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23 giugno 2019
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INCIPIT DA:

 

Manuale del buon terminatore

 

Racconto di ***

 

Hai deciso di diventare un omicida. Non posso accertare i motivi della tua scelta. Possono essere nobili o esecrabili. Ho redatto questa raccolta di viatici a uso degli uccisori buoni, cioè di coloro che diventano omicidi per giustificato motivo o addirittura per ineludibile imperativo morale. Ma siccome non posso impedire che questo manuale sia letto dai cattivi omicidi, anche costoro ne beneficeranno. Mi sento come suppongo dovette sentirsi il signor Colt quando inondò gli Stati Uniti con i suoi revolver: orgoglioso di aver offerto a ogni uomo libero e onesto lo strumento per difendere se stesso e servire la giustizia, e al tempo stesso consapevole di fabbricare uno strumento abusato da ogni cattivo per offendere chiunque e servire l’ingiustizia.
Ma la mia situazione è leggermente diversa da quella in cui si trovò il signor Colt e si trova ogni fabbricante di strumenti e di viatici di morte. Mentre chiunque, anche il più imbecille, anche il più sprovveduto, può puntare una Colt e tirare il grilletto, i miei consigli sono utilizzabili soltanto da chi abbia un minimo di intelligenza e di doti morali; e siccome ritengo che gli attributi intellettivi e spirituali abbondino maggiormente tra gli onesti, mi piace supporre che costoro si avvantaggeranno di questo mio manuale più dei cattivi.
Ma cosa distingue l’omicida buono da quello cattivo? Innanzitutto il movente: l’omicida sceglie di terminare vite in obbedienza alla necessità o all’obbligo morale. Termina, cioè uccide, perché convinto che non farlo sarebbe diserzione o cattiveria o vigliaccheria, se non equivarrebbe commettere peggior crimine. Esempi:
‒ uccido un folle che sta per uccidere innocenti inermi;
‒ uccido chi sta per uccidermi;
‒ uccido un sofferente che, incapace di sopportare gli atroci tormenti cui la malattia o la cattiveria umana lo sottopongono, mi invoca di terminare una vita che è diventata una non-vita;
‒ uccido qualcuno che, colpevole di infliggere sofferenze gravi a degli innocenti, non può essere fermato per vie legali o pacifiche.
Quest’ultimo caso occasiona una precisazione. I terminatori di vita di cui parlo non sono quelli legali, come il boia o un soldato in guerra o un poliziotto in servizio o un medico che uccida per errore legalmente tollerato; no, mi riferisco esclusivamente ai terminatori illegali.
Seconda precisazione: qui ti trasmetto non soltanto l’arte di uccidere, ma anche quella di farla franca.
Spero tu abbia acquistato il mio manuale senza farti notare e che tu lo distrugga dopo la lettura, o quantomeno lo conservi in luogo sicuro. Già il detenerlo, ancor prima di applicarlo, potrebbe farti finire nei guai.
[... ]

Il testo completo è riservato.

©

 

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