Giornale di bordo
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15 giugno 2019

 

L’ORDA FAMELICA DEI MICROCRIMINALI EXTRACOMUNITARI

La paura fa Lega

Resoconto di come i valligiani del Nord, ove si tributano maggioranze assolute a un partito che promette di combattere l’insicurezza, paghino virtuali tangenti economiche ed elettorali agli stessi che gliela suscitano.

di Gian Carlo Scotuzzi

 

In una valle del Nord, dove la Lega ha riconquistato di recente la maggioranza assoluta degli elettori, si era svolta tempo addietro una burrascosa riunione nella sede della protezione civile. Il salone era gremito, come nelle cene dove gli ex-alpini, egemoni nel sodalizio, fanno girare selvaggina sullo spiedo o sfrigolano salsicce sulla piastra.
Aveva aperto la riunione il presidente Tonio, emerito dell’italico esercito da quando, negli anni Settanta del secolo scorso, gli toccò fare la naja calzando per 15 mesi il cappello degli alpini in una remota e gelida caserma del Friuli, dove maledisse tutti: dalla coscrizione obbligatoria ai graduati che lo comandavano all’ozio o a mansioni cretine.
Anche stasera Tonio calza il cappello d’alpino, segnacolo di rango e ostentazione di trascorsi rielaborati: sparito il ricordo di «15 mesi di tempo sprecato a scarpinare coi muli e carico come loro su e giù per gli stessi monti, se no a farsi umiliare in caserma da mansioni vane e ripetitive, e come se non bastasse tanto inferno mi è toccato anche ingoiare fette di patate macerate nell’urina di mulo: è questa la comunione che gli anziani somministrano alle nuove reclute. Ma fra qualche mese verrà il mio turno di fare ingoiare questo piscio agli ultimi arrivati…». Sono stralci – sintetizzati e corretti – delle lettere che l’alpino Tonio scriveva alla fidanzata, oggi sua moglie e madre di tre figli, la quale le conserva nonostante il divieto di lui. Perché Tonio non vuole ricordare la naja autentica. Preferisce rimemorarla idealizzata e distorta, come mastice di amicizie forgiate nella condivisione della sofferenza e complici nel volturarla in fantasiose avventure giovanili, dunque sempre gioiose. Un processo di revisione mnemonica propiziato, allora come oggi, dalla disconoscenza della Storia.  Forse che a ogni festa del IV Novembre anche Tonio non plaude ogni oratore inneggiante ai fasti di una «inutile strage» – come la definì papa Benedetto XV – che macellò oltre 600 mila giovani per conquistare ciò che un governo saggio avrebbe potuto ottenere senza far sparare un solo colpo di fucile? E forse che anche Tonio non plaude gli alpini che in questo secolo vengono spediti in guerre di aggressione contro popoli che non ci hanno mai fatto nulla, come nulla ci fecero gli africani che altri alpini macellarono in Africa in quello scorso?
Ma stasera non è qui né per evocare ricordi fantastici; né per plaudere i falsi storici che continuano ad addottrinarlo; né per simulare emergenze giustificanti le elemosine pubbliche alla protezione civile. Stasera Tonio reca l’impellenza di un’emergenza autentica, che da parecchi mesi nega sonno e tranquillità ai valligiani, svaligiando le case di parecchi. Attacca Tonio:
– Siamo qui perché non ne possiamo più di farci derubare dagli immigrati. Ricordo la prima volta che uno di voi è venuto a lamentarsi che gli erano entrati in casa di notte e gli avevano portato via un sacco di roba… quanti mesi saranno, Lucio?
– L’anno passato, la vigilia della festa del patrono… dunque… dieci mesi son passati tutti…
– E da allora quasi ogni settimana ho sentito le lagnanze di qualche derubato…
Interviene Franca:
– Per tacere di quelli che subiscono e stanno zitti, perché si vergognano…
Replica Censo:
– No, Franca, la vergogna non c’entra, è che se anche vai a fare denuncia ai carabinieri poi non vanno a cercare i ladri né ti ritrovano la refurtiva…
Luisa:
– Infatti io non sono andata a fare denuncia quando mi hanno portavo via tre agnelli. Avrei buttato via mezza giornata in scartoffie: ecco cosa ci hanno guadagnato certe persone che sono andate a perdere tempo in caserma…
Tonio:
– Per favore, amici, poi potrete dire la vostra, adesso lasciatemi finire. Stavo proprio arrivando a questo punto: che se non ci muoviamo noi, contro queste bande di ladri, continueremo a farci portare via roba…
Beppe:
– A me hanno fatto un danno di almeno ventimila euro, tra motorino di mio nipote, tutti i salami della cantina, e poi, quando sono saliti di sopra…
Sandrino:
– No, prima sentite quello che ho da dire io. Ho sorpreso in garage un albanese che era un armadio ma sono grosso anch’io. Ho chiamato mio fratello di rinforzo e in due gli abbiamo detto: “Adesso te stai fermo qui fino che a non arrivano i carabinieri”. Lui si mette a ridere e ci fa: “State attenti, perché io ho fratelli e amici, se mi succede qualcosa di male loro vengono qui e sistemato tutto, la vostra casa con voi dentro!”. Cosa dovevo fare? Ho pensato a mia moglie che resta spesso sola in casa e a volte a mia nipotina che viene da lei a fare i compiti. Così lo abbiamo lasciato andare!
Ludovica:
– Allora sentite quello che ho da dire io. Verso le 11 della mattina sono sul terrazzo a dare da bere ai fiori e ti vedo due tipi alti e magri, vestiti di nero, che si arrampicano lungo la grondaia della casa di fronte, proprio dove abita Luisa. Corro dentro a prendere il telefonino e la avverto… ma raccontalo tu, Luisa…
– Sì, li ho chiamati ma non sono venuti, mi hanno detto di andare a fare denuncia!
Anna:
– Da me invece sono venuti ma…
– Anna, scusa, sono il presidente e vorrei finire…
– Scusa tu, Tonio, finisco subito. Una sera rientro dal lavoro e, aprendo l’uscio, sento rumori di sopra. Uomini che parlano una qualche lingua slava. Esco, chiudo a chiave e chiamo i carabinieri, spiegando che ho chiuso i ladri dentro. Sapete cosa mi hanno risposto: “Signora, se non apre quelli non possono uscire e in questo caso le rompono la porta e poi magari le fanno del male. Non rischi, dia loro il tempo di andarsene”. I carabinieri sono arrivati 45, dico 45 minuti dopo!
Tonio:
– Adesso basta! Cari amici, lasciatemi finire il mio intervento se no tiriamo l’alba a chiacchiere! Quello che vorrei finalmente dirvi è che ho parlato a lungo con le forze dell’ordine e che loro mi hanno spiegato chiaramente che, per correr dietro a tutti i ladri che imperversano in valle ci vorrebbero migliaia e migliaia di uomini, non il centinaio che ci sono ora! Dicono che, testuali parole loro, «non dispongono delle risorse per presidiare il territorio».
Lucio:
– Ma allora dobbiamo fare tutti come il Farro, che guarda caso stasera non è venuto…
Luisa:
– Che ha fatto il Farro?
– Fa quello che si fa con i morti di fame, che rubano perché hanno la pancia vuota. Prima di andare a letto il Farro prepara la tavola come aspettasse un ospite per cena. E ci lascia un biglietto con scritto: “Il pane è qua e mangiatene quanto volete, in frigo ho preparato del formaggio e del salame affettato. I piatti poi li lavo io»…
Luisa:
– Sì, così poi ce li ritroviamo in paese a migliaia, i morti di fame, e ci toccherebbe mantenerli tutti!
Tonio:
– Insomma mi fate finire o no? Dicevo che non abbiamo scelta: la nostra tranquillità dobbiamo conquistarcela e difenderla. Intendo noi cittadini, direttamente. Dobbiamo fare come in Svizzera, dove in caso di minacce dall’esterno si mobilitano tutti, per questo lo Stato affida un fucile a ogni svizzero in età di leva. Certo, là non è come in Italia, dove i forestieri possono venire da ogni parte del mondo, dall’Africa e dalla Persia, e senza neppure chiedere permesso si accasano qui e vivono di furti. Là se un immigrato porta via qualcosa a qualcuno, o peggio lo minaccia, tutti quelli che hanno uno schioppo lo imbracciano, si radunano in piazza e, agli ordini del comandante militare o della protezione civile, partono subito per la battuta di caccia. Ora, io non dico che dobbiamo fare proprio quello che fanno gli svizzeri…
– Perché no, Tonio? Sai quanti cacciatori siamo, in valle, e tutti armati!
– Giusto, Tonio, nella nostra provincia ci sono 40 mila doppiette. Più altre armi…
Tonio:
– Calma, calma! Non giungiamo a conclusioni affrettate ed estreme, perché si fa presto a violare la legge e a passare dalla parte del torto. Io propongo di incaricare la Protezione Civile di organizzare squadre di pronto intervento che pattuglino regolarmente tutta la valle e intervengano rapidamente, cioè subito, e con subito intendo all’istante, dove si segnala un furto o una violazione di domicilio o peggio un’aggressione…
Ci vogliono meno di due ore perché l’assemblea, ascoltate le lamentele di molte altre vittime dell’«invasione dei barbari extracomunitari», approvi la proposta di Tonio.

