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Gian Carlo Scotuzzi
3 agosto 2005
   
 
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I LAICI E I CONFESSIONALI

I fanatici col turbante e quelli in giacca e cravatta

Pessimi media hanno diseducato il popolo inducendolo a vedere un solo integrismo.

Ci sono parole che i media adottano in un significato travisato e di cui abusano al punto da radicarle, sempre sbagliate, nel lessico popolare.
  Una di queste parole è integralismo. Letteralmente e correttamente definisce tutto ciò che è integrale, per esempio certi cibi, ma i media lo utilizzano per connotare orientamenti politici e credenze religiose. In tal senso è corretto parlare non già di integralismo, ma di integrismo. Ma la misconoscenza dell’italiano da parte dei media popolari e di regime (attributi quasi sempre simbiotici) non è una novità.
 Dunque parliamo di integrismo. Diseducato da pessimi giornali scritti e da peggiori tivù, il popolazzo associa l’integrismo ai musulmani, che sarebbero resi fanatici e feroci dall’osservanza rigorosa della loro religione.
  Etimologicamente e sociologicamente, cioè correttamente scrivendo, l’integrismo «consiste nell’identificare una fede, religiosa o politica, con la forma culturale o istituzionale che ha potuto rivestire in un’epoca anteriore della propria storia. Significa credere di possedere una verità assoluta e volerla imporre» [1].
  Epicentro dell’integrismo è, da almeno un quarto di secolo, l’Arabia Saudita. E a contestare l’integrismo non è l’Occidente decadente, ma l’islam, che considera l’integrismo come una propria malattia.
Ci sono diversi integrismi:

1. L’integrismo scientista
La scienza innanzitutto. Non a caso il colonialismo viene giustificato con la necessità di portare il progresso scientifico ai primitivi, rimasti allo stadio teologico. Questo positivismo riduttivo esclude le più alte dimensioni della vita: l’amore, la creazione artistica, la fede. Lo spiegamento dei nostri poteri tecnici, senza riflettere sui fini umani, conduce alla distruzione dell’uomo.

2. L’integrismo stalinista

Consiste in un positivismo che pretende di raggiungere la verità definitiva riducendo la conoscenza, compresa quella dell’uomo, alla sua storia e alla creazione, a una somma di “fatti”e di “leggi”. Ciò significa dimenticare che la scienza e la tecnica ci forniscono i mezzi, non i fini.

3. L’integrismo romano
Significa abiurare l’evoluzione culturale dell’umanità per affermare il ritorno al costantinismo, cioè alla solidarietà di fatto della gerarchia religiosa con il potere. Questo integrismo condanna la teologia della liberazione, la quale lega la liberazione storica dell’uomo, vale a dire la sua liberazione sociale e politica, alla liberazione dal peccato.
La Chiesa di Roma è l’epicentro di questa forma di integrismo. Per inciso, questa Chiesa non è universale, ma europea, come ha ribadito l’appello di Karol Wojtyla, nel 1982, «affinché l’Europa ritrovi le proprie radici». Quali? Quelle della dominazione coloniale? Sono le uniche che ha.

4. L’integrismo islamico
Ha 2 cause:
A) È una reazione all’oppressione e alla repressione da parte dell’Occidente. Esempio per tutti: l’Algeria, un Paese che è il frutto della dominazione francese.
Tale reazione scomposta si manifesta:
– Nella riappropriazione della lingua araba, in reazione al francese imposto. Ciò si risolve in parte in una condanna all’ignoranza, visto che il grosso della cultura, da quella antica ai testi di fisica moderna, non sono tradotti in arabo.
– In una rinascita religiosa ripiegata sul passato: il ritorno alle origini è un ritorno alle forme. Gli integristi algerini sono simmetrici a Monsignor Lefebvre: come costui pensa di vivere ai tempi del Concilio di Trento, gli algerini pensano di vivere ai tempi dei califfi.
Ecco perché, a causa di una miscela di ignoranza e di culto delle forme del passato, gli integristi non sono capaci di una sharia (elaborazione giuridica dei principi del Corano) moderna.
B) La decadenza morale dell’Occidente fornisce un pretesto reale a rifiutare in blocco il modernismo e tutto ciò che non è passato.
  La decadenza dell’Occidente inizia dopo il Rinascimento, cioè quando nascono contemporaneamente capitalismo e colonialismo e si atrofizza la dimensione trascendentale dell’uomo. Da questo momento l’uomo tende a diventare a una sola dimensione: produttore e consumatore. Risultati, dopo cinque secoli:
– gestione disastrosa del Pianeta;
– postcolonialismo, cioè un neocolonialismo dove il Fondo Monetario Internazionale (strumento del colonialismo collettivo) e la Banca Mondiale sono i gendarmi di un’economia difforme: i Paesi poveri siano monoproduttori per esportare verso i Paesi ricchi, nei confronti dei quali sono sempre tenuti indebitati.
  La rivoluzione iraniana è una svolta storica: è la prima rivoluzione non contro un regime politico ma contro la civiltà Occidentale. Ecco perché ha fatto tanta paura e ha spinto l’Occidente a lanciare l’Iraq (armata da URSS e Francia) verso l’Iran. Questo stato d’assedio ha spinto l’Iran verso il totalitarismo. È un meccanismo che si è già verificato: la Francia nel 1793, l’URSS nel 1920, a seguito di invasioni coalizzate.

5. L’integrismo israeliano
Che è anche la terza causa dell’integralismo islamico: la pretesa di ritenersi popolo eletto, superiore a ogni altro, e di reputare la propria religione l’unica autentica. Presunzioni che continuano a provocare macelli immani.


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[1] Cfr. Roger Garaudy, Intégrismes, Pierre Belfond, Paris, 1990.

 

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