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Gian Carlo Scotuzzi detto Scot
2 ottobre 2020
   
 
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LETTERE

La Legge e le leggi nei Paesi islamici

di Giancarlo Bornati

A proposito dell’incipit del tuo pezzo Il regno marocchino..., con particolare riferimento alla connessione tra religione e impegno civile nell’islam, osservo quanto segue.
È notorio come la galassia islamica sia acefala dal punto di vista della rappresentanza, della dottrina e dell’esegesi coranica. Il che comporta che ciò che decide Al Azar non coincida con l’ermeneutica di Amman o di Fez o di altre scuole coraniche per molti aspetti del diritto islamico e della sunna in particolare, quali ad esempio il diritto di famiglia e il diritto penale. In altri termini assistiamo con molto interesse, in molti Paesi arabi non propriamente teocratici come l’Iran e l’Arabia Saudita, a un fermento di studi giuridici che tendono a distaccare progressivamente il diritto islamico, la sharia sostanzialmente di tradizionale interpretazione monolitica, dalla legge civile e penale in Stati, come la Giordania, la Palestina, l’Egitto e il Marocco per l’appunto.
Dovrei fare alcuni esempi concreti, ma offenderei l’acribia di un solerte intellettuale, per cui mi limito a invii per approfondimento:
– A. Ferrari (a cura di), Diritto e religione nell’Islam mediterraneo, Il Mulino, 2012;
– Wael B. Hallaq, Introduzione al diritto islamico, Il Mulino 2013.
Vi sono il discorso costituzionale, e quello civile che ne deriva, dei Paesi occidentali, i quali non possono derogare alla tutela dei fondamentali diritti di libertà religiosa, di culto e di espressione del pensiero, con i limiti imposti dalle legislazioni nazionali, nemmeno in ragione del principio di reciprocità nei confronti degli Stati islamici che negano o riducono fortemente i medesimi diritti sul loro territorio.

 

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