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1° maggio 2009
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ESTRATTO DAL ROMANZO MATER

 

L’ipertreno che verrà

 

di Gian Carlo Scotuzzi

 

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Nelli Kapplen arriva in prossimità di Milano 47 minuti dopo essere partita da Meran. Annulla lo schermo virtuale su cui ha invano cercato di leggere un romanzo e si trasferisce dalla poltrona dell’ipertreno alla navetta di discesa, folta di passeggeri. Il pannello Sgancio richiesto lampeggia. La navetta, che è in coda, si stacca dall’ipertreno, lasciandolo alla sua corsa verso Torino. La navetta rallenta e devia verso la Stazione Centrale, dove approda in pochi minuti.
Tanto ci voleva?
È quesito superfluo che Nelli si è posta spesso, salendo su un ipertreno o scendendovi. La navetta, fornita di motore, si stacca in vista della stazione di approdo, in sincronia con una carrozza similare che, dalla medesima stazione, all’approssimarsi dell’ipertreno si lancia su un binario parallelo, lo insegue, lo raggiunge, devia sul medesimo binario del convoglio inseguito e vi si aggancia, sostituendosi alla navetta che si è appena sganciata. In questo modo il convoglio principale non perde tempo alle fermate. Uno stratagemma elementare, come il proverbiale uovo di Colombo. È bastato pensarci. Ma nella defunta società capitalista nessuno aveva tempo per pensare a soluzioni che non producessero profitto o potere, anche se avrebbero migliorato la vita a molti.

Gli ipertreni della Campana non si fermano mai.


L’iperbole campeggia su una parete. Nelli aveva 24 anni quando, incredula, lesse per la prima volta questo proclama. Ne sono trascorsi nove.

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Ristampa: maggio 2019.

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