Già dall’indomani la prima squadra è a bordo di tre jeep della protezione civile. La voce si è sparsa. Chi subisce un furto o ha ragione di temerlo e comunque ha problemi con immigrati invadenti o minacciosi è la protezione civile che chiama. Cioè Tonio o altri referenti o conoscenti con la tuta al fosforo o il cappello d’alpino. Funziona, eccome! I ladri colti in flagrante se la dànno gambe, altro che sfidare i proprietari portando a termine il furto e magari anche irridendoli o minacciandoli. I pattuglioni della protezione civile si rafforzano di squadre meno organiche, alimentate dai partiti, soprattutto dalla Lega Nord, che in questa Nordonia speculare alla Terronia è egemone. Le due strutture si fondono sotto l’unica sigla delle ronde.
Intendiamoci: è difficile stabilire in che misura il merito della ritirata dei ladri vada riconosciuto all’offensiva delle ronde e quanta altra sia conseguenza della montagna di quattrini spesa dai valligiani nell’acquisto di lucchetti, catene, blindature, sirene d’allarme, recinzioni, filo spinato, telecamere di videosorveglianza e abbonamenti a società di vigilanza. Però le ronde il merito se lo accaparrano tutto. I valligiani glielo riconoscono volentieri per intero, perché li sbarazza del senso di arrendevolezza incombente su ogni derubato che si rassegni a consegnarsi alla difesa passiva, lasciando quella attiva ad altri, di cui peraltro mostra di fidarsi poco, altrimenti non avrebbe bisogno di fortificare la propria casa come un carcere alla rovescia.
Ne deriva una generale acclamazione per le ronde.

