Giornale di bordo
..
Contatto
 
2 aprile 2019

 

BRUNEI

Ad Allah e alle signore piacendo

Frustate, lapidazioni e mutilazioni per affermare la legge islamica.

di Gian Carlo Scotuzzi

Lo Stato del Brunei sta a cavalcioni dell’isola del Borneo come un bambino potrebbe starci su orso 130 volte più grande di lui. È esteso poco più della Liguria ma ha un terzo degli abitanti: 450 mila, all’80% mussulmani. Di un islam peggio che tradizionale e ottuso: feroce. Altrimenti i bruneiani non consentirebbero al loro monarca d’imporre per legge il rispetto della sharia ‒ cioè la legge islamica ‒ a suon di frustate, lapidazioni e mutilazioni. Oggi, 3 aprile di un anno di grazia che ne dista 519 dalla fine del Medioevo, seppellito appunto col XV secolo, chi non rispetta i precetti di Maometto viene frustato; le adultere e gli omosessuali lapidati a morte, mentre ai ladri si taglia una mano. Prospettive barbare per sudditi peraltro tecnologicamente evoluti: come alla maggioranza degli italiani, ai bruneiani non mancano né il cellulare né il computer né la casa in proprietà né l’auto. E più degli italiani hanno di che dormire sonni tranquilli, al riparo delle avversità che piagano gran parte del Belpaese: il reddito procapite del Brunei svetta a livelli svizzeri e nel sudest asiatico è il secondo più elevato dopo quello di Singapore; la sanità pubblica è coi fiocchi e neppure gli strati meno ricchi hanno motivo di declassarla col prefisso mala-, com’è invece pertinente bollare quella italica; lo Stato mantiene gli studenti sino all’università e la polizia è occhiuta e vigilante. E temuta, essendo braccio armato di una monarchia che tutto può.
Insomma i bruneiani non se la passano male e non hanno motivo di lamentarsi del loro sovrano. E non se ne lagnano neppure i potenzialmente reprobi (per la morale islamica) che rischiano di farsi spellare la schiena o maciullare dalle sassate o di farsi tagliare la mano. Insomma, va bene crogiolarsi nella condizione di suddito per sottrarsi ai doveri di una cittadinanza consapevole, coi suoi corollari di democrazia e di responsabilità sociale; va bene asserragliarsi nel fortino familiare e al diavolo il resto del mondo; ma soccombere a una sassaiola a causa di una scappatella non dovrebbe essere intollerabile anche per gli eterni fanciulli che cavalcano il grande orso?
La risposta negativa è nella cronaca di questi giorni: se si esclude la minoranza non-islamica dei bruneiani (un 8,7% di cristiani e un 7,8% di buddisti, il resto da spartirsi tra credenze locali), nessuno ha mugugnato contro l’odierna ‒ e terza ‒ maratona legislativa che in tre anni si propone di elevare i precetti islamici a imperio statale. E si rimarchi che nell’èra di internet ridondano gli strumenti tecnologici e i mimetismi per protestare nell’anonimato e quindi senza compromettere, neppure nel più buio medioevo moderno, la propria sicurezza. Invece no: i bruneiani amano la sharia al punto da imporla a tutti con la minaccia di castighi da Inquisizione cattolica e al prezzo di negarle ogni carica conversionale. Del resto una recente indagine demoscopica, ben sbandierata dai flabelliferi del monarca, acclara come il 75% dei sudditi assimili gli omosessuali a criminali da punire e come il 65% delle donne riconosca la superiorità del marito sulla moglie, che deve essergli succuba e fedele sino ad accettarne le botte. Aspettate prima di trasecolare: secondo un’indagine analoga, svolta nell’Algeria delle festose manifestazioni reclamanti democrazia e uguaglianza, la percentuale delle donne che si rassegnano alle percosse del coniuge è del 68.
Incrociamo le dita: che a nessun demoscopista venga in mente di sondare le plaghe oltre le molte Linee Gotiche che reticolano l’Italia…

©

 

TORNA ALLA PAGINA INIZIALE

 
x