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13 agosto 2019
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INCIPIT DA

 

Le conviventi

 

Racconto di Gian Carlo Scotuzzi

 

Miriam si stiracchia sulla poltrona, socchiude occhi cisposi, mette a fuoco la magnolia che ondeggia nel temporale oltre la vetrata del soggiorno.
– Clody, hai visto come piove?
Che idiota! Come fossi cieca! Rientro nel suo campo visivo, a ridosso come sono del vetro, e ho sguardo palese sullo scroscio. E questa demente mi chiede se ho visto la pioggia!
Diventa sempre più tocca, povera Miriam! Non fa che ripetere le stesse cose, che fare rumori evitabili. Quando non ciancia a vuoto spasseggia aggeggi rumorosi per l’appartamento, se no spadella con clangore di campane… Certo, i suoi pranzetti mi piacciono e comincio a gustarli col naso molto prima di consumarli. In fatto di cibo non ha perso la mano, anzi, riesce sempre a sorprendermi con ricette nuove e squisite. Il che ha del miracoloso, considerata la mia istintiva propensione alla monotonia culinaria. All’inizio del nostro rapporto esigevo sempre gli stessi piatti, poi, un assaggino qui uno là, ho apprezzato via via nuove prelibatezze. E questo grande merito di cuoca te le riconosco, ma accidenti a te, Miriam, perché non impari a far ciò che devi con la bocca chiusa? Sai bene quanto io adori il silenzio.
Mi piacerebbe chiarirle queste – e altre cose – una volta per tutte, ma come faccio? Ne sono dissuasa tanto dal suo carattere permaloso, quanto dalla mia indole naturalmente discreta, preclusiva di chiacchiere, che del resto, con questa rincoglionita, ormai approdano a niente.
– Vieni, Clody, ci ho messo sopra la crema di cui vai ghiotta.
E sbraita! Anche perché sta diventando sorda. Per questo la sua voce mi dà sempre più sui nervi. Esce dalla cucina ondeggiando al ritmo del ciabattare il vassoio del tè, come lo chiama, anche se il tè a me non piace e a lei non gliel’ho visto bere mai.
– Ecco qua, Clody! Venga pure giù il diluvio, noi adesso ci facciamo una merenda coi fiocchi!
Idiota! Cosa ti ripeti a fare? Calcolando la proposta iniziale, è la terza volta che m’inviti a fare uno spuntino! Quanto alla pioggia, quante altre volte mi ricorderai che scende?
All’inizio del nostro rapporto, quando lei mi ha accolta a convivere in questa casa appena pochi minuti dopo avermi incontrata al pensionato, m’ero illusa che, non rispondendo alle sue domande o mostrandomi indifferente ai suoi soliloqui, avrei finito con l’indurla a rinunciare alle une e agli altri. Macché. E bla e bla e bla dal mattino quando si alza dal letto alla sera quando si corica. Con la provvida pausa del pisolino postprandiale.
DRIN DRIN! Ahi! Le mie povere orecchie! Tutt’i santi giorni, a volte più volte al giorno, l’usuale tormento! Impossibile farle capire quanto quest’ordigno mi trapani i timpani.
– Entra, Maria! – urla all’amica quotidiana del “tè”, bevitrice esclusivamente di caffè schiarito dal latte.
Maria è una tragedia. Sbraita peggio di Miriam. È ipoacusica ancor più della mia convivente.
– Con permesso! Ciao Miriam, ciao Clody. Visto che pioggia? È venuta anche Lisa.
– Ciao Miriam, ciao Clody! Avete visto come piove? – stridula Lisa.
Un convegno di idiote! Adesso urleranno scemenze sul temporale per chissà quanto! Quando capita che Tell, il canelupo del vicino, ululi alla luna, ecco levarsi un coro d’imprecazioni e a volte il TOC di un proietto che gli lanciano. Invece mai nessuno che protesti contro queste ululatrici che mi tormentano i timpani.
– Care amiche, preparatevi perché ne ho saputa una proprio grossa su Mariagrazia! – trompetta Lisa.
Stronze! Sparlano sempre male di Mariagrazia. Invece io la trovo piacevole e simpatica! Quando c’incontriamo e mi fa i complimenti, spesso offrendomi un pasticcino, è sempre così riguardosa! Le sue parole sono fiati esalati in quei toni minimi, le sue manifestazioni d’affetto sono offerte con quel garbo, il suo stesso avvicinarsi a me incede con quella cautela che sono lo stile delle persone da me predilette.
[…]

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