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23 giugno 2019
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LA TESTIMONIANZA DI UN MECCANICO DELLA BASE MILITARE DI AVIATORSKOYE

 

Il pilota del Sukhoi 25 ucraino: Il Boeing «era nel posto sbagliato nel momento sbagliato»

 

di Gian Carlo Scotuzzi

 

Il 6 gennaio 2015 il polo informativo internazionale Réseau Voltaire pubblica in francese un articolo del quotidiano russo Komsomolskaïa Pravda. A Mosca i redattori Dmitry Steshin, Nicholas Varsegov e Vladimir Sungorkin hanno intervistato un meccanico dell’aeronautica militare ucraino, che il 17 luglio 2014 – cioè il giorno in cui il Boeing MH17 fu abbattuto – era di servizio alla base di Aviatorskoye, vicino la città di Dnepropetrovsk. I redattori hanno verificato l’identità dell’intervistato, accertato l’attendibilità delle sue dichiarazioni ed eseguito tutti i riscontri del caso, concludendo sulla credibilità della testimonianza.
L’identità del meccanico, che al momento dell’intervista viene taciuta per scongiurare rappresaglie alla sua famiglia rimasta in Ucraina, sarà svelata soltanto nel 2018: si chiama Evgeny Agapov. Il cui resoconto del 6 gennaio 2015 riassumiamo:
«Nell’aeroporto dove presto servizio sono basati otto aerei da caccia e alcuni elicotteri. I velivoli partono in missione ogni giorno. Sino a una settimana prima di quel 17 luglio gli aerei decollavano sempre con l’armamento standard, cioè cannoncino, bombe e missili aria-terra. Mai con missili aria-aria, che non venivano usati da anni e il cui utilizzo era espressamente vietato.»

Ndr:
I missili aria-aria servono soltanto ad abbattere aerei. Dunque sono inutili quando si fronteggiano truppe separatiste che, come quelle della Repubblica Popolare di Donetsk, sono sprovviste di velivoli.

«Ma da una settimana appunto ecco che arriva l’ordine di rimettere subito in servizio questi missili. L’ordine ci sorprende sono armi molto vecchie, dislocate qui dall’Unione Sovietica e che sono rimaste a noi dopo la dissoluzione dell’URSS. Armi scadute, dunque. Ma la loro data di scadenza è stata prolungata con l’ordine urgente che le ha ripristinate.
Sono state montate su due aerei, modello Sukhoi 25: due per ciascuno, il massimo agganciabile.
Mi chiedete se posso essermi sbagliato, scambiando missili aria-terra con quelli aria-aria. Vi rispondo che sono sicuro perché è impossibile sbagliarsi: gli aria-aria sono diversi per forma e colore e sono sormontati da una caratteristica testa per la teleguida. E ho potuto osservarli bene perché ero lì.
Dunque in questo 17 luglio il Sukhoi 25 pilotato dal capitano Vladislav Voloshin decolla con sotto la carlinga due missili aria-aria.
La sua missione è bombardare Donetsk e Lugansk (città dove i separatisti lottano per conquistare l’autonomia da Kiev, ndr).  Il suo volo dura molto a lungo. Un’ora prima dell’abbattimento del Boeing ho accertato che ben tre aerei, tra cui il Sukhoi 25 di Voloshin, erano in volo.
Quando Voloshin rientra, noto subito che il suo Sukhoi 25 non ha più i missili aria-aria. È stato l’unico dei tre piloti a rientrare: gli altri sono stati abbattuti.
Mi chiedete se Voloshin potrebbe aver sparato i missili contro obiettivi a terra: no, non avrebbe senso. Mentre ne hanno le parole pronunciate da Voloshin scendendo dall’aereo: “Non era l’aereo giusto”. In serata, dopo che abbiamo appreso dell’abbattimento del Boeing, un pilota ha chiesto a Voloshin: “Ma che è successo con l’aereo?” Risposta: “Era nel posto sbagliato nel momento sbagliato”. Dal che abbiamo dedotto che Voloshin avesse abbattuto il Boeing per errore.»

In seguito il capitano Vladislav Voloshin ha smentito le dichiarazioni attribuitegli dal meccanico Evgeny Agapov. Ha lasciato l’aeronautica militare, motivando di non guadagnare abbastanza per mantenere dignitosamente la famiglia. È diventato direttore dell’aeroporto internazionale di Mykolaiv, in Ucraina, dove viveva con la moglie e i figli, Viktor e Viktoria. Qui, il mattino del 18 marzo 2018, la moglie lo ha trovato ucciso da un colpo di pistola, che una rapida indagine poliziesca ha imputato a mano suicida.
Avrebbe compiuto trent’anni due giorni dopo Natale.

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