liquidazione ai servizi segreti è intrinseco in ogni democrazia occidentale: dinanzi alla prospettiva di alienarsi consenso e dunque le leve di comando o l’egemonia su Paesi esteri, il Palazzo ricorre a mezzi estremi e barbari, compreso l’omicidio.
Ma è timore oggi insensato: quando il popolobue, inteso come maggioranza degli aventi diritto al voto, viene messo a giorno delle turpitudini dei propri mandatari, non si scuote per nulla: chi governa si sporchi pure le mani e gl’innocenti crepino, purché il benessere della mia famiglia sia salvo.
Lo dimostriamo con questa rassegna sui delitti di Stato commessi in Italia dal dopoguerra. Se è vero che gl’italiani ne sono rimasti all’oscuro per anni, è innegabile che, quando hanno saputo, non glien’è importato nulla e, da mandanti elettorali irresponsabili, hanno riconfermato al potere i propri mandatari, pur sapendoli mandanti di quegli omicidi.
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20200925GSegretodiStato

 

Articolo correlato di Jacques Follorou da Le Monde.

 

24 settembre 2020

 

LA SUBCULTURA CHE VIENE DAL DENARO

Vi racconto Vittoriassuntaluigia Dei Piò, mecenatessa coi soldi degli avi (suoi) e delle tasse nostre

Perché tre prenomi in catena? Risposta: perché i genitori, consapevoli della ricchezza ereditaria indorante la marmocchia, ne dedicarono l’identificativo anagrafico ai cresi de cuius, che nel corso di generazioni s’accaparrarono immensa distesa di piò, che è la misura agraria di queste plaghe.
Che significa il nome di famiglia? È fusione del soprannome: Quelli che hanno tanti piò. Più di tutti e talmente tanti da irridere le regole cognominiali, sostituendo l’avere all’essere e prefissandolo di genitivo nobiliare, e al diavolo la XIV disposizione transitoria della costituzione repubblicana, che bandisce i nobilastri.
Agl’intimi e ai pennivendoli a libropaga Vittoriassuntaluigia concede d’appellarla Vitty; per ogni altro è La Professoressa, per via d’una laurea che i soldi e le entrature soldose hanno fiorito d’orpelli sapienziali e di benemerenze accademiche.
Qualche autunno fa Vitty cade in crisi esistenziale, esito concentrico di consapevolezze rivelatorie: voleva emulare gli antenati nel far fruttare al meglio l’azienda agricola, ed eccola con le stalle vuote di mucche che neppure le copiose provvidenze munte all’Unione Europea hanno salvato dalla consunzione dei profitti;  quanto ai piò, a disdoro del loro affidamento a servi della gleba importati dall’India, sgorgano frazione infima rispetto ai turgidi profitti che bisnonno Vittorio, nonna Assunta e babbo Luigi mietevano. Benché riscuota titolo professorale, Vitty è relegata ai margini della selettiva confraternita culturale della provincia. E i suoi scolli e le sue gonne svolazzate attirano sempre meno sguardi di desiderio su un corpo ghermito da senilità. Per farla corta: Vitty è depressa. Il casato è preoccupato. Convoca psicoterapeuta da recipe millesimato. Le prescrive dosi massive di MASCOP. Sigla iniziatica dalla coda rigorosamente esoterica. Significa: Mecenatismo A Saldo Contabile Positivo. Se benefici l’arte e la cultura riscuoti benemerenza sociale; se ci lucri sopra, degradando le donazioni a investimenti ben remunerati, ti ritrovi alla casella di partenza, continuando a soffrire l’ipoprotagonismo.
È il Grande Terapeuta a suggerire la formula guaritrice. Un beverone miscelato con i seguenti additivi.
1. Crea una fondazione con fini che appaghino la fame di esibizionismo degli intellettuali che contano, che lusinghino la vanagloria di molti, la vanità di molti di più, la mondanità di tutti. E si limiti a spadellare aria fritta, in modo da non dar noia ad alcuno. Nel Medio Evo sarebbe andata benissimo una Fondazione Per Determinare Il Sesso Degli Angeli, giacché signori e volgo non potevano dissertare che dell’aldilà, pena finire sul rogo o finirla a spadate sconfinando nell’aldiquà. Aggiornando al terzo millennio: va bene un qualsiasi sodalizio che si pasca di luoghi comuni o di panzane fritte o di demosofia, ch’è il surrogato della filosofia edule per il volgo, con o senza piò e palanche.
2. Redigi un elenco di complici da arruolare, foraggiandoli a buon pecunio. Maggiorenti politici, dai marpioni in Regione ai marpioncelli di città e provincia; aggiungi mestolate abbondanti di quanti godono nomea d’intellettuali di vaglia, e pure pagali.
3. Distribuisci regolari mancette, regalini ed encomi ai pigmei della Foresta Mediatica. Spandi questo concime come i tuoi indiani nei campi: con prodigalità estensiva, giacché il valore di un pennivendolo si misura dal numero di teste che riesce a condizionare, non da quanto cervello c’è in queste teste, e men che meno da quanto cervello ha lui.
4. …
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20200924GMecenatessa

