Giornale di bordo
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15 gennaio 2008

 

DISINFORMAZIONE DI REGIME SUGLI ATTENTATI DELL’11 SETTEMBRE 2001

 

Libri di comodo per bruciare libri scomodi

 

A credere che il colpevole degli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti sia stato Osama Bin Laden sono rimasti in pochi. Per svogliare questi pochi dal prendere sul serio le numerose inchieste che acclarano il terrorismo di Stato (a cominciare da quelle di Thierry Meyssan), ecco l’ennesimo libro che replica la bugiarda versione ufficiale. È edito da una società del Gruppo Mondadori (di proprietà di Berluska) e, per renderlo credibile, si spacciano come autori due personaggi noti: Odifreddi ed Eco.
Che non hanno scritto praticamente nulla.

di Gian Carlo Scotuzzi

L’8 febbraio 2007 Umberto Eco scrive, nella sua rubrica La bustina di Minerva, su l’Espresso, un articolo: La sindrome del complotto. È una breve dissertazione sugli eccessi dietrologi, occasionato dalla traduzione in italiano del libro di Kate Tuckett, Cospirazioni. Trame, complotti, depistaggi e altre inquietanti verità nascoste (Castelvecchi editore).
La tesi di Eco è che da sempre il popolo s’aggrappa ai complotti come Linus alla coperta: per non fare i conti con la realtà, che quasi sempre corrisponde a ciò che appare e non a ciò che si suppone celino le quinte. Esemplificando i celeberrimi complotti della storia, Eco fa di ogni erba un fascio, accostando i Protocolli dei savi Sion (libello antisemita costruito dalla polizia zarista e attribuito agli ebrei) all’assassinio di Kennedy (che invece fu complotto autentico) agli attentati dell’11 settembre 2001 negli Stati Uniti.
La casa editrice Piemme (gruppo Arnoldo Mondadori Editore, di proprietà di Silvio Berlusconi) ha preso l’articolo di Eco e lo ha postillato (da pagina 300 a pagina 302) al libro scritto da personaggi sconosciuti e di scarso pondo: Michael Shermer, James Randi, Paolo Attivissimo, Lorenzo Montali, Francesco Grassi, Andrea Ferrero, Stefano Bagnasco e Massimo Polidoro (curatore del volume).
Titolo: 11/9 La cospirazione impossibile. È un riassunto delle argomentazioni che il governo degli Stati Uniti oppone a Thierry Meyssan (autore de L’incredibile menzogna – in alto a destra: Fandango, Roma, 2002 – e di Pentagate) e a quanti, dopo di lui, contestano la versione ufficiale sugli attentati. Ma l’articolo di Eco non c’entra nulla con il libro della Piemme. Eco non scrive una sola parola sulla dinamica degli attentati. Coinvolgerlo in una replica a Thierry Meyssan è una truffa al lettore, che, vedendo il nome di Eco in copertina, pensa a un libro scritto da Eco sugli attentati dell’11 settembre: non si aspetta di sicuro la ristampa di un articolo dell’Espresso sui complotti in generale.
Un’operazione editoriale illogica. Sarebbe come se, per dimostrare che io ho ucciso Caio, la pubblica accusa ignorasse i fatti inerenti il delitto e dissertasse sull’inaccettabilità dell’omicidio.
Non pago, l’editore ha postillato al libro (da pagina 331 a pagina 338) un articolo commissionato a Piergiorgio Odifreddi. Neppure questo affronta la dinamica degli attentati; è una disamina della politica degli Stati Uniti dall’indomani degli attentati. Ma anche il nome di Odifreddi finisce in copertina, anzi, al primo posto in copertina, suscitando il medesimo equivoco scatenato da Eco: chi vede il libro è indotto a credere che Odifreddi sia tra i sostenitori della tesi governativa sugli attentati. Ed è una seconda truffa al lettore.
Perché Eco e Odifreddi si sono prestati all’inganno? Eco si sente in dovere di spiegarlo lui stesso, in una Bustina del 1° novembre 2007:
