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8 luglio 2004
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TURIBOLO E CANNONE

Gli ex-marinai che vanno a Riva Trigoso

Assisteranno al varo di un pezzo di portaerei. Un’arma buona solo per avventure colonialiste e incompatibile con lo spirito della Costituzione repubblicana.

di Gian Carlo Scotuzzi

Il prossimo 20 luglio molti ex-marinai andranno a Riva Trigoso, nel Genovese, per assistere a una cerimonia officiata da Carlo Azeglio Ciampi, presidente della repubblica e dunque prima vestale della Costituzione.
La cerimonia consiste nel varo di una nave militare. Anzi, di un pezzo di nave, giacché scivolerà in acqua uno scafo monco della poppa, lungo appena 180 metri sui 240 previsti. E già viene spontanea una domanda: che senso ha spendere soldi e tempo per inaugurare un pezzo di nave? Non sarebbe meglio aspettare che sia ultimata?
Sì, lo sarebbe, ma questa nave sarà pronta soltanto nel 2007, mentre gli organizzatori dell’evento – non Ciampi, per carità – hanno bisogno di fare pubblicità al governo adesso che il primo ministro Silvio Berlusconi è in crisi.
Veniamo alla nave. Si chiama Cavour, può navigare per 7.000 chilometri senza scalo, costa 900 milioni di euro e può imbarcare 1.200 militari, più 12 elicotteri oppure otto aeroplani. Sì, è una portaerei. Che serve a una cosa soltanto: a fare la guerra a migliaia di chilometri dall’Italia, dunque non a difendere i confini della patria. E la difesa armata della patria è l’unico caso in cui la Costituzione della repubblica consente una guerra.
E allora s’impone una seconda domanda: perché dissipare 900 milioni di euro per un’arma che potremo usare soltanto in una guerra di aggressione, dunque in una guerra incostituzionale?
Lo so che quesiti del genere non hanno senso per ex-marinai sempliciotti che vanno in Liguria soltanto per una scampagnata e magari per svinazzare nelle bettole del porto, com’è costume d’ogni manipolo di reduci. Ma la domanda la poniamo ai cittadini etici e consapevoli: cosa ce ne facciamo di un presidente della repubblica che celebra il varo di una nave incompatibile con la Costituzione?
Obietterete che l’Italia una portaerei ce l’ha già: la Garibaldi. Ma, a parte che due cose sbagliate non fanno comunque una cosa giusta, anche alla Garibaldi muovemmo a suo tempo le medesime critiche. E quanto fossero a bersaglio lo dimostrava l’ipocrisia dei politici e dei militari, che definirono la Garibaldi non già portaerei, bensì incrociatore tuttoponte, ammettendo dunque che una portaerei era considerata – almeno sino a qualche anno fa – incompatibile con forze armate che la Costituzione vuole organizzate esclusivamente su base difensiva. Cos’è cambiato nel frattempo? È cambiato il popolo-bue, ormai talmente acritico da non distinguere le aggressioni coloniali dalle guerre di difesa.
Dichiara l’ammiraglio Sergio Biraghi a Panorama, settimanale di proprietà di Berlusconi (edizione datata 12 luglio): «Finalmente abbiamo una portaerei che ci mette allo stesso livello delle principali nazioni».
Che scemenze: noi pensiamo che per raggiungere il livello dei Paesi civili bisogna combattere la disoccupazione, avere un’assistenza sanitaria efficiente e per tutti, che bisogna cacciare politicanti incapaci e ladroni, che bisogna far piazza pulita della mafia eccetera. Bastasse una bagnarola di ferro a risolvere i problemi dell’Italia, manderemmo al potere i marinai.
Dice ancora l’ammiraglio: «La Cavour ci serve, perché adesso, quando la Garibaldi è in manutenzione, l’Italia non può partecipare a determinate operazioni internazionali».
Quali, ammiraglio? Dalla Somalia alla Guerra del Golfo, dai Balcani all’Afganistan all’Iraq le spedizioni italiane sono sempre state militarmente irrilevanti, oltre che illegittime. E sono sempre servite – e ancora servono – ad arricchire i soliti furbi che ingrassano macellando disgraziati ancora più disgraziati dei disgraziati che li votano.

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