.
.
23 giugno 2019
.
 

NARRATIVA: INCIPIT DA

 

L’impiegato furbo

 

Racconto breve di Gian Carlo Scotuzzi

 

Vado in un ufficio pubblico a denunciare lo smarrimento di un documento. Fuori c’è un gruppo di immigrati in attesa. Di cosa? Mi risponde un foglio bianco, scritto a pennarello e affisso con la carta gommata nel passaggio tra l’ingresso esterno e quello interno: «Gli extracomunitari devono ritirare il biglietto con il numero». Un altro gruppo attende dinanzi alla seconda porta. Dentro, alla vetrata della guardiola, un secondo foglio a pennarello: «I biglietti sono finiti».
Per fortuna gli immigrati non perdono molti documenti e vengo subito pilotato verso l’ufficio denunce. Transito dinanzi a una porta con la scritta WC e, sotto, al centro del battente, un terzo foglio a pennarello: «Guasto». Memore dei molti bar che ricorrono a questo espediente per non pulire la cacca dei clienti, sospetto – con gratuita malignità – che anche qui facciano i furbi alla stessa maniera.
Sono l’unico cliente dell’unico funzionario dell’ufficio denunce. Scrive al pc, lentamente e concedendosi pause tra una parola e l’altra. Slarghi prima brevi, che potrebbero essere giustificati da scarsa dimestichezza con la tastiera, poi dilatati per contenere frammenti di una conversazione che lui stimola e prolunga sino a trasformarla in una serie di monologhi.
Scrive con due dita e, dopo aver battuto l’indice destro con un tocco definitivo (un punto? un acapo?) si appoggia allo schienale, come spossato, e sbotta, in tono basso, da confidente:
– Ormai qui è un casino, non si può più lavorare...
Lascia in sospeso la frase alzando gli occhi al soffitto. Gli do involontariamente corda con monosillabi di cortesia che lui equivoca – o finge di equivocare – per curiosità connivente. E non si ferma più.
– Ormai ci sono capi incompetenti che sanno dare soltanto ordini sbagliati e a noi ci tocca obbedire a gente che dovrebbe stare... Be’, lasciamo perdere va’... Se un immigrato ci sputa in faccia e lo tocchiamo finiamo sotto processo... Ma io appena posso me ne vado. Ho 15 anni di servizio, molti passati in incarichi infami. Anche rischiosi. Pensi che ho subito tre, dico tre assalti di balordi e fatico ad arrivare a fine mese. Ma fra poco me ne vado. A fare cosa? Ho trovato un lavoro al bacio, una roba fuori di testa. Ho incontrato gente importante, che mi apprezza, che si è resa conto subito delle mie qualità, che ha capito che sono venale e allora mi ha fatto entrare nel giro. Per ora lo faccio nel dopolavoro... Sì, noi dipendenti pubblici non si potrebbe svolgere una seconda attività ma ho trovato il modo: ho fatto aprire una partita Iva a mio fratello. Risulta che il lavoro lo fa lui. Quanto mi rende? Roba da fuori di testa! Ho appena cominciato e già mi rende il doppio del mio stipendio! Un altro piccolo sforzo e lo faccio a tempo pieno. Che lavoro è? Si chiama multilevel marketing. Vendiamo un prodotto finanziario che risolve tutti i problemi: le facciamo fruttare i risparmi come nessuno e in più le garantiamo la pensione integrativa. Provare per credere, dottore! All’inizio mi sembrava una follia. Allora mi hanno invitato due giorni a Stresa. Due notti 300 euro, cifra simbolica, perché l’hotel è a cinque stelle. E lì ho conosciuto gente che, dall’oggi all’indomani, ha cominciato a guadagnare cinquemila euro al mese. Ma ho conosciuto molta gente che ne guadagna 30 mila al mese. Ho incontrato medici, architetti, ingegneri, avvocati, gente che ha mollato tutto e s’è messa a fare questo lavoro. C’è da guadagnare un sacco di soldi, mi creda. Per chi lavoriamo? Una società svizzera con un fatturato da sballo. Perché non ci fa un pensiero anche lei, dottore? Magari nei prossimi giorni le telefono e le faccio incontrare i miei amici.»
Mi porge un biglietto da visita colorato. Su un lato l’immagine di una mano che regge il mondo, circondata da stelle d’oro, e la denominazione sociale in inglese. Sul retro il nome di questo funzionario che digita con gli indici, «direttore regionale» e la scritta «cell.», che il poliziotto ha completato scrivendo il numero a biro.
[...]

Testo completo di circa 40 mila battute.

©

 

TORNA ALLA PAGINA INIZIALE

 
x