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15 settembre 2004
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PADRONI BASTARDI: IMPORTANO SCHIAVI PER FREGARE GLI OPERAI ITALIANI

 

Presto saranno dieci milioni

 

Così tutt’i partiti, Lega compresa, aprono le frontiere agl’immigrati.

 

di Gian Carlo Scotuzzi

 

Sì: presto, molto presto, in Italia ci saranno dieci milioni d’immigrati extracomunitari. Voluti dai padroni, per disporre di manod’opera a buon mercato.
Un’invasione di tante braccia non significa soltanto possibilità di assumere pezzenti che si contentano di paghe al minimo, che tollerano ritmi da capogiro e condizioni di lavoro infami, che non protestano, non scioperano. Significa anche poter lasciare a casa milioni di lavoratori italiani. E di ridimensionare di brutto le paghe e le pretese di quelli che restano in fabbrica.
Certo, mica tutti questi dieci milioni d’immigrati saranno regolarizzati. Una fetta cospicua sarà tollerata come manod’opera illegale, in modo da consentire ai padroni marginali di ricattarla, assumerla in nero e sfruttarla ancor più di quella regolarizzata. In questa maniera i padroni pensano di abbattere i costi di produzione, reggendo la concorrenza con i padroni del Terzomondo, che hanno a disposizione manod’opera ancora più schiavizzata di quella che c’è in Italia.
Parliamo di padroni miopi e scadenti, incapaci di ridurre i costi di produzione tramite l’organizzazione e la tecnologia o di specializzarsi su produzioni avanzate, dove l’incidenza della manod’opera è marginale. Ma sono questi i padroni che la fanno da padrone in Italia, perché sono la maggioranza, perché manovrano i partiti e dunque sono loro che, indirettamente, fanno le leggi e comandano.
Questo scenario, dove i lavoratori italiani sono messi in scacco da un’invasione di lavoratori extracomunitari, che sono culturalmente, politicamente e sindacalmente arretrati di mezzo secolo, è stato programmato 15 anni fa. Ecco com’è andata.
Nel 1989 l’Italia è saldamente dominata dai potentati di sempre, che continuano a preferire la DC e i suoi alleati, confermati dalle elezioni politiche del 1987 e bravi nell’irretire la minoranza parlamentare e i sindacati. Le elezioni europee di giugno (che hanno ridimensionato il terremoto di quelle sarde, svoltesi una settimana prima e considerate un test), confermano grossomodo le percentuali di sempre. E tutti tirano un sospiro di sollievo. L’unica novità, in un panorama elettorale pressoché immutato dal dopoguerra, è l’emergere di un partitello anomalo, guidato da un tribuno che potrebbe provocare sconquassi populisti: la Lega Lombarda di Umberto Bossi.
Fondata nell’aprile 1984, nel 1987 ha esordito alle elezioni, risicando 186 mila voti che, concentrati al Nord, le fruttano due seggi. Ma nel 1989 la Lega balza a 637 mila voti. E qualcuno si preoccupa, perché tra gli slogan di Bossi spiccano quelli xenofobi. Per questo un Comitato ultrariservato, espressione del padronato che fa e disfa governi, invita la Lega a una riunione segretissima che si svolge a Milano, dalle parti di Corso Buenos Aires.
Il presidente del Comitato ha riunito attorno a un tavolo gli esponenti dei partiti di governo, cioè DC, PSI, PSDI, PRI e PLI. Più la Lega, estranea al governo Andreotti VI (insediato il 22 luglio 1989, durerà fino al 29 marzo 1991), ma che i padroni più smaliziati nel manipolare l’opinione pubblica accolgono come manna dal cielo. Il presidente del Comitato fa ai politici un discorso che suona più o meno così: «Siamo alla vigilia di una mondializzazione dei mercati che ci costringerà a competere vieppiù con i produttori del Terzomondo, beneficiati da manod’opera a buon mercato e da una fiscalità ridotta al lumicino. Per farvi fronte, abbiamo dunque bisogno di due cose: primo, ridurre il costo del lavoro; secondo, ridurre le tasse. Per quanto riguarda il lavoro, basta far venire qui i poveri dal Terzomondo. Mentre per calare le tasse basterà ridurre il fabbisogno del bilancio statale, tagliando assistenza sociale, pensioni e altri servizi pubblici».
