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24 novembre 2019
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LE MONDE


«L’intelligenza artificiale oggi è proprio una truffa!»


Ecco gli effetti marketing che proliferano attorno all’IA: i tanto sbandierati progressi sono collegati alla rapidità di esecuzione consentita dagli algoritmi.


di Robert Bentz *

Traduzione di Rachele Marmetti

L’Intelligenza Artificiale (IA) è onnipresente nelle nostre vite. Nella vita professionale l’IA fa meglio di noi e promette di aiutarci nelle decisioni, nelle analisi e nelle interpretazioni. S’intrufola nella vita quotidiana con strumenti che ci ascoltano e ci rispondono “intelligentemente”. Fino ad arrivare alla vettura e alla macchina volante autonome, che sarebbero la soluzione del futuro.
Ma di cosa si tratta davvero? Si può parlare d’intelligenza e di reali progressi per l’umanità? Facciamo qualche esempio. Grazie al deep learning (apprendimento profondo), un sistema attuale “intelligente” può disporre di 100 mila foto di gatti e riconoscere un gatto con una probabilità di successo del 95%. Geniale! A un bambino di due anni bastano però due foto di gatto per riconoscere un gatto su qualunque altra foto, con una percentuale di successo del 100%.

I protagonisti adorano crogiolarsi

Si parla molto di vettura autonoma, realizzazione tecnologicamente bellissima sebbene abbia inciampato in qualche incidente: per esempio, la Google Car ha “inopportunamente” schiacciato un pedone. Nella gamma di possibilità a disposizione della vettura era previsto che un pedone attraversasse la strada soltanto su strisce pedonali. Quanti morti ci sarebbero stati se i test fossero stati fatti in Francia?
Cosa c’è d’intelligente in tutto questo? In modo molto generale, nulla. Gli algoritmi che trattano immagini, segni e riconoscimenti di forme esistono da molto tempo e si evolvono di giorno in giorno. Altrettanto accade nel trattamento del linguaggio naturale, un “vecchio” tema, dove gli algoritmi progrediscono, soprattutto grazie ai budget a disposizione.
La messa a punto di questi algoritmi non ha mai avuto la pretesa di richiamarsi all’intelligenza artificiale, bensì a modelli matematici, alla linguistica, al trattamento del segno. E allora perché parlare di soluzioni d’intelligenza artificiale?
Perché il mondo dell’informatica e, più in generale, le tecnologie informatiche traggono piacere a vivere rivoluzioni (supposte) permanenti: rivoluzioni Apple, blockchain, impresa disruptiva, cloud, virtualizzazione, big data, e molte altre, passate e future.

Un sorprendente rapporto

Trovare posto in una di queste “rivoluzioni” significa avere l’opportunità di farsi notare, forse anche di avere successo, sicuramente di rilanciare il proprio business. Tutto questo, grazie alla volontà di fare dell’IA l’economia del futuro, ha assunto dimensione statale. Molto tempo fa ci fu il piano “Calcolo” (De Gaulle, 1966), che partorì Bull, che, a sua volta, produsse il “nulla”. Fu poi la volta del piano “Francia digitale 2012” di Eric Besson (2008), che voleva connettere tutti i francesi, studiato dopo il cocente fallimento del Minitel, e che nel complesso ha frenato l’avvento di internet.
Oggi abbiamo il piano “IA”, lanciato sulla base del rapporto Villani del 2018, «Dare un significato all’intelligenza artificiale». Una sorprendente relazione, che parte dal presupposto che tutto è matematica; il che implica che tutti i modelli matematici che l’uomo è in grado di sviluppare appartengono al campo dell’intelligenza artificiale (sic). La truffa è qui! Il primo errore è stato commissionare uno studio sull’intelligenza (artificiale o no) a un eminente matematico; sarebbe stato molto più pertinente coinvolgere un etnologo, un antropologo, uno studioso di processi cognitivi e/o altre competenze collegate alle scienze umane.
Riconoscere un gatto da una foto, far sì che una vettura si guidi da sola, trovare in una grande massa d’informazioni correlazioni statistiche, nonché altre performance, sono risultati della velocità di esecuzione, non dell’intelligenza.
L’intelligenza sviluppata dall’uomo e da alcuni animali che cos’è? Intelligenza è utilizzare gli elementi del proprio ambiente, della propria conoscenza per soddisfare un bisogno, risolvere un dilemma, prendere una decisione, trovare una soluzione, una via originale per raggiungere uno scopo.

Intelligenza multipla

L’intelligenza ha molteplici sfaccettature e non è riducibile a formula matematica. La cognizione è la prima tappa che permette di capire, e in alcuni casi di formalizzare, il processo cognitivo dell’uomo. È la vera materia d’interesse che potrebbe condurci a un’intelligenza artificiale. Ma siamo nel campo delle scienze (molli [non basate pienamente su dati sperimentali e riproducibili in laboratorio o su dimostrazioni matematiche di tali dati, ndt]) umane e non delle scienze (dure [basate sul rigore e l’aderenza al metodo scientifico, ndt]) matematiche.
Quel che oggi si fa con l’informatica è, in generale, riconoscimento vocale, riconoscimento dell’immagine fissa o animata, attraverso algoritmi, di cui si ha sempre maggiore padronanza, e calcoli sempre più poderosi. Quel che fa il computer è tuttora elementare, però lo fa molto più velocemente di un uomo. Da qui la capacità della macchina di trattare grandi quantità di dati (big data).
Questo differenziale di rapidità nel trattamento dei dati tra uomo e macchina esisteva già nei primi computer. La novità di oggi è una maggiore padronanza degli algoritmi e una velocità di calcolo che non cessa di accrescersi. Ebbene, l’informatica ci aiuta grazie alla rapidità, non grazie a un’intelligenza, niente affatto provata. Quel che chiamiamo intelligenza artificiale, dovrebbe nominarsi algoritmica rapida, evoluta e avanzata.
Se avessimo l’intelligenza di non “ipervendere” questi progressi conserveremmo risorse linguistiche per il seguito e, soprattutto, eviteremmo di spaventare il pubblico con roboanti dichiarazioni di distruzione di milioni di posti di lavoro. Siamo di fronte soltanto a un’evoluzione delle attuali soluzioni di robotica e delle capacità di calcolo. L’intelligenza artificiale è oggi una vera truffa in cui si crogiola il marketing dei grandi protagonisti dell’informatica. Queste mode, questi piani, questi slogan sono senza dubbio un motore per l’economia: lasciamo fare senza perdere però contatto con la realtà e con l’applicabilità di queste fantasie alla nostra impresa. 

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Robert Bentz ha creato e diretto, in seno al Commissariato per l’energia atomica (CEA), un gruppo di cinquanta persone specializzate in IA. È animatore di seminari per manager di progetti informatici.

Originale: L’intelligence artificielle est bien aujourd’hui une escroquerie!, Le Monde, edizione datata 24 novembre 2019.

 

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giornaledibordo Giornale di Bordo giornalista Gian Carlo Scotuzzi detto Scot Giancarlo Scotuzzi GCS G:C.S.