«... perché l’editore mi ha semplicemente chiesto di ripubblicare una mia Bustina che non era tanto sull’11 settembre quanto sull’eterna sindrome del complotto... sono per natura, per scetticismo, per prudenza, sempre incline a dubitare di qualsiasi complotto, perché ritengo che i miei simili siano troppo stupidi per concepirne uno alla perfezione.»
Insomma, argomenta Eco, se i complotti sono autentici, prima o poi vengono a galla perché c’è sempre qualcuno che fa la spia.
Appunto. Ma questo poi può durare anche trent’anni e oltre. Esempio: Gladio, l’organizzazione clandestina paramilitare illegalmente creata dalla NATO in Italia dopo la Guerra, fu rivelata soltanto nel 1980 da Francesco Cossiga. Dunque Eco non è in buona fede. Se lo fosse, non avrebbe inserito, in questa sua ultima Bustina, che la Cospirazione impossibile è stata realizzata «con collaboratori di tutto rispetto come Piergiorgio Odifreddi». Un avallo dell’anzidetta truffa al lettore.
Ignoriamo invece le ragioni che hanno spinto Odifreddi a lasciarsi coinvolgere nell’operazione.
Veniamo al merito del libro, cioè al credito che gli autori dànno alla notissime tesi di George Bush & Soci, credito che avremmo ignorato se la strumentalizzazione di Eco e Odifreddi, propiziandone la diffusione a un pubblico più vasto e colto, non ci imponesse di farcene carico.
Premettiamo che la Cospirazione impossibile fa ampiamente ricorso alla più abusata delle tecniche di disinformazione, consistente nell’attribuire all’avversario tesi mai sostenute e facili da demolire, ignorando quelle che non lo sono.
– Per esempio, esordisce attribuendo ai contestatori della tesa governativa questo asserto: Nelle Torri crollate non c’erano ebrei e questo prova che ad abbatterle sono stati altri ebrei, i quali si sono preoccupati di avvertire i loro correligionari.
Per contro, controbattono gli autori, nelle Torri sono morti «oltre 400 tra cittadini israeliani e americani di religione israelita o etnia ebraica».
In un giorno lavorativo normale, com’era l’11 settembre 2001, le Torri erano popolate da circa 50 mila persone (25 mila per Torre). Invece ce n’erano meno di 2.000 (circa altre mille si trovavano nella sottostante stazione della metropolitana o negli immediati dintorni). Vuol dire che, quel giorno, 96 persone su cento non sono andate al lavoro alle Torri. Perché? Quanto all’incidenza degli ebrei sul numero delle vittime, pari al 14%, riflette la quota di «cittadini israeliani e americani di religione israelita o etnia ebraica» riscontrabile in un quartiere affaristico in gran parte dominato dalla finanza ebraica.
Dunque è un fatto che la stragrande maggioranza delle potenziali vittime sfuggì all’attentato per ragioni che la versione ufficiale non spiega: perché le Torri erano quasi deserte?
Ma vediamo altre obiezioni degli autori, scegliendo tra quelle il cui apprezzamento non richiede una conoscenza dettagliata e/o tecnica.
– Il governo americano non avrebbe mai fatto (o tollerato che altri facesse) il sacrificio di propri cittadini.
La storia dimostra il contrario: sia gli Stati Uniti che Israele sono usi e abusi a immolare propri cittadini per suscitare indignazione e dunque giustificare provvedimenti governativi che altrimenti l’opinione pubblica osteggerebbe. Un esempio per tutti: la CIA ha desecretato di recente il proprio piano mirante ad abbattere un aereo civile degli Stati Uniti (con passeggeri degli Stati Uniti) per attribuirne la colpa a Fidel Castro e giustificare l’invasione di Cuba.
– Si citano enti che hanno avvallato la versione ufficiale, ma si sottacciono i molti che la contestano.
– Si portano a sostegno della versione ufficiale i video attribuiti a Bin Laden, la cui falsità è stata ormai dimostrata al di là di ogni dubbio. Altra prova addotta dalla Cospirazione impossibile: la confessione del presunto terrorista Khalid Sheikh Mohammed, ottenuta sotto tortura!
