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20 luglio 2019
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NARRATIVA: INCIPIT DA

 

Criminali ridicoli

 

Racconto giallo di Gian Carlo Scotuzzi

 

Martedì, ore 10.29, al quart’ultimo piano del grattacielo più alto della città.
Il presidente percepì il fremito del cellulare nel taschino della camicia e tirò a indovinare. Solo quattro persone ne conoscevano il numero: Berta, la moglie, poi Wilma, la figlia, poi Arnold, la  guardia del corpo, poi Cinzia, la segretaria personale. Il sottile parallelepipedo placcato d’oro e impreziosito da uno smeraldo continuava a frinire e a solleticargli il torace attraverso la seta.
Berta, Wilma, Arnold e Cinzia avevano avuto istruzioni precise. E perentorie, giacché il presidente non amava essere contraddetto. Mai. E aveva scandito queste istruzioni con l’abituale stile tacitiano: voce in sussurro, sillabe distanziate e nette come in un precettore di lettura labiale, occhi  arpionanti quelli dell’interlocutore. E queste parole dicevano: chiama soltanto in caso di estremo bisogno. Già: quel telefonino d’alta oreficeria non era concepito per gli affari né per il piacere. Era una polizza sulla tranquillità. Quel gingillo quasi a pelle, quasi una protesi del suo corpo abbronzato e asciutto, gl’innestava la confortante sicurezza che i suoi due affetti più cari e suoi stretti collaboratori erano sempre a portata di voce e d’orecchio, che nulla sarebbe loro accaduto senza che lui, il presidente, ne fosse messo subito a conoscenza.
Il presidente considerò di portare il cellulare all’orecchio o di dare un’occhiata al nome sul display. Non fece né l’una né l’altra cosa. Si massaggiò le mani intrecciando le dita e vi mantenne lo sguardo prima di scommettere sull’identità del responsabile di quel frinire nel taschino.
Tutti e quattro gli indiziati sapevano che in quel momento lui stava presiedendo un consiglio d’amministrazione importante; dunque tutti e quattro erano consapevoli che per chiamarlo ci voleva una giustificazione più che eccellente. Guardò l’orologio digitale a parete e calcolò che erano trascorse 15 ore dall’ultima volta in cui aveva visto Wilma.
– Papà, stasera sono a cena da Paula, mi fermo a dormire da lei, così prima di addormentarci ci prepariamo alla lezione di domani.
Wilma e Paula erano amiche per la pelle. Erano spesso ospite l’una dell’altra. Diversissime per come le loro rispettive bellezze erano esplose nel fulgore dei 17 anni, erano accomunate dal medesimo carattere, oltre che da grande affetto e dall’essere rampolle di due tra le famiglie più facoltose della città.
No, Wilma non avrebbe avuto alcun motivo per comporre il numero cellulare d’oro durante una lezione al college proprio nel cuore d’un consiglio d’amministrazione.
Il presidente passò alla moglie Betty. Si erano salutati meno di due ore fa, quando lui, alzandosi dal tavolo della colazione preparato nel gazebo in giardino, le aveva sfiorato la fronte con un bacio. No, Betty non avrebbe avuto motivo d’interrompere una seduta di restauro facciale al centro bellezza per chiamare il marito, giacché il programma della giornata era stato definito a colazione: il pomeriggio lei sarebbe andata al Country Club a premiare le giovani leve del golf e si sarebbero rivisti la sera a cena.
Quanto ad Arnold, era troppo ben addestrato alla disciplina dell’obbedienza per far vibrare il cellulare d’oro al di fuori dell’unico caso in cui era autorizzato a farlo: per tutelare l’incolumità fisica del suo datore di lavoro.
Infine Cinzia: era alla sua scrivania nella stanza accanto e avrebbe fatto prima a chiamarlo  all’interfono.
Portò la mano al taschino di seta zittendo il relatore di turno con un perentorio:
– Un momento, per favore.
Ora il silenzio, al quart’ultimo piano della torre d’acciaio e cristallo, era totale.
Il presidente diede un’occhiata al display: Wilma. Una prima sinapsi fu d’irritazione e augurò alla figlia che il motivo della chiamata fosse sufficientemente grave da giustificarla; una seconda scarica cerebrale fece augurare a se stesso il contrario.
– Che succede, cara?
– Cara tua sorella, stronzo, hai due ore di tempo per raccattare un milione di euro e portarli dove ti diremo, se no tiriamo il collo a tua figlia. Biglietti usati e di piccolo taglio...

Il testo completo è riservato.

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