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13 febbraio 2003
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PER GIUSTIFICARE LA GUERRA, IL PIDUISTA S'INVENTA LA SPARIZIONE DI DUE CHILI DI SPORE

Berluska, dov’è l’antrace?

Intervista esclusiva al responsabile dei laboratori delegati dal governo a contrastare le armi chimiche. I media di regime sono arruolati d’ufficio nell’esercito dei terroristi governativi, irresponsabili agitatori di spauracchi inesistenti e proni replicanti delle bugie propalate da Bush che, al soldo delle lobby petrolifere, vuole papparsi i pozzi e gli oleodotti dell’Iraq.

di Gian Carlo Scotuzzi

Il 31 gennaio scorso Silvio Berlusconi dichiara, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi, che «quando scompaiono due chilogrammi di antrace tutta la comunità internazionale dovrebbe preoccuparsi». Scomparsi da dove? Berlusconi non l’ha precisato, ma la cosa lo angoscia perché, aggiunge, «c’è una preoccupazione da parte dei servizi di intelligence sul rischio attentati».
Ma davvero siamo a rischio bioterrorismo? Lo abbiamo chiesto a Maria Rita Gismondo, docente di Microbiologia clinica alla facoltà di Medicina dell’università Statale di Milano e direttrice del laboratorio di Microbiologia del Luigi Sacco, uno dei due ospedali italiani (l’altro è lo Spallanzani di Roma) individuati dal ministero della Salute come centro di riferimento di diagnosi e terapia per l’antrace. Risponde Gismondo:
«Non mi risulta che in tutta Europa, dunque anche in Italia, siano mai state trovare spore di antrace, né che qualcuno ne sia mai stato contagiato.»

E i due chili di cui parla Berlusconi?

«A noi e al resto della comunità scientifica internazionale non risulta. È grave che un capo di governo generi tanto allarmismo: avrebbe dovuto dire da dove l’antrace è eventualmente scomparso, magari precisando anche perché qualcuno ce lo teneva. L’effetto immediato è stato che in laboratorio sono arrivate ancora buste da analizzare, inviate da gente che ha nuovamente paura. E quindi ancora risorse umane ed economiche sprecate, mentre in sanità si stringe la cinghia.»

Dunque l’allarme le sembra eccessivo?

«È più che eccessivo: è fuoriluogo ed è generato dai media, che ci stanno bombardando con immagini di guerra. Lo scopo è terrorizzare la gente per indurla ad approvare una guerra che osteggia, perché è una guerra voluta dai signori del petrolio per conquistare pozzi di petrolio e costruire oleodotti in casa altrui. Ne è prova il fatto che decine di altre dittature e “paesi canaglia” che posseggono armi biologiche e nucleari non riescono ad attrarre tanta attenzione.»

Però il vostro laboratorio, che ha anche il compito di contrastare il bioterrorismo, è una realtà. Se non c’è alcun pericolo, che ci state a fare?

«Innanzitutto, non confondiamo l’allarme gratuito con la doverosa prevenzione. Il fatto che non sia scoppiato alcun incendio non significa che bisogna rinunciare ai pompieri. L’anno scorso il mio gruppo ha messo a punto una tecnica rapida per scovare l’antrace sia nell’ambiente sia nell’uomo. Questo metodo, approvato anche dalla FDA (Food and Drug Administration, l’omologo statunitense della nostra Commissione farmaci, estremamente rigoroso, ndr), ha indotto anche la regione Lombardia a delegare il nostro laboratorio per l’analisi delle spore di antrace nell’ambiente.»

È però innegabile che negli Stati Uniti i terroristi all’antrace hanno fatto vittime. Perché escludere che ci provino anche in Italia, che, non dimentichiamo, è alleata di Bush nella guerra?

«Dal 18 ottobre 2001 e per i mesi successivi negli Stati Uniti ci sono stati circa una decina di casi di antrace, tra morti e infetti. Ma si è trattato di antrace di produzione americana e diffuso da bioterroristi americani. Il terrorismo internazionale non c’entra per nulla.»

È tutto da dimostrare…

«No, è dimostrato. Vede, il germe dell’antrace, come tutti i germi, è facilmente identificabile e quindi gli esperti possono, se vogliono, risalire al laboratorio di produzione, almeno con poca probabilità di errore. La stessa FBI (la polizia federale, ndr) ha accertato senza dubbio che l’antrace diffuso negli Stati Uniti proviene da laboratori americani. E ha ridotto i possibili colpevoli a una rosa di tre nomi, sui quali l’FBI di fatto si rifiuta di indagare. È curioso che l’FBI, che ha la competenza e la reputazione di spaccare il proverbiale capello in quattro, non abbia mai fatto indagini serie in questa direzione. Una circostanza che la dice lunga sulla credibilità di quegli episodi di bioterrorismo.»

Già, ma da qui a escludere che l’integralismo islamico, messo alle strette, ricorra alle uniche armi che ha, quelle biologiche appunto, ce ne corre?

«Infatti non lo escludo,soprattutto se si verificasse la guerra. Ma dico che le probabilità che un fanatico musulmano faccia un attentato all’antrace (o con altra arma biochimica) è la stessa che ha ogni biochimico americano o europeo che abbia accesso ai laboratori in cui sono conservate queste armi chimiche. Armi che in teoria, quantomeno in Europa, dove tutti hanno firmato la convenzione contro lo stoccaggio e l’uso di bombe biochimiche, non dovrebbero essere di facile reperimento. Insomma, pazzi e fanatici si annidano in ogni società e per sferrare attacchi bioterroristici non c’è neppure bisogno di armi chimiche. Basta un agente chimico.»

Per esempio?

«Negli ultimi anni ci sono stati, a livello internazionale, decine di casi, come le epidemie di diarrea diffuse, sempre da “pazzi” americani, a San Francisco e a New York, o l’epidemia che in Francia colpì alcune specie di piante proprio alla vigilia del lancio, da parte di una multinazionale, di un fitofarmaco mirato a combattere proprio questa malattia. Come si vede, si può fare del bioterrorismo anche a fini commerciali.»

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