– Si cita, a sostegno della tesi secondo la quale è plausibile che gli aerei militari di sorveglianza non abbiano intercettato per tempo quelli dirottati, un precedente non comparabile (ottobre 1999: intercettazione del jet del campione di golf Payne Stewart), mentre si tacciono i molti comparabili e che smentiscono la versione ufficiale.
– Si sostiene che «l’aereo [che va a schiantarsi contro il Pentagono] è così basso che nella sua corsa le ali tranciano i pali dell’illuminazione stradale»
Falso: foto e filmati mostrano che, subito dopo l’attentato, tutti i pali erano in piedi.
– Ripropone testimoni oculari dell’aereo sul Pentagono già negativamente escussi dal debriefing (verifica delle dichiarazioni) svolto dai contestatori della versione ufficiale. Inoltre si tacciono le testimonianze che negano la presenza di un aereo e sostengono invece l’ipotesi di un missile. Idem per le telefonate fatte dall’aereo dirottato e poi abbattuto.
– Altre affermazioni falsamente attribuite ai contestatori della versione ufficiale: Gli aerei che s’avviano alle Torri sembrano non avere i finestrini e dunque sono finti, oppure: Aerei che sembrano celare una bomba sotto la carlinga, oppure: Come hanno potuto i passeggeri telefonare a 10.000 metri d’altezza?
Non c’è alcuna traccia di queste affermazioni nei libri di Meyssan né in altri parimenti seri.
– Andrea Ferrero (uno degli autori), per dimostrare che Al Qaida era in grado di organizzare gli attentati, saccheggia gli archivi del governo e copia l’elenco degli attentati che, secondo la CIA, sarebbero stati progettati e in parte compiuti da Al Qaida. Ora, a parte che un conto è progettare di fare un viaggio sulla luna e un altro arrivarci, se, per contestare l’affermazione secondo cui il governo USA mente, si prendono per buone le argomentazioni dello stesso governo, si torna alla casella di partenza.
– Mentre il libro si dilunga in particolari insignificanti e inventati, stile cronista di nera che farcisce di supposizioni i pensieri di un suicida (e dunque può attribuirgli tutti quelli che vuole senza tema di essere smentito), nel momento in cui dovrebbe rintuzzare la più pesante della contestazioni (quella che nega la presenza dei presunti dirottatori a bordo degli aerei) scrive:
«Sui dirottatori dell’11 settembre circolano molte altre voci, secondo le quali non sarebbero stati presenti sulle liste di imbarco, oppure alcuni di loro sarebbero ancora vivi: per ragioni di spazio non è possibile analizzare tutte queste voci; rimandiamo dunque alla bibliografia e ai siti specializzati.» Segue l’indicazione di un paio di siti assolutmente inattendibili. Ma come? Gli autori non hanno spazio in un libro di 366 pagine?! Ma ne hanno per ospitare scritti di Odifreddi e di Eco che non c’entrano nulla!
– Si noti questo paralogismo, che non ha nulla da invidiare, quanto a mancanza di logica, a quello di Eco sui complotti: La versione ufficiale suscita meno interrogativi di quanti ne susciti la versione opposta.
– Si sostiene che l’edificio numero 7 (non colpito da alcun aereo, ma destinato a essere colpito da un aereo KLM che avrebbe dovuto essere dirottato ma che non riuscì a decollare a causa di avaria) «alle 17.20 crolla». Falso: fu abbattuto con la dinamite, per ammissione stessa della versione ufficiale del governo americano, che motiva l’abbattimento col timore di un crollo suscettibile di danneggiare altri edifici: evidentemente gli autori non sanno neppure copiare!
– Grottesco ricorso alla tecnica di associare inchieste serie a elucubrazioni da ubriachi: «Sono nate varie ipotesi che tendono ad addossare la colpa degli attentati... persino ad alieni rettiliformi in grado di assumere sembianze umane.»
– Sostiene che le Torri non furono minate in anticipo perché non ci fu un black-out, come se questo fosse premessa ineludibile a quelle.
