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2 dicembre 2005
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LA PROTESTA CONTRO LA COSTRUZIONE DELLA FERROVIA

 

Quei ladri di passo della Val di Susa

 

di Gian Carlo Scotuzzi

 

Altro che verdi, che ecologisti, che cittadini responsabilmente preoccupati della salute pubblica: le poche migliaia di valsusini che anche ieri hanno spedito qualche centinaio di cuorcontenti a impedire l’accesso al cantiere di Venaus – dove il 30 novembre dovevano iniziare i lavori per la ferrovia Torino-Lione – sono retrogradi ignoranti, nella migliore delle ipotesi; nella peggiore sono ladri di passo. Vi spiego perché.
 Innanzitutto premettiamo che il treno è la base di ordinato e sensato sviluppo sociale. Un popolo è libero se ha libertà di movimento, soprattutto transnazionale. Non a caso i governi dei principali Paesi asiatici non succubi della colonizzazione americana e normalmente litigiosi tra loro, si sono messi d’accordo per realizzare un’opera ferroviaria che pongono alla base del progresso dei rispettivi Paesi e di un’integrazione sinfonica (contrapposta alla globalizzazione made in Usa) del pianeta: stanno realizzando un ferrovia che, partendo da Shangai (sulla costa della Cina) e passando per l’Iran, il Golfo Persico e Istanbul, porterà persone e merci sino a Rotterdam.
  All’alba del terzo millennio e nei Paesi tecnologicamente più evoluti e più ricchi, il treno è per definizione veloce, sicuro, affidabile. Le nuove ferrovie di lunga percorrenza hanno il marchio TAV; che non vuol dire soltanto Treno ad alta velocità, ma anche doppio binario, alimentazione elettrica, gestione automatica sicura, impatto ambientale rispettoso dei più rigorosi canoni dell’ecologia e dell’urbanistica. [1]
  E TAV è la nuova ferrovia destinata a collegare Italia a Francia e che, al di qua del confine, si sarebbe appunto dovuto iniziare a costruire l’altro giorno a Venaus.
  Si tratta di un’opera che soddisfa non soltanto il bisogno impellente di mettere l’Italia viabilisticamente al passo con le esigenze di una comunità moderna, ma che risponde anche al bisogno, ancor più impellente, di contribuire a ridurre il pedaggio di morti, di feriti, di smog e di assurdo spreco ogni anno riscosso dal sistema del trasporto privato su gomma.
Sulle strade italiane muoiono ogni anno 9.000 persone; sulle ferrovie italiane ne muoiono mediamente 20: il pedaggio di morte che gli italiani pagano allo spreco dell’auto (si badi: non diciamo: del lusso dell’auto) è 450 volte superiore a quello esatto da ferrovie peraltro infinitamente meno sicure di quella che attraverserà la Val di Susa. [2]
  Parliamo di inquinamento. Ogni anno transitano per la Val di Susa 10 milioni di tonnellate di merci. Uguale a 330 mila TIR. Uguale a 1.400 TIR al giorno, calcolando 240 giornate lavorative l’anno. Quanto inquinano tanti tubi di scappamento? Che rumore fanno? Quanti incidenti provocano?
  Da qui al 2015, anno di presunta consegna della nuova ferrovia, il traffico merci dalla Val di Susa alla Francia sarà raddoppiato. Se non si facesse la ferrovia, i valsusini sarebbero ammorbati da 2.800 TIR al giorno.
  Il tunnel va scavato in una montagna che contiene minerali potenzialmente tossici e anche cancerogeni, come l’amianto. E i protestatari della Val di Susa temono che, smuovendo tanto materiale, rischieranno di beccarsi il cancro con una frequenza maggiore di oggi. Sono timori sacrosanti, ma frutto di ignoranza: l’esecuzione degli scavi, la movimentazione e la sistemazione del materiale verranno realizzati neutralizzando il potenziale ammorbante del materiale. Lo impone la legge e lo impongono le condizioni contrattuali imposte alle ditte appaltatrici. Se queste norme verranno rispettate, gli addetti alle opere e i valsusini saranno minacciati dal cancro del tunnel molto meno di quanto siano minacciati ora dal cancro del traffico stradale: gas di scarico, polveri dell’amianto dei freni e altri residui della circolazione uccidono di cancro migliaia di persone, ma questi sono rischi maggiori che evidentemente non spaventano i valsusini, forse perché, in quanto automobilisti, contribuiscono essi stessi a generarli.