 

22 settembre 2020

 

SFRUTTANO LA PANDEMIA SEPARATISTA DILAGANTE SINO AL PACIFICO

Gl’italiani che vanno a solidarizzare con il Fronte di Liberazione di Malaita

È un volo di 15 mila chilometri, al netto degli scali intermedi e delle deviazioni di rotta imposte dalle lossodromiche. Decolla da Milano Malpensa e compie l’ultimo atterraggio ad Afutara. È l’aeroporto dell’isola Malaita, una delle nove province delle Isole Salomone, Stato indipendente ma avvinto alla Gran Bretagna dai lacci del Commonwealth, cioè suddito della regina londinese.
I viaggiatori di cui scrivo sono callidi turisti che da anni hanno trovato il modo di andare in vacanza a spese altrui. Come ci riescono? Semplice: si spacciano sodalizio altruistico, vocato a portare conforto e qualche dono – sempre sparagnino – a chi soffre in ogni latitudine. Preferibilmente esotica, con spiagge assolate, acque cristalline, alberghi ben stellati. Il conto lo accollano ai gestori italici di qualche ente pubblico, che si fanno restituire la regalia in voti. Alle elezioni voi samaritani mi raccattate un bel po’ di preferenze e io vi pago escursioni sino alla prossima apertura delle urne.
Non sempre questo scambio riesce, e allora i giramondo addossano il conto ai correligionari di partito, a pretesto, per esempio, «di portare la solidarietà dei militati italiani al congresso del partito comunista americano che si svolge a Miami» o di quello operaio in programma a Lima. In quest’ansia di diffondere il bene ovunque nell’ecumene, tempo fa una sessantina di samaritani della Valcamonica – landa di bassa Lega – partirono per l’ex Jugoslavia a bordo di veicoli onusti di carta igienica e simili generi di conforto, destinati alle popolazioni bombardate e sfoltite dalla NATO, colà incontrando, sia scritto per inciso e a giusta conferma della piccolezza del mondo, compatrioti comandati a bombardarla, la Jugoslavia.
Torniamo al gruppuscolo appena approdato a Malaita. Si fa portare in taxi al municipio del capoluogo, Auki, dove cerca di farsi ricevere dal sindaco per la rituale foto di gruppo. Al ritorno in Italia, i samaritani la esibiranno agli sponsor e agli amici come prova di missione compiuta: sostenere politicamente «la lotta di liberazione dei malaitiani oppressi dai salomonesi».
Spieghiamo. Lo Isole Salomone sono centinaia di macchie e puntini sulla carta geografica dell’Oceano Pacifico, teatro dell’ultimo conflitto mondiale. Messe insieme, totalizzano la superficie dell’Albania o della Basilicata e 690 mila abitanti. Colonizzati dai britannici dai tempi dei velieri, sono stati convertiti al protestantesimo ma non sono mai riusciti a imparare l’inglese, parlato da meno del 2%. Il resto comunica con il pidgin della Melanesia, che è un frullato di dialetti locali e parole storpiate apprese dai coloni e dai mercanti forestieri.
I salomonesi non se la passerebbero tanto male, o comunque non peggio degli autoctoni di queste latitudini vessate dai conquistatori bianchi, se non continuassero a litigare tra loro. Le donne sfornano una media di quasi tre figli a testa, gli uomini campano di agricoltura, di pesca, di minerali del sottosuolo e al soldo dei neocolonialisti cinesi, e il 23% di uomini e donne è obeso.
I cinesi, appunto. A pochi anni dal loro sbarco, hanno costruito porti, hanno comprato terreni, hanno realizzato opifici di trasformazione di derrate alimentari e minerali, nonché suscitato altre intraprese di ogni genere, hanno incrementato l’inserimento delle Isole nelle principali rotte mercantili di transito. Al punto che l’odierna proporzione tra le destinazioni dell’export ha ribaltato quella precedente: oltre l’87% finisce in Cina e soltanto il 3,4% a Taiwan. Ancora, i capitali cinesi progettano il rilancio della miniera aurea di Golden Ridge, sull’isola di Guadalcanal, nonché il varo di poderose infrastrutture un po’ ovunque. Riconoscenti di tanta manna al governo di Pechino, il primo ministro Manasseh Sogavare, l’anno scorso ha adeguato l’orientamento politico internazionale: ha disconosciuto l’illegittimo governo di Taiwan e ha riconosciuto quello legittimo della Repubblica Popolare di Xi Jinping. Gli Stati Uniti si sono allarmati, affrettandosi a sfruttare, tra i molti risentimenti tra un’isola e l’altra, quello della maggiore, Malaita, prospettando ai maggiorenti i vantaggi derivanti dalla loro autonomia dal governo centrale di Honiara, che sta sull’isola di Guadalcanal. Di qui la nascita, a Malaita, di un comitato per un referendum sull’indipendenza. Per propiziarne l’esito, gli Stati Uniti hanno iniziato a costruirvi basi e porti a Malaita, tanto per dimostrare ai malaitiani la convenienza di abbandonare Pechino a beneficio del colono americano. I capitali cinesi si stanno radicando in molte delle aree che sono da sempre appannaggio di Washington: Sudest Asiatico, Oceano Indiano, Africa, Centramerica; comprensibile che gli USA cerchino di contenere l’onda gialla anche nel Pacifico.
Ma la battaglia per l’autonomia di Malaita, per il momento, si gioca sul piano politico e legale. Non c’è ombra di paventato ricorso alle armi, di una qualche guerra di liberazione. Di conseguenza non v’è traccia di quel Fronte di Liberazione pretestato dai samaritani italiani per enfatizzare il fine della loro trasferta. Una vacanza a ufo vale una e tant’altre bugie.