– Come noto, uno degli argomenti sostenuti da Meyssan per dimostrare che nessun aereo è finito contro il Pentagono è la mancanza di rottami. Secondo il governo l’incendio avrebbe vaporizzato persino i motori! Allora gli autori della Cospirazione impossibile portano come prova i rottami degli aerei schiantati contro le Torri, aerei la cui esistenza nessuno mette in discussione.
Grassi (coautore della Cospirazione impossibile, ricordiamo) riconosce che l’unico frammento ritrovato dinanzi al Pentagono «è stato oggetto di diverse analisi al fine di identificare esattamente di quale lettera della scritta [sulla carlinga del presunto aereo] facesse parte, senza risultati certi al momento». Insomma: nessun frammento di aereo è stato ritrovato nei pressi del Pentagono.
– Come noto, Meyssan adduce, a riprova che il Pentagono fu colpito da un missile e non da un aereo, anche una fotografia satellitare che mostra come il missile abbia perforato l’edificio ben oltre l’anello più esterno. Ebbene, Grassi utilizza questa foto per sostenere che qualcosa nel Pentagono è entrato e siccome lui (Grassi) dà per scontato che possa essere entrato solo un aereo, deduce che la foto smentisce Meyssan!
– Altra anomalia subito rilevata dai contestatori della versione ufficiale: come può un aereo con apertura alare di 47,32 metri, alto 13,6 e con una cabina di 3,5, essere passato dalla minuscola breccia delle foto ufficiali? Spiegazione di Grassi: «Parte della breccia è ricoperta dai getti d’acqua dei pompieri, con la conseguenza che non è possibile vedere chiaramente quanto la breccia stessa sia grande».
– Veniamo alla perla più luminosa della Cospirazione impossibile. Argomenta il libro: Se l’aereo sul Pentagono fosse una congiura, il frutto di una montatura per simulare l’impatto di un aereo, sarebbe «assolutamente implausibile che non siano state immortalate queste azioni mistificatorie con tutte le videoriprese effettuate e tutti i fotografi e reporter che si sono ritrovati sulla scena del delitto in tempi molto brevi». Ribaltiamo l’assunto: a maggior ragione è implausibile che tanta foltissima schiera di operatori e fotografi non abbia documentato lo schianto di un aereo di linea.
– Per dimostrare che l’aereo, pur condotto da dirottatore poco abile, ha centrato il Pentagono, gli si attribuisce una virata facile facile, ricostruita con la scatola nera, un oggetto che non fu trovato sul luogo dello schianto ma che il Pentagono recuperò soltanto molto tempo dopo e non si sa per quali vie. Comunque i contenuti sono stati divulgati soltanto nell’agosto 2006: non è sospetta una scatola nera che sopravvive intatta in un contesto che evapora persino i motori e ogni rottame sino all’ultimo grammo? E non è curioso che il Pentagono ne sveli il contenuto, supposto fugare ogni dubbio sull’autenticità della versione ufficiale, soltanto cinque anni dopo?      

L’odierna iniziativa editoriale della Mondadori a favore della disinformazione made in USA non è originale. Al contrario è ennesima di una serie, inaugurata all’indomani dell’uscita del citato libro di Thierry Meyssan, nel 2002. In L’effroyable mensonge. Thèse et foutaises sur les attentats du 11 septembre (Edition la Découverte), Guillaume Dasquié e Jean Guisnel volturarono in burletta l’inchiesta di Meyssan, in mancanza di argomenti per affrontarla nel merito. Partorirono un condensato di scempiaggini, però subito tradotte in italiano (Il complotto, verità e menzogne sugli attentati dell’11 settembre, Guerini e Associati, gennaio 2003) con la prefazione di Lucia Annunziata. Una penna di regime ligia agli ordini di regime: screditare ogni revoca in dubbio della versione governativa degli attentati, premessa alla giustificazione della guerra di aggressione ai Paesi del Medio Oriente Allargato.

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