E le autorità preposte all’ordine pubblico che fanno? All’inizio trovano comodo ignorare il fenomeno. Lasciano fare le ronde. Finché qualcuno fa notare l’illegalità del fenomeno: qui basta che un garantista attiri l’attenzione del magistrato e finiamo tutti nei guai, sia chi partecipata alle ronde sia chi, dovendo far rispettare la legge, le tollera. Allora tentano un compromesso: Vanno bene le ronde, purché sempre dirette da un rappresentate del braccio armato dello Stato, cioè carabinieri o polizia.
Il fenomeno dilaga sulla stampa, dove registra alto indice di gradimento. Si profilano molte imitazioni. Ed ecco che, per dirla con le parole di Tonio, «dall’alto è arrivato l’alt».
Quale Alto? Ufficialmente soltanto uno: quello giuridico. La Costituzione e ogni altra legge dello Stato riservano l’uso della forza allo Stato. Sulle televisioni e sulla stampa scritta locale tuonano esortazioni a finirla con le ronde: «Non esiste Paese civile in cui sia consentito ai cittadini farsi giustizia da soli. In Italia tocca a carabinieri e polizia dare la caccia ai ladri e tutelare l’incolumità dei cittadini, e questa funzione delicata e primaria non può essere delegata a volontari, tantopiù in borghese e dunque senza garanzia di preparazione specifica». Anche l’assessore provinciale alla protezione civile, cui i valligiani sono riconoscenti per via di forniture di mezzi e di altri supporti in misura generosa, revoca la solidarietà informale alle ronde e ne prende le distanze: «Dedichiamoci alla protezione dalle calamità naturali e lasciamo che i gendarmi facciano il mestiere per il quale sono pagati».
Ma i valligiani non intendono rinunciare alle ronde. Tengono alla larga i ladri e restituiscono la tranquillità alle donne che non osavano più imboccare da sole certe strade, temendovi aggressioni, e avevano paura anche a stare in casa quando il marito era fuori.
L’assessore viene disobbedito e lo stesso accadrebbe a Tonio se non fosse lesto a dissociarsene. Se vuole rimanere a capo della protezione civile non può contrariare il popolo, che all’ordine offerto dalle ronde non intende rinunciare. Le autorità preposte all’ordine pubblico si allarmano: se il popolo si persuade che basta imbracciare la doppietta per fronteggiare le emergenze, potrebbe provarci gusto: oggi spazza via i microcriminali immigrati, domani potrebbe riservare sorte analoga ai ladroni nostrani…
Così il Potere, che sospetta da sempre gl’italianissimi burattinai che tirano le fila d’ogni ladruncolo-burattino e ne delinea le mire, li convoca e fa loro un discorso allusivo e rattenuto, di cui ci permettiamo estrapolare e liberamente ridurre a sintesi il nocciolo.
«Cari concittadini – esordisce il potente – io comprendo come il benessere di voi imprenditori e di liberi professionisti dediti a offrire sicurezza alla comunità dipenda da quanti soldi questa comunità spende nell’acquisto dei vostri prodotti e servizi. Mi rendo altresì conto come la propensione all’acquisto deriva da un bisogno di sicurezza che soltanto un’insicurezza contingente propelle. Insomma: metti un nuovo lucchetto alla stalla se qualcuno minaccia di portarti via le bestie, se già non te ne ha rubate. Se non ci fossero i ladri, nessuno spenderebbe un euro per difendersene. Niente ladri, niente lucchetti né catene né porte blindate né impianti di sorveglianza e di allarme. Se più nessuno si sentisse minacciato dai ladri, voi chiudereste bottega. E comprendo infine come, dinanzi anche alla meno catastrofica prospettiva di ridurre il vostro lucro sull’insicurezza altrui, siate tentati di suscitarla…

L’articolo integrale è riservato.

 

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