Il presidente del Comitato quantifica anche il fabbisogno di braccia: l’equivalente di dieci milioni di immigrati. L’obiettivo è da raggiungere entro il 2008. Ma come far digerire all’Italia questa invasione, in gran parte destinata ad alimentare un mercato nero delle braccia, nonché a peggiorare la qualità della vita di gran parte della popolazione autoctona? Risposta: con una strategia mista, che coinvolge anche la minoranza parlamentare e i sindacati, di cui si sfrutta la tendenziale vocazione alla solidarietà con i poveri e i lavoratori di tutto il mondo. Da un lato, si sparge la voce che entrare clandestinamente in Italia è facile. Formalmente, la legislazione è rigida, ma di fatto nessuno la fa rispettare. O lo fa in maniera simbolica. Dall’altro, si stimolano le sinistre (spesso in buona fede) a predicare tolleranza verso gli extracomunitari. Tanto per abituare il popolo di sinistra alla loro presenza.
Quanto agl’italiani che non sopportano i nuovi arrivati, ecco pronta la valvola di sfogo: la Lega di Bossi, che, tuonando contro ogni marocchino, dà voce e conforto a chi i marocchini non li vuole. Non li vuole perché gli rubano il posto di lavoro; perché in otto hanno fittato l’appartamento accanto e fanno casino fino a tardi; perché importunano sporcando i parabrezza ai semafori e ambulantando come ventose; perché bivaccano e pisciano ovunque; perché quando si ubriacano importunano sua figlia.
Non sono manifestazioni razziste. Sono comprensibili reazioni a un disagio che grava tutto sulle spalle dei ceti più bassi, che risiedono nei quartieri popolari, che prendono i mezzi pubblici, che hanno bisogno degli ambulatori della mutua, che campano di lavori che anche un immigrato semianalfabeta e non specializzato può fare. La Lega fa da compluvio a tutte queste lamentele, predicando «l’espulsione di ogni extracomunitario e la restituzione dell’Italia agli italiani». Gli elettori leghisti sono appagati: votiamo Bossi e ributterà a mare gli stranieri indesiderati.
E saltiamo al 1994. Berluska vince le elezioni. E non a caso, al ministero degli Interni, quello che deve propiziare l’invasione di milioni di extracomunitari, ci mette il leghista Roberto Maroni. E Maroni fa di tutto per realizzare il piano ordito nella famosa riunione del 1989 in Corso Buenos Aires. Gli extracomunitari aumentano a dismisura. Bisogna essere ciechi come gli elettori leghisti per non accorgersi che Maroni sembra a libro paga dei padroni che importano extracomunitari. Ma Bossi è furbo: le sue parole, semplici e vuote come le imprecazioni di osteria, tranquillizzano il popolo della Lega. Ci vuol poco a intortare sempliciotti che plaudono a un forsennato che urla: «La Lega ce l’ha duro».
Poi Bossi litiga con il Berluska e fa cadere il governo, si va alle elezioni, vincono le sinistre. Le quali, ecco la sorpresa, continuano a fare quello che facevano di nascosto Bossi e Maroni: cioè a propiziare nei fatti l’invasione clandestina e illegale degli extracomunitari.
Non abbiamo elementi per sostenere che il Comitato dei padroni, quello della riunione di Corso Buenos Aires, abbia arruolato anche D’Alema e compagni. Ma la condotta del loro governo induce a crederlo. Ulteriore conferma della potenza del Comitato: anche quando Bossi è all’opposizione, contro le sinistre e contro Berluska, non tira mai fuori la storia dei dieci milioni d’immigrati. Eppure spara veleno su tutti. Su tutti ma non sui padroni che importano extracomunitari né sul governo che questa importazione propizia. Perché? Perché Bossi, pur non essendo un’aquila d’intelligenza, ha capito subito qual è il suo ruolo: fare il gioco dei padroni fingendo d’incazzarsi, in modo che gl’italiani incazzati si ritengano ben rappresentati e si calmino. Una valvola di sfogo per pance gonfie di malsane reazioni emotive.
Nel 2001, quando la Lega torna al governo a rimorchio di Berluska, l’immigrazione extracomunitaria illegale cresce a ritmi vertiginosi, favorita dall’aggressione militare all’ex Jugoslavia. Bossi tuona, ma non ferma gli sbarchi di clandestini. La stamburata legge Bossi-Fini è storia recente. In teoria impone l’espulsione degl’immigrati illegali. Ma di fatto non l’impedisce. Perché Bossi, Fini e compagnia brutta hanno fatto le cose in modo che la legge non sia applicabile.
Da quando la Lega è al governo, l’Italia s’avvia a diventare il primo Paese europeo con il maggior numero di mussulmani. Della specie peggiore: quelli che, invece di rimanere in patria e battersi per migliorare il Paese loro, come fanno i resistenti iracheni, scappano in Italia, che pure è tra i loro aggressori e colonizzatori. Paghi di ricavarsi una cuccia.

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