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23 giugno 2019
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NARRATIVA: INCIPIT DA

 

Il piazzista

 

Racconto di Gian Carlo Scotuzzi

 

La signorina Benedetta, maestra d’asilo e fervente cattolica, s’era occupata di Roberto per tre anni. Sempre pregando per lui. Aveva implorato il Signore di far fiorire nel cuore del bambino quel minimo di bontà senza il quale sarebbe stato condannato a una vita di sofferenze inflitte al prossimo. Giunto il momento di congedare Roberto per destinarlo alle elementari, Benedetta aveva preso atto che il Signore non aveva ritenuto, per il momento, di esaudire le sue preghiere. Così, salutandone i genitori, e sentendosi in colpa per il piacere che provava alla prospettiva di non doversi più occupare di Roberto, ed essendo più incline alla virtù teologale della carità da cui scaturisce rassegnazione ai disegni divini più oscuri, s’era limitata a raccomandare alla madre del piccolo:
– Abbia cura in modo assiduo e particolare del suo figliolo, signora, e sia severa quando occorre, o lo crescerà troppo discolo.
La mamma di Roberto era sbracata in un’acuta risata d’orgolio, arrovesciando la testa nella foga, perché aveva scambiato il monito della maestra per un complimento.
Roberto aveva scoperto la politica a 24 anni e le era grato perché gli aveva consentito di riconciliarsi con l’aritmetica, con la quale era entrato in conflitto in prima elementare. Il segretario di sezione, sciolto oratore immigrato dalla Puglia, aveva subito fiutato l’innata propensione al tornaconto e la spaventosa, egocentrica cialtronaggine di Roberto. Così lo aveva arpionato.
– Caro Roberto, tu sei un tipo che alla gente sta subito simpatico, lo vedi dalle donne che ti corrono appresso e da quanto sei popolare alla sala biliardo e alla polisportiva. Il portalettere non è mestiere per te. È occupazione da cazzoni, se non la pieghi a strumento tuo. Ebbene, ti propongo il modo di sfruttare questo mestiere cazzone per fare carriera in politica. Politica, caro Roberto, per quelli come noi vuol dire soldi.
– Di politica?! Io?! Non ci capisco un’acca!
– Ciò è bene, così continui ad andar d’accordo col mondo intero senza rischiare gli sguardi torvi di chi non la pensa come te! Stammi a sentire. Tu bazzichi ogni casa del paese, conosci tutti e tutto di tutti. Mi risulta che spesso, quando consegni le lettere, attacchi bottone volentieri, accetti qui un caffè, là un aperitivo, più in là una scopata... eh sì, caro Roberto, anche un segretario di partito deve sapere tutto. E allora, visto che con la gente ci scambi spesso due parole e le belle donne te le trombi pure, perché non affianchi, al mestiere di postino, quello di piazzista? No, non ti agitare, non ti propongo di vendere nulla né di spillar quattrini. Ti propongo di piazzare fiducia, sogni e speranze. E in cambio non chiederai soldi ma favorini da nulla.
[…]

Il testo completo è riservato.

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