[Il prosieguo si focalizza sulla competizione logistica delle multinazionali nelle acque indo-pacifiche]

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AGONISMO-SPETTACOLO

I Giri ciclistici ci costano e ci rompono. Ma soltanto una sindaca e la sua assessora osano dirlo

Il 3 ottobre parte da Monreale la prima tappa della maratona pedalatoria che per 22 giorni s’imporrà mediaticamente a zonzo per l’Italia, ovunque bloccando il traffico ai normoviaggiatori, insozzando strade e piazze e stimolando elargizioni pubbliche. Nei quasi ottomila Comuni italiani non s’è mai trovato un sindaco o un assessore capace di tenere alla larga il passaggio della carovana, che lascia strascico di rifiuti, borracce e gadget distribuiti dalle macchine pubblicitarie al seguito, che zavorra le sitibonde casse civiche di spese manutentive eccezionali. Al contrario, i pubblici amministratori scialano e fanno a gara per ospitarne il transito, pretestando chissà quali benefici per il turismo e i prodotti locali. Idem nei Paesi esteri che hanno un Giro nazionale.
Ma quest’anno, finalmente, il Tour de France è stato placcato da due mandatari con le metaforiche palle: Valérie Fauchaux, assessore alla Mobilità di Rennes, ha negato la città all’abbrivio dell’edizione 2021, costringendo gli organizzatori a farlo partire da Brest. Ha motivato la signora: Oltre ad addossare oneri indiretti, come la rimozione di lordure, il Tour ci sarebbe costato 700 mila euro: di che rimpannucciare il bilancio del nostro ente comunale di assistenza [CCAS, Centre Communal d’Action Sociale]. La sindaca di Rennes, Nathalie Appéré, peraltro attenta a non perdere il consenso degli elettori, ha ratificato il diniego della propria assessora. Segno di quanto il Tour stia sulle palle a molti.

 

 

 

 

 

 

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