  Si obietterà che le ditte appaltatrici potrebbero non rispettare le norme antinquinamento. Ma questo è un discorso che vale per ogni attività umana implicante rischio: avrebbe senso impedire a un ospedale di dotarsi di un reparto per la terapia nucleare nel timore che i costruttori non schermino come si deve i locali radioattivi?
  Se i valsusini temono che i costruttori del tunnel facciano i furbi, s’impegnino a controllarli, marcandoli a vista, se necessario. Del resto, il governo ha promesso un comitato di controllo allargato, in cui già ci sono tutti i partiti (dunque anche quelli votati dai valsusini) e nel quale si potrebbe benissimo far posto anche a rappresentanti diretti della Val di Susa.
  Infine parliamo dei costi. Trasportare un quintale sul treno costa un ventesimo rispetto al trasporto su un TIR o su un’auto. La nuova linea ferroviaria costerà complessivamente 26 mila miliardi di lire. Esattamente il doppio di quanto spendono ogni anno gli italiani per cambiare l’auto. E di questi 26 mila miliardi soltanto 4.500 saranno a carico dell’Italia.
Il grosso dell’onere e della percorrenza in galleria (dei 54 chilometri totali, di cui solo 12 in Italia) sono a carico della Francia, dove non si registrano contestazioni. Eppure la montagna da scavare è la stessa: solo che i francesi debbono entrarci con un tunnel molto più lungo di quello italiano.
  È probabile, come accennato, che i valsusini tutte queste cose le ignorino. Se è così, le loro sono manifestazioni d’ignoranza.
  Ma abbiamo accennato anche a un’ipotesi peggiore: che sappiano ma fingano di non sapere, e che facciano casino allo scopo di trarre buon guiderdone dalla loro resa. Ieri un mendicante di voti, Fausto Bertinotti, ha invitato il governo a sospendere i lavori e a trattare. Trattare che cosa? Un’opera pubblica voluta dalla stragrande maggioranza, rispettosa dei diritti e dell'incolumità di ognuno e destinata a migliorare la qualità della vita di tutti non può essere negoziata con una minoranza esiguissima. Eppure il rumoroso gruppuscolo valsusino (qualche migliaia in tutto, su una popolazione di 70 mila) sulla trattativa ci conta: per barattare il consenso con prebende, favori, qualche sostanziosa consulenza, un contributo a fondo perduto, una buona sistemazione per il figlio, una lucrosa poltrona in qualche ente pubblico inutile creato per l’occasione.
  Miserie umane comprensibili. Ma non giustificabili da un governo che abbia un minimo di dignità politica e sappia attribuire la giusta priorità agli interessi collettivi primari.

[1]
A rigore il marchio TAV va riconosciuto soltanto ai treni che marciano almeno a 250 all’ora, mentre la Torino-Lione procede a 220.

[2]
Il computo delle vittime della strada è falsato da direttive governative tendenti a comprimerlo, ricorrendo a trucchi analoghi a quelli utilizzati per ridurre i morti per droga. Per esempio, si considerano correlati a cause stradali o di droga soltanto i decessi che avvengono entro un numero limitato di giorni. Così, se uno scontro frontale in auto ti manda in coma e spiri dopo due settimane, risulta che sei morto per collasso cerebrale, non per incidente stradale.

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